‘Ndrangheta, arresti in tutta Europa: sequestrate oltre 6 tonnellate di cocaina
Roma, 4 giu. – (Adnkronos) – Era una vera e propria ‘multinazionale del narcotraffico’ quella smantellata dall’operazione ‘Magna Charta’ condotta dai carabinieri del Ros. A gestire tutte le fasi del traffico, dall’approvvigionamento allo stoccaggio fino alla distribuzione, era un’organizzazione bulgara, capeggiata da Evelin Banev, erede della vecchia mafia bulgara egemone negli anni ’80 sulla rotta balcanica. Della distribuzione in Italia si occupava una cellula piemontese della ‘ndrangheta riconducibile alle cosche di Rosarno e alla famiglia Bellocco.
Secondo gli investigatori si tratta di ”un’inedita complicita’ di gruppi della criminalita’ italiana con i sodalizi bulgari, in grado di accedere a primari canali di approvvigionamento, investendo enormi capitali anche nell’acquisto di costose imbarcazioni transoceaniche, poi modificate per il trasporto del narcotico”.
L’organizzazione bulgara gestiva infatti una vera e propria flotta composta da catamarani transoceanici, motovelieri e grandi barche a vela che stazionavano alle isole Baleari e Canarie per poi raggiungere i punti di scambio con altre navi nella zona dei Caraibi. Una volta arrivata in Spagna e Portogallo la cocaina veniva trasferita in diverse parti d’Europa. Secondo gli investigatori e’ da ricondurre a questo contesto anche la scomparsa di due skipper torinesi, inviati ai Caraibi per prelevare un carico di droga, e di cui dal 2007 non si sono piu’ avute notizie. Si tratta di un 61enne e un 65enne che, a quanto emerso dalle indagini, stavano raggiungendo una nave madre con il mare in tempesta.
Nel corso dell’operazione in totale i carabinieri del Ros hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Milano, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di 30 indagati, per associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti e specifici reati di importazione di ingentissimi quantitativi di cocaina. Sette trafficanti sono stati arrestati in Lombardia, Piemonte e Veneto, mentre gli altri interventi sono stati effettuati in Bulgaria, Spagna, Olanda, Slovenia, Romania, Croazia, Finlandia e Georgia dai carabinieri e dalle locali forze di polizia che da tempo stavano collaborando alle indagini.
In totale sono state sequestrate sei tonnellate di cocaina e il giro d’affari documentato tra il 2005 e il 2007 e’ stato stimato in 50 milioni di euro. Le indagini che hanno portato all’operazione sono scattate nel 2005 proprio in Piemonte nei confronti della cellula piemontese riconducibile alle cosche di Rosarno e in particolare alla famiglia Bellocco.
Il gruppo si riforniva della droga destinata al mercato piemontese tramite l’organizzazione bulgara che provvedeva all’importazione dello stupefacente in Italia e in Europa e la cui centrale operativa era localizzata a Milano. L’attivita’ investigativa e’ proseguita quindi sotto la direzione della Procura Distrettuale Antimafia di Milano, che ha documentato l’attivita’ di brokeraggio della componente bulgara anche in favore di altri gruppi italiani e stranieri e accertandone la responsabilita’ nell’importazione di ingenti quantitativi di cocaina dall’Argentina. Il fondamentale supporto della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia e di Eurojust, ha consentito poi di estendere le indagini in Bulgaria, con la collaborazione della autorita’ bulgare e in Spagna, dove veniva individuata ad Alicante un’ulteriore base operativa del sodalizio.
Nella prima fase delle indagini, le modalita’ e l’entita’ del traffico sono state riscontrate da numerosi interventi, con l’arresto di corrieri bulgari provenienti dall’aeroporto dominicano di La Romana e il sequestro di singoli carichi negli scali aerei di Milano e Amsterdam. In un secondo momento, le indagini hanno documentato un ben piu’ rilevante flusso di narcotico, importato via mare dall’organizzazione attraverso imbarcazioni da diporto appositamente modificate.
