La mia vita giallo/rossa

Ieri è finito il campionato ed è stata una fine un po’ amara. Ma prima di arrivare a parlare di questa stagione, forse sarebbe meglio una piccola digressione su questa mia vita in giallo/rosso.

Nata da padre laziale e dopo qualche anno di titubanza calcistica (dal Bologna, al Parma passando per il Genoa) approdai, all’età di 8 anni, alla fede romanista. Ovviamente l’avversità paterna per questa scelta non mi permisero di coltivare a pieno la mia passione che rimaneva confinata alla ricreazione a scuola e basta.  Il tempo passava e tra alti e bassi, continuavo a seguire le imprese e le sconfitte romaniste. Ma c’era una cosa che mancava per far si che la passione si trasformasse in amore: un gruppo. Si un gruppo di amici che ti fomenta, ti spiega, ti insegna; amici con cui dividere st’amore folle e insensato che nasce per una squadra di calcio.

E’ così che quattro anni fa circa, entrai in quella che venne ribattezzata “Curva Brecht”, ovvero il salone di casa della mia Sister, dove siamo arrivati ad essere 22 persone durante uno dei derby più belli che io abbia mai visto. Insieme abbiamo inventato teorie, abbiamo gioito, rosicato, urlato. Insieme a loro ho iniziato a capire un pochino di più di calcio, ho imparato un po’ di storia e di “politica calcistica”.  Grazie alla mia Sister ho iniziato ad andare allo stadio, ad ascoltare Rete Sport, a seguire le pagine su Facebook che parlando della Roma e dei Romanisti. Adesso so chi è Marione e chi sono i Fedayn; chi è Giorgio Rossi e perchè la Sensi la odiano in molti a Roma mentre del padre tutti noi conserviamo un bel ricordo.

Dopo questa introduzione potrete anche solo un pochino capire cosa sia significata l’estate scorsa tra il cambio di società, il mercato e il cambio allenatore. A noi er progetto ce piaceva, l’idea di un calcio nuovo, più offensivo e giovane anche ci affascinava e se semo fatti un po’ coglionà come tutti. Ci piaceva l’americanata di comprare 11 giocatori ed essere tra le società che più ha speso l’estate scorsa. Alla faccia di chi ci diceva “americani straccioni” e tutto il resto. Personalmente, una cosa che ho continuato a ripetere per tutto questo tempo, non mi sono mai aspettata grandi prestazioni quest’anno. Non pensavo che avremmo vinto scudetti, o che saremmo arrivati in Champion. Però, ecco almeno al preliminare di Europa League ci speravo. Almeno un derby speravo di vincerlo. Prendere tutti quei gol da squadre improbabili non me lo aspettavo. Ma forse con la pazzia che può avere una ragazza che de calcio, stringi stringi, non ce capisce quasi nulla, io vedevo tutte quelle umiliazioni nell’ottica di un progetto molto più grande. “E come fai a dì che fa tutto parte de un progetto quando vai a prende 4 gol dall’Atalanta o perdi 5-2 con il Lecce che è retrocesso in B?” No, per quello lo so che non c’è giustificazione. Ma io sono dell’idea che le sconfitte se ricordano molto di più delle vittorie e allora perché non riflettere anche su quelle? Perché non riflettere sul fatto che rifondare una squadra da capo, con l’80% dei giocatori nuovi, nuovo allenatore, nuovo modulo non porti problemi è da matti. Anche l’allenatore è giovane ma a me piaceva. A fatto tanti errori e si è saputo correggere in corsa. Si è preso le sue responsabilità negli errori, non ha mai rosicato, non ha mai avuto a ridere con gli arbitri, non ha mai dato colpe ai giocatori, società o che so io. Il suo contratto era di due anni e su due anni, a mio avviso andava visto il suo operato. Ma tra giornalisti e tifosi (o meglio alcuni tifosi), non so chi si è accanito di più. A volte mi viene da chiedere che tifa a fare certa gente, visto che è solo per insultare e buttare merda.

