diario

E poi…

19 novembre 2011

E poi succede che senza capire il perché non ti va di stare da solo e quindi non disprezzi la compagnia di quelli che in altre circostanze avresti chiamato scassaballe.
E poi capita che ti trovi seduto all’una di notte in un bar giù alla marina al bancone sottoilluminato al neon a sorseggiare una cioccolata calda e chiacchierare con il barista.
E poi accade che ti metti in macchina a girare a zonzo per non sentire i tuoi pensieri perché il tuo orgoglio certe cose non le vuole ammettere a te stesso nemmeno sotto tortura.
E poi ti chiedi se quando una persona ne sostituisce un’altra nella vita o nei pensieri di qualcuno per essa avviene il passaggio di consegne così come ad esempio per i presidenti del consiglio. Ma al posto della campanellina cosa si dà in consegna?
E poi il caro vecchio orgoglio ti ricorda che ora stai esponendo troppo i tuoi lati umani e questo può essere una breccia in una fortezza che deve rimanere incorruttibile.
E poi ti rendi conto che l’animo umano è un’immensa, sconfinata e buia landa notturna vista da lontano, rischiarata ogni tanto da fari di automobili che passano in maniera sparpagliata e rada, spegnendosi fiocamente man mano che si avvicinano alla linea dell’orizzonte oltre le colline.

