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A Day In The Life

Capitolo 12 – Epilogo

Il sapore metallico dell’acido ha invaso tutta la mia bocca in un attimo. Ancora è tutto normale. Riprendo in mano il libro. Improvvisamente le lettere del nome dell’autore cominciano a muoversi ed a confondersi come a mischiarsi. Distolgo lo sguardo e fisso Giuliano, sta parlando ma vedo solo nuvole uscire dalla sua bocca. Una ha una forma strana, sembra più densa delle altre…bianco panna…Squilla il telefono, il suono rosso è insistente…entra nel mio cervello e continua a squillare, cerco di urlare a Giuliano di rispondere, ma lui mi guarda, la sua testa cambia lentamente forma, passando da un fungo ad un alfiere degli scacchi circondato da un alone viola. Il telefono squilla ancora…basta …basta…fallo smettere Giuliano…lo squillo arancione è più forte e frequente…non resisto…basta…ora sembra il suono di una sveglia fucsia…mi sento toccare la spalla…sobbalzo…la nuvola panna è ora un coniglio…E’ chiaro che se non voglio rimanere con il suono della gigantesca sveglia fosforescente devo seguire il coniglio…lo hanno fatto tutti… intorno a me l’ufficio si è allungato in un lungo corridoio ed il coniglio mi porta verso la fine. Sulle pareti enormi quadri….uno con una distesa di erba e un cavallo in corsa…che corre davvero…di fronte un altro quadro con un clown che affonda sempre più nella sabbia…mi guarda e chiede aiuto ma io non posso perché il coniglio non vuole.  La strada si fa in salita ma non sento affanno…in cima c’è un giullare viola e verde che suona un flauto ruotando su se stesso. Al suo suono giallo migliaia di ragni risalgono la collina disegnando con le loro tele scintillanti strane forme….ho paura…una rosa rossa spunta dal nulla ai piedi del giullare e cresce fino a sbocciare all’altezza dei miei occhi , fisso l’interno della rosa, ed improvvisamente seguito da suoni stridenti mi ritrovo dentro di lei. Tutto è scarlatto, i petali interni della rosa vibrano al suono di canne di organo..una tartaruga stanca e fucsia si avvicina improvvisamente…la musica ocra ora è di sitar e dalle pareti escono grandi strutture di cristallo dalla forma di frutta..la tartaruga è al mio fianco mi guarda con gli occhi come diamanti,mi invita a salire sul suo dorso e mentre ci avviciniamo alla grande fragola di cristallo color mandarino mi dice:- Spegni la mente, rilassati e galleggia lungo la corrente, questo non è morire, rilascia tutti i tuoi pensieri, arrenditi al vuoto, questo è brillare, potrai vedere il significato che c’è dentro, questo è essere, quell’amore è tutto, quell’amore è ogni cosa, questo è conoscere, l’ignoranza e l’odio possono intristire i morti, ma ascolta il colore dei tuoi sogni, questo non è vivere, partecipa al gioco dell’esistenza fino alla fine…dell’inizio.- La Fragola non è dura ma è come gelatina, entriamo dentro, la tartaruga scompare e mi trovo a cadere in un tunnel verde fosforescente, ma sono tranquillo, in pace. Mentre io cado noto davanti a me qualcuno che procede a forte velocità  verso di me, un uomo di mezz’età o meglio uno splendido quarantenne. Mentre ci incrociamo facciamo in tempo a scambiarci un rapido sorriso prima di proseguire veloci per le proprie strade. Sono felice,anche quando il tunnel finisce e torno alla cadere alla luce del sole. Posso notare la curvatura della terra, la superficie si avvicina, sento di non avere nessun peso, sono su Roma… casa alla Romanina, il parcheggio…la macchina sta arrivando ora…ma chi guida?Sfioro il tettuccio, dentro ci sono io. Un forte flash di luce purpurea mi acceca….C’è Cyrano alla radio…Fermo la macchina al solito parcheggino sotto casa. La chiudo. Mi viene da vomitare…Mi squilla il cellulare, è Mario:- Mi sono scordato di dirti una cosa prima. Non sai chi ho beccato al Rock Castle ieri sera, indovina!- Ed io istintivamente e mestamente: -Franc…RagazzaTriste.- -Come hai fatto? Te l’avevo già detto io oppure Francesco?- -No, ho molte cose da raccontarti, semmai le scrivo a puntate sul blog.- -Vai che sono curioso, ma non mi puoi dare un accenno? Va tutto ok?- – Si, è stato un giorno qualsiasi nella mia vita, più o meno…-

