a tre anni dall’ omicidio dell’ ex presidente delle Ferrovie gli sviluppi nell’ indagine portano verso l’ intreccio mafia politica
delitto Ligato, luce sui mandanti?
forse una svolta ma il giudice nega gli avvisi di garanzia. il sostituto procuratore di Reggio Calabria sarebbe giunto alla fase conclusiva dell’ inchiesta sull’ omicidio di Ligato Lodovico. coinvolte le cosche reggine
DAL NOSTRO INVIATO REGGIO CALABRIA . Politica e ‘ ndrangheta, sedute attorno a un tavolo per emettere una sentenza di morte. E la notte del 26 agosto 1989. Lodovico Ligato, presidente delle Ferrovie, e’ massacrato. Finisce al cimitero. Sono passati piu’ di tre anni. E le indagini a che punto sono? Improvvisamente, anche sulla scia della trasmissione televisiva “Telefono giallo”, parlano giudici, investigatori, esperti. L’ ennesimo polverone. Oggi si e’ scoperto che il sostituto procuratore di Reggio Calabria sarebbe arrivato alla fase conclusiva dell’ inchiesta. Un crogiuolo di interessi mafiosi, di grandi business che hanno alla radice migliaia di miliardi dello Stato per risollevare dalla miseria la Calabria e, in particolare, la provincia di Reggio. E un uomo, Ligato, che improvvisamente decide di far rientro nella politica e riprendere in mano il Palazzo comunale. Un vero centro di affari illegali, come dimostra lo scandalo, di qualche mese fa, di “Tangentopoli”. Ora sarebbero stati notificati alcuni avvisi di garanzia a presunti mandanti dell’ omicidio. In parte mafiosi, in parte uomini politici, un tempo vicini a Ligato. Uomini che l’ ucciso conosceva bene. L’ inchiesta vive una delicatissima fase. Il sostituto procuratore Bruno Giordano non apre bocca. Smentisce tutto. Ma le investigazioni parlano di “importanti sviluppi” e di un impulso recente, ad opera di alcuni pentiti. I mandanti dell’ omicidio avrebbero cosi’ un nome e un cognome. E sarebbe ben chiara la motivazione del delitto. Come ci spiega proprio un detective di Stato: “Siamo arrivati a capire probabilmente il contesto degli interessi in gioco. Una partita giocata con la morte”. E di quali interessi si tratta? Qui entrano di prepotenza le cosche reggine. Perche’ nessun grosso affare si fa a Reggio . e questo accade pure oggi . senza il consenso della ‘ ndrangheta. Un esercito di killer e di capibastone, ben descritto nelle centinaia di processi che da anni si svolgono nei fatiscenti palazzi di giustizia della regione. Nessuna novita’ , invece, per l’ identificazione dei killer. Si parla di un biondino, di due assassini, i cui identikit di frequente sono esposti sui parabrezza delle macchine della polizia o nelle bacheche delle caserme dei carabinieri. Cosa dicono, in sostanza, gli elementi dell’ indagine, piu’ significativi, sinora acquisiti? La decisione di uccidere Ligato sarebbe maturata come effetto di una scelta personale: il rientro nella politica attiva. Cioe’ il ritorno a Reggio dopo le dimissioni da presidente delle Ferrovie. Ma che ragione aveva Ligato per dimettersi? Una sola. Ed e’ il filone dell’ inchiesta. La pressione degli ambienti politici locali e delle cosche. Per una sorta di “regolamento di conti”. Sulla scia di una considerazione: impegni presi e non mantenuti. Forse Ligato antesignano di Lima? Esiste pure l’ ipotesi contraria, come il rovescio di una medaglia. Se Ligato fosse rientrato a Reggio avrebbe influenzato negativamente, forse “rotto”, quegli equilibri nuovi che dopo la sua partenza per Roma si erano consolidati. Due piste per un’ indagine. Due solchi da approfondire. E i risultati, a tre anni dal delitto? A Reggio . e questo e’ un fatto importante per capire l’ omicidio . decine di amministratori comunali sono stati spazzati dal vento di “Tangentopoli”. Intreccio ‘ ndrangheta.politica. E qualche