Io della vita non ho capito un cazzo

14 novembre 2011

Detto fatto.
Finalmente ho recuperato un po’ di sonno e sono tornato ad essere un notturno. È incredibile come i miei ritmi siano ormai conformati a determinati orari e come la rottura dei miei equilibri possa farmi star male. Quattro mesi non son bastati a farmi acquisire un nuovo bilanciamento diurno delle mie ore di veglia. Giorni di quiete dunque? Macché, sono state giornate che hanno creato in me parecchi interrogativi e dubbi. Più vado avanti e più mi convinco di essere completamente fuori posto e fuori tempo.
Sabato avevo parecchie cose da sbrigare, tant’è che mi sono svegliato da sogni in cui prendevo treni lenti che non riuscivano a portarmi in tempo nella stazione di destinazione. Nel fondato timore di non riuscire ad assolvere agli impegni di quel giorno mi son subito alzato organizzandomi una giornata un po’ particolare, bilanciando tutti i tempi morti ed inquadrando in un’evoluzione logica e cronologica i vari compiti. Prima di tutto sono andato all’ospedale dove una parente ha avuto un bel marmocchietto morbidoso. Dubbio numero uno: perché ultimamente devo trattenere la commozione nel vedere la vita che si forma dal nulla? È mai possibile che quei cicciobelli animati comincino ad infondere in me quel senso di tenerezza e protezione insito nella forza rigeneratrice del mondo e della natura? Istinto paterno? In me? No, dico, in me? Non volevo né voglio una risposta, quindi mi son subito fiondato ad approfittare di una bella ora buca prima dell’inizio della partita da riprendere. Se fossi tornato a casa avrei sciupato quel tempo esattamente nel tragitto di andata e ritorno, quindi ho deciso di andarmene beato sulla spiaggia spaparanzato al sole a leggere un ottimo saggio sul senso tragico della cultura classica greca. E qua niente dilemmi, solo goduria allo stato puro e pace interiore.
Poi la partita, finita la quale avrei dovuto fare, come sempre, le interviste postgara. L’operatore della rete avversaria si è mostrato subito cordiale ed amichevole, abbiamo fatto pure alcune domande a riprese incrociate all’allenatore di una squadra mentre l’altra, apparentemente, si era riservata il diritto di non rispondere. Io e l’operatore ci siamo quindi salutati e stavo per andarmene. Tuttavia, una sorta di quinto senso e mezzo (alla Dylan Dog) mi teneva vigile e sull’attenti. Infatti da lontano, tra gli alberi, scorgevo il cameraman che quatto quatto andava ad intervistare gli esponenti della squadra che ancora non aveva rilasciato interviste. E che cazzo, perché il tizio voleva mettermi in difficoltà? Voleva fare importante la propria emittente ottenendo un’esclusiva di sto par di balle? Vuol dire che la bestialità umana è a così traboccanti livelli? Ma a che bassezze scendono mai le persone? Allora devo sempre andare in giro con la modalità “bastard inside” fissa su “on”? Si immagini la faccia del tizio non appena, finito il suo servizio, si è voltato ed ha scorto me dietro le sue spalle con tanto di telecamera pronta alle riprese!
Vabè, mi sono detto, un episodio non poteva rovinare una bella giornata, neanche valeva la pena incazzarsi più di tanto. Spostamento in un’altra città, verso lo studio del fotografo. Deviazione su una zona di campagna a ridosso di una spiaggia deserta. Pisciata liberatoria. Continuazione del viaggio con la stufetta accesa e buona musica. Allo studio ho passato un paio d’orette, giusto il tempo di stampare un megaposter da mettere in vetrina di una foto fatta da me all’ultimo matrimonio. Per strada avevo visto una locandina che pubblicizzava una sagra del riso con salsiccia e funghi in un paesino inerpicato per le montagne. Perché perdermela, mi sono chiesto. Ma prima di ripartire ci voleva un gran bel gelatone alla pesca. Si, mi andava anche se faceva freddo. Gelato e percorso verso il parcheggio. Ora, disposto lungo questo tragitto si trovava lo studio fotografico del nikonista il quale stava per chiudere. Gentilmente ho rivolto un saluto di circostanza e il fotografo invece ha attaccato a interloquire in maniera cordiale e mielosa, chiedendomi alla fine se mi fosse andato qualche volta di fare qualche servizio in esterno con lui. Eh? Come? Cosa? Insomma, a causa anche sua il corso è diventato un campo di battaglia, caratterizzato da colpi bassi e meschinità. Ha creato gelosie, invidie, alcune si sono fatte scopare da lui per essere prese a suo servizio, mi ha sfidato, ostacolato, sminuito, attaccato grettamente e ora mi chiede di far parte del suo gruppo ed insegnargli le mie tecniche e trucchi? Ma che cazzo di mondo è questo? Sono rimasto di stucco, ho alzato le spalle, risalutato e me ne sono andato. Chilometri per stradine tortuose rapito da pensieri e riflessioni. Il risotto poi era sì buono ma risicato, le castagne ancora più assenti. E si doveva dare pure un piccolo contributo! Me ne sono tornato a casa ancora assorto dai dubbi ascoltando il radiogiornale. Tutti esultano per la caduta del Berlusca. Intanto però si dà il paese ad un uomo di punta della Goldman Sachs. Cosa? Dare il potere ad un banchiere per salvare la nazione dalle banche? Qualcosa non mi torna. Toh, è quello che è accaduto pure in Grecia. Boh. A questo punto per evitare che un negozio venga svaligiato affidiamo i sistemi di sicurezza alla banda bassotti! Fanculo, ho spento la radio. Arrivato dentro,  il colmo divertente è stato il trovare casualmente in cucina, avvolta nella tovaglia,  una mega porzione di ottimo risotto alla zucca e pancetta, e accanto un contenitore di caldarroste già addirittura sbucciate!
Avrei potuto godere delle delizie del palato senza fare chilometri, ora tutto quel ben di dio sarebbe stato accantonato. No, il cibo non si può né si deve buttare e vista la serata grama dal punto di vista delle provvigioni, anziché permettere un inutile scialacquio culinario e fiondarmi sulla mia sempre favorita frutta, ho apparecchiato tavola ed in compagnia di me stesso, mentre gemevo di puro piacere per le sensazioni che venivano trasmesse alle mie papille gustative, ripensando a tutta la giornata ho avuto l’illuminazione: io della vita non ho proprio capito un cazzo.

