A mia moglie…

Opera di Nicoletta Tomas Caravia
Tu sei come una giovane
Umberto Saba

Tu sei come una giovane
Umberto Saba
25 Novembre 2010
Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.
Non vi parleremo di occhi pesti, pianti, volti spaventati e tumefatti
…di occhi bassi, fatiche irrisolte, gesti per nascondere i vostri torti ed il nostro coraggio.
Non vi parleremo di cosa accade, di cosa ci è stato fatto, di come l'abbiamo permesso.
Non vi racconteremo delle nostre sorelle sfigurate, uccise, violentate, maltrattate, derise…
Non vi mostreremo quello che il mondo e gli uomini e persino le donne sono capaci di fare alle Donne.
Sì, Donne con la maiuscola…
Le figlie di Eva!
Le sorelle di Iside!
Le madri di Adamo!
Le amanti ed amiche dell'Uomo!
Noi ninfe dei boschi, sirene dei mille mari, sogno incompiuto poersino per noi stesse …noi miti e sincere amanti, ultime madri dei nostri figli, imperituro scrigno dei sogni…
Noi siamo in grado di condurre il mondo, se volete al vostro fianco.
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IMPARA A RICONOSCERE LA VIOLENZA…e non permetterle mai più di piegarti.
" …L'uomo non è fatto per la sconfitta.
Un uomo può essere distrutto, ma non può essere sconfitto …"
[Il vecchio e il mare]
Giuseppina Virgili è una imprenditrice di 51 anni che a causa dei debiti non può più lavorare. Per questo motivo ha lanciato la sua inquietante proposta …è disponibile a vendere i propri organi, compreso il cuore, perché non ha più risorse non è in grado di mantenere la figlia ventenne.
L’imprenditrice abita ad Empoli, in provincia di Firenze ed era titolare di un’azienda che produceva abbigliamento. A causa di mancati pagamenti da parte dei suoi clienti è rimasta schiacciata dai problemi finanziari e dai debiti: alcune decine di migliaia di euro che le banche non vogliono anticipare con un prestito alla donna. Così, qualche giorno fa, ha inviato una mail ai principali ospedali italiani. Tuttavia in Italia la legge vieta espressamente ogni forma di commercio di organi e la donazione di un organo come il cuore, in questo caso, si trasformerebbe in un omicidio-suicidio.
“Scrivo per mettere a disposizione i miei organi, compreso il cuore perchè non so più come vivere, nè io e nemmeno mia figlia, 20 anni, la quale mette in vendita solo i propri reni.
Purtroppo dopo tre anni di calvario, avevamo una piccola ditta, oggi ci troviamo costrette a ciò per vivere anche se sembra un controsenso. Abbiamo già fatto annunci di questo genere su Internet, ma purtroppo ancora non ci ha contattato nessuno e quindi l’idea di rivolgersi agli ospedali. Vendiamo al miglior offerente, così almeno potremmo saldare i nostri debiti e ritrovare un minimo di dignità.
Dicono che non è legale, ma nemmeno far morire di fame le persone che per anni si sono comportate onestamente ed ora vengono abbandonate come sta succedendo a noi lo è, quindi non avendo altro a disposizione, ci hanno portato via tutto, non ci resta che questa strada, almeno ridiamo vita a qualcuno e forse anche noi ritroveremo la nostra, se non la mia quella di mia figlia per la quale sono disposta a tutto, anche a farmi vivisezionare da viva”.
L'appello è rivolto anche, e specialmente, al Signor Franco Califano che percepisce 1666,36 € al mese e ha chiesto aiuto allo Stato:
Signor Califano, con un terzo del suo reddito mensile lei può salvare due persone dalla disperazione. Ci pensi.
Per chiunque è in grado di aiutare è a disposizione l'account aperto su Facebook all'indirizzo:
Solidarietà a Giuseppina Virgili