rivolo di inchiesta potrebbe esser finito tra le pagine scritte dal sostituto Giordano. Ovviamente, com’ e’ nella prassi giudiziaria, nessuna conferma. Un’ altra considerazione accredita le ipotesi degli investigatori: la pistola utilizzata e’ una Glock austriaca che sarebbe stata usata per due omicidi nel Reggino contro uomini del clan De Stefano. Un’ organizzazione criminale che ha combattuto una lunghissima guerra per il controllo della citta’ , contro la famiglia Imerti. Ligato, ucciso, quindi, nello scontro tra fazioni politiche e clan mafiosi. Si e’ parlato del delitto anche come questione “privata”, “familiare”. Si e’ scritto di tutto. Pure di tangenti finite in Puglia. Come di un’ arma usata dai servizi segreti, quasi un giocattolo di plastica. La moglie ha visto in faccia i killer. Ligato non era scortato perche’ da anni, secondo la Digos, non si occupava piu’ di politica. Un’ analisi quantomai superficiale. Perche’ proprio per la “politica impossibile” Ligato probabilmente e’ stato ucciso. Adriano Baglivo
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(5 novembre 1992) – Corriere della Sera
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ricostruiti i moventi del delitto
” una torta di 1200 miliardi “
l’ intreccio politico e mafioso e l’ importanza del fiume di denaro degli appalti da spartire sarebbero stati i moventi dell’ uccisione di Ligato Lodovico, secondo il magistrato Bruno Giordano
REGGIO CALABRIA . Dottor Giordano, che ruolo ha avuto l’ intreccio politico.mafioso nel delitto Ligato? “Un ruolo principale. Ligato e’ stato assassinato perche’ avrebbe potuto rompere gli equilibri saldati tra politici e mafiosi. La citta’ di Reggio e’ stata governata in questi ultimi anni da un gruppo di potere che decideva di volta in volta sia le scelte politiche, sia la gestione dei finanziamenti”. . Era una presenza verticistica o schieramenti politico.mafiosi? “Una cupola vera e propria, formata da Battaglia, Quattrone, Nicolo’ e Palamara: affiancati nelle loro scelte da esponenti delle cosche vincenti. Era stata costituita una societa’ di servizi, l’ Aurion, proprio per gestire i 1200 miliardi che dovranno finanziare opere pubbliche a Reggio Calabria”. . E il ruolo della ‘ ndrangheta? “Soprattutto le cosche vincenti, Condello.Ferraino, erano interessate a questo fiume di denaro. Circa 200 miliardi, dei 1200, sarebbero andati nelle loro tasche. L’ accordo politico mafioso era stato sottoscritto nel 1989. Anno in cui la cosca dei Condello.Imerti, aveva decimato gli avversari De Stefano”. . Ma Ligato aveva avuto agganci o con la ‘ ndrangheta nel passato? “Non in maniera diretta. Gli ottantamila voti di preferenza ottenuti erano si’ frutto di amicizie con i De Stefano ma la cosca era subalterna al personaggio”. . Invece oggi cosa e’ successo? “I politici arrestati erano manovrati dalle cosche. Era la ‘ ndrangheta che si serviva dei politici e non viceversa”. . Con che mezzi Ligato poteva entrare nelle sfere spartitorie? “Attraverso le sue societa’ . Circa trenta, sparse in Italia e all’ estero. Pensi che Ligato era interessato, assieme all’ imprenditore napoletano Maiello, alla costruzione di un impianto aeroportuale a Cortina d’ Ampezzo”. Bruno Giordano si congeda: lascera’ Reggio per trasferirsi a Palmi come presidente di Corte d’ Assise. Carlo Macri’
Macri’ Carlo
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(3 dicembre 1992) – Corriere della Sera
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” alfa ” e ” delta ” , così li ha soprannominati il magistrato, i pentiti che hanno consentito di fare luce sull’ agguato
i politici ordinarono: uccidetelo