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A Day In The Life

Capitolo 11

-Non ci posso credere, questo me…ha assunto LSD? E tu lo hai aiutato?-
-Questo te? Tu me lo hai chiesto e non ricordi perchè l’acido t’ha mangiato il cervello. Eri pieno di questa roba quando sei andato a sbattere contro il tram. Io ho dovuto chiedere un sei-sette piaceri per far falsificare le analisi tossicologiche, se mi pigliano mi radiano dall’albo, te ne rendi conto? mannaggia cribbio mannaggia, tu e le tue teorie strambe…-
- Teorie strambe? Spiegati meglio!Tu dici che la mia amnesia ed il fatto che io ricordo cose diverse sono dovute all’acido? –
- Sinceramente non so se dipende da quello, ma tutto potrebbe essere, eri in condizioni pessime…-
-Ma dimmi piuttosto delle teorie..-
-Ma che ne so, dicevi cose strane sulla relatività, sul viaggiare con la mente, sembravi veramente sicuro di quel che dicevi, quel maledetto libro ti aveva plagiato, io pensavo che fosse una crisi di mezz’età quando mi hai chiesto l’LSD, invece facevi sul serio…-
Quindi tutto il casino nella mia mente sarebbe dovuto all’acido? Ma i ricordi diversi? Mentre Giuliano si sfoga io prendo in mano il libro. Ci sono diverse orecchie sul libro forse passaggi significativi, apro una di queste pagine. Ho indicato anche alcune righe lievemente sottolineate: “Quando hai avuto una prima visione del tunnel del tempo non sei più lo stesso. Non sei più lo stesso dopo aver sollevato il velo”.
Ora è tutto chiaro, torno verso Giuliano e mi siedo sulla scrivania, la boccetta contiene oramai poche venature di liquido.
- Giuliano, ti vado a prendere una bottiglietta d’acqua alle macchinette.-
Esco dall’ufficio, in testa ho un solo pensiero, varrà la pena? Francesca e il piccolo Paolo? Gli sto rovinando al vita?Sono egoista?. Sono mille dubbi di vita mentre torno con l’acqua. Giuliano è in piedi girovagando nell’ufficio. Ho deciso. Quando Giuliano si volta la boccetta di LSD è piena d’acqua mista all’acido residuo seccato sulle pareti di vetro. Giuliano ha capito. Ho già bevuto mezza boccetta. Giuliano urla. – Stammi solo attento mentre viaggio, Giulia’ e grazie.-

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A Day In The Life

Capitolo 10

 

