Monthly Archives: marzo 2009

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24 marzo 2009

 Opera di Antonio Gasparini

 

" … Si ama solo ciò che non si possiede del tutto …"

 Marcel Proust

Della [finte] realtà …

21 marzo 2009
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Benedetto XVI:
" … L’epidemia di Aids ‘non si supera con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi. Serve invece, ha proseguito, un comportamento umano morale e corretto ed una grande attenzione verso i malati: soffrire con i sofferenti …"

Silvio Berlusconi
" … L’Aids? Ciascuno svolge la sua missione ed è coerente con il suo ruolo …"

" … Nella parrocchia di East Douglas, il prete che lo violentava era anche il suo confessore. E a undici anni il piccolo Phil non sapeva bene come raccontare i propri peccati a Dio senza offenderne il ministro da cui era costretto a peccare. Finché trovò la formula, lì, in confessionale: «Ho risposto male a mia madre, ho pestato mio fratello e… tu sai il resto», ripeteva sempre. Sì, il resto lo sapeva eccome, padre David Holley, che per altri lunghi mesi avrebbe abusato di lui e di due suoi amichetti, in quel lontano 1964. Adesso Phil Saviano è un bell’ uomo di cinquant’ anni, tiene a bada l’ Aids con una terapia antivirale da 25 pillole al giorno e dopo una vita di tormenti ha fondato la sezione del New England dello «Snap», il «Network dei Sopravvissuti agli abusi dei preti». Al bar del Fifteen Beacon, nel centro di Boston, sorseggia un cioccolato caldo, sorride: «Come mi sento adesso? Vendicato». E’ saltato il coperchio di una pentola a pressione. Per capire cosa sia cambiato in America, bisogna guardare Phil e ricordare che questa è la terra in cui, dagli anni Sessanta, tutte le minoranze hanno trovato prima o poi un modo per farsi sentire. I network dei sopravvissuti sono serviti a riconoscersi, il resto è venuto giù quasi da sé. Come una valanga. Dai file dello scandalo americano sbucano infamie antiche, frammenti di vergogna rimasti per decenni senza effetto sotto gli occhi di intere comunità. Ancora del ‘ 64 è la lettera di un papà e una mamma di Marshfield al cardinale Cushing: il figlio, un chierichetto di 12 anni della chiesa di Sant’ Anna, viene molestato regolarmente da un giovane prete, Eugene O’ Sullivan. Loro si sono rivolti invano al parroco Finn e quindi scrivono: «Eminenza, dopo sei settimane di attesa, Finn ci ha liquidato dicendo: no, padre Eugene non può averlo fatto, dimentichiamo tutta questa storia». Addirittura al 1954 risalgono le prime «perplessità» su John Geoghan, il pedofilo seriale che, avendo assalito impunemente generazioni di bambini della diocesi, è costato la sedia d’ arcivescovo a Bernard Law: «E’ molto immaturo, con modi femminili nel discorso e nell’ approccio», scriveva di lui l’ allora rettore del seminario, John Murray, poi stretto collaboratore di Law. Sì, è una faccenda vecchia quella che adesso scoprono i media americani, Boston Globe in testa. Pare inedita perché, per la prima volta, i giornali non fanno finta di nulla: le sensibilità e le priorità sociali sono cambiate, loro si adeguano. Barry Coldrey, un professore di Melbourne che ha sperimentato in patria uno scandalo di simile natura (gli abusi negli orfanotrofi cattolici australiani risalgono all’ immediato dopoguerra), ha notato che il fenomeno non è certo circoscritto alla fine del Ventesimo secolo, «benché la crisi nella chiesa anglofona sia molto recente». Crisi annunciata: nel 1985, dopo che il primo grave scandalo era esploso in Louisiana attorno a padre Gilbert Gauthe (almeno cento piccole vittime in quattro parrocchie), circolò ai massimi livelli gerarchici della curia americana un rapporto confidenziale: «Le molestie sessuali dei preti cattolici, affrontare il problema in modo globale e responsabile». In appena 92 pagine, accendeva una luce su ciò che sarebbe successo. Era stato redatto dall’ avvocato di Gauthe, Ray Mouton, un idealista disgustato dal suo cliente, e da due preti iconoclasti, Tom Doyle e Mike Peterson. Doyle era avvocato di diritto canonico all’ ambasciata Vaticana di Washington e aveva raccolto dozzine di rapporti credibili su casi di pedofilia in tutte le diocesi della nazione. Peterson era direttore dell’ istituto Saint Luke, dove venivano spediti in cura i sacerdoti sessualmente disturbati. «Se anziché soccorrere i fedeli si continuerà a coprire lo scandalo, la Chiesa affronterà la più grave crisi mai vista da secoli e dovrà fronteggiare azioni legali multimilionarie», andavano ripetendo i tre. Doyle mandò una copia d’ assaggio al cardinale Law, già allora potentissimo: «Lui ci incoraggiò, "scrivete ancora". Ma nel momento in cui ho incominciato a scrivere, sapevo che la mia carriera era finita». Nell’ autunno di quell’ anno, tutti i vescovi americani ebbero il rapporto, lo discussero in una sessione segreta della Conferenza episcopale. E non ne fecero nulla. La vita di Phil Saviano è un buon esempio di come quel nulla abbia pesato su generazioni di americani. Phil s’ è scoperto gay a vent’ anni, malato a trenta. Ha combattuto con i propri fantasmi. E’ stato il primo cittadino del Massachusetts a fare causa alla Curia. «Nel ‘ 92 stavo morendo di Aids, quando vedo in tv che in New Mexico avevano arrestato un prete per violenze sui bambini: era lui, il mio prete di quasi trent’ anni prima! Ho capito che la gente doveva sapere, mi sono alzato dal letto e ho raccontato tutto». Per continuare a raccontare la sua storia ad alta voce, Phil ha dovuto combattere ancora e ancora: nel ‘ 95 la Curia gli offre quindicimila dollari per chiudere il caso. Ma c’ è una clausola da accettare, quella della riservatezza: «Per prendere quei soldi dovevo impegnarmi a non parlare mai più né della mia storia né del problema in generale, mai, né con la stampa né con amici. Ho rifiutato e alla fine l’ ho spuntata, anche se ho preso meno soldi. Loro premevano. Anche il mio avvocato premeva perché accettassi la clausola del silenzio, voleva subito la sua parte di quattrini, temeva che io morissi». Chi era l’ avvocato? Phil sorride: «Non ci crederà, ma era Roderick MacLeish. Bisogna capirlo, però, erano tempi diversi». Già. Ai giorni nostri MacLeish è uno dei due grandi moralizzatori di Boston, rappresenta più di duecento vittime e ha messo assieme una fortuna con le percentuali sui risarcimenti stragiudiziali. Gli avvocati sono essenziali nella trama. L’ altro legale che deve allo scandalo molto del suo conto in banca è Mitchell Garabedian, che nello studio al numero 100 di State Street ha una fila di cameraman ogni pomeriggio. Cortese e antipatico quanto basta, Garabedian ci accoglie con una frase che è un ceffone per chiunque sia cresciuto in un Paese cattolico: «Io credo che la pedofilia faccia parte della cultura della Chiesa». Poi, a rileggere le carte, si scopre che non ha il dono dell’ originalità. Una frase simile, ma meno rozza, la disse padre Doyle parlando dell’ avvocato Mouton, il suo partner nello sfortunato dossier 1985: «Ray s’ imbatté in una cultura in cui era accettabile che i preti facessero i loro comodi con i ragazzini finché qualcuno non ribaltava la barca e ne fu sconvolto come tutti noi». E’ davvero questo lo scandalo americano? Garabedian annuisce: «Ho incominciato perché nel ‘ 94 venne da me una mamma. Suo figlio, 10 anni, si lavava le mani fino a farle sanguinare. Ho parlato con lui, con i fratelli. E’ così che ho scoperto padre Geoghan. Da allora 141 delle sue vittime sono venute da me. Poi la lista dei preti s’ è allungata. A questa gente non importa un accidente dei bambini, la rimozione di Law è un cosmetico. E non andranno in bancarotta: dovrebbero accettare che lo Stato controlli i loro conti». In corridoio l’ avvocato tiene una vittima che esibisce spesso, Patrick McSorely, un ragazzone telegenico ma stralunato, ex tossico: colpa di Geoghan, dice lui, del trauma, «sono disabile, non lavoro». «Sono anche uno degli 86 che hanno chiuso una causa con la Chiesa a dieci milioni di dollari, ma non ho visto ancora un centesimo», aggiunge poi, mentre Garabedian è distratto da un’ altra intervista. Questa, naturalmente, è anche la storia di un assalto alla diligenza. Ma, grazie a chi chiuse occhi e orecchie nell’ 85, a dirlo oggi si finisce dalla parte sbagliata: quella degli orchi.

Goffredo Buccini

Nel 2002 il Boston Globe accusa in un articolo il cardinale Bernard Law di avere protetto John Geoghan, sacerdote sospettato di molestie sessuali su oltre un centinaio di ragazzi in 30 anni
GLI ABUSI
La diocesi di Boston diventa protagonista di uno scandalo di enormi proporzioni: in un solo anno sono 456 le cause legali intentate dalle vittime di abusi
LE DIMISSIONI
Sollecitato dalle petizioni di laici e sacerdoti, il cardinale Law presenta le dimissioni al Vaticano. Giovanni Paolo II le accoglie e nomina un reggente per la diocesi di Boston …"

Palpar…

17 marzo 2009


Opera di Marco Pablo Gonzales

 

" … Mis manos
abren las cortinas de tu ser
te visten con otra desnudez
descubren los cuerpos de tu cuerpo
Mis manos
inventan otro cuerpo a tu cuerpo …"

Octavio Paz

Una mujer desnuda y en lo oscuro ..