Quando un’atleta si allena, il suo allenatore fa per lui un piano di allenamento in cui vengono segnati i periodi in cui ci saranno le gare, quando cambiare la tipologia e le modalità di allenamento i riposi e tutto il resto. Questi tipi di “master plan” hanno la durata minima di due anni, fino a un massimo di quattro. Ora ditemi voi se una cosa del genere la faccio io che faccio sport agonistico da “amatore”, come dovrebbero agire i grandi club di professionisti?

Io penso una cosa: quest’anno la società ha pensato ad altro. La gente è tornata allo stadio, in anni in cui l’Olimpico si vedeva pieno solo per quattro o cinque partite, io ho visto una curva e dei distinti sempre gremiti di bandiere e sciarpe. Ci hanno fatto lo sportello del tifoso, la pagina facebook e il contatto twitter. Il villaggio per i bambini accanto allo stadio. Le amichevoli a Boston questa estate. Ragazzi miei, questi sono americani e hanno speso un sacco de soldi per risanare i buffi di precedenti amministrazioni errate. Dove lo sponsor che ci fornisce il materiale è la Kappa. Questi prima di tutto devono CREARE un marchio che si chiami “A.S. Roma” ed esportarlo in tutto il mondo. A voi farebbe schifo se tra qualche anno andate all’estero e insieme alle maglie di Juve e Milan ci sta anche quella della Roma? Quelle non sono cose che accadono solo perchè la tua squadra vince (le maglie della Juve si trovavano all’estero anche quando la Juve era in B), ma perchè hai un ufficio marketing con i controcoglioni. E allora che il primo anno si siano messe le basi per riempire le casse. Senza “brand” i soldi non arrivano e se non hai soldi i grandi investimenti di conseguenza. Io a questa società voglio dare un altro anno di fiducia, così come mi sarebbe piaciuto che anche Luis Enrique fosse rimasto ancora con noi. Per la prossima stagione voglio proprio vedere chi verrà e che gioco ci proporrà. Voglio vedere cosa diranno i “tifosi” e i giornalisti (per i giornalisti che parlano di Roma, magari dedicherò un post a parte, perchè se lo meritano tutto).

Per quanto mi riguarda non mi resta che passare l’estate sintonizzata su Rete Sport, attendere Brunico, gli Europei e le Olimpiadi dopo e poi, a fine agosto, tutti pronti, sciarpette al collo e cuori in alto. DAJE ROMA DAJE!

Erri De Luca

Si cresce tacendo, chiudendo gli occhi ogni tanto, si cresce sentendo d’improvviso molta distanza da tutte le persone.

A volte…

A volte e per pochissimo tempo il lavoro che hai provato a costruire in tanti mesi, viene demolito con parole senza pensiero, con urla, cattiverie. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, non c’è peggior stronzo di chi non vuol capire. Chiuso a riccio nelle tue convinzioni, vomiti merda e io lì, come un’idiota ferma a prenderla tutta. A cercare un’approvazione che da te non arriverà mai. Sei mesi di psicologo per ritrovarmi nello stesso punto: ti lascio il potere di ferirmi, di farmi perdere il controllo; ti lascio portarmi al tuo livello. Tu che sei la classica persona che casca sempre in piedi, perchè tanto con te è inutile parlare, provare a discutere: tu puoi avere solo ragione e chi non te la dà, si trasforma automaticamente in tuo nemico, in qualcuno che ce l’ha con te. Non chiedi e prendi, pretendi e ottieni, ti va sempre liscia. Ed io non riesco a liberarmi da questa gabbia che mi in maniera semincosciente mi lega a te, alla ricerca della tua approvazione. Perchè è un pezzo di cuore che non c’è e non ci sarà mai, che sempre mancherà. “Come fai a sentire la mancanza di qualcosa che non hai mai avuto?” La puoi sentire se l’hai vista negli occhi di chi ti sta intorno, se sai per istinto che quel pezzo che manca, doveva esserci. Non ti serve la foto originale per sapere se a un puzzle manca un pezzo.

