Mi triste Italia

23 maggio 2012

In Italia ho potuto pubblicare ciò che non potevo pubblicare nel mio paese. I suoi quotidiani ed i suoi periodici mi aprirono le porte. Ho goduto del privilegio di conoscere, frequentare ed intervistare personaggi della letteratura e dell’arte che hanno reso grande, in quel momento storico, il paese di Dante e Leonardo, gente come Fellini, Pasolini, Sciascia, Italo Calvino; stilisti come Valentino, Armani, Missoni; grandi imprenditori come Agnelli o Pirelli; magnifici editori come Einaudi o Feltrinelli ….
Persino politici degni come Berlinguer o Moro, o giudici coraggiosi come Falcone, con il quale ho conversato per mesi prima che fosse assassinato. Durante l’incontro con il giudice Falcone eravamo circondati da un nugolo di poliziotti armati fino ai denti e con le sirene spiegate.
“È tutto teatro. Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso”, mi disse il magistrato congedandosi con un mezzo sorriso triste. Quella fu l’ultima volta che lo vidi. Lo uccisero.

Juan Arias – Mi triste Italia

20 maggio 2012

Il quadro realistico dell’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata. Emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall’impressione suscitata da un dato crimine o dall’effetto che una particolare iniziativa governativa può esercitare sull’opinione pubblica.

Giovanni Falcone, Cose di Cosa Nostra – 1991.

Della buona novella

6 maggio 2012

Opera di Costantino Canonico

C’è, sulla nuova Imposta Municipale Unificata, una verità che molti tacciono, anzi più d’una. Si tace, ad esempio, sull’origine dell’imposizione giù prevista tra quelle norme facenti parte del pacchetto sul federalismo fiscale, tanto combattuto nel precedente Governo e tanto accettato e votato dall’allora maggioranza e da buona parte dell’opposizione. Nel lontano marzo del 2009 il via libera della Camera al disegno di legge sul federalismo fiscale con 319 voti a favore, 35 contrari e 195 astenuti- Astensione dei deputati del Pd, favorevole invece il voto dell’Italia dei Valori, mentre l’Udc si dichiarava contraria.

Si era mostrato soddisfatto dell’esito del voto il leader, Silvio Berlusconi

“Un nuovo passo sul cammino di modernizzazione dello Stato”

Entusiasmo, commozione e festeggiamenti nella Lega Nord, Roberto Maroni esclamava:

“Ormai è fatta. Questa è luna delle giornate politiche più belle della mia vicenda politica. Sono anche un po’ commosso. Quest’anno sono 30 anni dal mio primo incontro con Bossi. C’è voluto un po’ di tempo per tradurre in legge l’intuizione di Bossi, ma adesso ce l’abbiamo fatta”

Eppure già in quella legge si scrivevano i presupposti, sebbene non identificati, di quello che sarebbe stato il risultato in merito di tasse ed imposte, imponendo a Regioni e Comuni l’acquisizione delle risorse necessarie alla propria sopravvivenza in modo diretto.

Art. 2. (Oggetto e finalità)

q) previsione che la legge regionale possa, con riguardo ai presupposti non assoggettati ad imposizione da parte dello Stato:

1) istituire tributi regionali e locali;

2) determinare le variazioni delle aliquote o le agevolazioni che comuni, province e città metropolitane possono applicare nell’esercizio della propria autonomia con riferimento ai tributi locali di cui al numero 1);

