
Catanzaro, 25 gen. - Anni di faide ed estorsioni, cambi al vertice delle organizzazioni criminali, ma anche sequestri di persona e omicidi, passando per il controllo delle amministrazioni pubbliche. L’operazione “Light in the woods”, condotta dalla squadra Mobile di Catanzaro e coordinata dalla Procura distrettuale di Catanzaro, ha permesso di fare piena luce sulla storia di mafia che ha caratterizzato le Pre Serre Vibonesi dal 1989 ad oggi, chiarendo una serie di delitti che negli anni avevano anche trovato soluzioni parziali. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip Tiziana Macri’, riguarda trenta persone, tutte accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso, oltre che, a vario titolo, di omicidio, danneggiamento ed estorsione, reati in materia di armi ed esplosivi, turbativa dei pubblici incanti per gli appalti riferiti al Comune di Gerocarne. Tra gli arrestati, infatti,figura anche l’ex sindaco della cittadina in provincia di Vibo Valentia, Michele Altamura, 41 anni, nipote del presunto boss Antonio Altamura, 65 anni, gia’ detenuto.
Le indagini, che hanno coperto un lasso di tempo molto ampio, hanno permesso di ricostruire l’evoluzione della faida nata all’interno del locale di Gerocarne, che controllava anche i centri del comprensorio, con la guerra di mafia che ha interessato le famiglie Maiolo e Loielo, quindi l’ ascesa di Bruno Emanuele. Mettendo insieme le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, le intercettazioni telefoniche e ambientali, il lavoro immane portato avanti dalla squadra Mobile, e’ stato possibile scrivere “la storia del locale di Gerocarne – ha detto il procuratore Vincenzo Antonio Lombardo – con continue scissioni all’interno, numerosi omicidi e collegamenti di rilievo con le cosche del Reggino e del Catanzarese”. Come dimostrerebbe, tra l’altro, la partecipazione di Mico Oppedisano, storico boss del Reggino, a un funerale di un componente del locale di Gerocarne. Ma tra le carte sono finiti anche gli interessi malavitosi sui sequestri di persona degli anni Novanta. Tra questi, quello di Carlo Celadon, figlio di un noto imprenditore di Vicenza, avvenuto nel 1988, e di un altro imprenditore pugliese di Massafra. I rapporti tra le famiglie Maiolo e Loielo, ha spiegato il capo della Mobile, Rodolfo Ruperti, si sono incrinati quando i fratelli Vincenzo e Giovanni Loielo sono usciti dal carcere usufruendo di vari permessi, nel 1989, chiedendo di avere la loro parte nella gestione degli affari che prima era comune con i Maiolo. A quel punto, e’ scattato il primo tentato omicidio di uno dei fratelli, seguito dalla latitanza di entrambi. L’avvio della faida e’ stata aggravata anche dagli interessamenti sempre crescenti di Bruno Emanuele, prima vicino ai Loielo, nel tentativo di guadagnare nuovi spazi. Fino al duplice omicidio dei fratelli Loielo, avvenuto ad aprile del 2002, per il quale lo scorso anno e’ stato arrestato proprio Emanuele. In mezzo alla faida, storie di estorsioni, appalti truccati, minacce e tanto altro. Come la bomba fatta esplodere sotto l’autovettura dell’allora sindaco di Arena, Giosuele Schinella, a gennaio 2009, reo di non avere concesso un’autorizzazione per l’apertura di una sala giochi ed a cui era interessata la cosca. Per il questore di Catanzaro Vincenzo Roca, “l’operazione e’ sintomatica di quello che avviene sul territorio, con la nascita di una ‘ndrina che cerca di farsi spazio e che poi entra in fibrillazione”. Soddisfazione e’ stata espressa, nel corso della conferenza stampa che si e’ svolta stamani in Questura, dal procuratore generale, Santi Consolo, e dal procurato distrettuale, Vincenzo Antonio Lombardo, che si e’ anche soffermato sul fatto che nelle carte dell’inchiesta “c’e’ anche traccia di un meeting mafioso tenuto a Serra San Bruno”. Per il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, “l’indagine trae origine nella storia della ‘ndrangheta Vibonese, dando seguito ad altre operazioni che negli anni hanno permesso di fare piena luce su diversi omicidi di mafia”.
