Monthly Archives: giugno 2010

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29 giugno 2010

Mafia, 7 anni a Dell'Utri

"Oggi dei giudici ci confermano che un senatore della Repubblica, nonché l'uomo chiave nella costruzione di Forza Italia, è stato per trent'anni, anche nel periodo delle stragi, in stretto contatto con i boss mafiosi, fornendo persino protezione, come nel caso di Mangano, e contribuendo così con forza al mantenimento e al rafforzamento di Cosa nostra. Sono queste le fondamenta su cui è nata Forza Italia e su queste fondamenta poggia ancora il Pdl, il principale partito della maggioranza di governo. Solo un paese con una democrazia atrofizzata può accettare a cuor leggero dei fatti di tale gravità. E solo una politica becera e collusa può festeggiare dinanzi a una sentenza del genere"

Rita Borsellino

Mâos dadas…

28 giugno 2010

Não serei o poeta de um mundo caduco.
Também não cantarei o mundo futuro.
Estou preso à vida e olho meus companheiros.
Estão taciturnos mas nutrem grandes esperanças.
Entre eles, considero a enorme realidade.
O presente é tão grande, não nos afastemos.
Não nos afastemos muito, vamos de mãos dadas.

Não serei o cantor de uma mulher, de uma história,
não direi os suspiros ao anoitecer, a paisagem vista da janela,
não distribuirei entorpecentes ou cartas de suicida,
não fugirei para as ilhas e nem serei raptado por serafins.
O tempo é a minha matéria, o tempo presente, os homens presentes,
a vida presente.

Carlos Drummond de Andrade

Analisi dell’Amore…

24 giugno 2010

" …Per piacere, non mi analizzare,
non cercare le mie debolezze
Nessuno resiste ad un'analisi profonda 
men che meno io…
Geloso, esigente, insicuro, bisognoso
Pieno dei segni che la vita mi lascia
vedo in ogni grido un'esigenza,
il bisogno d'amore, la carenza.
L'amore è sintesi,
l'integrazione dei dati,
non sta lì per essere preso,
non per essere diviso.
Nessuno riesce ad abbracciare un pezzo
ma racchiuso tra le tue braccia
io sarò l'amore perfetto… "

Mário Quintana

Berlusconi censura: una legge di guerra

22 giugno 2010

 

Un conflitto c’è. Montato ad arte da una classe dirigente che da decenni concentra nelle proprie mani un incontrastato e stabile potere politico ma, con singolare improntitudine, si dichiara “perseguitata politica” e si scaglia con inaudita violenza contro la stampa. Sarebbe solo un patetico paradosso se, tradotto in attività politica, il conflitto non avesse prodotto atti di guerra. Il fatto è che si approntano leggi marziali. Non serve ignorarlo, fingere di non saperlo, dichiararsi equidistanti, estranei, rivoluzionariamente nauseati o puerilmente divertiti. Un conflitto c’è, non riguarda la natura dello Stato – di cui potremmo tranquillamente disinteressarci – e non è questione di “potere“, con tutto quanto pure vuol dire questa parola in termini di egemonia di classe e dei consueti e immancabili corollari: sfruttamento, esercizio “legale” della forza, utilizzata a fini repressivi contro il dissenso, emarginazione dei ceti subalterni, espulsione e dentenzione di emarginati, clandestini e “figli d’un dio minore“. Non si tratta, insomma, di stabilire se valga la pena di “sporcarsi le mani” in uno scontro per la difesa di uno Stato che concepisce in maniera gerarchica la struttura sociale, subordina famiglia e “società civile” al suo “fine immanente” e impone perciò all’uomo di sacrificare la parte migliore di se stesso: la sua vocazione sociale. Di questo si tratta, della vocazione sociale dell’uomo. E fa impressione che, accanto alle apatiche proteste di un’opposizione lasciata in vita solo perché legittima la maggioranza, si collochi un disimpegno sconcertante – speculare alle astratte pratiche “moderate” – di ciò che resta della sinistra estrema e alternativa. Un disimpegno che pare civetteria intellettualistica e rivoluzionarismo di maniera.