E allora di cosa stiamo parlando? Come vi permettete , signori, di raggirarci ancora, di sfruttare in modo così colpevole e subdolo la nostra rivolta? E ancora i sindaci, detentori di una giustizia e di una equità che non esiste. In rivolta per la sola volontà di rientrare a far parte del grande banchetto. Non per desiderio di giustizia ‘ché, se così fosse, basterebbe rinunciare alle tante spese accessorie e non necessarie, in nome di quelle necessarie ed utili ai cittadini. l’IMU non entrerà nelle vostre tasche? Ed è un bene, un bene per noi cittadini che non vedremo sperperare quella cifra in inutili feste di quartiere e manifestazioni canore necessarie a ridipingere la faccia di molti primi cittadini, non vedremo i nostri soldi finire in fumo coi botti di fine anno, non li vedremo utilizzati all’ultimo minuto, giusto un attimo prima delle elezioni comunali
Spese pazze, in ogni dove e per qualunque ragione, senza limiti e senza vergogna al punto di meritarvi il  Fatcat dei vostri colleghi Europei. Circa 2.200 miliardi in rimborsi elettorali a fronte di una spesa effettiva di 579 milioni. Soldi che sono stati versati ed utilizzati nonostante il parere contrario dei cittadini, soldi che in 10 anni si sono quintuplicati passando da 1€ per elettore a ben 5€.  Una cifra alla quale non intendete rinunciare, nemmeno in tempi di crisi, nemmeno consapevoli del fatto che gran parte di quel denaro è “un regalo”. Lo stesso regalo che vi viene fatto con gli stipendi e gli innumerevoli privilegi, per le spese che ogni cittadino paga di tasca propria senza pretenderle, quelle stesse spese che oggi molti cittadini rinunciano a fare nel nome di un risparmio imposto e dettato dal bene comune. Denaro sonante e contante che oggi serve al nostro Paese, denaro che insistete nel chiedere ai cittadini camuffandolo da sacrificio.
E allora è giusto che una volta tanto siate voi a dare il buon esempio, è giusto tacere, vergognarsi di ciò che è stato fatto. E’ giusta la nostra rabbia, la disperazione e il dramma di molti che Voi oggi usate a vostro vantaggio….Ancora una volta schierandovi dalla parte dei cittadini vessati ed inseguiti da Equitalia, ente istituito e fortemente voluto nel Governo Berlusconi III, art. 3 del decreto legge n. 203 del 30 settembre 2005, ministro delle Riforme Istituzionali e Devoluzione Roberto Calderoli, suo predecessore Umberto Bossi. Le stesse persone che oggi si schierano contro il mostro esattore, sfuggitovi di mano. ma per vostro volere nato. Tutti voi avete per anni derubato colpevolmente i cittadini sfruttando un sistema che vi consentiva di farlo ed oggi li invitate a commettere un reato,  a sottrarsi ad un dovere e ad imposte che sono in essere soltanto per vostra scelta e per la necessità di uno Stato spolpato fino all’osso.

La scoperta di una “cittadinanza” tardiva per pochi uomini che fino ad oggi hanno sfruttato, in piena consapevolezza ed accordo, tutti i mezzi più o meno leciti atti a procurare un vantaggio personale, non può essere per noi motivo di orgoglio e convincimento ma è il mezzo attraverso il quale oggi vi riconosciamo “meglio”, quasi identici seppur appena appena scoordinati nel fornire aiuti che non vi sono richiesti e non vi potrebbero essere richiesti perché siete voi i primi ad aver abbandonato i cittadini.  Stranieri in terra propria, lontani e disperati al punto da non poter comprendere neanche la vera disperazione e il vero sacrificio…forse perché da tanto vi è sconosciuto. E allora, in quest’Italia, ormai ridotta a niente, capita di aprire un mattino il giornale e di ritrovarsi un’eroe… un soldato Italiano che combatte l’ingiustizia sociale, da più parti acclamato, da più uomini assistito…uno spot pubblicitario in piena regola dove vince il più furbo ed il più lesto, la carcassa di un diritto sulla quale conviene buttarsi al più presto per aggiudicarsi il pezzo migliore. Un disperato come tanti con l’idea giusta, che forse non sono in grado di comprendere…eppure non credo di poter considerare un’eroe chi fa del male, o ha pensato di poterne fare, per qualunque motivo ma più ancora per uno futile. Non credo di poter giudicare lo strumento prima ancora di chi lo ha creato. E come allora, in un tempo non molto lontano, in uno spettacolo che a tutti i costi s’ha da tenere vivo, ecco spuntare quasi per miracolo promettenti uomini di legge ed i loro clienti, questa volta vivi, che ci fanno rimpiangere i giorni in cui i panni sporchi erano faccende da lavare dentro le mura della propria casa. Decine e decine di uomini ingiustamente vessati, come ce ne sono tanti e come tanti altri che hanno compiuto coi loro doveri. Sento di uomini con debiti dalle cifre impronunciabili e non posso davvero evitare di chiedermi dove inizia l’anomalia e dove potrebbe arrivare quella furberia tutta italiana che porterà alcuni, se non molti, a cavalcare ancora il momento propizio. Ci sono in Italia oggi milioni di cittadini che ogni giorno vivono in modo onesto, milioni di uomini e donne che salutano e sorridono, che aiutano se possono, che semplicemente sono vicini a chi ha bisogno, che semplicemente si sforzano di arrivare al giorno dopo, che avanzano col loro sacco pieno di problemi, anche molto più gravi, restando invisibili e spesso soli.  Ci sono in questo Paese un sacco di eroi che non fanno male a nessuno, che non hanno mai pensato di farlo, che non lo farebbero mai. Veri eroi.

