ISO di Helice
Capitolo 2
Iso non era mai uscito dai confini di Helice, rinchiusa tra i due fiumi, il Kerynites e il Selinous. Ora vedeva distintamente ambedue le foci, a nord e a sud mentre si allontanava dal porto, su una delle navi di suo padre, Alteo. La sua famiglia era nel commercio da molte generazioni e godeva di una certa rispettabilità in città e la notizia dei sogni di Iso si sparse velocemente tra la gente. Alteo, che era fortemente scettico verso i sogni del figlio (l’opulenza lo aveva allontanato da quelle che lui stesso chiamava stupide credenze) fu costretto ad assecondare le visioni del giovane per evitare che il popolo lo tacciasse di attirare la sfortuna su Helice. Nonostante l’età, fu Ceonte ad accompagnare il ragazzo. Il vecchio continuava a pensare ad un legame tra sogni, visioni e il destino di quell’antica città lievemente adagiata tra il mare e le prime colline coperte di vigne, un piccolo fiore d’Acaia dominato dalla lontana massa del monte Krathis. Iso si sentiva, invece, parte di un disegno enormemente grande, investito di una responsabilità che lui non aveva chiesto e non meritava, sentiva che la vita come l’aveva vissuta fino ad allora sarebbe cambiata senza la possibilità di tornare indietro. Stava abbandonando tutto e non aveva avuto tempo di salutare quegli occhi incrociati ogni giorno oltre quel piccolo muro sulla via del ginnasio.
-Iso, guarda!- Ceonte lo riportò sulla nave indicando quattro navi che si apprestavano ad entrare nel porto. -Deve essere arrivata la delegazione di Priene, sai, è una nostra colonia che è aldilà dello Jonio….- Il nonno continuava, ma Iso ormai era distante, perso nell’orizzonte di una stretta strada quotidiana.