Take Away

Una delle ultime novità in fatto di tasse (ma ultimamente è difficile rintracciare qual è l’ultima in fatto di tasse) potrebbe rivelarsi la tassa sul cibo spazzatura, vale a dire – immaginiamo – hamburger, hot dog, kebab. No, forse il kebab sarà considerato come prodotto tipico arabo/pakistano/indiano, quindi sarà preservato. Mentre l’hamburger, di quei buzzurri di americani, sarà il male assoluto, insieme alla Coca Cola (già tassata in Francia, invidiosi per non averla inventata).

Come non vedere l’inerzia dello Stato Etico che procede inesorabilmente, erodendo sempre più libertà ai propri cittadini? C’era un tizio tempo fa che veniva deriso perché si metteva a tavola con personaggi brutti e sporchi, forse unti di carne e di frittume, chi lo sa. Beveva con loro e pranzava con loro. Condivideva cibo e vino portando su di sé maldicenze e pettegolezzi. Proprio come oggi. Niente cambia sotto il sole. Sempre di moralismo e di puritanesimo si tratta, sia che si tratti di salutismo, sia che si parli di bilancio del sistema nazionale sanitario.

La libertà è un’altra cosa. La libertà anche di cibarsi di quel che non fa male all’anima. Ma oggi sono preoccupati per il nostro corpo, mica per la nostra anima, che, anzi, va trascurata. Sia mai che l’uomo riscopri se stesso.

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Madre e Padre

«Un’educazione autenticamente cristiana non può prescindere dall’esperienza della preghiera. Se non si impara a pregare in famiglia, sarà poi difficile riuscire a colmare questo vuoto».

Se i bambini arrivano in parrocchia a digiuno di preghiera e di esperienza cristiana in famiglia, è impossibile riversargliela dall’oggi al domani. Rimane una frattura tra la vita e la fede. La fede non farà mai parte della vita così come la vita non avrà apparentemente bisogno della fede, sebbene avrà altri tipi di fedi: fede nella squadra, fede nella compagnia, fede nell’oggetto desiderato, fede in una certa scienza, in una certa dieta, in una certa marca, in una certa rivista, in una qualsiasi cosa futile che non appaga.

L’esempio della Famiglia di Nazaret, come ne parla il Papa, invece, è estremamente affascinante, perché corrisponde a ciò che cerchiamo, a ciò che desideriamo, a ciò che desidereremmo per i nostri figli. Una madre che ama ["la sua fede (cfr 1,45), la sua speranza e obbedienza (cfr 1,38), soprattutto la sua interiorità e preghiera (cfr 1,46-56), la sua libera adesione a Cristo (cfr 1,55)"], un padre che educa ["Giuseppe ha compiuto pienamente il suo ruolo paterno, sotto ogni aspetto. Sicuramente ha educato Gesù alla preghiera, insieme con Maria. Lui, in particolare, lo avrà portato con sé alla sinagoga, nei riti del sabato, come pure a Gerusalemme, per le grandi feste del popolo d’Israele"].
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Attesa

Leggevo di uno “sbattezzo” di un conoscente. Scaricato un modulo, compilato, inviato per raccomandata alla parrocchia dove si è stati battezzati, registrazione sul registro dei Battesimi. Un’ingenuità che fa quasi sorridere.

Viene in mente l’albergatore di Betlemme che non ha registrato sul suo papiro il nome di quello spilungone che aveva con sè la moglie incinta. L’ha guardato, li ha guardati, e sogghignando ha detto di rivolgersi altrove, ché lui aveva finito i letti.

Viene in mente Erode, che lisciandosi la barba, dice ai quei personaggi misteriosi piovuti da Oriente, che sì, forse in effetti, la cosa può interessare anche lui. Ma solo per un secondo fine. E non dei più onesti.

Viene in mente quel pastore che ha preferito andare avanti a dormire piuttosto che alzarsi ed andare a vedere. A vedere.

Tutte cose legittime. Tutte cose non male in sé (a parte Erode…). Eppure un male per sé. Perché qualsiasi siano le decisioni e le convinzioni proprie, fuori ci sono “più cose in cielo e in terra…” e prima o poi capiterà di nuovo di commuoversi…perché siamo tutti in attesa di qualcosa.

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Il Corriere di don Verzè

Ottima analisi di Francesco Agnoli a commento del recente scandalo del San Raffaele. Ora il Corriere si butta a capofitto su qualcosa che fino all’altro ieri cullava come un suo partner di lotta contro la Chiesa e quei valori non negoziabili che per don Verzé erano invece del tutto negoziabili.
C’è altro da aggiungere?
Non è un prete di Santa Romana Chiesa quello che il Corriere fa finta di attaccare, ma un suo completo sodale. Come dimenticare infatti questa intervista?

Bene fa dunque Agnoli a ricordare alcune cosucce.

«Il Corriere era uno dei grandi sponsor di don Verzè, nella sua veste improbabile di riformatore ultra-modernista della Chiesa cattolica. L’alter ego del cardinal Martini, tanto amato da Ferruccio de Bortoli. Qualcuno ricorda la pubblicità offerta dal quotidiano di via Solferino, al libro ereticale del cardinal Martini e dello stesso Verzè: “Siamo sulla stessa barca” (edizioni san Raffaele)?
Il libro piaceva, perché metteva in dubbio molte verità dogmatiche della fede cattolica».

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Donne moderne

Sfogliare le riviste femminili a volte ti aiutano a ricordare come si sta bene quando non le si legge, ma allo stesso tempo hai la piena consapevolezza di ciò che passa il convento oggi, pardon, il potere.

