Imparare ad amare veramente

febbraio 19th, 2012, posted in i miei scritti le mie emozioni, pensieri sparsi

Se c’è una cosa che ho imparato oggi è che spesso si ama non per “l’amore in sè”, ma perchè non siamo in grado di bastare a noi stessi. Come se la persona con cui ci mettiamo debba andare a tappare un vuoto che non riusciamo a colmare da soli. Quante volte ho scambiato questa sensazione per l’Amore? Quanto l’amore è in realtà l’unione di due atomi, perfetti e completamente indipendenti l’uno dall’altro che insieme creano una molecola? Ho scordato questa definizione. La diedi tanti anni fa, quando iniziai a studiare chimica. Credo sia la spiegazione migliore che sia mai riuscita a dare di una relazione dal mio punto di vista.

Altre volte, invece, scambiamo per amore la sensazione che ci dona la presenza della persona con cui stiamo. L’amore in quel caso è come ci sentiamo noi in quella situazione… quindi amiamo noi stessi, perchè ci vediamo come vorremmo essere sempre. Oppure vediamo la nostra immagine riflessa nelle parole e nelle immagine di chi abbiamo vicino e ci piaciamo talmente tanto che non possiamo far altro che pensare di essere innamorati di chi ci restituisce un’immagine così bella di noi.

Come la si mette, la si mette scambiare l’amore per qualcuno per un amore verso noi stessi, una proiezione di ciò che vorremmo essere, o per un vuoto da riempire è semplicissimo. Come si fa allora a non confondere fischi per fiaschi? Oggi ho capito che il primo passo è raggiungendo un’indipendenza sentimentale che non è così scontata, e che è la base per qualsiasi tipo di relazione si voglia costruire. Se si inizia un rapporto perchè si “ha bisogno dell’altra persona”, c’è qualcosa di sbagliato, che non va. Mettendo da parte anche il semplice mettersi in una situazione di svantaggio, e dalla parte più debole, è proprio sbagliata l’idea che c’è alla basa di un pensiero del genere. Non dovrebbe, l’amore, essere libero? Libero di scegliersi, giorno per giorno, senza vincoli, legami o constrizioni? Perchè per sentirci amati o per sentire che amiamo noi dobbiamo possedere?


Happy special Valentine

febbraio 14th, 2012, posted in arti marziali/ filosofia

Detesto S. Valentino. Che sia da single o da accoppiata è una festa che non sopporto. Nata con il preciso scopo di far girare denaro negli esercizi commerciali e nei ristoranti è una di quelle feste che detesti e che se ti trovi a stare con una persona che invece ci tiene tanto, sei quasi costretta ad alimentare. Quest’anno però ho deciso di festeggiarlo a modo mio…o meglio ho riflettuto dopo sul modo migliore di festeggiarlo: sul tatami. Sì perchè il karate è un grande amore e la relazione più lunga che io abbia mai avuto.  Non delude. Tira fuori la parte migliore di me. E quando mi sveglio mi sento felice di aver scelto questo sport, che non è solo sport ma anche filosofia di vita e un’arte marziale. Ti spinge sempre a  superare i limiti che ci mettiamo, tanto fisici quanto psicologici. Ti insegna a conoscerti e a capirti. A controllarti e a saperti comportare. Accetta la sconfitta e impara da essa. Quante relazioni possono dire di dare tanto?

Quindi quest’anno il mio S. Valentino è questo: la mia dichiarazione d’amore per il karate che, tra alti e bassi, mi rimette sempre in gioco, sul tatami come sulla vita. Perchè se c’è una cosa vera è che “si sta sul tatami come si sta nella vita”.