Troppo spesso abbiamo rincorso la distinzione tra un giudizio scientifico ridotto a “ideologia” e la passione etica delle riflessioni di Marx. Ne sono nate “chiese” coi loro testi sacri e una loro correttezza formale che fatalmente hanno cristallizzato in “sistema” la dinamica del pensiero. Bisogna avere l’animo di dirlo e ognuno poi trovi il difetto nel ragionamento. Sarà un bene che se ne discuta, perché il punto è che all’ordine del giorno non sono lo Stato e il diritto borghese, ma più semplicemente i diritti. Alcuni fondamentali diritti, siano pure “borghesi“, come si sono configurati in un lungo processo storico. Il punto è che una banda di malfattori, guidata da uno sperimentato “manganellatore mediatico“, una camarilla di sfruttatori rei confessi, d’imputati per reati patrimoniali aggravati da recidiva e puntualmente “prescritti“, una cricca di malviventi che teorizza la proprietà e lo sfruttamento dei beni comuni a fini d’interesse privato, una pletora d’evasori condonati, di imprenditori colti sul fatto mentre sperperavano risorse pubbliche a beneficio personale, insomma, quella società d’affari che qualcuno chiama ancora Parlamento sospende la libertà di parola con un obiettivo preciso: negare ai ceti subalterni la possibilità d’intervenire sullo svolgimento del processo storico, proibire la comunicazione, la circolazione e la conoscenza dei fatti sociali per impedire il libero sviluppo di ognuno che è la conditio sine qua non del libero sviluppo di tutti. 

Ciò che si vuole colpire non è, quindi, l’astratto principio borghese che si cristallizza nella pur rispettabile formula della “libertà di stampa“. Quello che si vuole sostenere mediante la censura è l’arrogante impunità delle manifestazioni degenerative del capitalismo, per impedire a chi è chiamato a pagare la durissima crisi economica di prendere coscienza che macchine e denaro non sono più elementi di un processo di produzione, ma forze distruttive dell’equilibrio ambientale e delle conquiste sociali. Nessuno può chiamarsi fuori. L’insieme delle leggi prodotte negli ultimi anni nel nostro Paese da maggioranze e opposizioni che si sono alternate nella cabina di comando mira a far pagare alle masse i costi di una crisi che è tutta nelle logiche del mercato. Non si stanno gettando solo le basi d’un dominio assoluto del capitale sul lavoro. C’è di più. Per ottenere lo scopo, si pone un sigillo sulla comunicazione tra gli uomini perché si riconosce che la conoscenza è, per sua natura, l’arma più efficace della rivoluzione. In tempo di guerra la censura è un passo obbligato. Prendiamone atto, perciò: siamo in guerra. Non è un’utopia proletaria, ma un postulato etico: occorre difendersi, resistere e, appena possibile, ribellarsi.

Splendido articolo di  Giuseppe Aragno

Adios querido Maestro…

18 giugno 2010

Il viaggio non finisce mai.
Solo i viaggiatori finiscono.
E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.
Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero.
Bisogna vedere quel che non si è visto,
vedere di nuovo quel che si è già visto,
vedere in primavera quel che si è visto in estate,
vedere di giorno quel che si è visto di notte,
con il sole dove la prima volta pioveva,
vedere le messi verdi,
il frutto maturo,
la pietra che ha cambiato posto,
l'ombra che non c'era.
Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.
Bisogna ricominciare il viaggio.
Sempre.
Il viaggiatore ritorna subito.

Nas profundezas do amor…

15 giugno 2010

O amor não é dito
É caído
No abismo mais fundo
Naquilo que há de profundo
Na fresta maior do mundo

O amor é tão fundo
De um fundo tão profundo
Que era mais fundo que tudo

Que a ribanceira é pequena
Que um vaso sem fim era baixo
Que o fundo era raso

 

Fábio Stangue

Stupidi e muti, restaron essi a riguardàrsi in faccia…

9 giugno 2010

Questi uomini possono essere un manipolo di menti fragili…

Quest'uomo invece è il Presidente del Consiglio…

"…Ho detto agli uomini della Protezione civile di non andare più in Abruzzo perché dopo l’apertura di quel fascicolo rischi che qualcuno che magari ha avuto dei familiari morti sotto le macerie e con una mente fragile, gli spari in testa…"
[Silvio Berlusconi]

Vergogna!