L’armistizio

11 novembre 2011

Bene bene, tazza di latte e miele fumante, stufetta accesa, tempo felicemente grigio e minaccioso, ultimo album degli Enigma e io seduto sulla mia cara poltrona davanti al mio nasa-pc. L’atmosfera è giusta per buttare giù due appunti. Tra un po’ devo andare da una vecchietta per farle la fototessera. Qua non ci son fotografi, gli anziani allettati non possono uscire da casa e chiamano me qualora abbiano bisogno delle foto per il rinnovo di documenti. La cosa non sarebbe male se poi i famigliari, morti i vecchietti, non utilizzassero quelle foto per le lapidi. Andare al cimitero e trovare tombe con delle fotografie che ho fatto io mi da un senso di angoscia.
Ma cambiamo discorso. Ieri dunque c’è stata la riunione degli allievi del corso e del tutor, pensavo (a ragion veduta) che ci potessero essere delle complicazioni invece tutto è andato liscio, erano solo comunicazioni di servizio e spiegazione di turni e registri vari. Poi ho parlato con il fotografo che mi ha preso con se per lo stage (lo stesso con il quale ho già dei rapporti “lavorativi”) e mi ha detto papale papale che se voglio posso rimanere a casa per questo mese obbligatorio, tanto con lui ho fatto parecchie ore al di fuori delle lezioni, l’importante è che mi faccia trovare sempre pronto quando ne ha bisogno, ora e dopo, anche e soprattutto al di fuori di questo stage formale. Giustamente devo recarmi almeno tre volte a settimana per firmare le presenze. Intanto a fine mese mi vuol portare con lui alla fiera dei fotografi a Taormina, così da vedere se c’è qualcosa che ci può essere utile. Agli inizi di dicembre dovrebbero poi partire le altre 300 ore del prolungamento, ma con il cazzo, mi sono stufato di avere a che fare con certi idioti.  Questo ampliamento non è obbligatorio ed è una sorta di megalaboratorio finalizzato ad una mostra fotografica finale così da far contenti comune, ente d’istruzione e regione. Avuta la qualifica io me ne sbatto altamente le balle della mostra e delle cazzate ad essa correlate. Ho contato i km e sono quasi 60 tra andata e ritorno, hanno un certo costo quindi fanculo. Oddio, mi dispiace per alcuni colleghi, ci si stava bene assieme, poi Capo D’Orlando è una bella cittadina, non lo nego. Si, vabè, lo ammetto, mi dispiace anche per la bella e dannata che ho scelto come modella per il compito di book fotografico. Dopo parecchio tempo ho trovato una persona che almeno fisicamente mi piace tantissimo e già è un evento raro. È “strana”, sulle sue, sta nel gruppo a me ostile, le sto sulle balle e cose del genere. Se è solo questo che mi fa desistere dal “provarci”? No, no, queste sono bazzecole, è tutto un insieme di fattori. Prima di tutto ha nientepopodimeno che dieci anni in meno di me, troppo piccola. Tertium non datur direbbero i latini. In secondo luogo non ho la minima intenzione di mettermi con qualcuna, è un qualcosa più forte di me. Troppe scottature e scoppole immeritate. Aprirmi con un’altra persona, diventare un tutt’uno con la sua anima e poi… No, no, no, per cortesia, siamo seri. Il mio mondo è troppo dorato, non sono così folle da rischiare di infangarlo. Inoltre significherebbe pure buttarmi a capofitto in una situazione difficilissima: lei soffre di epilessia e suo fratello di autismo. No, questa non è una motivazione per scappare, anzi la aggiungerei, assieme alla sua bellezza, ai motivi per i quali mi potrei avere il piacere a stare con lei. Se si vuol bene ad una persona la si deve anche voler proteggere, a scapito pure della “serenità” e della “felicità”. Ma ancora manca la ciliegina sulla torta: ho messo su google il suo nome intero e son capitato nel suo profilo di twitter, facebook è da lei odiato (furba). In un post ha disgraziatamente messo il suo nome e a google (e quindi a me) non è sfuggito. Bene, ha solo amiche donne, non fa che parlare di quanto siano belle alcune donne e cantanti femmine, adora i messaggi di Lady Gaga anche se non tutta la sua musica, dice che tra le sue canzoni preferite (che la fanno piangere) ci sono quelle contro l’omofobia, soprattutto Make It Stop (September's Children), dedicata a tutti i gay che hanno sofferto ( http://www.youtube.com/watch?v=_90eOj6iWXI ), o anche quella di Lady Gaga che incita ad essere orgogliosi di ciò che si è (un po’ sulla scia della chiusura del gaypride che ha presenziato a Roma). Concludendo, si capisce che è lesbica. Il che spiegherebbe parecchi suoi commenti e comportamenti in aula. Insomma, per tutti i motivi di cui sopra è impossibile solo il pensare di poter stare con lei, sia per le sue che le mie di barriere. Però ho scoperto che se c’è qualcuno che dice di essere rapito dagli occhi di un’altra persona del sesso opposto non è una cazzata, io ne sono stato letteralmente magnetizzato. Naturalmente non mi sono mai sbilanciato né ho mai fatto capire che la tizia mi piace, anzi mi sono dimostrato sempre parecchio gelido ed indifferente. Oh, se qualcuno pensa che la tizia mi faccia gola in quanto single è proprio fuori percorso perché il corso era pieno di ragazze single, alcune considerate gran gnocche, ma a me non piacevano. Cioè, non mi suscitavano nessuna ammirazione o piacere. Causa della mancata confidenza o rapporto sociale? Macché, anzi sono pure considerato della loro cerchia. Da buon asociale inside, tra qualche tempo farò perdere le mie tracce. Faccio socialmente schifo, lo so. La bella e dannata dunque, dicevamo. Bene, quando avrò l’occasione di vederla mi beerò del poterla (con discrezione) ammirare, come si ammira un bel tramonto, un quadro, un castello antico o un panorama, senza alcuna velleità o sogno.
A proposito di sogni, stanotte non sono andato a Roma, ma a Mosca! Precisamente intorno agli anni ’30 del secolo appena scorso. La piazza rossa onirica non era niente di che, l’albergo era carino. Freddo e comunista ma piacente. Mi trovavo con qualcuno che nel sogno conoscevo come amico e con sua moglie. Alla fine quest’ultima se la faceva con il direttore dell’albergo (così ci siam potuti permettere la permanenza) e tutta la scena onirica è finita nel corridoio dell’hotel, mentre un inserviente spingeva un grosso e corposo carrello che fungeva da telegrafo portatile per i clienti (si, la mia fantasia ogni tanto si dà da fare, negli anni trenta non c’era il cellulare, eh!) e in dissolvenza io davo delle pacche consolatorie nelle spalle dell’amico disgraziato. In un altro sogno ero inseguito assieme ad un altro fantomatico amico da una vecchia fiat seicento posseduta. Non avevo paura, ero sicuro che l’avrei sconfitta, come infatti è avvenuto. Ma ho dovuto passare attraverso antiche cantine e scalato una montagnetta in pietra, dalla sommità della quale ho lanciato massi contro la macchina indemoniata. La cosa mi divertiva pure.  
Adesso vado, la vecchietta aspetta.
Che bello sarà poter tornare a dormire la mattina e fare le ore piccole !!!

