Tacchi di gomma
Certe volte ciò che colpisce di più è l’assenza, l’assenza di una persona, di un oggetto….per lei,l’assenza in quel momento, si manifestava con il fragoroso silenzio del suo computer!
Il cd dei Traffic era già finito…"come finito".."non è possibile!"
Solo allora alzò lo sguardo dal Pc e si accorse che, come i gatti dei fori imperiali, il giorno se ne era andato sornione,lasciando lo spazio alla notte calda di roma, e come i gatti a poco a poco erano andati via tutti i colleghi, gli impiegati e anche quelli delle pulizie…ma la consegna della sua tesi era troppo vicina per fare la gattina e scappare sui tetti….
"tutta colpa di questo stupido satellite" pensò! alzandosi dalla scrivania si accorse, con un sottile senso di angoscia, di essere rimasta l’unica persona in tutti quei pezzi di Lego che ostinatamente chiamavano uffici.
La sua serata non offriva niente di entusiasmante, eppure si scoprì a muoversi svelta,con il fare spedito di chi è atteso da qualcuno, ma quella sera i sui colleghi-amici non l’aspettavano, per un attimo li immaginò impeccabilmente eleganti a quella inaspettata cerimonia a Perugia…ma era solo una scusa per non pensare alle sue mani che si muovevano veloci per prendere tutto ed uscire da quel posto…non brutto, non inquietante….solo vuoto.
Mentre camminava nel corridoio ringraziò la sua avversione per i tacchi, le sue scarpe di gomma le risparmiavano l’angosciante ticchettio che l’avrebbe di sicuro spinta a correre.
Ma era un pensiero già vecchio, ormai era fuori dal corridoio e dal portoncino, era all’aperto e mentre si dirigeva verso la macchina guardò la faccia buona del ponentino romano che prontamente le asciugava la fronte un pò sudata, cercando le chiavi della macchina ignorò la faccia scura del vento, quella che copre con il suo brusio il mondo intorno e soprattutto i passi che si facevano più insistenti alle sue spalle.
"Madonn.." non riuscì a non gridare, ma allo stesso tempo non riuscì ad udire le sue parole e neanche quelle dell’uomo che vide voltandosi, era ferma in quella frazione di tempo in cui la pressione è così forte che le orecchie non sentono e le mani non rispondono, passo tutto presto, il bel sorriso dell’UomoDellaSicurezza (come lo chiamavano loro) gli ridiede il controllo e la forza di strascinare un sorriso,
-"scusa, non volevo spaventarti"
-"ma no, è che non ti avevo sentito"
Rimaneva solo il cuore che pulsava velocissimo…pensò ai suoi 16 anni e provò a convincersi che il cuore fosse turbato dallo spavento e non da quel sorriso
-"Per farmi perdonare ti accompagno alla macchina"
-"grazie ma non ti preoccupare"
-"ma figurati"…un dialogo banale come pochi….ma quello offriva la serata….già, perchè Gas e Ciky non si erano fatti sentire da quando erano partiti nel pomeriggio…pensò che fosse strano….almeno un messaggio…certe volte ciò che colpisce è l’assenza!
Arrivati alla macchina lei si sentì sollevata…non tanto per la paura provata prima, ma più che altro per non dover intrattenersi oltre con quell’uomo dimostratosi una delusione non da poco, lui dal canto suo snocciolò banalita:"buone vacanze", "fai la brava", "attenta che in calabria le strade fanno schifo"…un copione scritto male si direbbe…..e invece nò, lei non aveva accennato alla destinazione delle sue vacanze….poteva far finta di niente, ma il suo cervello era in costante cortocircuito con la sua facccia e quell’espressione era la prova evidente dell’incogruità ascoltata, lei si prese una pausa, una frazione di secondo per pensare…………….
ma cercava troppe cose…un senso, una spiegazione, un cellulare, un amico-collega, una via di fuga…..ma era tardi, l’uomo non aveva bisogno di pause aveva già in mano la Beretta ed in testa l’intento di usarla, ci fu un colpo, ci fu un tonfo….ma lei li udì appena impegnata come era a capire il perchè, perchè lui sapesse quelle cose, perchè fosse lì, perchè non avesse avuto il tempo di sindacare la sua morte.
Non fece in tempo a chiedersi altri perchè…non si tolse altri dubbi… il tempo era scaduto ,il suo sangue non le apparteneva più, ora colorava il prato del parcheggio, certo avrebbe dovuto fare i conti con la propria fine, ma non ci riusciva, non era da lei, non poteva evitare di pensare ai balli lontani, ai tacchi della Ciky che segnavano il passo e andavano in risonanza con il tintinnio delle brocche (ordinate solo per il gusto di rievocare altri tempi) pensò a loro due, pensò a Gas e si chiese solo se al capolinea la vita si misuri in assenze o in presenze.