Vertigine …

5 giugno 2010

" … Un arcobaleno entra versandosi nella mia finestra. Sono elettrizzato.
Canzoni esplodono dal mio petto, tutte le mie lacrime cessano, il mistero inonda l’aria.
Cerco le mie scarpe sotto al letto.
Una grossa donna colorata si trasforma in mia madre.
Non ho ancora denti finti. Immediatamente dieci bambini si siedono sul mio grembo.
Non taglio la barba da un giorno.
Ho bevuto un’intera bottiglia con i miei occhi chiusi.
Ho scritto su un foglio e mi sento nuovamente sdoppiato. Voglio che tutti mi parlino.
Raccolgo la spazzatura dalla scrivania.
Invito duecento bottiglie nella mia stanza, le chiamo insetti di giugno.
Uso la macchina da scrivere come cuscino.
Un cucchiaio diventa una forchetta davanti ai miei occhi.
I vagabondi donano a me tutti i loro soldi.
Ciò di cui ho bisogno è uno specchio che mi accompagni per tutta la mia vita.
Nei miei primi cinque anni di vita ho vissuto in pollai con poca pancetta.
Mia madre mi mostrava la sua faccia da strega e mi raccontava storie di barbe blu.
I miei sogni mi sollevavano dal mio letto
Sognavo di saltare nel vortice di una pistola per lottare con una pallottola.
Ho incontrato Kafka e lui è salito su un appartamento per evitarmi.
Il mio corpo si è trasformato in zucchero, versato nel tè ho trovato il senso della mia vita.
Ciò di cui avevo bisogno era inchiostro per trasformarmi in un ragazzo nero.
Cammino per le strade cercando oggi gente che mi accarezzi.
Ho cantato sugli ascensori credendo di raggiungere il paradiso.
Sono sceso all’86° piano, correndo lungo i corridoi, alla ricerca di mozziconi freschi.
Il mio sperma diventa un dollaro d’argento posato sul letto.
Guardo fuori dalla finestra e non vedo nessuno, Vado in strada, guardo verso la mia finestra e non vedo nessuno.
Così parlo all’idrante, e gli chiedo “Hai delle lacrime più grandi delle mie?”
Non c’è nessuno in giro, piscio ovunque.
Mie trombe di Gabriele! mie trombe di Gabriele! Spiegate i canti di gioia, il mio giubilo immenso …"

Peter Orlovsky

Rachel Corrie

3 giugno 2010

In Memoriam
~ Rachel Corrie ~
1979 – 2003

Il 16 marzo 2003, schiacciata da una ruspa israeliana, muore Rachel mentre tenta di evitare che la ruspa demolisca l'abitazione di un medico palestinese nella Striscia di Gaza. 
 

La Rachel Corrie, è salpata ieri alla volta di Gaza, tenterà di forzare il blocco israeliano per consegnare gli aiuti ai Palestinesi.
L'arrivo è previsto per Sabato 5 Giugno

Qui se volete seguire il suo viaggio e le ultime notizie.

Buon Vento Rachel

ULTIMA ORA: 05 giugno, ore 11:34
Larnaca – (Adnkronos/Ign) - 

Interrotto il viaggio di Rachel. 
 

Forze israeliane occupano la Rachel Corrie, i pacifisti vengono scortati al porto Ashdod. 
 

Quis custodiet…

2 giugno 2010

Lei è Emily Henochowicz, colpita in pieno viso dai soldati israeliani, durante la manifestazione in protesta al massacro del convoglio umanitario.
Perde l'occhio sinistro.
Qui trovate il suo blog.

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