Dopo tanto tempo di assenza, mi hanno convinto a tornare a lavoro. Mi sono fatto accompagnare, sia per non andare sotto qualche tram, sia per non far notare che io quel lavoro non solo non lo ricordo ma quasi sicuramente non l’ho mai fatto. Tutto è evoluto diversamente nel “dopoFrancesca”. Il mio ufficio è al piano terra nel corridoio curvo. Le Università italiane non sono mai cambiate, sono gli stessi stabili che ricordo 16 anni fa. Il portiere mi saluta e mi dice che da quel giorno nessuno ha messo piede nella stanza. Appena entrato in ufficio, con un misto di sorpresa e timore entro e mi accorgo che tutto è perfettamente in ordine,  come mi aspettavo da questo nuovo me stesso. Francesca mi ha cambiato dal midollo. Pensavo di essere un disordinato genetico. Articoli, libri, registri, riviste scientifiche, tutto senza una piega, senza una virgola fuori posto, un ordine fastidioso. In tutto quest’ordine una nota cosa fuori posto la noti al volo, un libro è messo a testa in giù rispetto agli altri, ha la copertina fortemente colorata che cade quasi a pezzi, Tailor Thymey è l’autore, un nome per me apparentemente sconosciuto che però…ha qualcosa di strano.. Flashbacks il titolo, un libro del 1983, non ricordo mai di averlo comprato.
Cerco di leggere qualche riga, parla di strane esperienze ai  limiti della percezione, è un’ autobiografia dell’autore dagli anni 60 in poi…sembra una storia conosciuta…mentre sfoglio il libro, noto una chiazza piu chiara sul tappeto e sulle piastrelle, una striscia curva fino a sotto la libreria…Mentre mi chino per vedere cosa è finito sotto la libreria, sento bussare alla porta dello studio e istintivamente dico avanti…
-Giulia’ come mai qui?- ribatto sopreso.
- Eh si’ Dariotti’ ho saputo che tornavi al lavoro oggi e ti volevo saluta’!- ribatte Giulio, ma il dottore è vistosamente nervoso, continua a fissare la mia mano che scivola sotto il mobile.
-Giulia’ che tieni? Sembri che tu sia qui per qualcosa.-
-Non l’hai trovato ancora? Mi devi scusare, io non so come ho potuto darti retta, non avrei dovuto…- Sembra quasi che stia per piangere…
-Giulio tranquillizzati e dimmi di cosa stai parlando, con calma, su…-
Improvvisamente Giuliano si avvicina e mi aiuta a cercare sotto la libreria. Ne tira fuori una boccetta con un contagocce e me la passa. Sull’etichetta c’è scritto Delysid, casa farmaceutica Sandoz, so benissimo di cosa si tratta ma la mano mi trema tenendola.
-Giulia’ ma questo è….è…-
-Dietilammide del acido lisergico o meglio LSD del 1965.-

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A Day In The Life

Capitolo 9

Forse le cose qui non andavano proprio bene, lo posso dedurre dal fatto che stamattina Francesca sembra completamente diversa, forse la passione tra noi prima dell’incidente stava lasciando il passo alla noia e all’abitudine.
Starò ancora un po’ di giorni a casa cercando di riappropiarmi di questa vita che piano piano sta diventando mia. Oggi accompagno anche mio figlio a scuola, a piedi, perchè con la macchina potrebbe essere rischioso con i miei svenimenti.
La scuola non è lontana ed io girovago un poco per Roma prima di tornare a casa. La città non è troppo diversa da come la ricordo, casino ce n’è sempre anche se sembra che l’aria sia un po’ più respirabile.
Torno a casa e subito do un occhiata ai cimeli di famiglia, foto di matrimoni, compleanni…In molte ci sono gli amici di un tempo, in altre ci sono persone che non ricordo di aver mai conosciuto, come se la mia vita abbia fatto una cambio di binari ad un certo punto portandosi dietro alcuni vagoni ed agganciandone alcuni nuovi.
Decido che vedere non mi basta più e faccio la telefonata che devo fare da tempo: Mario.
Mi anticipa un po’ di cose al telefono illustrandomi vari momenti della mia vita, ma decido di fissare un giorno in cui prendere un buon caffè discutendo dei miei bei tempi andati.
Quel giorno le 4 ore di chiacchiere sono passate in un lampo, risate, ricordi  comuni, ma ho subito pressato per sapere particolari della mia vita. Siamo partiti da molti anni indietro fino a dove Mario riusciva a ricordare, siamo partiti dalla colonizzazione di Via Lorenzini 20. Almeno quella è come la ricordo, ma continuo a credere che ci sia stato un punto in cui i miei ricordi hanno effettuato lo scambio binari. Il tempo scorre nelle parole di Mario, io lo interrompo spesso per confermare certi miei ricordi. Ci focalizziamo sul periodo Buskersiano:
- Beh, lì andavamo ogni domenica perchè ci suonava il Pala, te lo ricordi il Pala?-
- Si, Mario fin qui tutto ok…-
- E c’era Francesca con l’amica, Silvia, ma noi le chiamavamo Ragazza Triste e Amica Di.-
-Vai avanti…Ti fermo io…-
- Ti ricordi che Cardano le infastidiva con le canzoni dei Timoria? Poi tutto ad un tratto, una sera, hai parlato con Pala e le hai dedicato una canzone a caso dei Timoria, che non ricordo….-
-Questo è il punto….non lo ricordo nemmeno io…io con Francesca non ci ho mai parlato…ho almeno non lo ricordo…ma la cosa allucinante è che ho ricordi del dopo Buskers completamente diversi…-
Il viso di Mario è diventato di colpo serio,quasi angosciato:-Allucinante….mmm…non c’entra mica Giuliano?-