l’ ex presidente delle Ferrovie Ligato Lodovico era divenuto ingombrante e pericoloso. per la sua uccisione 11 arresti, tra cui Battaglia Pietro, 62 anni, Quattrone Franco, 51 anni, Nicolo’ Giuseppe, 68 anni, Palamara Giovanni, 54 anni, presunti mandanti, e il sicario Lombardi Giuseppe detto ” Cavallino ” , 26 anni, mentre e’ latitante l’ altro killer Rosmini Natale detto Pluis, 27 anni
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI REGGIO CALABRIA . Speravano di averlo sepolto sotto un mucchio di intrighi che nessuno sarebbe mai riuscito a districare. Erano convinti che in quel labirinto di affari, vendette ed ambizioni si sarebbe perso anche il piu’ caparbio dei magistrati. Credevano, insomma, che quello di Lodovico Ligato sarebbe rimasto uno dei tanti cadaveri eccellenti dimenticati. E che loro, gli intoccabili, avrebbero succhiato quel fiume di miliardi fino all’ ultima goccia, regalandosi a vicenda appalti e voti. Chi avrebbe mai osato alzare gli occhi al cielo della politica? Chi, a Reggio Calabria, si sarebbe azzardato a scardinare la porta del caveau dove erano custoditi i segreti di amministrazioni corrotte e legate alle cosche? Contavano su questo, i quattro politici accusati di aver ordinato l’ assassinio di Ligato. E lo stesso calcolo avevano fatto i loro compari mafiosi, pronti ad impugnare le pistole per eseguire gli ordini venuti dall’ alto. C’ e’ voluta la testardaggine di un magistrato, il sostituto procuratore Bruno Giordano, per mandare all’ aria i progetti di questa “cupola” criminale dove, per la prima volta, spunta il famigerato “terzo livello” di un’ organizzazione malavitosa. Sono 11, in tutto, gli ordini di custodia firmati grazie al lavoro delle forze dell’ ordine ed al contributo investigativo della Dia. Soltanto 4 i latitanti. In prima fila, i politici: Pietro Battaglia, 62 anni, dc, ex parlamentare ed ex sindaco di Reggio, gia’ arrestato nell’ inchiesta sulle tangenti; Franco Quattrone, 51 anni, anche lui dc, ex deputato ed ex segretario regionale, coinvolto nella mazzette.story; Giuseppe Nicolo’ , 68 anni, dc, da sempre vicino a Misasi; Giovanni Palamara, 54 anni, socialista, ex vice presidente del consiglio regionale, piu’ volte al centro delle indagini su politica e ‘ ndrangheta. Sarebbero stati loro a commissionare il delitto in pieno accordo con lo stato maggiore della cosca Imerti.Condello.Serraino, uscita vincente dalla guerra contro il clan dei De Stefano. A svelare la trama dell’ intreccio, a scioglierne i nodi piu’ complessi, sono stati due pentiti che gli inquirenti chiamano “Alfa” e “Delta”. Sono “voci di dentro” sbocciate dal cuore della mafia calabrese: le loro confessioni, pochi mesi fa, avrebbero segnato la svolta decisiva del “giallo”. Ma per saperne di piu’ occorre tener d’ occhio quanto accadde nel 1989. A Reggio stanno per piovere 1200 miliardi destinati alla realizzazione di opere pubbliche come l’ aeroporto, il centro direzionale e la metanizzazione. Antonino Imerti, detto “nanu feroce”, ha fatto piazza pulita della famiglia De Stefano, con una guerra costata 700 morti da entrambe le parti. Anche gli schieramenti politici sono definiti dopo anni di battaglie. I commensali, dunque, sono pronti al banchetto. Ma all’ improvviso appare Lodovico Ligato. Lui, il cronista di provincia arrampicatosi in cima alla politica nazionale, il presidente delle Ferrovie travolto dallo scandalo delle lenzuola d’ oro, a cinquant’ anni suonati torna a Reggio. Dovrebbe essere un uomo sconfitto, condannato a vivere lontano dalla scena pubblica. Ma non e’ cosi’ . Quei 1200 miliardi fanno gola anche a lui. E di cartucce da sparare, l’ ex deputato democristiano, ne ha piu’ di una. Conta sulla vecchia amicizia con il clan De Stefano, che con il suo aiuto potrebbe risorgere dalla polvere. Punta sulle 80 mila preferenze raccolte