Trovata su Facebook

febbraio 14th, 2012, posted in emozionandomi leggendo
Non importa che non ti abbia,
 non importa che non ti veda.
 Prima ti abbracciavo, prima ti guardavo,
 ti cercavo tutto, ti desideravo intero.
 Oggi non chiedo più
 né alle mani, né agli occhi, le ultime prove.
 Di starmi accanto ti chiedevo prima,
 sì, vicino a me, sì però lì fuori.
 E mi accontentavo di sentire che le tue mani
 mi davano le tue mani, che ai miei occhi
 assicuravano presenza.
 Quello che ti chiedo adesso è di più, molto di più,
 che bacio o sguardo:
 è che tu stia più vicino a me, dentro.
 Come il vento è invisibile, pur dando
 la sua vita alla candela.
 Come la luce è quieta, fissa, immobile,
 fungendo da centro che non vacilla mai
 al tremulo corpo di fiamma che trema.
 Come è la stella, presente e sicura,
 senza voce e senza tatto,
 nel cuore aperto, sereno, del lago.
 Quello che ti chiedo è solo che tu sia
 anima della mia anima, sangue del mio sangue
 dentro le vene. Che tu stia in me
 come il cuore mio che mai
 vedrò, toccherò e i cui battiti
 non si stancano mai di darmi la mia vita
 fino a quando morirò.
 Come lo scheletro, il segreto profondo
 del mio essere, che solo mi vedrà la terra,
 però che in vita è quello che si incarica
 di sostenere il mio peso, di carne e di sogno,
 di gioia e di dolore misteriosamente
 senza che ci siano occhi che mai lo vedano.
 Quello che ti chiedo è che la corporea
 passeggera assenza,
 non sia per noi dimenticanza, né fuga, né mancanza:
 ma che sia per me possessione totale
 dell'anima lontana, eterna presenza.

E poi…

febbraio 14th, 2012, posted in La mia vita tutta giallorossa

“E poi sarà come morire” così cantava Giorgia…e ci sono partite in cui te chiedi: ma la squadra che ha giocato contro l’Inter (che seppur allenata da Ranieri è sempre l’Inter con i vari Samuel, Milito, Cambiasso, Zanetti e compagnia bella) la scorsa settimana è la stessa che s’è fatta mette i piedi in testa dal Siena che, fino a ieri sera aveva 20 punti in campionato?? Si è vero er Novara ha vinto a Milano 1-0 con l’Inter che avemo asfaltato 4-0, ci sta…me va bene. Nun ce stava Gago, De Rossi e ce stava un Kjaer, un Josè Angel e un Simplicio de troppo…aspettiamo Marquinho e che il mercato estivo ce porti un terzino e un centrale boni…però non se può vedè ‘na Roma che non tira in porta. Pe ‘na partita che domini ce ne sta ‘n’altra che tornamo a giocà come fosse settembre: possesso palla e 2 tiri in porta in 90 minuti. Ciclicamente se scordamo come se gioca? Possibile che la squadra sia costruita su due tre giocatori chiave? Me direte che il Napoli de Maradona era costruito su un giocatore soltanto, quindi c’ho poche storie da fa se la Roma senza Totti e De Rossi non è la stessa. Poi me scatta la riflessione che nel secondo tempo, uscito Juan e uscito Totti il capitano, se andavano per anzianità nella squadra, sarebbe dovuto toccare a Simplicio o a Rosi…e allora pensi che in effetti è una squadra tutta nuova, piena de ragazzini de’ 20-21 anni…e a volte anche più piccoli…e allora pensi: soffrimo all’inizio, ora…aspettamo che crescano, che si amalgamino; rischiamo qualcosa adesso…e tra qualche anno vedremo i frutti de’ sto lavoro infame. Che pure i fiori più belli, se prima non te sei sporcato le mani de terra prima, mica vengono fuori.

Allora daje cor proggggetttoo…con la revolutìon y el possesion de balòn… trattenemo er fiato e ‘ngoiamo ‘naltro boccone amaro. Pure i tifosi stanno a maturà…e allora credemoce…perchè er progetto c’è e ora tocca solo aspettà de vedè se è valido oppure no. Ma prima tocca daje un po’ de fiducia. Quindi “mai schiavi del risultato” e “DAJE ROMA!” Sempre e comunque.