Articolo su “Quanto è bello divorziare oggi”.
Donne felici perché hanno divorziato.
Donne che hanno ritrovato la loro indipendenza.
La loro serenità.
La loro vita.
La loro autostima.
La loro. Non importa cosa. Basta che sia loro.
E via foto di attrici e cantanti donne da poco divorziate.
Sulle persone normali nulla. Sui problemi economici nulla. Sui problemi dei figli nulla. Ma intanto il messaggio è partito.

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E Luce fu

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Occhio

Alle spalle di Barroso spunta l’occhio di Saruman…
Ma le dodici stelle della corona di Maria ci proteggeranno.

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A D.D.

La messa alla domenica, la confessione a Natale e Pasqua. Il “gruppo” settimanale. Qualche preghiera. Insomma la norma. Il cristiano medio che si ritiene impegnato. Fino a quando in quella Veglia di Pasqua (o era la Vigilia di Natale?), ci fu l’incontro con D.D. che minacciò la non assoluzione. Troppo tiepidismo aveva riscontrato. Troppa normalità. Poca fede. Poco amore. Come si può avere fede, del resto, se non ci si comunica tutte le domenica?

Fu un trauma. Inizialmente scattò la ribellione. Mica si è ucciso nessuno. Tipico di chi non ha capito. Tipico del cristiano tiepido del so tutto io. Poi, violentandosi, il rapporto diviene più costante, il dialogo sempre più approfondito. D.D. con pazienza e amore fa apprendere anche le cose più ostiche, addirittura la messa quotidiana, al cui solo sentirne parlare fa scattare risolini su bigottismi e dintorni. Soprattutto ai cristiani adulti, del so tutto io.

Macché bigottismi: “Dacci oggi il nostro Pane quotidiano”. E se ci cibiamo di pane quotidiano, non si capisce perché il cristiano non si debba cibare di altro Pane, il “pane elfico” di gergo tolkeniano. Anzi, il Pane di Vita di cui parla Cristo.

O come l’Adorazione Eucaristica, o l’adorazione di chi entra per pochi minuti in chiesa, alla ricerca del silenzio dentro e fuori di sè. Al solo sentirne parlare gli occhi strabuzzano. Ma di che parla? Poi al ritorno da Roma, quella battuta improvvisa: “Dopo il discorso del Papa, volevo chiamarti”.

È così. D.D. è stato colui che ha illuminato il cammino di un fedele poco fedele.
Grazie D.D.

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Real Steel

Un padre e un figlio.
Ancora una volta il cinema americano mette di fronte un padre e un figlio. Un padre solamente biologico, per la verità, e un figlio mai conosciuto, mai visto, mai amato.
Per poi mostrare un legame che piano piano cresce, fino a redimere in qualche modo il padre e a rendere felice il figlio, che altrimenti non sarebbe felice nemmeno di vivere in una casa di lusso, che pure avrebbe.
In mezzo un robot, che inizialmente funge quasi da padre per il ragazzino. Diventa lo scopo del vivere, qualcuno che lo guarda negli occhi, che lo fa divertire, che lo abbraccia. Qualcuno che “combatti per lui”, come dice il piccolo Max che si aspetta che lo faccia il padre più che il robot.
Ancora un film di formazione, magari banale, magari più sull’intrattenimento che sulla qualità dei dialoghi, ma non da buttare via.

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Scienza

Si torna a parlare di ricerca sulle staminali embrionali. E lo fa Papa Benedetto XVI, ricevendo in udienza in Vaticano i partecipanti al convegno internazionale sulla ricerca sulle cellule staminali adulte promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura. Nel suo intervento, Benedetto XVI non ha certo bandito la ricerca tout court, come farebbe intendere il titolo di questo articolo del Corriere (si potevano avere dubbi sulla malizia del Corriere al riguardo?). Anzi, ha elogiato “La ricerca scientifica [che] offre una opportunità unica per esplorare la meraviglia dell’universo, la complessità della natura e la bellezza peculiare dell’universo, inclusa la vita umana”. A patto però che essa non superi certi limiti, perché “Se questi limiti vengono superati, si corre il grave rischio che la dignità unica e l’inviolabilità della vita umana possano essere subordinate a considerazioni meramente utilitaristiche”.

Quindi non una posizione contro la ricerca, ma a favore di una ricerca che tenga conto della dignità umana e di un’etica propria dei ricercatori. Ancora una volta il Corriere fa un’informazione di parte, maliziosa e faziosa. Perché non solo il Papa ha questa posizione. Basti vedere l’opinione del professore Angelo Vescovi, che si professa agnostico:

«La realtà è che dietro la spinta a procedere sulle cellule staminali embrionali c’è una spinta di carattere economico. Si sono spesi 40 milioni di dollari per anni senza produrre nulla, con una sperimentazione che è  anche rischiosa  nei confronti del paziente per il modo in cui viene condotta. Ma soprattutto non si possono fare affermazioni per giustificare tali sperimentazioni dicendo che essa è l’unica possibile. La logica del Papa, e lo dice uno che è agnostico e ribadisce il suo essere agnostico, è straordinaria. La scienza che pensa di produrre la vita umana al fine stesso di distruggerla per  creare delle cellule è una scienza che si dichiara sconfitta. Una scienza che crea vita per distruggerla con lo scopo di aiutare la vita ha fallito la sua concezione: è una tecnologia applicata, ma non al servizio dell’uomo».
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