Monthly Archives: dicembre 2011

Per noi..

31 dicembre 2011

Se non può essere un anno migliore,
che non sia peggiore.
Se non può essere un anno fortunato,
che non sia denso di sfortune.
Se non può essere un anno gioioso,
che almeno non sia doloroso.
Se non può essere un anno da ricordare,
che non sia da dimenticare.
Se non puoi essere tutto ciò che ognuno di noi sogna,
resta tutto ciò che ognuno di noi desidera.
A tutti voi il mio più grande augurio di Buon Anno,
fortunato, gioioso, sereno.


Per Amore

28 dicembre 2011

Ci sono cose che arrivano in faccia come uno schiaffo sul viso ghiacciato. Ci lasciano così. Sbigottiti. Inermi. Ecco come mi sento. Da poco ho saputo, casualmente, che non ci sei più. Che i tuoi capelli nero corvino, che arricciavi in uno spillone il giorno che ti ho conosciuta, sono sporchi di sangue. Non riesco a immaginarti. Distesa a terra senza respiro. Non riesco a far combaciare l’orrore della morte con l’immagine che ho di te. La ragazza dalla pelle bianca, timidamente sorridente, attenta, generosa. Quella che mi ha prestato i suoi appunti per studiare. Quegli appunti che adesso mi restano qui sul tavolo, segnati col tuo nome Stefania Noce in una grafia piccola e pulita, e che non ti potrò tornare. Eri davvero così: pulita, semplice, immediata. Nelle poche volte che ci siamo visti. In quella in cui ti ho riaccompagnata nella tua casa catanese. Mi sembra di vederti ancora scendere col vestito viola e salutarti mentre tu ti scusavi del disturbo che pensavi di avermi dato. Eri sensibile e delicata. Pretendevi molto da te stessa: come quando ti sei alzata in piedi e hai consegnato il compito e con l’onestà di chi è forte e alla professoressa che ti guardava stranita hai detto “che non ti sentivi adeguatamente preparata” e ti saresti ripresentata, nonostante le settimane che avevi speso sui libri assieme a noi. Eri davvero una bella persona Stefania Come il mondo ne fa poche. E a soli ventiquattro anni non si può morir d’amore. Ma quello non è amore sai? Quella è solo rabbia cieca, violenza, stupidità disumana. Quella è la bestia nel cuore di ognuno di noi, che tu hai dovuto affrontare da sola, faccia a faccia, disarmata. E tu eri solo una ragazza come tante: troppo innamorata per capire che al tuo fianco per tante notti aveva dormito un mostro. L’ultima volta ci siamo sentite circa un mese fa: “Scusami- mi hai detto- ma non possiamo vederci per studiare! Mia mamma è venuta a trovarmi a Catania e vado a prenderla alla stazione!”.
Stefania nessuno di quelli che ti hanno conosciuto dovrebbe dimenticarti. E anche quelli che non ti hanno conosciuto sappiano che hanno perso una persona speciale. Io continuo a pensare che tu sia solo fuori città. Che i tuoi capelli neri sono ancora scompigliati e il tuo vestito viola è mosso da un vento leggero mentre passeggi per la strada…


Ma quello non è amore sai?

Ha ragione la collega universitaria di Stefania, questo non è amore ma solo assurdo possesso, crudeltà, dolore infinito. Giovanissima, Stefania ha conosciuto un amore che non c’è, che non è vero, che è solo finzione, scommessa. Tristezza, prigionia. Il rifiuto assoluto davanti al potere decisionale della propria donna, compagna, amica. La vendetta limitata a piccoli dispetti e/o ingiurie o, spesso, racchiusa in una piccola guerra personale combattuta con tutte le armi a disposizione. E i numeri fanno paura, per il 22% dei delitti un movente passionale, il 40% dei casi irrisolti.

Non è amore quello, sai? No, non lo è, è solo agonia. Lenta, fino alla morte.

Addio Stefania

…..

28 dicembre 2011

Niente di splendido è realizzato se non da coloro i quali osano credere che qualcosa, dentro di loro, è superiore alle circostanze.

23 dicembre 2011

Auguri!!

Muchacha salvaje

20 dicembre 2011

Illustrazione Stefano Morri

” … Mi muchacha salvaje, hemos tenido
que recobrar el tiempo
y marchar hacia atrás, en la distancia
de nuestras vidas, beso a beso,
recogiendo de un sitio lo que dimos
sin alegría, descubriendo en otro
el camino secreto
que iba acercando tus pies a los míos,
y así bajo mi boca
vuelves a ver la planta insatisfecha
de tu vida alargando sus raíces
hacia mi corazón que te esperaba.
Y una a una las noches
entre nuestras ciudades separadas
se agregan a la noche que nos une.
La luz de cada día,
su llama o su reposo
nos entregan, sacándolos del tiempo,
y así se desentierra
en la sombra o la luz nuestro tesoro,
y así besan la vida nuestros besos:
todo el amor en nuestro amor se encierra:
toda la sed termina en nuestro abrazo.
Aquí estamos al fin frente a frente,
nos hemos encontrado,
no hemos perdido nada.
Nos hemos recorrido labio a labio,
hemos cambiado mil veces
entre nosotros la muerte y la vida,
todo lo que traíamos
como muertas medallas
lo echamos al fondo del mar,
todo lo que aprendimos
no nos sirvió de nada:
comenzamos de nuevo,
terminamos de nuevo
muerte y vida.
Y aquí sobrevivimos,
puros, con la pureza que nosotros creamos,
más anchos que la tierra que no pudo extraviarnos,
eternos como el fuego que arderá
cuanto dure la vida …”