Poker ai laziali de Milano

febbraio 6th, 2012, posted in La mia vita tutta giallorossa

E questo anno è così. Il pallone gira, a volte tra i piedi nostri, altre tra quelli avversari…ed è imprevedibile. Ci si capisce poco. Infatti è incomprensibile vedere la Roma a Cagliari mercoledì e poi rivederla domenica completamente trasformata contro l’Inter. Possibile che un De Rossi di più e un Kjaer di meno facciano tutta questa differenza? Possibile in un calcio mercato invernale così mite (soprattutto se paragonato alle nevicate di questi giorni), non si sia pensato a un centrale difensivo per sostituire una mancanza troppo sentita come Burdisso? Fatto sta che quando a centrocampo ci sono De Rossi, Gago e Pjanic il gioco e la palla girano…niente piedi di piombo (Simplicio), niente mezze seghe (Greco), ma qualità, possesso palla, un gioco che si imposta. Giocatori che difendono tutti insieme e attaccano in 11. Quando gioca così la Roma è devastante e le statistiche parlano chiaro: possesso palla 44 minuti per i giallorossi 22 per gli interisti e che je vuoi dì quando ti trovi davanti una squadra che non ti fa toccare letteralmente palla? Come contro il Cesena in cui le statistiche dicevano 750 passaggi per la Roma contro i 180 del Cesena. E l’Inter, anche se allenata da Ranieri, non è il Cesena…ma tant’è che la differenza reti quella è. E poi come se non bastasse Baldini che a fine partita ci annuncia a bruciapelo che De Rossi ha finalmente rinnovato…a 10 milioni lordi….con una conferenza stampa del lunedì che ce lascia tutti commossi e ci fa dimenticare di quante gliene abbiamo mandate in attesa de sta firma. Sapevo che avrebbe rinnovato, ma speravo accadesse per Natale. I soldi che hanno offerto altre squadre devono essere state una tentazione…e che tentazione! Ma considerando che non è che prende proprio due spicci e che qui, come ha detto lui stesso, ha il cuore e sa che il suo posto è a Roma, bhè grazie Daniè. Ora sì, Capitan Adesso come hanno scritto a Kansas City. Con la dichiarazione d’amore che può essere considerata seconda forse solo a quella di Totti, ma che in realtà merita di essere sullo stesso piano. Perchè sono poche le squadre al mondo a poter vantare giocatori che rifiutano valanghe di soldi per restare nella propria squadra. Perchè Totti che lo vogliate ammettere o meno è uno degli attaccanti più forti della storia e De Rossi uno dei centrocampisti migliori degli ultimi 20 anni. Non sto parlando umanamente, sto parlando di bravura nel gioco.

Ora ci aspetta Catania signori….una delle trasferte più infami…e in quei 27 minuti da recuperà io spero proprio che i lupacchiotti ce mettano er core e je rompano er culo…così come è accaduto per l’ex Ranieriano, che accada anche a Montella, che non ce sta antipatico come il primo, ma che, purtroppo per lui, allena una delle squadre più antipatiche della Serie A.

DAJE ROMA!


Tra la neve e il nord

febbraio 4th, 2012, posted in Senza destinazione, pensieri sparsi, viaggi per il mondo

