Considerando che Boston-NYC son circa 4ore il w/e del mio compleanno l’ho passato nella grande mela. Vi faccio un sunto, primo perché è impossibile dire tutte le cose che ho visto-sentito-provato, gli odori, i colori, i sapori, secondo perché è tardi, terzo perchè dovete venire a vederla di persona.
Sebbene ultimamente abbia un odio non così incondizionato verso i cinesi (quelli del piano di sopra da un mese non mi fanno dormire), per risparmiare ho preso la linea “fung wah bus”, che si ferma a Chinatown. All’arriv

o non mi aspettava Lo Pen, ma pioggia…tanta pioggia. E vento. Con i pantaloni e le scarpe che piano piano si inzuppavano, dopo aver scoperto che nessuno lì parla inglese, percorrendo una strada dove ci sono solo negozi di luminaria, son giunta alla fermata della metro. Ora, la metro di NYC sembra un quesito della Susi, ma posto dal Corvo parlante. D

opo aver visto le soluzioni a pagina 46, si entra nella subway per poi risalire in superficie e ritrovarsi in mezzo ad un film. E si, perché girare per NYC è come stare in un film. E se alzi gli occhi puoi solo dire “WHO”. Il cielo era diventato viola (giuro…ho i testimoni…) e gli ultimi piani dei grattacieli si perdevano tra le nuvole. Si gira per la 7th, ed ecco che non è piu’ notte. E’ tutto illuminato a giorno. Troppe luci. Davvero troppe Clacson, taxi. Miliardi di taxi. L’albergo? Eccolo li. La stanza è la 2639. Nel senso che sto al ventiseiesimo piano..ma l’ascensore c

i mette solo qualche secondo. Il mio stomaco un po’ di piu’ per tornare al suo posto. Ma andiamo un po’ in giro dai. Si mangia qualcosa, una birra, poi ci si ritrova fuori ad un locale con dei tizi strani fuori. Si chiama “jekyll and hyde”. Tocca entrarci per forza. Dopo aver scoperto che lo zio del tipo che mi fa un gioco idiota per entrare è di Torino, mi ritrovo a bere un ripp-qualcosa (che non era altro che un

Margarita) ad un bancone, con gli sgabelli che a metà drink si abbassano fino a terra e una tipa vestita da zingara che parla con una finta armatura. Mi sembra abbastanza. Cosa si fa? Ma un bel panorama dall’alto? E allora si, eccomi imbucata ad una festa di chissà chi, all’ultimo pi

ano di un albergo. Mi prendo il mio vodka martini (Shaken, Not Stirred) osservando, oltre lo spettacolo fuori dalla finestra (gigantografia di Puff Daddy a parte) i soggetti presenti. Difficile descriverli. Ma fidatevi, ci sarebbe da fare un post solo sul loro modo di ballare. Auguri. 29 anni. Whowho..son vecchia? Ma non credo proprio….Una puntata di scrubs in inglese (meno male che l’avevo già vista..no, non era quella con i due cani) e poi a dormire che domani tocca vedere TUTTO. Central Park. Non c’era Brinkley, tanto meno Meg Ryan ad aspettarlo (ammetto di aver detto B

rinkley! Brinkley! almeno un paio di volte…almeno..) Jogging, qui fanno tutti jogging. Un sacco di gente stile scena di What women want o alla Caruso Pascoski, che sembrava morire mentre corre.Dopo aver deluso una ragazza che trovava la mia giacca “so cool” dicendole che l’avevo comprata a Roma “I’m going to Strawberry Fields Nothing is real and nothing to get hung about.” Che dire. Fa la sua impressione. Un tipo sistemava le rose tutt’attorno, con il suo cane MaryJane. La scritta “Make a wish” su una chitarra. Un

mio dollaro dentro e con me un petalo di rosa. Fatto Central Park per metà, visto il busto di Mazzini, Alice nel paese delle meraviglie, l’anatroccolo di Andersen, rieccomi nella NYC dello shopping. Ogni due negozi

ce n’è uno Italiano..e visto che io in quei negozi non ci entro neanche a Roma, mi chiedo perché mai debba entrarci a NYC. Certo un occhietto da Tiffany l’ho buttato, ma non avevo nulla con me dove poter incidere qualcosa. Time Square. Avete presente Vanilla Sky? Ok, immaginate l’esatto contrario. Gente ovunque. Non riesco a descrivervi la sensazione di pressione che mi ha dato quella piazza. Mi illudo di trovare delle scarpe dentro Billabong (a volte vorrei