alle elezioni dell’ 83. Ma, soprattutto, sa come costruire una rete di societa’ piu’ o meno fittizie con le quali catturare gli appalti. Fin quando lui sara’ vivo, dunque, il banchetto non potra’ cominciare. Ma come fare a liberarsi di un uomo deciso a tutto pur di risalire in quota? Non c’ e’ che una scelta: ucciderlo. Attenzione, pero’ : Ligato conosce i sinistri anfratti del malaffare reggino e non bisogna spaventarlo. Cosi’ , per un mese le armi tacciono. Poi, nella notte tra il 26 e 27 agosto, una grandinata di proiettili cancella l’ ostacolo. L’ ex deputato democristiano muore dinanzi alla sua villa di Bocale, una frazione di Reggio affacciata sul mare. Due killer sparano con tre pistole. Una di queste e’ una “Glock” gia’ usata per un precedente delitto commesso ai danni di alcuni sgherri dei De Stefano. E’ la firma in calce all’ assassinio di Ligato. Sara’ quest’ elemento a guidare le indagini e a condurre poi all’ identificazione dei due sicari. Si tratta di Natale Rosmini, 27 anni, detto Pluis, che pero’ e’ riuscito a sfuggire all’ arresto; e di Giuseppe Lombardi, 26 anni, soprannominato “Cavallino”. Ormai i padroni delle tessere ed i padrini della mala possono camminare tranquillamente a braccetto. Due giorni dopo l’ omicidio, viene eletta la nuova giunta comunale guidata da Pietro Battaglia. “E’ la risposta della citta’ all’ offensiva della mafia”, tuonano sindaco e assessori. Ma sulla tomba di Ligato non comincia altro che quel banchetto imbandito per mafiosi ed amministratori con i miliardi dello Stato. Enzo d’ Errico
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(3 dicembre 1992) – Corriere della Sera
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Mancini: sono sconvolto. le colpe stanno a Roma
reazioni all’ arresto del socialista Giovanni Palamara e dei 3 democristiani per l’ omicidio Ligato
ROMA . “In realta’ le segreterie nazionali non hanno mai voluto sapere davvero cosa succede a Reggio Calabria. L’ hanno sempre considerata soprattutto un grosso serbatoio di voti”. Giacomo Mancini, l’ anziano patriarca del Psi calabrese, picchia duro. E mette sotto accusa Roma. Stupito per gli arresti? “Sconvolto. Lo denunciavo da anni, il rapporto tra mafia e politica a Reggio. Ma che il legame fosse cosi’ stretto e’ una certezza sconvolgente”. Brutta botta per Dc e Psi, a dieci giorni dalle elezioni. “E’ una brutta botta per tutti. Quel poco di democrazia che c’ era a Reggio sta morendo. Questa campagna elettorale non avrebbero dovuto farla”. Cioe’ ? “Insomma, questa svolta non era prevedibile. Ma gia’ quello che era avvenuto, gli arresti per lo scandalo delle tangenti, avrebbe consigliato al prefetto di sciogliere il consiglio comunale in base alla norma antimafia”. Cosa sarebbe cambiato? “Avrebbe consentito un lungo periodo di commissariamento, con la possibilita’ di tentare una ricucitura del tessuto democratico. Questa campagna l’ avrei impedita. L’ ho detto diverse volte al ministro degli Interni. Ma mi ha risposto che il prefetto era contrario, perche’ c’ erano tutte le condizioni, diceva lui, per un voto sereno. E mi ha detto che a Reggio non c’ era una grave situazione di infiltrazione mafiosa nelle istituzioni”. Ma chi comanda a Reggio? “Questo e’ il punto. Si tratta di capire se comandano i politici o i mafiosi. Io ho l’ impressione che a prevalere sia la ‘ ndrangheta”. E la classe politica? “Temo che sia subordinata”. I nomi l’ hanno stupita? “Non tutti. Ho sempre detto che l’ omicidio era maturato negli ambienti politici e mafiosi reggini. Ma onestamente dico che non avrei saputo disegnare l’ identikit del politico capace di decidere un omicidio…”. Ma e’ possibile che un ambiente politico locale degeneri cosi’ , senza che Roma se ne accorga? “Le