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Capitolo 7

Comincio ad odiare questi svenimenti…Giuliano sarà sicuro che non ci sono danni celebrali?…Non capisco più dove sono e cosa sono…qui è tutto così reale ma innaturale…questa camera dove ora sono steso è vera ma non è camera mia è troppo ordinata, sarà la mano femminile di Francesca.
Eccola che arriva, ha appena dato la buona notte al piccolo Paolo dicendo che non può vedere papà poichè io sono ancora un po’ stanco e confuso. E’ bellissima in quella sotto veste perla. Faccio per alzarmi ma lei mi ferma subito intimandomi di riposare.
La situzione è assurda…ha tutte le caratteristiche di una realtà parallela…una cosa alla ritorno al Futuro sbagliato, Francesca si sta struccando in bagno, comincio a pensare qualsiasi cosa, forse fra poco apparirà Al con il suo sigaro sbattendo il comando di Ziggy, dicendomi cosa devo fare per compiere ancora il salto…
- Che c’è? Come stai ?- mi chiede Francesca appena uscita dal bagno- Hai uno strano sorriso in faccia. A che pensi?
- Nulla, pensavo a quanto è strana questa cosa che mi è capitata, non ricordare nulla da un giorno all’altro e svegliarsi come in una dimensione parallela, dove tutto è diverso e mutato…-
- Dai non ci pensare, prima o poi tutto ritornerà com’era, tu non puoi sapere da quanto tempo desideravo di tornare a parlare con te, di averti a casa, d’averti qui..-
La sua pelle ha un odore di mandorla, le memorie degli odori sono più forti di quelle normali, eppure nemmeno quest’odore mi ricorda nulla. Mi sto rassegnando a non capire, forse è meglio riiniziare tutto daccapo, dimenticare quello che ricordo prima prima dell’incidente...

Francesca mi augura la buonanotte con un piccolo bacio e si gira dall’altro lato, mentre io continuo a pensare fissando il soffitto. Sì ricominciamo da zero,mi volto verso Francesca accarezzandogli dolcemente la curva dei morbidi fianchi e sussurrandole nelle orecchie: – Ma il piccolo Paolo ha il sonno pesante come il babbo,vero?-

