Della buona novella

6 maggio 2012

Opera di Costantino Canonico

C’è, sulla nuova Imposta Municipale Unificata, una verità che molti tacciono, anzi più d’una. Si tace, ad esempio, sull’origine dell’imposizione giù prevista tra quelle norme facenti parte del pacchetto sul federalismo fiscale, tanto combattuto nel precedente Governo e tanto accettato e votato dall’allora maggioranza e da buona parte dell’opposizione. Nel lontano marzo del 2009 il via libera della Camera al disegno di legge sul federalismo fiscale con 319 voti a favore, 35 contrari e 195 astenuti- Astensione dei deputati del Pd, favorevole invece il voto dell’Italia dei Valori, mentre l’Udc si dichiarava contraria.

Si era mostrato soddisfatto dell’esito del voto il leader, Silvio Berlusconi

“Un nuovo passo sul cammino di modernizzazione dello Stato”

Entusiasmo, commozione e festeggiamenti nella Lega Nord, Roberto Maroni esclamava:

“Ormai è fatta. Questa è luna delle giornate politiche più belle della mia vicenda politica. Sono anche un po’ commosso. Quest’anno sono 30 anni dal mio primo incontro con Bossi. C’è voluto un po’ di tempo per tradurre in legge l’intuizione di Bossi, ma adesso ce l’abbiamo fatta”

Eppure già in quella legge si scrivevano i presupposti, sebbene non identificati, di quello che sarebbe stato il risultato in merito di tasse ed imposte, imponendo a Regioni e Comuni l’acquisizione delle risorse necessarie alla propria sopravvivenza in modo diretto.

Art. 2. (Oggetto e finalità)

q) previsione che la legge regionale possa, con riguardo ai presupposti non assoggettati ad imposizione da parte dello Stato:

1) istituire tributi regionali e locali;

2) determinare le variazioni delle aliquote o le agevolazioni che comuni, province e città metropolitane possono applicare nell’esercizio della propria autonomia con riferimento ai tributi locali di cui al numero 1);

E allora di cosa stiamo parlando? Come vi permettete , signori, di raggirarci ancora, di sfruttare in modo così colpevole e subdolo la nostra rivolta? E ancora i sindaci, detentori di una giustizia e di una equità che non esiste. In rivolta per la sola volontà di rientrare a far parte del grande banchetto. Non per desiderio di giustizia ‘ché, se così fosse, basterebbe rinunciare alle tante spese accessorie e non necessarie, in nome di quelle necessarie ed utili ai cittadini. l’IMU non entrerà nelle vostre tasche? Ed è un bene, un bene per noi cittadini che non vedremo sperperare quella cifra in inutili feste di quartiere e manifestazioni canore necessarie a ridipingere la faccia di molti primi cittadini, non vedremo i nostri soldi finire in fumo coi botti di fine anno, non li vedremo utilizzati all’ultimo minuto, giusto un attimo prima delle elezioni comunali
Spese pazze, in ogni dove e per qualunque ragione, senza limiti e senza vergogna al punto di meritarvi il  Fatcat dei vostri colleghi Europei. Circa 2.200 miliardi in rimborsi elettorali a fronte di una spesa effettiva di 579 milioni. Soldi che sono stati versati ed utilizzati nonostante il parere contrario dei cittadini, soldi che in 10 anni si sono quintuplicati passando da 1€ per elettore a ben 5€.  Una cifra alla quale non intendete rinunciare, nemmeno in tempi di crisi, nemmeno consapevoli del fatto che gran parte di quel denaro è “un regalo”. Lo stesso regalo che vi viene fatto con gli stipendi e gli innumerevoli privilegi, per le spese che ogni cittadino paga di tasca propria senza pretenderle, quelle stesse spese che oggi molti cittadini rinunciano a fare nel nome di un risparmio imposto e dettato dal bene comune. Denaro sonante e contante che oggi serve al nostro Paese, denaro che insistete nel chiedere ai cittadini camuffandolo da sacrificio.
E allora è giusto che una volta tanto siate voi a dare il buon esempio, è giusto tacere, vergognarsi di ciò che è stato fatto. E’ giusta la nostra rabbia, la disperazione e il dramma di molti che Voi oggi usate a vostro vantaggio….Ancora una volta schierandovi dalla parte dei cittadini vessati ed inseguiti da Equitalia, ente istituito e fortemente voluto nel Governo Berlusconi III, art. 3 del decreto legge n. 203 del 30 settembre 2005, ministro delle Riforme Istituzionali e Devoluzione Roberto Calderoli, suo predecessore Umberto Bossi. Le stesse persone che oggi si schierano contro il mostro esattore, sfuggitovi di mano. ma per vostro volere nato. Tutti voi avete per anni derubato colpevolmente i cittadini sfruttando un sistema che vi consentiva di farlo ed oggi li invitate a commettere un reato,  a sottrarsi ad un dovere e ad imposte che sono in essere soltanto per vostra scelta e per la necessità di uno Stato spolpato fino all’osso.