Una settimana fa ero ad Amsterdam. In una delle città più belle che abbia mai visto. E’ la città degli odori! Ce ne sono di mille e più, ad ogni vicolo, per ogni negozio che si passa, o finestra che si affaccia per la strada c’è un’odore: d’erba, di legna che brucia, di camini che fumano, di cibo cucinato, di fogne, di pioggia, c’è l’odore del freddo che ti punge il naso, l’odore dei canali…l’odore di culture e razze mischiate e amalgamate in secoli di storia multiculturale. Perchè se c’è una cosa che si può dire di Amsterdam è che veramente è l’ombelico del mondo. Londra, Parigi, Roma….niente di vero. A Londra e Parigi si possono vedere decinde di cultura ma ci sono due grandi differenze: la maggior parte vengono quasi esclusivamente dalle colonie e non sono integrate. Una cosa che invece ho notato della capitale olandese è che non solo ci sono veramente tutti (africani, cinesi, giapponesi, indiani, magrebini, mediorientali, americani, ispanici etc etc) ma tutti fanno tutto: non c’è il lavoro in cui potresti trovarci solo il bangladesharo. Non so come spiegarlo. Ma camminare per quelle strade mi ha dato un senso di libertà mai provato. Camminare davanti a una delle chiese più antiche della città, avendo alle spalle bordelli con signorine che mettono in vetrina la propria “mercanzia” senza che nessuno ci trovi nulla di strano, se non i turisti. Entrare in un pub e ordinare una pinta e una canna. La gente è rilassata. Camminare da sola in una città sconosciuta, per la prima volta in vita mia mi sono ritrovata a camminare di sera in una città sconosciuta senza avere la benchè minima paura di fare brutti incontri. Ora non sono così stupida da pensare che Amsterdam sia un paradiso del crimine, so anche di esserci andata in bassissima stagione, però la sensazione è stata ugualmente bella. Poi ho dormito su una casa galleggiante….insomma….è stato un gran bel viaggio.

A una settimana da questo bel viaggio qui a Roma è scesa e sta scendendo tutt’ora l’ira di dio di neve. Certo non è stato esaltante oggi saltare l’ecografia alla tiroide, fare 8 km in 5 ore (roba che se andavo a piedi facevo prima)….però ho visto Roma come non mi era mai capitato. L’anno scorso avevo troppo rosicato che non ero potuto andare per la città a fotografare i monumenti con un vestito inedito e raro (anche se da un paio di anni non è più neppure così raro). Però se non altro mi ero goduta il mare e la spiaggia ricoperti di bianco. So che sembra sciocco…ma per chi non è mai andata in settimana bianca e ha visto la prima volta la neve a 14 anni, vedere una nevicata simile…vera e propria, no mezza giornata e un po’ di bianco per strada…vedere la via di casa propria e il tetto del palazzo davanti ricoperto di bianco, come non l’hai mai visto, fa effetto. Ti esalta. Ti senti piccola e come se stessi assistendo a un miracolo. Come quando a Praga sul Ponte Carlo iniziò a nevicare all’improvviso (“E che te deve avvertì” mi disse giustamente Livia) e io rimasi a bocca aperta….per chi vive in certi posti, in certe città, la neve è la parte normale di un’inverno qualsiasi, come potrebbe essere per noi una giornata di pioggia, ma io davanti a certe cose mi esalto, torno bambina….mi prende l’entusiasmo delle “prime volte”, quando tutto è nuovo e sconosciuto. Quindi domani mattina ci si alza di buona lenza e si va a fare un bel giro, Dalila alla mano e via di slancio :)

http://www.youtube.com/watch?v=LlvUepMa31o   questa è il sottofondo giusto per questa serata, ascoltata a tutto volume nelle mie nuovo cuffie. E un pensiero a te, mamma, tutto questo ti sarebbe piaciuto e forse non è un caso che sono tre anni che nevica a Roma, no? ;-)


Amsterdam

gennaio 26th, 2012, posted in viaggi per il mondo

E così dopo tanti anni che ho sempre desiderato andarci, domani si parte per Amsterdam. Non vedo l’ora di poter vivere questa città così libera, aperta e multiculturale. Che qualcuno ci creda o no, la voglia di visitarla nacque in quarto liceo quando lessi che Spinoza trovò rifugio solo ad Amsterdam perchè era stato bandito per le sue idee da ogni paese europeo. E domani sarò lì, assieme a una delle persone più pazze che il 2011 ha portato nella mia vita. Mi sento entusiasta come una bimba di 8 anni che va in gita con la scuola la prima volta. :-)


Liberalizzazione si, liberalizzazioni no

gennaio 19th, 2012, posted in una finestra sul mondo

In questi giorni TG e giornali parlano solo di due cose: l’affondamento del Concordia e delle liberalizzazioni taxi. Questi due argomenti sono riusciti a spodestare anche l’omicidio di Sara Scazzi, le borse europee che cadono a picco etc. etc. Mi va di spendere due parole sulle liberalizzazioni, non su tutte, perchè non conosco il mercato nè la categoria dei farmacisti, dei notai, medici etc etc. Lavorando nel mondo dei taxi, ma non essendo una tassista, credo di poter dire di conoscere abbastanza bene questo mondo.

