Colpita e affondata, si potrebbe dire. Così come colpisce ed affonda nelle tenebre della paura e dell’incomprensione la tragedia della nave di proprietà Costa, e nella rabbia… già quando senti che fare altro è, era, “impossibile”. E la pietà. L’uomo che si sottrae alle sue responsabilità e l’altro che lo richiama al dovere. Non sono riusciti a sfuggire al loro destino, uno condannato a vita per l’errore, l’altro per l’atto eroico semplicemente determinato dal dovere.
Come il secondo, migliaia di uomini e donne ogni giorno.
Come il primo, anche.
L’inchino? Una prassi consueta. A quanto pare. Pare anche che nessuna Capitaneria di Porto se ne sia mai accorta prima e nessun admin manager commosso si sia sbalordito, e un tantino adirato, davanti al pericolo sfiorato tante altre volte in passato. Pare anche che nessun Sistema di Monitoraggio Automatico, AIS, abbia mai registrato prima una tale, azzardata, irresponsabile e pericolosa, manovra e, se registrata, pare ci siano grandi difficoltà nel consultare dati, gratuitamente consultabili da tutti, sul web. Ci dicono anche che nessuna società navale è informata in tempo reale di ciò che fanno, e fecero, i suoi comandanti a bordo, nonostante l’obbligo del monitoraggio costante.
La scelta della rotta? Anche quella, alla benemeglio, come viene viene. Per fortuna c’era uno scoglio e non una petroliera e per fortuna che gli itinerari non li definisce né li controlla più nessuno. Si chiameranno crociere a sorpresa, in un prossimo futuro. Se ci sarà.
Il capitano al comando del grattacielo marino? Di tanto in tanto, secondo disponibilità e voglia. Senza ore, doveri, cartellini da timbrare. Da piccoli tutti volevano fare i marinai, in costante sfida, uno con l’altro. A chi fa meglio.
Lo scaricabarile? Un’attività più che nota nell’Italia ante e post-moderna. Poco importa se stiamo parlando di milioni di barili in mare, un terremoto, un naufragio, un paese in crisi, appalti truccati, ville economiche.
Nell’Italia delle mazzette a destra e manca, dei SUV padroni di strada, dei parcheggi in doppia e terza fila, delle dichiarazioni dei redditi dimezzate, degli scontrini fiscali mai ricevuti, delle ricevute fiscali al bisogno, dei malati immaginari, delle pensioni dorate, dei cartellini timbrati dai compagni di giochi [e venture], delle file interminabili agli uffici postali in pausacafféchescusimelomeritoancheio, delle esenzioni a chi è più furbo, dei politici assenteisti, del mercato parlamentare, del dito medio della Santanché e delle infinite ed inutili leggi sostituite dai più convenienti usi e costumi, sorprendersi per così poco sembra persino troppo.
Nel paese dove non paga chi approfitta del sistema pensionistico spacciandosi per malato o invalido, ma paga colui che vede ridotta la propria pensione in nome del sacrificio;nel paese in cui non paga uno Stato che ancora, dopo 77 anni, chiede ai cittadini un contributo per la conquista dell’Etiopia, ma paga il lavoratore;nel paese in cui non paga chi ha sfruttato e profittato del bene comune, ma paga chi ha contribuito alla crescita di quel bene a beneficio di tutti, ancora una volta forse non verrà punito chi sapeva e non fece nulla per evitare. Senza sorprese.



















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