Pablo Neruda

Praecepta magistri

19 dicembre 2011

“Neanch’io credo all’avvenire delle turbe o all’intelligenza delle folle: ma credo, scusi, che il mondo sia pieno d’ingiustizie; e che i socialisti (non si spaventi) vagheggino uno stato sociale più cristiano, che i cristiani non sieno que’ miei colleghi che rivogliono nelle scuole il parroco e la dottrina; credo che nell’avvenire si troverà modo non di dare a tutti la poule au pot, ma di fare meno aspre e men gravi le disparità delle condizioni economiche; credo che dobbiamo farlo noi oggi, questo, noi classi dirigenti, se abbiamo un po’ di cuore, un po’ di carità, un po’ di senno; se non farlo noi oggi, che certo non si può d’un tratto, avviarlo, prepararlo: e se no, un giorno o l’altro ci impiccheranno, e se m’impiccano prima di Rothschild mi dispiacerà, perché l’avrò meritato meno di lui; c’impiccheranno le turbe, le folle inintelligenti, sì signora, violente, anche, ignoranti, sicuro, ma che han diritto di mangiare anche loro.”

Ferdinando Martini, Ministro delle Colonie del Regno d’Italia nei Governi Salandra I e Salandra II,  Ministro dell’Istruzione Pubblica nel Governo Giolitti I, Governatore dell’Eritrea. Dalla lettera a Caterina Pigorini Beri, 26 luglio 1896.

Un bel tacer

17 dicembre 2011

«L’Italia deve far fronte a grossi rischi per la propria finanza, per la propria economia. Il Paese deve riuscire a fare bene la sua parte per l’Europa e per se stessa, e quindi chiede sacrifici agli italiani di tutti i ceti sociali, anche agli italiani dei ceti meno abbienti, perché si facciano le scelte indispensabili al fine di preservare lo sviluppo della nostra economia e della nostra società in un clima di libertà e di maggiore giustizia».

Questo il monito e la speranza del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano. In un Paese costretto al declino ed alla paralisi economica da quasi un ventennio, politicamente avvezzo alla finzione ed alla menzogna, socialmente vacuo ed amorale, responsabili in gran parte i Governi e la classe politica Italiana, più attenta a rivolgere le proprie azioni alla cura del proprio interesse, e in un momento in cui i ceti meno abbienti vedono pesare sui propri redditi la crisi italiana, il monito del Presidente non giunge davvero bene accetto, in barba al prestigio italiano nel mondo.

Si dimentica che i ceti meno abbienti lottano per mantenere il posto di lavoro, per veder riconosciuto un giusto salario, per avere diritto ad un posto di lavoro “legale” senza dover ogni volta cedere i propri diritti per poter lavorare, per avere diritto ad una vecchiaia dignitosa, per mantenere il diritto all’assistenza medica dopo averla pagata a suon di contributi mensili, per ottenere per i loro figli una scuola dignitosa e il diritto allo studio, per vivere in una società di meriti reali, raggiungibili, efficaci … per crescere, infine, insieme ad un Paese che non vuol più crescere con loro ma pretende di crescere grazie a loro.

Certo, il conto degli errori politici, e le relative spese, graveranno e devono gravare su ogni italiano. Si abbia la dignità di farli gravare in silenzio su quella parte del Paese che resta, ancora, l’unica ad aver compiuto sempre col proprio dovere.  Senza mai un lamento.

Della credibilità

14 dicembre 2011

L’interesse parla ogni genere di lingua e interpreta ogni genere di personaggio, perfino quello del disinteressato.

François de La Rochefoucauld

Delle similitudini

12 dicembre 2011

Se Platone avesse saputo, non si sarebbe neanche dedicato al suo famoso simposio. Bastava spiegare anche l’interesse economico o in alternativa il cinismo politico, ché, come l’amore, non è certamente cosa da vedere o toccare e nemmeno comprendere. Lo percepisci semplicemente. Sai che sei di fronte ad un atteggiamento cinico da quel piccolo sentire “farfalle” nello stomaco e, tale e quale all’amore, te ne sorprendi, cerchi di intuire, esplodi con un “possibile?”. Certo di star sbagliando, di non aver capito, di aver inteso in modo errato, visto in modo sbagliato, letto in maniera poco attenta.

Chi si trova di fronte al cinismo politico, così come chi si trova per la sua prima volta di fronte all’amore, raggiunge presto anche il dubbio, la sfiducia nelle proprie capacità sensoriali, nelle proprie capacità intuitive. Inizia lentamente a scrutare …un qualsiasi gesto, il sorgere di una qualsiasi impercettibile variazione, una ruga che si accentua, l’angolo della bocca che si inarca, una spalla che si alza, mani che nervosamente cercano appoggio… una sola pausa. Tutto può aiutare a far capire, con quell’ultima risorsa a nostra disposizione, che siamo di fronte ad uno scherzo, una barzelletta, la prova dell’incapacità nostra a comprendere e scoprire. A realizzare positivamente tutto quel che accade. In alcuni momenti riesci persino a pensare che quel che credi di vedere e capire non sta davvero succedendo.

La famigerata manovra Monti è finalmente arrivata.

Sembrava un sogno ed è solo l’ulteriore incubo. L’Europa Unita muove un plauso ed un sentito grazie.

Non ricambiato.