Dove vien meno l'interesse, vien meno anche la memoria.
L'Italia crolla come Pompei.
L'Italia muore abbandonata come l'Abruzzo.
L'Italia deraglia tagliata insieme alla sua scuola, ai sui posti di lavoro, alla sua cultura.
L'Italia va a puttane come la sua stessa classe dirigente.
L'Italia inconsapevole perseguita chi parla, esclude chi racconta, abbandona chi lavora.
L'Italia degli uomini dagli eccessi che si permettono di chiedere aiuti allo Stato.
L'Italia dei pochi ignoranti e degli amici importanti.
Signori e Signore, un giorno passerete alla Storia come i mascalzoni del nostro tempo.
E scusate s'è poco…

" … Raggiungimi sull'ultimo stelo
dell'albero del mio giardino.
Dondolerà appena sotto il velo del nostro amore,
'ché non sai forse che
la passione non conosce peso alcuno?
Raggiungimi a passo leggero
ch'io non possa udire mai
i sassi dell'abbandono.
Raggiungimi con parole
che appena hai imparato a pronunciare,
'ché gli uomini amano una sola volta
e non urlano al vento
le regole del gioco.
Raggiungimi col sorriso
dei tuoi occhi,
ch'io non possa mai dimenticare
la luce azzurra del mattino
di un giorno qualunque …"

Lo sanno tutti, del gioco del calcio non capisco nulla, men che meno capisco le varie regole, regolette, inciuci, cessioni, prestiti e via discorrendo. Non capisco la gloria di un pallone che entra in una linea delimitata a destra e manca da due pali che sostengono una rete e gli omini che si sfiancano intere giornate per prepararsi a correre dietro ad una palla di gomma perdono il loro tempo. Ad una partita di calcio preferisco un buon libro, un buon film, una chiacchierata tra amici ed apprezzo maggiormente chi si batte e sbatte per portare un misero pane quotidiano alla propria famiglia restando per lo più anonimo e per sempre privo di alcuna fama.
Lo sport non lo seguo, o meglio, lo seguo di rado da quando solo il vil denaro ne determina la passione, le scelte, il risultato. Ho tremato quando è morto Ayrton Senna…non si può morire così, ed anche quando il giovane Tomizawa è stato travolto ed ucciso in pista, senza che nessuno per la morte di nessun altro decida che è forse il caso di non continuare a "giocare", senza che vi sia il sentore o il bisogno umano di sospendere per un po' ciò che possiamo considerare ci porterà un vantaggio, la fama, il guadagno e ritengo insulsa e priva di significato ogni altra possibile ed interessata giustificazione.
Nel Paese dove tutto ormai si riduce a fare i propri esclusivi interessi, un omicidio barbaro ed inspiegabile tiene banco per intere settimane e sedicenti conduttrici televisive richiamano all'ordine i parenti che lamentano la sconveniente intromissione nel loro privatissimo dolore. Qualcuno ci ha lucrato ed è bene tenerlo in conto prima di ergersi ad eroi dell'informazione, meglio ancora se ci si crede una specie di cicerone mediatico con tette bene in vista e quant'altro.
Nondimeno mi chiedo, ravvisando una sorta di ingiustizia ed alquanto incredula dal punto di vista morale, si può voler punire in modo esemplare un giocatore che ha per colpa l'aver rivolto al proprio "capo" qualche parolina di troppo nel Paese dove persino il capo del governo si permette di mostrare in televisione il dito medio e chiama "coglioni" tutti gli altri, dove i ministri denigrano le bandiere o consigliano di pulirsi il deretano con esse, dove alcuni si battezzano con acqua di fiume e disinfettano sui treni gli immigrati e ce lo hanno duro e tutti gli altri invece molle e penzolante, dove più conta una festa di palazzo e giovani prostitute ed isole famose e case di grandi fratelli dove nessuno si sente il fratello di nessun altro…nel Paese dove vi è tanta violenza perché siete belle e meglio essere sporcaccioni che gay e le donne che non ci piacciono sono molto più intelligenti?
Non mi è sfuggita stamane nemmeno la notizia della eventuale rinuncia, da parte del giocatore, ad un intero milione di euro pur di essere perdonato e, sebbene irritata da un tale ricco stipendio, specialmente nel paese dove un cittadino ogni dieci è disoccupato, la domanda è un'altra…
Se non si devono fare certe cose per i soldi, cosa si deve arrivare a fare per i soldi?
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