Pasqua

7 aprile 2012

E’ volato il tempo.

Questi quattro mesi sembrano essere trascorsi in appena quattro giorni,  ingoiati da chissà cosa…il peggio è che non ricordo neanche quante cose ho fatto nel frattempo.
E’ Pasqua!

Trascorrete lietissime giornate facendo quel che più vi piace…per tutto il resto c’è tempo.
Auguri!

Delle difficoltà

30 marzo 2012

Quando ci si trova davanti un ostacolo, la linea più breve tra i due punti, può essere una linea curva.

Bertolt Brecht

Del credere

19 marzo 2012
Opera di Sguazzotti Eugenio

Forse questa vita non ha troppi segreti o forse ne ha solo uno…quando smetti di credere ecco che arriva qualcosa, un segno, un risveglio, una speranza…una piccola cosa, pronta a fuggire via, che ti salva e ti riporta indietro.
Auguri papà. Bentornato.

Io e te..

3 febbraio 2012

Lontani mille anni luce, eppure vicini.
Ognuno per la sua strada, in un cammino che, alla fine, porta dalle stesse parti e si alimenta dello stesso cibo.
Siamo troppo uguali, o troppo diversi.
Non c’è dialogo o forse ce n’è stato troppo.
Incomprensibili nel dire le stesse medesime cose.
Tu non cedi ed io non voglio dartela vinta.
Tu sai tutto ed io nulla, ma conosco cose che non sai e di cui mai ti parlerò.
Mille sbagli e mille cose giuste.
Caldo, eppure di ghiaccio…
…sarà che tutto questo freddo lì fuori aiuta a scaldarci dentro.
Sarà che abbiamo giocato come bambini.
Sarà che avevi paura di vedermi sfinita.
Sarà che non hai la mia stessa forza.
Sarà che non credevi che ci sarei riuscita.
Sarà che non volevi pensare ad un altra strada.
Sarà che non importa il perché o il come…
…forse imparo, sbagliando.
Forse piano piano impari anche tu che non si deve chiedere troppo.
Ma…
…sei sempre tu e non ti vorrei diverso.
So che hai sofferto e ho fatto tutto quel che potevo per evitarlo.
So che vorresti potermelo dire, urlare, spaccare ogni cosa pur di poter dimenticare e so che commetterai gli stessi identici errori.
So che non ti permetterò di farlo.
So che sarai più attento.
So che sei felice, adesso…
…e lo sono anch’io.

Lo straniero

1 febbraio 2012

Prendo spunto dal bellissimo post di Linda, per trattare l’argomento che spesso, in tema di stranieri, ci vede contrapposti e confusi, spesso persino ingiusti ed ottusi, il più delle volte meramente orgogliosi. Suscita non poco scalpore l’affermazione del Ministro Cancellieri:

No a jus soli, ma la cittadinanza derivi da serie di fattori, Lo jus soli creerebbe la condizione per far nascere in Italia i bambini di tutto il mondo.
La cittadinanza deve derivare da una serie di fattori, ad esempio se un bambino e’ nato in Italia e se ha gia’ fatto in parte degli studi.

E leggendo i commenti all’articolo che ne riporta la notizia ci imbattiamo in imbarazzanti dichiarazioni. Si sostiene che il figlio dello straniero non debba usufruire in “automatico” della possibilità di avere la cittadinanza italiana senza aver iniziato, per non dire preferito, un percorso di studi che lo renda a tutti gli effetti un Italiano vero. Un uomo in grado di sentire il paese dove è nato completamente suo, studiando, e preferendo, la cultura italiana a quella del paese di origine dei genitori. Un uomo in grado di fare scelte quasi unilaterali, sostenendo la piena indisponibilità a regalare la cittadinanza, a fare partecipi dello status di Italiano, gente che non si sa bene cosa è venuta a fare nel nostro paese, ai figli di coloro che, quasi certamente, pur accettando l’eccezione minima di buon grado, vengono in Italia per usufruire di diritti e servizi in modo pressoché gratuito, ai figli di coloro che, in fondo in fondo, ci rubano il lavoro, i soldi, la serenità e l’identità nazionale. Nel nostro piccolo mondo perfetto ed integrato, il piccolo italiano-straniero vorrebbe usufruire del nostro diritto, del diritto riservato ai nostri figli… quasi a volerne usurpare il posto. E’ necessario porre una condizione, anticipare il ricatto, se non quello ideologico almeno quello culturale.