ripeto: Reggio Calabria chiama in causa le segreterie nazionali dei grandi partiti. Che avrebbero avuto l’ obbligo, per quello che e’ accaduto nel corso degli anni, di intervenire, di non accontentarsi, di tanto in tanto, di mandare un commissario”. L’ hanno appena fatto di nuovo, no? “Certo, per la preparazione delle liste elettorali. I democristiani e anche i socialisti. Ma non servono a molto. La questione meridionale, e la questione reggina, sono gravi proprio perche’ il Meridione e Reggio sono considerati solo dei grandi serbatoi di voti, nei quali Dc e Psi pescano a piene mani”. …E a Roma chiudono un occhio. “Tutti e due gli occhi. Davanti ai voti le segreterie nazionali sono soddisfatte. Poi magari ci sono le grane dovute alle rivalita’ , ma sono considerate cose secondarie”. I morti no, pero’ . “Bravo, tenga conto che negli ultimi anni a Reggio sono state ammazzate non so quante centinaia di persone. Centinaia di cadaveri, senza che Roma ne avesse quasi la percezione. Nemmeno il ministero degli Interni”. Vuol dire che i Forlani, gli Andreotti, i Craxi, quando venivano a Reggio, non si informavano sulle persone cui stringevano le mani? “Forlani, Andreotti, Craxi… Tutti. Insomma, questi qui erano i loro capicorrente locali. E’ la stessa struttura interna dei partiti che comporta questa complicita’ generale. Perche’ questi sono quelli che poi ti portano i voti, le tessere, le vittorie ai congressi”. Un quadro agghiacciante. “E’ cosi’ , e’ cosi’ . Se uno va a vedere cosa e’ stato detto negli ultimi anni in commissione antimafia… Altro che sorprese… Non dico che si trovano anche i nomi degli arrestati di ieri, pero’ il quadro e’ nettissimo”. Senza speranze? “La grande novita’ e’ la magistratura. Che si muove. Prima queste inchieste non venivano fatte”. Dove puo’ portare questa inchiesta? “Tra gli arrestati ci sono uomini che possono portare a Roma”. Gian Antonio Stella
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(3 dicembre 1992) – Corriere della Sera
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grazie a due pentiti scoperto l’ intreccio tra mafia e amministratori: manette anche ai killer del commando
poche parole ma chiare
arrestati a Reggio Calabria due ex sindaci dc e psi e altri due esponenti democristiani. il giudice: ordinarono l’ omicidio del rivale scomodo. Scalfaro: i responsabili paghino
A sentire Tommaso Buscetta, il piu’ credibile e creduto dei “pentiti” nazionali, e’ la mafia a servirsi dei politici e non viceversa. Sono i boss che, ora con le buone ora con le cattive, inducono i sindaci e gli assessori a offrire un appalto o a insabbiare un misfatto. Secondo gli esperti la ‘ ndrangheta calabrese si e’ sempre uniformata alle regole stabilite dagli “uomini di onore” che abitano al di la’ dello Stretto. Ma da ieri siamo venuti a sapere che a Reggio Calabria e dintorni da tempo queste regole sono radicalmente cambiate. Non piu’ i voti di scambio con altrettanti favori. Tra i boss e i rappresentanti dei partiti, tra i sindaci e i “capibastone” sono scomparsi gli ambigui contatti, le “intese” colte a volo e mai definite nei dettagli, e gli ammiccamenti che per secoli avevano consentito ai personaggi di rispetto di mantenere le distanze, evitare la compromissione e, volendo, addormentare la coscienza. Da ieri tutto e’ cambiato. Dalla “contiguita’ ” (parola equivoca quant’ altre mai) alla complicita’ , che almeno ha il merito della chiarezza. Da ieri un sostituto procuratore ha ipotizzato, anzi formalizzato, seppure nei limiti di un’ inchiesta preliminare, un sinistro “salto di qualita’ ” nei rapporti di affari gia’ cosi’ torbidi tra politici e criminalita’ organizzata. Per anni e anni anche a Reggio Calabria, nella distribuzione degli