Gli specialisti di queste importazioni erano gli italiani Fabio Cattelan e il fratello Lucio, deputati anche al reclutamento degli skipper e al reperimento delle imbarcazioni predisposte con doppi fondi, che dai Caraibi navigavano da e verso i porti turistici della Spagna e delle isole Baleari, luogo di approdo e di primo stoccaggio della cocaina, successivamente trasferita in Italia, ma anche in piu’ Paesi europei e alla Croazia, dove vivevano il trafficante padovano Antonio Melato e il figlio Alessandro.
Nel febbraio 2007, le attivita’ tecniche condotte su Melato hanno consentito di seguire le mosse degli equipaggi che stavano trasportando, su imbarcazioni transoceaniche, enormi carichi di cocaina dal Venezuela in Spagna. Cosi’ il 14 febbraio 2007 e’ stato intercettato a 100 miglia a nordovest dell’arcipelago di Madeira, il veliero Blaus VII, e sequestrati gli oltre 2000 kg di cocaina occultati a bordo, con l’arresto di tre membri dell’equipaggio.
‘Ndrangheta, raffineria di coca nell’appartamento del «barone»
Sequestrati 270 chili di droga al boss trapiantato a Settimo
I carabinieri lo hanno seguito per 4 anni
MILANO – Fiumi di cocaina. Per terra, sulle pareti, perfino sul soffitto. I carabinieri del nucleo investigativo hanno messo le mani su quella che è ritenuta la raffineria della ‘ndrangheta in Lombardia e hanno sequestrato la bellezza di 270 chili di «neve» pronta a invadere il mercato. Valore al dettaglio, 12 milioni di euro.
IL BOSS – In galera è finito un pezzo da novanta dell’organizzazione criminale: Cosimo Andrea Scarano, 38 anni, detto «U baruni», nativo di Monasterace. Monasterace, per chi non lo sapesse, è quel comune in provincia di Reggio Calabria il cui sindaco – Maria Carmela Lanzetta – ha avuto più di una minaccia dalla ‘ndrangheta.
L’OPERAZIONE – L’operazione portata a termine dai militari della terza sezione è durata quattro anni. Tutto ha avuto inizio dalla segnalazione di una stazione dei carabinieri. Agganciato il filo sono cominciate quelle investigazioni che si sa quando partono ma non si sa quando finiscono. Intercettazioni telefoniche, pedinamenti, fotografie. Fin quando si è avuto la certezza che dietro alla montagna di droga di cui si parlava nelle telefonate c’erano personaggi legati alla ‘ndrangheta.
Proprio come «U baruni».
LA CATTURA – I detective dell’Arma lo hanno identificato e sono riusciti a piazzare sulla sua auto un rilevatore Gps. Venerdì scorso lo hanno seguito e fermato a Casale Monferrato. Sembrava un buco nell’acqua. Nella sua abitazione i carabinieri non hanno trovato assolutamente nulla. La svolta è venuta da un mazzo di chiavi che ha portato i militari dritti a un appartamento di Settimo Milanese. All’interno la prima sorpresa: tutto il materiale per lavorare la cocaina, con evidenti tracce di polvere un po’ da tutte le parti. La prova certa che si trattava di una vera e propria raffineria. I militari hanno esteso la perquisizione nel box di pertinenza e le sorprese non sono mancate.
LA DROGA – Per terra i militari del Nucleo investigativo di Milano hanno trovato cocaina in polvere ancora da lavorare e altra «neve» già confezionata in panetti per un totale di 270 chili e sostanza da taglio (mannite) per oltre un quintale.
Le indagini sono tutt’altro che terminate. A Settimo sono arrivati gli specialisti del Ris. Ogni traccia è stata catalogata e archiviata nell’intento di identificare tutti gli uomini della cosca della ndrangheta che hanno frequentato la raffineria, compreso quello che gli addetti ai lavori chiamano il «chimico».
Scarano, prima di andare in carcere, ha consegnato ai carabinieri una microspia che aveva trovato sulla sua auto e che aveva disabilitato.
Alberto Berticelli