Niente di più falso ed ipocrita.

E’ il 17 agosto 1893, siamo a Aigues-Mortes, una cittadina della Francia meridionale, tra Provenza e Linguadoca.

Enormi pietre vengono lanciate da ogni lato, ad ogni passo si è obbligati a lasciare per terra vittime indifese che dei forsennati, con indicibile efferatezza, finiranno a randellate. Impossibile fuggire o ripararsi dai colpi. La sola via di scampo è rappresentata da una casa, protetta da una cancellata di ferro. Viene chiesto al proprietario di aprire. Quando ci si dispone ad entrare quest’ultimo, intimidito dalla folla, chiude improvvisamente il cancello. Allora ci fu un vero e proprio massacro! Come bestie portate al macello, gli italiani si sdraiano sulla strada, sfiniti, aspettando la morte, lapidati, storditi, lasciando ad ogni passo uno dei loro

Queste le parole del giudice istruttore che si occupò della vicenda.  Aigues-Mortes è all’epoca una cittadina dall’economia sonnolenta. Si risveglia solo ad agosto, quando ha luogo la raccolta del sale prodotto nella palude di Peccais. Arrivano allora centinaia e centinaia di stagionali, molti dei quali italiani, che si contendono un lavoro che in un paio di settimane può far guadagnare, come dichiara uno di loro, di che vestirsi e calzarsi decentemente per tutto l’anno. Un lavoro durissimo:

Chau aver tuat paire e maire per anar a Pecais

Bisognerebbe aver ucciso il padre e la madre per andare a Peccais, afferma in occitano un canto operaio. Le componenti sul terreno sono tre: gli abitanti della città, gli stagionali francesi e quelli italiani. Componenti, inoltre, decisamente articolate al loro interno: tra gli abitanti della città c’è chi ha pagato duramente i costi della Grande Depressione e chi invece ci ha lucrato; tra gli stagionali francesi vi sono i contadini delle vicine Cévennes e i trimard, nomadi ai margini della società e della legalità, che sbarcano il lunario come possono; tra gli italiani prevale l’aggregazione regionalista: i piemontesi, i toscani, i liguri, i bergamaschi e i parmigiani, saranno messi tutti nello stesso sacco e colpiti con la stessa brutalità, mentre i francesi ricorreranno al concetto di nazionalità per cercare di legittimare la violenza di cui erano portatori.

Da un quotidiano:

Ho appena assistito ad una scena di un’efferatezza senza precedenti e indegna di un popolo civile. Verso le due e mezza del pomeriggio, in piena piazza San Luigi, un povero disgraziato è stato assalito da una banda di bruti ed è stato letteralmente massacrato. I forsennati lo hanno abbandonato solo dopo avergli ridotto il cranio in poltiglia. Questo nuovo cadavere è stato trasportato all’ospizio

E ancora:

La manodopera straniera toglie il pane dalla bocca agli operai autoctoni, essa rappresenta anche un antigene che attacca il corpo sano della nazione. Gli italiani cominciano ad esagerare con le loro pretese. Presto ci tratteranno come un paese conquistato. Fanno concorrenza alla manodopera francese e si accaparrano i nostri soldi a vantaggio del loro paese. Questa merce nociva, e peraltro adulterata che si chiama operaio italiano, non nutre nessuno e mangia da tutti. E’ necessario prendere dei provvedimenti contro un’orda di affamati che a casa loro languiscono nella miseria. La presenza degli stranieri in Francia costituisce un pericolo permanente, spesso questi operai sono delle spie; generalmente sono di dubbia moralità, il tasso di criminalità è elevato: del venti per mille, mentre nei nostri non è che del cinque per mille.

La tragedia non insegnò nulla a nessuno e sembra ripetersi ogni volta lo stesso programma. Lo straniero fa paura perché noi non siamo  in grado di vedere la realtà, di spulciarla, di farne tesoro. Non siamo in grado di analizzare sinceramente i fatti per trarne un beneficio, la nostra colpa diventa così la colpa loro. Pretendiamo che abbandonino la loro cultura mentre in più modi abbiamo autorizzato i nostri connazionali all’estero a salvaguardare la loro. Un esempio innegabile la scuola italiana all’estero che, indifferente alla necessità di “un percorso di studi”, è promossa, come cita il testo del documento del Ministero degli Esteri, per salvaguardare il patrimonio culturale italiano, all’estero:

Le finalità prevalenti delle istituzioni scolastiche italiane all’estero sono:
• la promozione e diffusione della lingua e cultura italiana negli ambienti stranieri;
• il mantenimento dell’identità culturale dei figli dei connazionali e dei cittadini di origine italiana, anche di seconda e terza generazione.