appalti e nella assegnazione delle tangenti, si sono rispettate le regole di Milano e di tutte le altre citta’ finora inquisite. Ma quando Ludovico Ligato, democristiano rampante, lascio’ Roma per tornare nella citta’ natale, secondo il magistrato, i capi della ‘ ndrangheta, in pieno accordo con alcuni politici locali, invece di offrirgli un posto a tavola gli trovarono un loculo nel cimitero. La drastica decisione fu presa da personaggi importanti. Tra gli undici arrestati fanno spicco due ex sindaci, uno democristiano e uno socialista, e un deputato dc, segretario regionale del partito fino a quattro mesi fa, per poi assumere la presidenza della Camera di commercio. Finora i partiti coinvolti restano senza parole. E si puo’ anche capire. Craxi, sabato scorso, nel festeggiare i primi cento anni del Partito socialista, si e’ impegnato ad affrontare (e ovviamente a risolvere) la questione morale, economica e politica del Paese. Appena ieri, Martinazzoli ha parlato di se stesso come di “un segretario eletto per disperazione”, ma deciso a rianimare un partito in agonia. Dopo le notizie di Reggio, Craxi deve moltiplicare gli sforzi, se vuole onorare l’ impegno. Martinazzoli deve aumentare, e non di poco, le sue riserve di coraggio. Come possono reagire a quest’ ultima mazzata? Il Partito repubblicano ha proposto a Mancino di rimandare le elezioni amministrative previste a Reggio Calabria per il 13 dicembre, e ci sembra una proposta saggia. Ma in questa fatale domenica andra’ alle urne, nel Nord e nel Sud, quasi un milione di italiani. Tanto Craxi quanto Martinazzoli, per quindici giorni avranno una vita ancora piu’ dura del solito. La notizia, dice il calabrese Giacomo Mancini, e’ di “inaudita gravita’ “. Anzi l’ ex segretario socialista fa capire che ci potrebbe essere un seguito addirittura terrificante. Ma una situazione che si sta facendo sempre piu’ difficile va affrontata con sempre maggiore freddezza. Ne’ a Craxi e tanto meno a Martinazzoli conviene mettersi sulla difensiva nella speranza che anche questa ennesima tempesta si scarichi. Dinanzi a sospetti e accuse ben piu’ pesanti di quelli che ha gia’ dovuto sopportare, la Dc non puo’ limitarsi a contenere i danni. E i socialisti, finora i piu’ colpiti ma anche i piu’ compromessi, se tornano a lamentarsi della faziosita’ dei giudici, corrono grossi rischi. Sarei il primo, questa volta, a rallegrarmi se un sostituto procuratore si fosse spinto troppo oltre per eccesso di zelo. L’ inesperienza di un giovane non offusca il prestigio della magistratura; ma se nei partiti, gia’ colmi di ladri, comincia a spuntare anche qualcosa di peggio… Per evitare uno scandalo dagli effetti devastanti, non resta che chiuderlo al piu’ presto. Certamente Craxi e Martinazzoli sono stati colti di sorpresa, ma una volta scattato l’ allarme, entrambi debbono impegnarsi a fondo per sapere come stanno le cose. In casi come questo il silenzio e’ una prova di serieta’ e di forza. Purche’ seguano, al piu’ presto possibile, parole coraggiose, convincenti e chiare. Gianfranco Piazzesi Dalla prima pagina
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(3 dicembre 1992) – Corriere della Sera
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le indagini sull’ omicidio Ligato
Il giudice risponde a Martinazzoli: “per me le prove sono sufficienti”
il gip Ielasi replica al segretario DC che voleva conoscere le carte processuali. il documento basato sulla deposizione di Licandro delinea i rapporti tra i politici Battaglia, Quattrone, Nicolo’ e Palamara e i clan mafiosi delle cosche Rosmini, Condello, Serraino, Imerti e Saraceno