http://www.infooggi.it/articolo/ndrangheta-faide-e-summit-per-controllo-appalti-nel-vibonese/23714/
LUCE NEL BOSCO
Un summit mafioso per scegliere il sindaco
Gli uomini della cosca si riuniscono e designano l’assessore Michele Altamura, nipote del boss Antonio. Appalti pilotati: spunta il nome del capo dell’Ufficio tecnico
GEROCARNE Il Comune di Gerocarne lo gestivano le cosche. L’ipotesi dei magistrati della Dda di Catanzaro trova sostanza nelle carte analizzate dal giudice per le indagini preliminari, nelle intercettazioni e nelle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. Le indagini fanno risalire il tentativo (riuscito) di infiltrazione alle elezioni amministrative del 2005. Lo scopo – non è una novità – è quello di «piegare l’attività politico-amministrativa al soddisfacimento degli esclusivi interessi della cosca». Non si fanno patti con la ‘ndrangheta, se non con una conseguenza, «la “garanzia”, da parte degli organi politici, di poter gestire in modo “privato” gli appalti pubblici». Secondo gli investigatori, l’uomo del clan era Michele Altamura, «assessore anziano presso il comune di Gerocarne (…) pienamente a disposizione della cosca a favore della quale si adoperava per garantire l’assegnazione dei lavori pubblici indetti dall’amministrazione di appartenenza». Non era sufficiente, così l’uomo «diviene candidato della stessa cosca in occasione delle elezioni comunali dell’aprile 2005».
Il collaboratore di giustizia Enzo Taverniti fornisce riscontri alle ipotesi dei magistrati, spiegando «bene l’interesse degli appartenenti al “Locale” dell’Ariola a sostenere figure di comodo nelle elezioni comunali, indicando la lista elettorale capeggiata da Altamura Michele come quella da sostenere». Alla scelta del candidato, secondo Taverniti, si era arrivati in «una riunione alla quale avevano partecipato i soggetti appartenenti alla citata “società”, indicandoli in “Antonio Altamura, Nino Cutrullà, Vincenzo Bellissimo, Nino Chiera, Ilario Chiera, Giovanni Chiera, che è un altro figlio di Chiera Ilario, Bertucci Leonardo, Gallace Giovanni (genero di Antonio Altamura), Altamura Nazzareno, Emanuele Gaetano, Emanuele Bruno, Bartone Enzo”». Un summit mafioso tra gli uomini di rispetto della zona per incoronare il nuovo sindaco, nipote del capo del locale.
Il collaboratore di giustizia dice di aver partecipato attivamente alla campagna elettorale: «Allora, io ero quello che girava i voti, cosa che mi è stata detta da Antonio Altamura». Ciò che per gli inquirenti è chiarissimo è che l’ex sindaco «è parte integrante del progetto pianificato dallo zio Antonio, tendente a far crescere politicamente il nipote – allora laureando in Architettura – con il sostegno degli appartenenti alla cosca». Lo stesso Taverniti viene intercettato al telefono mentre, parlando con il futuro sindaco (che all’epoca – nel 2004 – era assessore, ndr) «riferisce il proposito di aggiudicarsi, attraverso la compiacenza di alcune ditte edili, la gara d’appalto relativa alle opere fognarie da realizzare nel comune di Gerocarne«. Cosa che puntualmente accade. Nella chiacchierata tra “compari” spunta anche il nome del resposabile dell’Ufficio tecnico del Comune. In quel caso è l’assessore a rassicurare Taverniti: «Fino a prova contraria lo abbiamo chiamato noi al Comune». Tanto per chiarire, una volta in più, che le infiltrazioni sono a tutti i livelli delle amministrazioni pubbliche.
Pablo Petrasso
25/01/2012 18:34