La scoperta di una “cittadinanza” tardiva per pochi uomini che fino ad oggi hanno sfruttato, in piena consapevolezza ed accordo, tutti i mezzi più o meno leciti atti a procurare un vantaggio personale, non può essere per noi motivo di orgoglio e convincimento ma è il mezzo attraverso il quale oggi vi riconosciamo “meglio”, quasi identici seppur appena appena scoordinati nel fornire aiuti che non vi sono richiesti e non vi potrebbero essere richiesti perché siete voi i primi ad aver abbandonato i cittadini.  Stranieri in terra propria, lontani e disperati al punto da non poter comprendere neanche la vera disperazione e il vero sacrificio…forse perché da tanto vi è sconosciuto. E allora, in quest’Italia, ormai ridotta a niente, capita di aprire un mattino il giornale e di ritrovarsi un’eroe… un soldato Italiano che combatte l’ingiustizia sociale, da più parti acclamato, da più uomini assistito…uno spot pubblicitario in piena regola dove vince il più furbo ed il più lesto, la carcassa di un diritto sulla quale conviene buttarsi al più presto per aggiudicarsi il pezzo migliore. Un disperato come tanti con l’idea giusta, che forse non sono in grado di comprendere…eppure non credo di poter considerare un’eroe chi fa del male, o ha pensato di poterne fare, per qualunque motivo ma più ancora per uno futile. Non credo di poter giudicare lo strumento prima ancora di chi lo ha creato. E come allora, in un tempo non molto lontano, in uno spettacolo che a tutti i costi s’ha da tenere vivo, ecco spuntare quasi per miracolo promettenti uomini di legge ed i loro clienti, questa volta vivi, che ci fanno rimpiangere i giorni in cui i panni sporchi erano faccende da lavare dentro le mura della propria casa. Decine e decine di uomini ingiustamente vessati, come ce ne sono tanti e come tanti altri che hanno compiuto coi loro doveri. Sento di uomini con debiti dalle cifre impronunciabili e non posso davvero evitare di chiedermi dove inizia l’anomalia e dove potrebbe arrivare quella furberia tutta italiana che porterà alcuni, se non molti, a cavalcare ancora il momento propizio. Ci sono in Italia oggi milioni di cittadini che ogni giorno vivono in modo onesto, milioni di uomini e donne che salutano e sorridono, che aiutano se possono, che semplicemente sono vicini a chi ha bisogno, che semplicemente si sforzano di arrivare al giorno dopo, che avanzano col loro sacco pieno di problemi, anche molto più gravi, restando invisibili e spesso soli.  Ci sono in questo Paese un sacco di eroi che non fanno male a nessuno, che non hanno mai pensato di farlo, che non lo farebbero mai. Veri eroi.

La donna ideale

29 aprile 2012

“…Il sogno di un uomo
è una puttana con un dente d’oro
e il reggicalze,
profumata
con ciglia finte
rimmel
orecchini
mutandine rosa
l’alito che sa di salame
tacchi alti
calze con una piccolissima smagliatura
sul polpaccio sinistro,
un po’ grassa,
un po’ sbronza,
un po’ sciocca e un po’ matta
che non racconta barzellette sconce
e ha tre verruche sulla schiena
e finge di apprezzare la musica sinfonica
e che si ferma una settimana
solo una settimana
e lava i piatti e fa da mangiare
e scopa e fa i pompini
e lava il pavimento della cucina
e non mostra le foto dei suoi figli
né parla del marito o ex-marito
di dove è andata a scuola o dov’è nata
o perché l’ultima volta è finita in prigione
o di chi è innamorata,
si ferma solo una settimana
solo una settimana
e fa quello che deve fare
poi se ne va e non torna più indietro
a prendere l’orecchino che ha dimenticato sul comò…”

Charles Bukowski

σκέπτομαι

28 aprile 2012

Ciascuno chiama idee chiare quelle che hanno lo stesso grado di confusione delle sue.
Marcel Proust

…..