La primavera

Con la primavera torna la forza vitale. E la voglia di scopare…

Luna piena

Quando la luna è così alta in cielo,

così piena nel mostrare la sua grazia,

il tempo smette di esistere.

Le nuvole sono un sipario

la sua forza d’attrazione è impeto

e travolge chiunque,

suoi discepoli o no.

Perchè lei è sempre lì, non chiede di essere adorata

per esistere, per influenzare.

Alta, luminosa, enorme e silenziosa,

con grazia leggiadra raggiunge il suo zenit

e mi travolge.

In questa notte, in cui il tempo non esiste,

guardo il cielo e mi chiedo dove sei.

Obiettivi

Tornati ieri notte dagli open d’Italia. La prima gara internazonale. La prima volta che per una gara restavamo a dormire fuori. Sono stati due giorni molto belli. Il clima, le risate, le riflessioni. La gara anche, e soprattutto, è stata bellissima: si respirava il karate vero e proprio, begli arbitraggi, begli incontri. C’era gente da tutto il mondo. Non abbiamo portato risultati è vero, ma io personalmente ho capito il mio obiettivo. Occorre preparare ora la gara del prossimo anno. Smettere di fare “il culo grosso” e iniziare ad allenarsi più spesso e in maniera più sistematica. Il karate è un’arte marziale prima di essere uno sport e necessita disciplina. Come sport necessita costanza e richiede un impegno che poi viene ripagato sempre, anche se i risultati non vengono porta una crescita interiore importante. Basta con questa pigrizia mentale. E’ arrivato il momento di muoversi.

Dead poets society

SAN PATRIZIO

Sinead O’Connor- Foggy Dew

BUON SAN PATRIZIO A TUTTI! GLORIA ALL’IRLANDA E A MORTE LA CORONA!

Come si vince un combattimento:

Il ki ai uccide l’avversario, non il colpo

Una rinascita

Dopo cinque anni di lontananza dai tatami, oggi mi sono ritrovata a disputare la qualificazione per i campionati assoluti. Poteva andare meglio, ma di sicuro era più probabile potesse andare molto peggio. Ho difeso moltissimo e non ho permesso di prendere punti. Entrambi gli incontri finiti all encho sen. Potevo vincere, ma sapevo non sarebbe successo e non era quello il mio obbiettivo. Il mio obbiettivo era rimettermi in gioco, applicare tutto quello fatto in questi mesi. Ho visto i video e so su cosa devo migliorare in questo mese prima degli open di Milano. Sicuramente l’arbitraggio sarà migliore, ma a questo giro non voglio incastrarmi con la storia degli arbitri: posso fare di più; voglio fare di più!

Dopo cinque anni di lontananza finalmente a bordo tatami avevo la mia maestra, avevo lei accanto a me a consigliarmi prima e dopo i combattimenti: se il secondo incontro è venuto fuori meglio è solo grazie a questo. Avevo la mia maestra che era lì per noi. Avevo la mia squadra con la quale si scherza e si soffre insieme, si ride e ci si sostiene. Del karate mi piace anche il fatto che è uno sport individuale dove però il sostegno di un gruppo può fare la differenza…a me la fa, tanto. Mi rendo conto di quanto in questi mesi una persona in particolare mi sta facendo crescere e mi sta dando voglia di migliorarmi…non so se lui si rende pienamente conto, ma sono seria quando gli dico che è il mio “fratellone di botte”.

Dopo 8 anni mi ritrovo qui, veramente stanca ma contenta. Felice di fare uno sport così bello. Sì la mia concenzione del karate dovrà iniziare a diventare più da karate sportivo…e sì ho dolori ovunque. Sì, richiede tanti sacrifici…ma il karate mi fa crescere…e mi rende una persona migliore, perchè riesce a tirare fuori la parte più bella di me.

http://www.youtube.com/watch?v=qmkmWW3TEx4 omaggio al film (trilogia) che più di tutte ha messo i germogli per portarmi qui, dove sono ora.  http://www.youtube.com/watch?v=8aYl7N0JPWs

Il karate è dentro di te. Devi solo tirarlo fuori.