Se c’è una cosa che in questi giorni mi ha infastidito come una merda acciaccata con una Geox, è il parlare per luoghi comuni. Ora io non voglio convincere nessuno che i tassisti guadagnano poco, ma sono anche convinta che il discorso di lobby e di guadagni alti era credibile 10 anni fa, quando tutte queste tesi erano vere. Sì 10 anni fa i tassisti guadagnavano bene ed è per questo che si faceva un mutuo per comprare una licenza che poteva costare tra i 150 e i 200 mila euro. Più o meno come comprare casa. Il guadagno netto poteva girare tranquillamente attorno ai 3-4 mila euro al mese, per un lavoro che non richiedeva particolari capacità se non le patenti, l’iscrizione al ruolo, conoscere la rete stradale e altre piccole cose. Ora però non è più così. Vuoi per l’uscita di 2500 licenze in sei mesi nel 2006, vuoi che la crisi colpisce tutti, gli stipendi dei tassisti si sono abbassati notevolmente, arrivando a un media di 1800- 2500 €. Dite che sono sempre tanti? Sicuramente si collocano in una fascia medio-alta, ma ricordiamoci anche che se il tassista sta male, gli si rompe la macchina o vuole/deve prendersi un giorno di ferie, non percepisce stipendio. Inoltre lavorano circa 10 ore al giorno, in mezzo al traffico, notte e festivi, con i rischi che tutto ciò comporta. Quindi credo possiamo dire che per il lavoro che fanno, aggiunto ai rischi che corrono 2000€ possano andare più che bene (ricordo che sto parlando di stipendio netto).

“Ma i tassisti sono tutti ladri!” Ecco questa frase che sento spesso ripetere mi fa riflettere. Sicuramente non sono proprio degli angioletti riguardo alle tariffe e, anche i più onesti, almeno una volta nella vita hanno dato qualche fregatura a qualche straniero. Ma non è liberalizzando le licenze, le tariffe o altro che questi problemi si risolvono. Cioè invece di attuare un piano per aumentare i controlli nei confronti dell’applicazione delle tariffe taxi, aumentiamo il numero delle licenze? Sono perplessa. Non capisco il nesso.

Sono d’accordo anche che sbagliano il modo di manifestare: interrompere un servizio, così di punto in bianco non serve a nulla. Anzi fa il gioco di chi li vuole bollare come gente gretta, violenta e ignorante. Forse se si fossero organizzati manifestando fuori turno sarebbe stato meglio. Se garantissero veramente un servizio minimo anche, invece di prendere a sassate i pochi che hanno deciso di trasportare gratis alcuni clienti. Sì perchè tv e giornali non ne parlando, ma in questi giorni sono tante le mail che mi arrivano di persone che ringraziano la cooperativa per il servizio effettuato a rischio del tassista, gratis. Sono i “famosi” servizi sociali che per molti sono solo uno specchietto per le allodole, ma che invece sono una realtà esistente e importante. Non sto parlando di corse di 500metri, ma di persone che sono andati a prendere clienti anche lontano per portarli a lavoro senza chiedere un soldo (parlo di 20 km di distanza). Però di queste cose nessuno ne parla, nessuno ne scrive.

Tanto, quasi sicuramente finirà tutto in un “nulla di fatto”. Sono entrata in questa coop. durante le “leggi Bersani” e invece che liberalizzare si riuscì a limitare all’uscita di 2500 licenze (dopo 20 anni che non ne rilasciavano, darne 2500 in sei mesi è stato veramente molto furbo, eh?) e anche a questo giro ho l’impressione che la svangheranno, perchè il problema non è così come lo vogliono dipingere, ma semplicemente la categoria si presta, e molto a fare da capro espiatorio a tagli, tagliuzzi e tagliolini che pare sia inevitabile fare.