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A Day In The Life

Capitolo 6

Finalmente a casa….casa… ma di chi? Dall’andazzo pensavo ad una villa sull’Olgiata invece è un bell’appartamento all’inizio della Casilina nelle vicinanze di quello che io ricordo essere il Circolo degli Artisti e che ora un mediocre  ristorante chic per politici, prezzo alto e qualità zero. Quinto Piano, niente attico, sembra una casa arredata in modo normale, niente di spiccata originalità.
Bella la camera da letto si vede immediatamente il mio tocco tecnologico nel plasma appeso al muro. Non ricordo ancora nulla di questo, è veramente frustante…Alla vista del pianoforte, mi congratulo con Francesca. Lei con enorme pazienza mi spiega che a casa quello che suonava il piano ero io. Le cose si fanno più strane, il piano non si impara al volo…Ma in 16 anni potrebbe essere…avrò lasciato il basso per darmi al pianoforte, tutto è possibile, io mi stufo presto…Lei non ricorda nessun basso…- Ma dai ti avrò dedicato Something dei Beatles oppure Vorrei di Guccini- azzardo io.
Lei mi guarda e alla parola Beatles ride: – Tu i Beatles? Guccini? Da tempo ascolti solo Mozart, Hendel e Bach, già Beethoven ti sembra troppo “alternativo”.-
Mentre lei continua a ridere nel mio volto si disegna l’angoscia, non posso aver rinnegato una parte così grande della mia vita, tutto cambiato, tutto perso… Lei mi vede disperato e pallido, pensa subito ad una ricaduto e mi fa stendere sul letto…io non riesco ancora a pensarci ..Le chiedo se da qualche parte teniamo vecchi dischi di quando eravamo giovani, canzoni di quando ci siamo conosciuti, ci sarà una nostra canzone…figurati se io non ho affibbiato una canzone a questa Francesca. Mi sento sempre più estraneo. Nel frattempo, preso dai miei dubbi non avevo notato che Francesca era andata via,  ora ritorna con uno scatolone pieno di CD impolverati… – Ecco, qui ci sono un po’ di ciddì, e se può servire a ricordare, la nostra canzone a volte è “L’aurora” di Ramazzotti o “Alta Marea” di Venditti a seconda degli umori di entrambi – osservandomi mentre rovisto nello scatolone.
- Ma ho mai avuto un album con un sacco di gente in copertina?…come  una folla in posa…sai Sergent Pepper dei Beatles…io lo avevo lo ricordo bene doveva compire 40 anni 16 anni fa…-
- No, non almeno da quando ci siamo conosciuti – ribatte lei mentre penso che dovrò chiamare Mario al più presto- guarda…in questa vecchia custodia c’è una nostra foto da giovani, poco dopo il nostro primo bacio e questo è quel pub di Perugia dove ci siamo conosciuti ma non ricordo io stavolta il nome.–
Prendo la foto, la mano mi trema, lei se ne accorge e me la stringe: ora tutto è chiaro o meglio più confuso…la foto…siamo io e Francesca e solo adesso capisco chi era e dove era nella mia memoria, sullo sfondo come non riconoscere Pala alla chitarra all’angolo del Buskers mentre io sono seduto con lei, Francesca. In basso una data 16/2/2001. – RagazzaTriste, così mi chiamavi. – E come corpo morto sono caduto…

 

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Capitolo 5 -Tribute

La situazione mi sta sfuggendo di mano. Ho un lavoro invidiabile, una moglie invidiabile, anche se ha qualcosa di triste, un figlio da crescere..Ma non so più chi sono…ho perso 16 anni di memorie, forse i migliori della mia vita ora mi devo rintrodurre come se nulla fosse successo in una vita che non sento mia. Ingoio il rospo e continuo le procedure mediche. Giuliano mi comunica che fra pochi giorni dovrei tornare a casa e tornare all’ospedale per fare un po di fisioterapia. Dico di comunicare a Francesca la mia condizione di amnesia con tatto in modo che non rimanga troppo male. Fondamentalmente non ricordo il nostro incontro, bacio, situazioni pepate, matrimonio: lei per me è un estranea. Francesca, devo ricordare, con te o senza di te.
- Non ti preoccupare, Dariottì, ci penso io, mi sono capitati casi simili, so come comportarmi, sono un professionista!!! – Rita, Lucia portatelo in palestra e vedete in che condizioni sta la sua muscolatura, presentatelo al signor Aquilone – rivolgendosi alle infermiere.
Le infermiere o fisioterapiste sono molto gentili, hanno sempre un sorriso in viso, ma non per compassione, ti fanno sentire apprezzato per ogni piccolo sforzo che fai sugli attrezzi. Anche il Dr. Aquilone, un omone enorme, fa proprio il suo lavoro, costringendomi a fare determinati esercizi nonostante il dolore, ne sto traendo enormi benefici.
Conclusa la sessione di fisioterapia sono a pezzi, rientrando nella camerata trovo il dottor Pieroni, Francesca con un viso ancora più triste, sicuramente Giuliano avrà dato la cattiva notizia sulla mia amnesia. In più c’è una figura alta che avevo individuato da lontano..per via del brillare della testa..Mario, anche lui invecchiato il giusto ma meno di Giulio, che mi accoglie con uno squillante BuonGiorno, BuonGiorno. Dopo le rituali domande sulla mia situazione, che anche Mario sembra confermare, mi interesso io della sua. Ho uno studio molto ben avviato a Gubbio e ogni tanto collabora con l’università di Perugia dove ha un altro studio e spesso viene a Roma  per collaborare con i suoi colleghi di ricerca. Ha appena divorziato purtroppo e sua moglie sta appena lasciando la casa. D’altronde, a più riprese lui è stato sempre un cuore solitario.
Io non ho minimamente ricordo di nessuno di questi avvenimenti…..
Istintivamente chiedo che fine abbia fatto Francesco…Mi guardano straniti… Si devono abituare ancora all’idea che io ho perso 20 anni di memoria…Per loro io avrò visto Francesco non meno di 3 mesi fa, prima del coma; anche per me non è passato poi molto…ma sono anni di oblio…
-No, Da’, Francesco non è venuto poichè sono ricominciati i corsi. – puntualizza Mario.
- Ancora segue corsi?-
-No a dir la verità, è un po’ d’anni che lui fa il docente all’Università di Buffalo, stato di New York-
-Complimenti vedo che stiamo tutti sistemati bene!!- Mi lascio andare alla prima vera risata da quando mi sono svegliato..Ritrovo le loro risate identiche a quelle che conservo nei pochi cassetti di memoria ancora intatti che conservo nella testa. Ora voglio solo uscire da questo maledetto ospedale e capire se riesco a rimpossessarmi della vita. Sicuramente con un piccolo aiuto dei miei amici potrò rimettermi, sentirmi meglio, riparare i buchi della mia memoria. Difficile ritrovarsi a pensare di essere a 44 anni….44 o 64?

