Uomini di tutti i giorni

Tutto lascia intuire la gravità di quello che si respira qui…tutti uniti su questo assurdo piano parallelo, di così cruda realtà, da aver parvenze quasi di fantasia. Lì fuori sarà pieno di cose così e qui dentro nemmeno me lo chiedo. Si respira nell’aria. Lì fuori sembra una cosa che quasi non ti sfiora, qualcosa che si perde nell’aria e si amalgama al destino, che presa nei colori della vita quasi si scolora diventando effimera. A caso ne senti parlare sommessamente per qualcuno, quasi fosse una vergogna che quel tale improvvisamente ha da combattere una dura battaglia, è quasi già una sconfitta della quale conviene non discorrere troppo. Non è questa realtà strana che ti sfiora senza lasciarti il tempo di decidere quando e ti occupa senza nemmeno chiedere se sei pronto. Qui è diverso, non fa più tanta paura se è un destino condiviso. Dai camici verdi o blu e, per viaggiare un pò fuori da questo mondo che forzatamente ti ha voluto dentro, alle mille ipotesi. Si respira nell’aria anche la stanchezza, la disperazione, la speranza…a giorni per l’uno o per l’altro… la rassegnazione, la lotta, la consapevolezza, l’ammirazione. Anche la vita, ora dopo ora, di chi fa il proprio lavoro, contro tutti e tutto e contro la statistica e il caso. Altro non è possibile sembrano dire questi volti e queste mani caparbie, sarà vero. Non so dire se è una bella vita. Il tuo volto dice molto ma non tutto, avrai imparato col tempo che non tutto si può dire o forse sai dire solo a chi può ascoltare. Certo nessuna promessa, almeno non di quelle espresse, ma il tuo volto e gli occhi commossi per quest’uomo che era il primo e non sarà l’ultimo. Tutti sanno qui, che se ne esci, è come aver ricevuto un miracolo, tutti sanno che tu qualche volta un miracolo sei quasi riuscito a farlo, tutti sanno che se ci sei passato sei diventato quasi un fratello, tutti sanno che a volte condividere un po’ lo stesso assurdo destino è un po’ come fare la strada insieme. E allora sembra quasi una festa, un incontro da ripetere. Ci vediamo fuori perché fuori è già diverso. Ci lasciamo il numero di telefono ‘chè ti chiamo. Mi raccomando non mollare. Ehi!Fatti sentire! Ma mi lasci così e te ne vai? Credevo d’aver trovato l’uomo perfetto! E infine tu, l’uomo di quei tanti quasi miracoli, che ci guarda e dice che è tutto davvero nelle mani del destino, e a guardare le tue mani non si direbbe, col solito vestito verde e il solito aspetto burbero e duro. Anche stavolta non hai quasi parlato. solo un abbraccio…e poi lo hai chiamato “nonno” quando per te può essere un padre. Siete meravigliosi. Grazie.
E, adesso, sono quasi pronta per la parte più difficile.
[la coccinella sulle scale ci porterà fortuna]
























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