Scopamici

gennaio 15th, 2012, posted in Senza destinazione, pensieri sparsi

In questi giorni ho rispolverato “sex and the city”. Avevo iniziato a vederlo per scriverci un post sull’altro blog e ora mi ha ripreso e qui e lì mi sto vedendo qualche puntata. Ho appena terminato l’episodio che parla degli “scopamici”. Per molti sono una leggenda metropolitana, per altri sono una parte irrunciabile della propria vita, per altre persone ancora sono solo un periodo che può andare dalla adolescenza, alla prima maturità fino alla crisi di mezza età. Personalmente non sono mai stata contraria e in passato ne ho avuti, senza problemi. Anzi in alcuni casi si sono rivelati tra i migliori “rapporti” mai avuti. Ma qual’è la linea sottile che separa una relazione amorosa da una “scopamicizia”? Ci ho pensato spesso e a lungo ed è difficile da spiegare a parole. Solitamente è una cosa che senti, che provi quando sei in presenza di quella persona, ma non è facile da capire. Più che altro perchè molto spesso non è che si decide a tavolino, se ne parla e poi si “sigla un accordo”. Anzi solitamente succede e basta e si creano quell’imbarazzo del dopo, che non si sa come affrontare. Perchè la cosa strana è che raramente uno scopamico/a scopa male, anzi, si crea una stranissima chimica tra te e l’altra persona che ti annebbia il cervello.

Che poi va chiarito che lo/la scopamico/a non è un vero e proprio amico/a, perchè questo è un errore che fanno in tanti e non c’è nulla di più sbagliato. Capisco che il nome possa un po’ travisare, ma forse è il caso di fare chiarezza. Questa categoria di rapporti si trova nella svizzera delle relazioni interpresonali. Cioè quello spazio neutro, ma non troppo che intercorre tra te e l’altro per cui vi conoscete, ma non troppo; in cui c’è una certa confidenza ma non troppa; in cui c’è dell’affetto che però non ha un nome e c’è una chimica instabile che regge la legge di attrazione di due corpi, l’uno verso l’altro. Anche se  queste posso sembrare delle regole basilari, purtroppo non è sempre così, perchè il lato negativo di questi rapporti che, secondo me sono perfetti quando ti sei ripresa da una relazione finita male ed è ancora troppo presto per iniziare una nuova, è che con la potenziale scopamica è sempre un’incognita. Perchè il gioco funzioni, ovviamente, non deve esserci coinvolgimento emotivo da nessuna delle due parti, altrimenti è andarsi a impantanare in un bel casino. Il rischio però è che dopo aver fatto sesso ci si ritrovi con il dubbio se non ci sia dell’altro. Soprattutto se il sesso è stato fantastico, si rischia di scambiare un ottimo orgasmo per amore (e può succedere) il che ci impippa il cervello e diventano cazzi per tutti.

Però che riflessione e che cosa complicata eh? Alla fine credo che ogni rapporto con un’altra persona sia complesso, si basi su un delicato gioco di equilibri; anche un semplice rapporto di sesso senza impegno può esserlo. Tipo, le coccole in una scopamicizia si possono fare? La volta che va a una e all’altra no è giusto che uno si senta “respinta” in qualche modo? Come gestire il tutto se una delle due parti ha in testa un’altra persona? Ecco qui che un rapporto apparentemente semplice in realtà diventa più complicato da gestire di una relazione amorosa vera e propria. Sarà perchè necessita di paletti? E quando si mettono delle limitazioni a qualcosa che si vive è sempre un casino cercare di contenere delle sensazioni in un campo bene circoscritto e limitato? Sembra quasi voler arginare un fiume in piena certe volte. Sarà per questo che per alcune persone gli scopamici non esistono?


Il mio maestro insegna:

gennaio 13th, 2012, posted in arti marziali/ filosofia

Stasera sarai stanca, ma domani sarai più forte.