Ma porc…

10 novembre 2011

E questa richiamata alle armi?
No, eh, non facciamo scherzi, la guerra al fronte è terminata, restano da fare solo le retrovie, oggi conferenza dei capi d’armata e di tutti i reggimenti. Bisogna mediare per la pace senza compromessi, tra un po’ vado alla riunione.
E che cazzo, niente più armi in mano, ora mi stanno girando i coglioni.
Di notte non faccio altro che sognare i bagordi a Roma, me ne fotto del corso e di quelle quattro galline e paraculi.

Ebbene si

3 novembre 2011

THE WAR IS OVER
E scusate se me ne esco sbattendo la porta e mandando qualcuno a fare in culo. Ad essere troppo buoni la si piglia di dietro.  In profondità e senza vasellina.
Ora la battaglia principale è cessata, fine delle ostilità. Certo, ancora fino a dicembre c'è il periodo postbellico, quello della ricostruzione e dell'imposizione della pace, ma penso che il peggio sia passato. Devo ora ridare il vecchio equilibrio alla mia vita.
Le roi est mort, vive le roi!

Postilla alla rabbia immotivatamente motivata

1 novembre 2011

Quella scarica di rabbia ci voleva proprio, oggi ho fatto una gran giornata di scatti fotografici ad un matrimonio. Se è bastato questo a calmarmi? Placarmi si, acquietarmi completamente no.
La rabbia che ci si porta dentro è un qualcosa di atavico, ormai profondo e stratificato. Anni di immeritate batoste edulcorate solo dall’orgoglio  personale e da un autoconfortante senso del mio ego.
E tra un po’, visto che la stanchezza mi prende a schiaffi, me ne vado a letto a dormire il sonno dei giusti. Fanculo ad alluin, agli americani, alla zucca, al dolcetto scherzetto, alla borsa in calo, alla crisi, alle multinazionali, alle  banche e a tutte dioporcate del genere.