 

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A Day In The Life

Capitolo 4

Esami e ancora esami, vengo portato da stanza a stanza con svariati macchinari di diagnostica a me ignoti, ma passando davanti allo superficie riflettente di un macchinario, vedo la mia faccia..E’ la prima volta da quando mi sono svegliato che mi vedo… sono vecchio, potrei dire anche che sono uno spendido quarantenne…Quello che dice Giuliano è vero sono un 40enne come lui, ma perchè non ricordo nulla…L’ospedale è quello di Roma, questo emerge dalle scritte della carta intestata, il Nuovo Policlinico Umberto I, dove Giuliano sembra essere aiuto primario…Almeno la città è la stessa che ricordo…Ho un dubbio, non posso tornare dentro alla camera e non ricordare nulla, La Donna Che Mi Ha Chiamato Amore e il piccolo rimarebbero sicuramente male…Ho bisogno di conoscere info sulla mia vita per fare buon viso a cattivo gioco e per adesso Giuliano è l’unico che mi può aiutare. –Guaglio’ va tutto bene non ci sono gravi danni cerebrali, probabilmente solo una piccola amnesia, t’ha detto davvero culo!- conclude sorridendo.
-Giulia’ ma io chi sono? O meglio che faccio nella vita? E che cosa mi è successo? Aiutami a ricordare..-
-Si è normale, anche io avevo grandi vuoti di memoria, una volta. Allora tu sei tu e lo sai, sei da poco professore associato dell’Università, insegni Fisica I ma sei astrofisico e spesso pranziamo insieme visto la vicinanza degli istituti. Non ricordi nemmeno Francesca, tua moglie? E nemmeno il piccolo Paolo, il tuo primo figlio?-
- Dottore, niente di tutto questo, – riflettendo sul posto fisso all’Uni – ma come sono arrivato qui dentro? E quanto anni sono stato in coma? –
Giuliano trasale e si fa sempre più accigliato: -Anni?! Macchè anni!! Sei in coma da circa 2 mesi giorno più e giorno meno…a te sembrano anni, strana amnesia. Tutto è iniziato quando ti sei urtato con il 23 su via Regina Elena mentre venivi al lavoro.-
-Il 23 ? Un tram? Sono andato a sbattere con la macchina contro un tram?-
-Macchè macchina! Tu eri con la bicicletta!!- Aggiunge Giulio ridendo   (continua)

