Vendetta e perdono. Dannazione e redenzione.
Il western è un genere non più di grande moda. Eppure riunisce in sé una realtà complessa, piena di sfide: umane, economiche, sociali, ecc. In passato incarnava il manicheismo puritano, lo sappiamo. I buoni da una parte, i cattivi dall’altra. Dalla fine degli anni Settanta, però, con il famoso “Soldato blu”, fino a ”Balla coi lupi” e al meno conosciuto (ma non meno bello, anzi…) “Gli spietati”, qualcosa è cambiato. Non riuscendo tuttavia a ritrovare quello splendore che il genere western ha vissuto nei primi decenni del dopoguerra.
Oggi a riproporre il genere ci ha pensato una grande serie Tv ancora inedita in Italia: Hell on Wheels, in cui i temi sono i soliti: la ferrovia, la vendetta, gli indiani; ma la lettura è senz’altro diversa, approfondita, increspata dai chiaro scuri dei personaggi. A cominciare dal protagonista Cullen Bohannon, una giubba grigia, uscito sconfitto in tutti i sensi dalla guerra civile. Ha perso la guerra. Ha perso la moglie. Ha perso il suo ranch. Va avanti cercando vendetta. La sua umanità, ormai perduta, si intravede nel rapporto con Elam, il nero ex-schiavo, che lavora ancora come uno schiavo, in lotta con l’uomo bianco, anche lui in cerca di una vendetta, di una rivalsa, come Lily Bell, la bionda ragazza del west (ma è inglese), come lo “svedese”, come l’irlandese, come gli indiani. Tutti hanno una ragione per cercare vendetta e serve qualcosa che rompa questa dura legge del west. Un’occasione che tutti avranno, ma che non tutti coglieranno.
Vendetta e perdono. Chi persevera nella ricerca della vendetta personale, perde in qualche modo se stesso. Perde un’occasione per ricominciare. Chi è perdonato, chiede perdono e riceve perdono, come Mr. Toole, l’irlandese che si redime dopo aver ricevuto una grande grazia, o come la prostituta Nell, che solo attraverso il perdono può affrontare la vita in un altro modo.
Un grande dipinto umano, Hell on Wheels, in un magnifico scenario, umano e storico.
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