esser nata maschio..) e di trovare una taglia che non sia una XXXXL, do il mio curriculum vitae ad un commesso, e mi ritrovo davanti ad una vetrina con un gambero (Il gambero è un frutto del mare, te lo puoi fare sia arrosto, bollito, grigliato, al forno) di peluche che mi fissa….eh si, è Bubba Gump. Dopo aver scoper

to che il negozio di C’è posta per te in realtà non esiste..mi dirigo verso l’Empire State Building. Lo guardo dal basso..e mi chiedo se sopra ci sono anco

ra Cary Grant e Deborah Kerr (o Meg Ryan e Tom Hanks, o magari hann fatto qualche scambio di coppia). Di sicuro non c’è King Kong, visto che non sento rumore di elicotteri. Via verso FAO schwarz. Come cos’è? E’ Il negozio di Giocattoli! Presente Big? E effettivamente è bello grande..a parimerito con Toys"R"Us (eh si sono entrata anche li….ve l’ho detto che non sono vecchia). M

entre i bambini fanno acrobazie sul piano da 250.000$, io mi faccio un autoregalo. Poi un salto da Borders (io mi perdo da Feltrinelli, figuriamoci li…). E stasera non ci si imbuca da nessuna parte, anche se un posto forse lo avevo trovato…visto che guardando in alto si potevano vedere dei quattordicenni che addosso ad una finestra facevano movimenti pelvici verso l

a gente in strada…
Il ritorno è per le 3e30. C’è tutto il tempo di girare ancora. Prima tappa: la cattedrale di San Patrick. Spettacolare. Davvero mi è piaciuta un sacco. Certo sembra uno stargate, si entra in un altro universo. Perchè una cosa del genere..nel centro di NYC..non c’entra veramente nulla. La mia solita candela accesa e via direzione Ground Zero.
Cavolo, stare li ti toglie proprio la parola. Ascoltare poi qualcuno con un barattolo per le offerte al collo che racconta tutto quello che è successo, il sorriso te lo toglie per un bel po’.

Tralasciamo la presa a male..e via in direzione del fiume Hudson. E da li la puoi vedere, anche se non di fronte, ma fa la sua porca figura.. "e se guardavi bene, già la vedevi, l’America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello e da lì alla lingua, fin dentro quel grido, AMERICA, c’era già, in quegli occhi, di bambino, tutta, l’America “. Non stavo su una nave, non suonavo di certo un pian

oforte, pero’ AMERICA, guardando al statua della libertà, l’ho dovuto gridare. Rilassante l’Hudson. Sembra quasi mare. Sembra ho detto. Che ci manca da vedere qua intorno? Il ponte dal gusto lungo e poi Wall street. Cavolo siam pure forti con l’euro, tocca andare. Ammetto che me la immaginavo diversa…comunque ho fissato a lungo in aria, ma non ho visto buttarsi nessuno, pero’ alm

eno un Dan Aykroyd poteva starci. Di nuovo in metro direzione Little Italy. Ora…io mi aspettavo chissà che, non dico Lino Banfi che canta Mamma son tanto felice a Lionel Stander,

pero’ insomma. Solo ristoranti. Solo ristoranti che non sanno scrivere neanche bene in Italiano (pizzAria, pepPeroni). Si è fatto tardi. Si ritorna dai china-c’hai-na-cena. Stavola la via è piena solo di gioiellerie. Dio quante..Solo diamanti in tutte le vetrine…altro che P.zza Vittorio. Si risale sul malefico bus. Il tizio accanto a me ascolta musica stile Spice Girls. Ogni tanto canta. Per fortuna io ho la MIA di musica. Stazione. Metro. Un attimo di distrazione. Si sbaglia direzione. Si riprende quella giusta. Per finire su un vagone con la pubblicità di un corso che in soli 8 mesi dicono che ti danno le risposte alle domande della tua esistenza…e allora penso…cavolo, sto proprio in America.
Dimenticavo……questo….
NON sono andata a vederlo……..
Talkin’ New York – Bob Dylan