22 aprile 2012

Del cammino lontano

19 aprile 2012

Irriconoscibile. Mi chiedo se il ricordo di un passato che abbiamo giudicato lontano ed imperfetto può, in qualche modo, ancora influenzare i nostri sentimenti verso l’altro. Lo dicevi spesso anche tu…irriconoscibile…svegliando in me una sorta di ribellione profonda verso quel tuo atteggiamento che mi sembrava più un rifiuto del ricordo che una mancanza vera e propria. Quasi a dire che tutto deve restare uguale e la vita deve continuare a viaggiare sui binari consueti, fatti e rifatti, percorsi mille e più volte nello stesso modo e con lo stesso passo, permettendoci una continuità in grado di fornirci tutte le risposte. E’ stato difficile viverti accanto, una pausa della vita, il lento addormentarsi dietro a passi tutti uguali pieni di risposte, tetra prigione dell’intelletto e delle idee con appuntamenti tutti simili e frasi mai finite. Un mondo di uomini arroganti e donne costrette a mentire, sentendosi ogni giorno più piccole e vuote. Una vita piena di certezze, inesorabili e vuote come le stessa vita che hai deciso di vivere. Percorro un’altra strada e mi sento libera e pura…è stato duro il cammino ma il manto di polvere dolorosa è, d’un tratto, svanito. Fa quasi paura, se non fosse così bello. Tipo quei paesaggi da togliere il fiato, più l’alba del tramonto. Non ricordo più quando è successo. Ho cercato ancora il profondo squarcio che per tanto tempo ha sanguinato, non c’è più e non saprei dirti quando si è rimarginato. Forse ero distratta, presa a riparare i mille guai che hai voluto darmi, questa era l’alba e non lo sapevo. Mi basta per ringraziarti…avrei voluto farlo oggi quando mi sono accorta di un ombra alle mie spalle e lo sguardo fisso sulla nuca. E non avrei mai creduto…irriconoscibile. Sei stato.

…..

17 aprile 2012

Idee

16 aprile 2012

Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.

Bertrand Russell

E crisi sia!

13 aprile 2012

Aumenti record per elettricità e gas, benzina, mense universitarie. Si stima un’incidenza del 19,5% sui redditi delle famiglie ed un maggiore ed inatteso sfondamento del sistema socio-assistenziale costretto a definire in continuazione nuove misure, e nuovi stanziamenti, per far fronte ai bisogni sempre maggiori in vista delle maggiori, e per alcuni insostenibili, spese. Un cane che si morde la coda. Nessuna redistribuzione finora, nessuna equità e le manovre che, da Luglio dell’anno scorso ad oggi, si sono susseguite mostrano chiaramente che il rischio di ostacolare la ripresa della domanda e la crescita è quanto mai reale. Una stangata da 2.500 € a famiglia

“Aumenti fiscali e anche tariffari, su parte dei quali sono pronto ad assumere anche le mie responsabilità, sono stati decisi da questo governo”. Sono aumenti “rozzi” ma “devo sempre far presente agli italiani che meno visibile ai loro occhi ma molto più grave per il destino delle loro famiglie sarebbe stato finire come la Grecia”.

Così il presidente del Consiglio Monti, a Pechino, ha parlato dei recenti aumenti fiscali e tariffari in Italia, utilizzando ancora una volta l’uomo nero, lo spauracchio, l’errore da evitare ad ogni costo e destinando alla fantasia dei singoli la scelta della “parte” sulla quale è pronto ad assumersi ogni responsabilità senza scomodare troppo la macroeconomia e le variabili di causa-effetto. Mentre già si pensa ad una nuova accisa sulla benzina, o sugli sms, non è dato di capire, per rimpinguare i fondi della Protezione Civile sperperati durante la precedente legislatura. Mentre già alla riunione d’emergenza del direttivo della Lega viene espulsa Rosy Mauro [vicepresidente del Senato della Repubblica, "asina" per sua stessa ammissione] e salvato in extremis il figliol prodigo ma Bossi assicura

Se si accerterà davvero che qualcuno della mia famiglia ha preso dei soldi appartenenti alla Lega, io farò un assegno per rimborsare l’intero importo”.

Con buona pace del Codice Penale e con buona pace del cittadino richiamato al sacrificio per il bene comune.