Nulla di nuovo, nulla di esatto e giusto. Semplicemente l’ennesima scusa, il muro dietro il quale tentiamo disperatamente di nasconderci per apparire giusti. Non lo siamo e non lo comprendiamo.

Fonti:

Ministero degli Esteri, Solidarietà Internazionale, Giornalettismo.

Per noi..

31 dicembre 2011

Se non può essere un anno migliore,
che non sia peggiore.
Se non può essere un anno fortunato,
che non sia denso di sfortune.
Se non può essere un anno gioioso,
che almeno non sia doloroso.
Se non può essere un anno da ricordare,
che non sia da dimenticare.
Se non puoi essere tutto ciò che ognuno di noi sogna,
resta tutto ciò che ognuno di noi desidera.
A tutti voi il mio più grande augurio di Buon Anno,
fortunato, gioioso, sereno.


Per Amore

28 dicembre 2011

Ci sono cose che arrivano in faccia come uno schiaffo sul viso ghiacciato. Ci lasciano così. Sbigottiti. Inermi. Ecco come mi sento. Da poco ho saputo, casualmente, che non ci sei più. Che i tuoi capelli nero corvino, che arricciavi in uno spillone il giorno che ti ho conosciuta, sono sporchi di sangue. Non riesco a immaginarti. Distesa a terra senza respiro. Non riesco a far combaciare l’orrore della morte con l’immagine che ho di te. La ragazza dalla pelle bianca, timidamente sorridente, attenta, generosa. Quella che mi ha prestato i suoi appunti per studiare. Quegli appunti che adesso mi restano qui sul tavolo, segnati col tuo nome Stefania Noce in una grafia piccola e pulita, e che non ti potrò tornare. Eri davvero così: pulita, semplice, immediata. Nelle poche volte che ci siamo visti. In quella in cui ti ho riaccompagnata nella tua casa catanese. Mi sembra di vederti ancora scendere col vestito viola e salutarti mentre tu ti scusavi del disturbo che pensavi di avermi dato. Eri sensibile e delicata. Pretendevi molto da te stessa: come quando ti sei alzata in piedi e hai consegnato il compito e con l’onestà di chi è forte e alla professoressa che ti guardava stranita hai detto “che non ti sentivi adeguatamente preparata” e ti saresti ripresentata, nonostante le settimane che avevi speso sui libri assieme a noi. Eri davvero una bella persona Stefania Come il mondo ne fa poche. E a soli ventiquattro anni non si può morir d’amore. Ma quello non è amore sai? Quella è solo rabbia cieca, violenza, stupidità disumana. Quella è la bestia nel cuore di ognuno di noi, che tu hai dovuto affrontare da sola, faccia a faccia, disarmata. E tu eri solo una ragazza come tante: troppo innamorata per capire che al tuo fianco per tante notti aveva dormito un mostro. L’ultima volta ci siamo sentite circa un mese fa: “Scusami- mi hai detto- ma non possiamo vederci per studiare! Mia mamma è venuta a trovarmi a Catania e vado a prenderla alla stazione!”.
Stefania nessuno di quelli che ti hanno conosciuto dovrebbe dimenticarti. E anche quelli che non ti hanno conosciuto sappiano che hanno perso una persona speciale. Io continuo a pensare che tu sia solo fuori città. Che i tuoi capelli neri sono ancora scompigliati e il tuo vestito viola è mosso da un vento leggero mentre passeggi per la strada…


Ma quello non è amore sai?

Ha ragione la collega universitaria di Stefania, questo non è amore ma solo assurdo possesso, crudeltà, dolore infinito. Giovanissima, Stefania ha conosciuto un amore che non c’è, che non è vero, che è solo finzione, scommessa. Tristezza, prigionia. Il rifiuto assoluto davanti al potere decisionale della propria donna, compagna, amica. La vendetta limitata a piccoli dispetti e/o ingiurie o, spesso, racchiusa in una piccola guerra personale combattuta con tutte le armi a disposizione. E i numeri fanno paura, per il 22% dei delitti un movente passionale, il 40% dei casi irrisolti.

Non è amore quello, sai? No, non lo è, è solo agonia. Lenta, fino alla morte.

Addio Stefania

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