DAL NOSTRO INVIATO REGGIO CALABRIA . “Pretendere di conoscere le carte processuali, quando ancora sono sotto segreto istruttorio, e’ un po’ troppo”. Domenico Ielasi, il giudice delle indagini preliminari che ha firmato gli ordini d’ arresto dei 4 politici eccellenti e dei 7 esponenti della ‘ ndrangheta accusati di essere mandanti ed esecutori del delitto Ligato, risponde cosi’ a Martinazzoli, che da Bruxelles aveva dichiarato: “La Dc non si fa processare in piazza. Prima dei giudizi, fuori le carte”. Presumibilmente il segretario della Dc ha potuto leggere le 49 cartelle del documento e, come molti altri, s’ e’ convinto che esso non dimostra il collegamento diretto tra i presunti mandanti e gli esecutori del delitto. Percio’ Ielasi, al centro della polemica, chiarisce con decisione: “Dopo 13 anni di attivita’ processuale e penale, sono in grado di valutare carte e situazioni”. L’ obiezione e’ semplice. Altri elementi suffragano la sua certezza? “Se il pm e’ in possesso di altri elementi, non lo so. Le prove logiche e la “causale imponente” sono state sufficienti per farmi accogliere le richieste d’ arresto”. I politici arrestati sono stati intanto interrogati dal gip, cui gli avvocati hanno gia’ presentato istanza di scarcerazione per mancanza di indizi. In particolare l’ avvocato Emilio Tommasini sottolinea che il suo assistito, Franco Quattrone, e’ stato interrogato per tre ore solo sulle vicende politiche di Reggio e non sui fatti inerenti all’ accusa di concorso in omicidio. E rivela che l’ ex segretario regionale dc ha inviato richiesta scritta per essere “ascoltato” dal pg e dal superprocuratore antimafia, Siclari. “L’ onorevole Quattrone, che e’ anche avvocato, ha avvertito attorno a se’ un fumus persecutorio, per cui ritiene piu’ opportuno che di questo delitto si occupino non i magistrati di Reggio ma le istituzioni gerarchicamente piu’ elevate”. Al di la’ delle schermaglie giuridiche, resta il macigno che l’ inchiesta ha fatto cadere sulla citta’ , in procinto di votare per il rinnovo del consiglio comunale. Un macigno che da una parte provoca proteste e accuse di approssimazione ai giudici, da un’ altra invece l’ ansia di conoscere gli sviluppi delle indagini. E difficile infatti “digerire” l’ ipotesi che le cosche mafiose, per anni in guerra tra loro, abbiano agito da braccio armato di “cupole politiche” che decidevano come veri vertici mafiosi contrapposti. Ma il giudice Ielasi spiega ancora: “L’ ordinanza deve essere letta nel suo complesso: non si possono estrapolare pezzetti per farne oggetto di polemiche”. Il documento delinea comunque una costruzione mostruosa, connettendo aspetti testimoniali, storici e affaristico.politici: “Al momento dell’ uccisione di Ligato erano sul tappeto importanti questioni economiche quali la metanizzazione, la sistemazione del lungomare, la costruzione della scuola allievi dei carabinieri, ma soprattutto il Centro direzionale e il cosiddetto decreto.regio. E, secondo la testimonianza dell’ ex sindaco Licandro, avvalorata dai fatti, alla stagnazione antecedente all’ omicidio Ligato, segue, dopo il grave fatto di sangue, “un’ apprezzabile ripresa politico.amministrativa, con l’ elezione in data 29.8.1989 dell’ onorevole Pietro Battaglia a sindaco” (pag. 34). Eliminato Ligato, quindi, il gruppo politico.mafioso vincente (i politici: i dc Battaglia, Quattrone, Nicolo’ e il socialista Palamara; e le cosche Rosmini, Condello, Serraino, Imerti, Saraceno) pote’ rimettere in gioco la macchina affaristica che il “ritorno” a Reggio di Ligato (agganciato al clan rivale dei De Stefano) aveva di fatto bloccato. Il “teorema” . come lo definiscono gli avvocati . si regge sulla testimonianza dei pentiti “alfa” e “delta” . come recita l’ ordinanza . suffragata da “riscontri logici e fattuali”. Da indiscrezioni, pero’ , sembra che i pentiti sarebbero non 2 ma