Potremmo finire come la Grecia, avverte il Premier, e la politica fiscale del Governo non allontana il rischio, anzi…semmai lo avvicina, rispondendo passo passo alle richieste sempre più imbarazzanti dell’Europa Unita. Così come è ed è stato per la Grecia. L’alternativa a tutto questo è finire come gli USA e la Gran Bretagna, con milioni di poveri e pochi ricchissimi. Vorremmo invece finire come l’Islanda, con investitori stranieri che guardano con sempre maggior attenzione ad eventuali investimenti. Non per azzardati aumenti delle tasse alle famiglie, non per fantomatiche riforme strutturali, non per la riduzione delle tutele ai lavoratori ma per un reale progetto di crescita con sgravi fiscali alle imprese che assicurano la creazione di posti di lavoro, che acquistano strumentazione prodotta in Islanda, che si avvalgono di progetti credibili a risparmio energetico e basso impatto ambientale.
Quando si dice guardare al futuro, senza ipoteche.
E mentre si continua a provare, seguendo da bravi scolaretti le direttive dell’Europa Franco-Tedesca, che, scaltra, resta in silenzio per non dar ragione ad idee “strambe e inesistenti”, ma tacitamente segue ed approva [paventando addirittura una nuova piccolissima manovra aggiuntiva...giusto per bilanciare i conti], i mercati non sembrano essere tanto convinti. Del resto, se l’unica ragione alberga nell’errore di altri e mai nei nostri, se l’unica possibilità è colpire chi sicuramente pagherà, se l’unica alternativa è continuare a fare il bello ed il cattivo tempo sulla pelle dei cittadini, giocarsi la fiducia del prossimo è il minimo.

Il buongiorno si vede dal mattino.

Uomini di tutti i giorni

9 aprile 2012

Tutto lascia intuire la gravità di quello che si respira qui…tutti uniti su questo assurdo piano parallelo, di così cruda realtà, da aver parvenze quasi di fantasia. Lì fuori sarà pieno di cose così e qui dentro nemmeno me lo chiedo. Si respira nell’aria. Lì fuori sembra una cosa che quasi non ti sfiora, qualcosa che si perde nell’aria e si amalgama al destino, che presa nei colori della vita quasi si scolora diventando effimera. A caso ne senti parlare sommessamente per qualcuno, quasi fosse una vergogna che quel tale improvvisamente ha da combattere una dura battaglia, è quasi già una sconfitta della quale conviene non discorrere troppo. Non è questa realtà strana che ti sfiora senza lasciarti il tempo di decidere quando e ti occupa senza nemmeno chiedere se sei pronto. Qui è diverso, non fa più tanta paura se è un destino condiviso. Dai camici verdi o blu e, per viaggiare un pò fuori da questo mondo che forzatamente ti ha voluto dentro, alle mille ipotesi. Si respira nell’aria anche la stanchezza, la disperazione, la speranza…a giorni per l’uno o per l’altro… la rassegnazione, la lotta, la consapevolezza, l’ammirazione. Anche la vita, ora dopo ora, di chi fa il proprio lavoro, contro tutti e tutto e contro la statistica e il caso. Altro non è possibile sembrano dire questi volti e queste mani caparbie, sarà vero. Non so dire se è una bella vita. Il tuo volto dice molto ma non tutto, avrai imparato col tempo che non tutto si può dire o forse sai dire solo a chi può ascoltare. Certo nessuna promessa, almeno non di quelle espresse, ma il tuo volto e gli occhi commossi per quest’uomo che era il primo e non sarà l’ultimo. Tutti sanno qui, che se ne esci, è come aver ricevuto un miracolo, tutti sanno che tu qualche volta un miracolo sei quasi riuscito a farlo, tutti sanno che se ci sei passato sei diventato quasi un fratello, tutti sanno che a volte condividere un po’ lo stesso assurdo destino è un po’ come fare la strada insieme. E allora sembra quasi una festa, un incontro da ripetere. Ci vediamo fuori perché fuori è già diverso. Ci lasciamo il numero di telefono ‘chè ti chiamo. Mi raccomando non mollare. Ehi!Fatti sentire! Ma mi lasci così e te ne vai? Credevo d’aver trovato l’uomo perfetto! E infine tu, l’uomo di quei tanti quasi miracoli, che ci guarda e dice che è tutto davvero nelle mani del destino, e a guardare le tue mani non si direbbe, col solito vestito verde e il solito aspetto burbero e duro. Anche stavolta non hai quasi parlato. solo un abbraccio…e poi lo hai chiamato “nonno” quando per te può essere un padre. Siete meravigliosi. Grazie.

E, adesso, sono quasi pronta per la parte più difficile.

[la coccinella sulle scale ci porterà fortuna]

Pasqua

7 aprile 2012

E’ volato il tempo.

Questi quattro mesi sembrano essere trascorsi in appena quattro giorni,  ingoiati da chissà cosa…il peggio è che non ricordo neanche quante cose ho fatto nel frattempo.
E’ Pasqua!

Trascorrete lietissime giornate facendo quel che più vi piace…per tutto il resto c’è tempo.
Auguri!

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