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Capitolo 3

Di colpo è tornato tutto nero….ho riperso di nuovo i sensi…ecco ritorna la luce..ancora il soffitto ed il viso di Giuliano o meglio del Dott. Pieroni.
-Te ne sei sceso come ti ho detto che hai perso la memoria, ora come ti senti, ricordi qualcosa di nuovo?- Ribadisco ancora il racconto dei miei ricordi, il dottore si fa sempre più preoccupato, mentre nella distanza sento la La Donna Che Mi Ha Chiamato Amore che telefona a qualcuno per avvisare che mi sono svegliato. Mentre Giuliano è turbato, sono incuriosito e cerco di domandare qualche particolare, ma subito Pieroni sembra innervosito:-Ci sarà tempo per chiacchierare, ora è necessario fare un po’ di accertamenti, dobbiamo capire bene i tuoi danni cerebrali e vedere quali sono le cause della tua amnesia, in letteratura non mi pare che ci sia un caso do assenza di ricordi di..fammi fare due conti…16 anni!-
Non so perchè ma mi metto a pensare come sarebbe l’articolo sul mio caso…ma ad un tratto realizzo..io non ricordo nulla…il panico mi attraversa…praticamente ho perso metà della mia vita…cose belle e cose brutte non ricordo nè l’une nel’altre… cosa mi sarà capitato..ma soprattutto La Donna Che Mi Ha Chiamato Amore chi è? E il bambino? Sono stato in coma per 20 anni? Allora il bambino non è mio figlio…non è un ridicolo film di Almodovar! Oppure sono stato in coma di meno e solo non ricordo niente…ma perchè proprio l’ultimo momento è così nitido…è accaduto qualcosa di speciale in quel giorno come gli altri? Un senso di frustrazione mi invade vorrei piangere mentre gli infermieri mi spostano sulla barella per portarmi a fare esami…i muscoli sono inesistenti, ma non sento piaghe da decubito…Appena esco dalla stanza noto delle persone in fermento e la mia mano che ritrova il calore del risveglio: – Come sta?Dove lo portate? -
- Non si preoccupi signora, – ribatte l’imfermiere – sta meglio, lo portiamo a fare degli accertamenti, ma è coscente. – Guardo quel viso, un viso stanco da tante notti insonni, sento di conoscerla, un viso visto da qualche parte, nel mio cervello quella faccia c’è, devo solo associarla ad un nome. Le sorrido, lei osserva il mio sorriso, mi lascia la mano e scoppia a piangere…Chissà quanto tempo l’aveva atteso.  (continua)

 

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Capitolo 2

Non ho il tempo di mettere a fuoco le numerose figure in piedi attorno al mio letto. Vedo l’orologio alla parete, sono le 08:23 del mattino,suppongo dalla luce. La Donna Che Mi Ha Chiamato Amore sembra essere castana e riccia, il bambino riccio. Non riesco a mettere a fuoco poichè le infermiere, notato il risveglio, hanno subito chiamato il primario delle reparto…Sono confuso, non capisco nulla, io ricordo solo una giornata come le altre…
Il primario èun tipo piccoletto e biondino di una quarantacinquina d’anni e sta spiegando sottovoce alla Donna Che Mi Ha Chiamato Amore che mi devono controllare per vedere eventuali danni celebrali…ma io sto bene…Il dottore si avvicina dopo aver fatto uscire tutti dalla stanza…
Una faccia terribilmente conosciuta…Raccoglie i dati a fine letto….Mi guarda, sorride… Oh mio Dio non può essere, forse è un parente…..Il dottore mi sussurra all’orecchio: – Mannaggia cribbio Da’ c’hai fatto proprio preoccupa’ , mannaggia cribbio mannaggia! –
Giuliano!! Giulia’ sei proprio tu?…la voce mi esce a stento: – Giulia’ ma che è successo??-
- Vediamo prima che ricordi tu, Dariotti’, così posso stimare gli eventuali danni cerebrali e amnesie.- Gli racconto quello che ricordo,una giornata qualunque, uguale a tante altre.
- Ma tu – aggiungo- come mai sei così vecchio, fumato troppo?-
-Dariotti’, non fumo nemmeno più sigarette da 15 anni, e fra un mese ne compio 45, giusto un anno in più di te, ma piuttosto, sembra che tu abbia perso circa 20 anni di memoria!-