addirittura 5. Le confessioni troverebbero conferme l’ una dall’ altra. In particolare, uno dei pentiti sarebbe il boss di uno dei clan coinvolti, il quale avrebbe portato ai killer il “messaggio” di uccidere. La “carta probante” in mano al pm Bruno Giordano, da sempre ritenuto magistrato fin troppo cauto, sarebbe proprio questa: l’ uomo di collegamento tra la “cupola politica” e gli esecutori del delitto. Un altro pentito sarebbe addirittura uno dei killer, che ha rivelato da chi ha ricevuto l’ ordine. Cosi’ la trama si chiuderebbe. Il testo dell’ ordinanza contiene molti “omissis”, per motivi di sicurezza. E legittimo tutto questo? “In teoria si’ . E infatti a discrezione del pm scegliere gli elementi di accusa . dice Ielasi .. I dati che mi sono stati forniti, comunque, per me erano sufficienti per gli ordini di arresto”. Ottavio Rossani
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(6 dicembre 1992) – Corriere della Sera
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la proposta
“ispettore generale” per il Sud
proposta la nomina di un commissario per il sud
Dopo gli arresti clamorosi di 4 esponenti politici a Reggio Calabria, per il delitto Ligato, Sergio Romano ha proposto la nomina di un Commissario per il Sud. Una proposta che fa venire in mente il racconto di Gogol L’ Ispettore generale. Gli argomenti dell’ articolista non sono invece affatto gogoliani, soprattutto uno: “Il Sud . scrive Romano . ha bisogno di un commissario che rimetta a zero la macchina della corruzione e del malgoverno e ricrei pazientemente le condizioni della democrazia”. E da molti anni che una minoranza di meridionali chiede questo: il “ritorno” dello Stato nel Sud, e non solo l’ intervento di giudici contro amministratori corrotti. Per evitare che sia considerato un miracoloso demiurgo, bisogna chiarire le funzioni di questo commissario. Sono almeno 20 anni che la degenerazione morale, politica e civile dei partiti ha provocato al Nord la collusione tra affarismo e amministratori a cui, al Sud, si e’ aggiunta la malavita organizzata. A Reggio Calabria, dopo la rivolta per il capoluogo, la metastasi e’ diventata totalizzante. Le responsabilita’ risalgono al sistema di potere economico e sociale che con il pretesto dell’ intervento straordinario rapina migliaia di miliardi all’ erario. La Calabria, con il fantasma del porto di Gioia Tauro, con la Liquichimica, ne e’ la vittima e insieme l’ esempio piu’ evidente. Si e’ detto che la proposta di Romano creerebbe un separatismo del Sud. Pensiamo, invece, che potrebbe essere utile per guardare in tutte le amministrazioni locali: comunita’ montane, comunali, provinciali e regionali, perche’ appalti e finanziamenti . soprattutto dopo il terremoto ‘ 80 . vengono decisi dai consigli comunali, provinciali e regionali che, in tutta la Sicilia, in molti comuni di Calabria, Campania e Puglia (fa eccezione la Lucania) sono, chi piu’ chi meno, nelle mani di mafia, ‘ ndrangheta, camorra o Sacra Corona. Il groviglio che si e’ formato fra le varie organizzazioni criminali e i rappresentanti eletti delle istituzioni locali, interessati direttamente o indirettamente ai consorzi di opere pubbliche o pseudoindustrializzazione, e’ inestricabile. L’ unica strada e’ eliminare il ceto politico.mafioso, che ha costituito gruppi di potere potentissimi e in guerra tra loro nei partiti. Se e’ cosi’ , anche i meridionali, proprio in difesa della democrazia, dovrebbero sospendere, per un periodo preciso, le elezioni nelle aree ben circoscritte in cui domina la criminalita’ in modo da rifondare lo Stato. Russo Giovanni
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(6 dicembre 1992) – Corriere della Sera
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