
Sono loro, l’altra faccia della crisi mondiale ed il volto nascosto della migrazione degli uomini.
Circa 58 milioni in Cina, di età compresa tra i 6 ed i 15 anni, nelle provincie lontane dai centri industriali, lasciati indietro da padri e madri in cerca di nuove speranze. Senza residenza ed assicurazione sanitaria i loro padri scelgono di lasciarli a casa, affidandoli ad un nonno, ad un parente, ad un conoscente. Vivono per lo più da soli arrangiandosi nella vita di tutti i giorni, il China Labour Bullettin ci lascia una tragica traccia del loro presente e di quel che potrà essere il loro futuro.
Nelle sole province di Henan, Hunan, Guangdong, Anhui, Sichuan e Jiangxi abita il 52% dei questi bambini.
Secondo stime del governo municipale di Changsha, il 44% dei bambini vede i genitori solo una volta l’anno, e una percentuale analoga due volte l’anno. Ma il 3% li incontra solo ogni due anni e in casi estremi i figli non hanno riabbracciato i genitori per 6 anni. Circa il 45% dei bambini nemmeno sa dire dove i genitori lavorano e il 75% non è mai andato a trovarli nella lontana città. Peraltro, uno studio della Lega giovanile, i giovani del Partito Comunista dell’Hunan, ha costatato che il 9,3% dei bambini nemmeno sente la mancanza dei genitori: cresciuti dai nonni, alcuni nemmeno ricordano i genitori, o li considerano “un puro concetto simbolico, privo di emozioni”.
Lasciati soli, crescono in modo non normale: imparano presto a confidare solo sulle proprie forze, ma sono di frequente vittime di incidenti e ferite e nei disastri naturali; si impegnano per studiare e rispondere alle aspettative dei genitori ma spesso con scarsi risultati, anche perché nessuno li aiuta: secondo la Federazione sindacale femminile All-China di Qingdao, il 45% dei loro nonni non è mai andato a scuola e il 50% ha frequentato solo le elementari. Le ragazze lasciate-indietro sono più spesso vittime di violenze sessuali, anzitutto ad opera di conoscenti o vicini di casa: in genere adulti avanti con gli anni e tali da dare “sicurezza”. Un’indagine del Southern Metropolis Daily nel 2008 parla di 76 bambine dai 7 anni in su della montagnosa regione di Liangshan costrette a lavori forzati a Dongguan.
Per alcuni, invece, il risentimento verso i genitori genera comportamenti violenti e criminali. Fonti della Sicurezza pubblica dicono che almeno l’80% dei casi di delinquenza giovanile nelle zone rurali vede protagonisti figli di migranti. I dati della Corte Suprema indicano che in Cina dal 2000 c’è stato un incremento annuale del 13% della delinquenza giovanile e il 70% dei giovani delinquenti sono figli di migranti.
Ma i liushuo ertong non solo i soli.
Si stima siano circa 9 milioni i bambini lasciati indietro dai migranti delle Filippine e circa 3 milioni i bambini lasciati indietro dai migranti provenienti dall’America Latina
Sono invece in netto aumento i giovani migranti:
150.000, nella solo Europa, i minori di 18 anni provenienti dai paesi "senza speranza".
100.000 negli U.S.A.
250.000 i minori vittime di migrazioni forzate e costretti a lavorare e prostituirsi.
Per quanto riguarda l’Italia, Amnesty International mette in rilievo il fatto che l’accoglienza riservata ai bambini che sbarcano sulle nostre coste, e il cui numero esatto non è noto ”per mancanza di trasparenza nel sistema immigratorio italiano”, non rispetta i loro diritti:
”Vengono messi in centri di detenzione per immigrati… senza la possibilità di contestare la legalità o l’arbitrarietà della loro detenzione”, difformemente da quanto richiesto, fra altre garanzie, dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dei bambini.
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