Rabbia immotivatamente motivata

31 ottobre 2011

Ho rabbia. Trabocco di rabbia. Di quelle che covano e possono esplodere. Dentro.
Sono calmo, disinteressato. A cavallo tra l’annoiato e lo stressato. Fuori.
Però è una rabbia dolce, dura da far paura. Mi mancava, mi da la carica, mi fa essere me stesso. No, non si pensi che sia una sorta di non arrendevolezza, semmai è una potenza autodistruttiva.
In fondo si sa che io sono autolesionista e masochista con il mio destino.
Godo della distruzione, vi vado incontro a testa alta e petto in fuori. Poi se qualcosa non mi distrugge non può fare altro che fortificarmi.
Non credo nelle rincarnazioni, ma qualora ci possa per assurdo essere qualcosa del genere, allora molto probabilmente in un'altra vita sono stato un altissimo prelato, forse forse addirittura implicato con la santa inquisizione.
Brucio tutto, cazzo.  E che di conseguenza tutto vada splendidamente a farsi fottere.

Intermezzo musicale

27 ottobre 2011

Sto lavorando a delle foto di un matrimonio che il fotografo sotto la cui ala sono stato preso ha scattato tempo fa. Diciamo che non sono il massimo e io le sto sistemando, vah. Se avessi potuto farle meglio? Ah boh, chi può dirlo… O:) Intanto ascolto un po' di musica. La scelta è caduta su "Mokarta" dei "Kunsertu". E' una sorta di serenata in dialetto messinese, a tratti fa venire la pelle d'oca. Sono rimasto estasiato da queste parole:
"Passu di notti e ti salutu strada,
cu 'na vampa 'nto cori e vuci ardita,
pu nu salutu a mmia finestra amata
cca rintra c'è na rosa culurita,
rosa chi di li rosi ammuttunata,
rosa a tinutu 'n pedi la me vita,
passu di notti e ti salutu strada… "     

Dire che sono meravigliose è poco.

Qualcosa sul matrimonio e sull’amore

24 ottobre 2011

Ho finito il processo da raw a jpg delle foto del matrimonio fatto a settembre. Per essere il mio primo servizio professionale devo dire che non è niente male. Voglio mettere qua qualche esempio del mio stile che è parecchio piaciuto al fotografo principale: è una commistione di classico (le pose nominali) e di azzardato (le pose rubate). Intanto visto che si parla di matrimonio voglio scrivere qualche riflessione sull’(inesistenza ed impossibilità dell’) amore.
In teoria esso si potrebbe scindere in due tipi: ricambiato e non ricambiato. Il primo è una mera illusione, il secondo un’ossessione, anche se a dire il vero esso è qui più puro.
Se è ricambiato vuol dire che A ama B e (ma sarebbe più giusto dire “in quanto”) B ama A. Il teorema de “Il fantastico mondo di Amelie” era che basta dire ad A che B sia interessato e viceversa che Cupido scaglia la sua freccia ed è fatta. Ora, perché si parla di illusione? Perché in realtà A non ama proprio B, ma l’amore che quest’ultimo ha per A. Poi tutto diventa abitudine e dipendenza. Quindi questo amore è solo un mito da sfatare.
Bene, ma se A è innamorato cotto di B senza che quest’ultimo elemento ne possa o voglia sapere? Sono sofferenze, ok, ma in realtà A non ha proprio esperienza di B, quindi ama semplicemente un’ “Idea” di quest’ultimo (w Platone). Se poi disgraziatamente non è solo un’idea, allora diventa una chimera, un qualcosa di irraggiungibile. Per fortuna, direi, perché i sogni irrealizzabili ma in teoria possibili sono i più belli. Sono film mentali che possono dare il sorriso in una giornata grigia. Certo, prima o poi il risveglio sarà brusco e questo è un altro problema. Insomma, come alla fine riassumeva Pirandello, l’amore non esiste, ma se dovesse esistere allora sarebbe impossibile ed irrealizzabile.
Le due parti dello stesso essere androgino del quale si parla nel Simposio  di Platone sono destinate a cercarsi per sempre senza mai trovarsi e quando sembra che l’unione possa avverarsi, in realtà si tratta solo di un’illusione.