12 marzo 2009

" ... Una mujer desnuda y en lo oscurotiene una claridad que nos alumbrade modo que si ocurre un desconsueloun apagón o una noche sin lunaes conveniente y hasta imprescindibletener a mano una mujer desnuda.

Una mujer desnuda y en lo oscurogenera un resplandor que da confianzaentonces dominguea el almanaquevibran en su rincón las telarañasy los ojos felices y felinosmiran y de mirar nunca se cansan.

Una mujer desnuda y en lo oscuroes una vocación para las manospara los labios es casi un destinoy para el corazón un despilfarrouna mujer desnuda es un enigmay siempre es una fiesta descifrarlo.

Una mujer desnuda y en lo oscurogenera una luz propia y nos enciendeel cielo raso se convierte en cieloy es una gloria no ser inocenteuna mujer querida o vislumbradadesbarata por una vez la muerte ..."


Mario Benedetti

Penelope è partita …

7 marzo 2009
” … Penelope non tesse la tela, non resta più a casa. Penelope è ormai partita con i figli in spalla e storie di degrado e sofferenza. Come le nostre madri e le nostre nonne … Più del 49% degl’immigrati irregolari nel nostro paese sono donne, le più sfortunate arricchiscono di colori e risa le nostre strade per un minuto d’amore ad uomini soli e un sorriso in più da portare a casa. Le più fortunate puliscono le nostre case, accudiscono i nostri nonni, cucinano nelle nostre mense.
Buona domenica Penelope, da domani [speriamo] tutto sarà diverso …”

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3 marzo 2009


Opera di Domenico Cantatore

 

" … Sui miei quaderni di scolaro
Sui miei banchi e sugli alberi
Sulla sabbia e sulla neve
Io scrivo il tuo nome

Su tutte le pagine lette
Su tutte le pagine bianche
Pietra sangue carta cenere
Io scrivo il tuo nome

Sulle dorate immagini
Sulle armi dei guerrieri
Sulla corona dei re
Io scrivo il tuo nome

Sulla giungla e sul deserto
Sui nidi sulle ginestre
Sull’eco della mia infanzia
Io scrivo il tuo nome

Sui prodigi della notte
Sul pane bianco dei giorni
Sulle stagioni promesse
Io scrivo il tuo nome

Su tutti i miei squarci d’azzurro
Sullo stagno sole disfatto
Sul lago luna viva
Io scrivo il tuo nome

Sui campi sull’orizzonte
Sulle ali degli uccelli
Sul mulino delle ombre
Io scrivo il tuo nome

Su ogni soffio d’aurora
Sul mare sulle barche
Sulla montagna demente
Io scrivo il tuo nome

Sulla schiuma delle nuvole
Sui sudori dell’uragano
Sulla pioggia fitta e smorta
Io scrivo il tuo nome

Sulle forme scintillanti
Sulle campane dei colori
Sulla verità fisica
Io scrivo il tuo nome

Sui sentieri ridestati
Sulle strade aperte
Sulle piazze dilaganti
Io scrivo il tuo nome

Sul lume che s’accende
Sul lume che si spegne
Sulle mie case raccolte
Io scrivo il tuo nome

Sul frutto spaccato in due
dello specchio e della mia stanza
Sul mio letto conchiglia vuota
Io scrivo il tuo nome

Sul mio cane goloso e tenero
Sulle sue orecchie ritte
Sulla sua zampa maldestra
Io scrivo il tuo nome

Sul trampolino della mia porta
Sugli oggetti di famiglia
Sull’onda del fuoco benedetto
Io scrivo il tuo nome

Su ogni carne consentita
Sulla fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Io scrivo il tuo nome

Sui vetri degli stupori
Sulle labbra intente
Al di sopra del silenzio
Io scrivo il tuo nome

Su ogni mio infranto rifugio
Su ogni mio crollato faro
Sui muri della mia noia
Io scrivo il tuo nome

Sull’assenza che non desidera
Sulla nuda solitudine
Sui sentieri della morte
Io scrivo il tuo nome

Sul rinnovato vigore
Sullo scomparso pericolo
Sulla speranza senza ricordo
Io scrivo il tuo nome

E per la forza di una parola
Io ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per nominarti

Libertà …"

 

Paul Eluard