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Considerazioni su una spiaggia d’autunno

20 ottobre 2011

Oggi c’era un test di fine modulo. Venti domande che per me erano una minchiata. Ho subito risposto e poi, visto che agli altri ancora passava tanto, me ne sono uscito fuori. Bella giornata soleggiata, mare calmo e spiaggia ormai deserta di turisti e bagnanti. Potevo resistere alla tentazione di andarmi a sdraiare sullo spazio antistante la battigia? Che domande, certo che no!
Guardando il mare d’autunno riflettevo su come la vita sia divisa tra veri perdenti e falsi vincenti. Diceva il saggio Totò che la cernita era tra uomini e caporali. Io ovviamente sto dalla parte dei perdenti. Che ci vuole a saper reggere la vittoria? Hai vinto, amen, la vita ti arride, di cosa puoi preoccuparti? Invece a saper perdere ce ne vuole, soprattutto nel mantenere la propria dignità. Sai di perdere, alfine sei sconfitto eppure continui imperterrito, non ti fai abbattere dalle sconfitte, vai sempre avanti. Salita, schiena piegata in avanti dallo sforzo e pedalare. Di forza, anche se combatti solo per te stesso, solamente per essere soddisfatto di arrivare al traguardo, anche se gli altri vi sono giunti da un pezzo e addirittura i giudici di gara ormai se ne sono pure andati da quanto sei in ritardo. Non importa, hai perso, ma continui a pedalare.
Sei quello diverso, quello escluso dalla massa, il reietto, l’emarginato, i tuoi pensieri li puoi condividere solo con te stesso, ma non ti arrendi mai e continui imperterrito. Cadi dalla bici ogni tanto ma subito ti rialzi e continui, continui, continui. 
Perché la società ci presenta i modelli dei vincenti? Che cazzo di stronzata è mai questa? Cos’ha da insegnarti chi ha saputo vincere? Ti insegna ad attaccare, ad essere cannibale e a far perdere gli altri? Tutto è lotta per la sopravvivenza quindi. Se poi però arriva la prima sconfitta (e nella vita tutti siamo semplicemente dei vinti, come diceva il grande Verga) allora i castelli di carte cadono e non si sa affrontare la realtà. Ricconi drogati, gente per bene che ha perso il senso della felicità, vincenti vuoti. Cieli perennemente grigi.
I modelli da seguire dovrebbero essere quelli di chi sa perdere con dignità e nonostante tutto continua a vivere senza fare Harakiri. E infatti io mi schiero sempre dalla parte dei perdenti, dalla parte di chi è sconfitto. Sto con le minoranze, tifo per i veri deboli. Per fortuna direi.
Si, perché come so perdere io ben pochi ci riescono. Amore? Batoste tra capo e collo. Amicizia? Ah ah ah, lasciamo stare, non vi ho mai creduto. Soldi? Cambiamo argomento. Speranze? In qualsiasi cosa vi levo mani, non credo nelle illusioni. Politica? Stendiamo un velo pietoso. Salute? Cough cough. E quando penso di voler mandare a fare in culo tutto il mondo allora mi rendo conto che sono il pivot di alcuni elementi, non posso mollare, altrimenti distruggerei la vita delle poche persone a me care per davvero.
E la mia di vita?
Eh, l’ho detto, come so perdere io…
È inutile, sono perdente anche in questo, alla fine ho sempre dato la mia vita per altri. Da quanto l’ho presa in culo in teoria non potrei stare più nemmeno seduto. Ma negli ultimi tempi l’ho fatto solo per i miei, gli altri si fottano.
Così mentre ero sdraiato cogitabondo sulla spiaggia è venuto il mio orgoglio a spronarmi , come sempre, a calcetti. Che compagno il mio orgoglio! Mi ha preso a braccetto e mi ha ricondotto in trincea. Ovviamente in una guerra dalla parte dei più deboli e dei perdenti.

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