Finalmente, dopo anni di ricerche e soluzioni alternative, l’Italia fa un passo di 21 anni indietro nel tempo. Ancora una volta le scelte del popolo appaiono per lo più un proforma, il contentino.
Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, detta i tempi di realizzazione delle centrali nel nostro Paese.
«Per costruire una centrale nucleare con tutti i permessi – ha spiegato il ministro a Panorama del Giorno – ci vogliono cinque anni, per avere tutte le autorizzazioni necessarie sono necessari tre-quattro anni. L’obiettivo nostro è di arrivare entro la fine della legislatura a posare la prima pietra di un gruppo di centrali nucleari . Il che vuol dire che, dal 2013 abbiamo cinque anni».
«Noi intendiamo usufruire delle tecnologie più moderne, quindi dare spazio a tutte le imprese che vogliono impiantare centrali nel nostro Paese. Ci sono altri contatti, perché il mercato deciderà cosa fare, il governo dà gli orientamenti» ha detto il ministro. Quanto ai siti, Scajola ha ricordato che al referendum che abolì il nucleare in Italia, nei comuni in cui si trovavano le centrali «vinsero quelli a favore del nucleare»
Insomma, detta così, appare più un’operazione economica che una scelta energetica … qualche malpensante potrebbe addirittura pensare a qualche altra "cordata" …
A questo punto sarebbe bene ricordare l’esito e le modalità del referendum.
L’8 novembre 1987 in Italia si votò per cinque referendum, tre di questi riguardavano l’energia nucleare. Nessuno dei tre quesiti chiedeva l’abolizione o la chiusura delle centrali nucleari. I votanti furono il 65,1%, con un’altissima percentuale di schede nulle o bianche che andarono dal 12,4% al 13,4%
REFERENDUM NUCLEARE 1 – Veniva chiesta l’abolizione dell’intervento statale nel caso in cui un Comune non avesse concesso un sito per l’apertura di una centrale nucleare nel suo territorio. I sì vinsero con l’80,6%.
REFERENDUM NUCLEARE 2 – Veniva chiesta l’abrogazione dei contributi statali per gli enti locali per la presenza sui loro territori di centrali nucleari. I sì s’imposero con il 79,7%.
REFERENDUM NUCLEARE 3 – Veniva chiesta l’abrogazione della possibilità per l’Enel di partecipare all’estero alla costruzione di centrali nucleari. I sì ottennero il 71,9%.
Jeremy Rifkin non ha dubbi: quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia.
"Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell’energia totale, per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta, si dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può venire da qui"
- Quanti di noi sono a conoscenza del fatto che il nucleare, di fatto, non ci aiuterà ad uscire dalla dipendenza energetica?
- Quanta informazione viene data al cittadino Italiano in merito al problema "irrisolvibile" dello stoccaggio delle scorte radioattive?
E ancora Jeremy Rifkin … Ci sono altri ostacoli lungo questa strada?
"Io ne conto cinque, e adesso vi dico il secondo. Non sappiamo ancora come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all’interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l’area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l’Italia crede di poter far meglio di noi? L’esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili".
Ecoballe all’uranio, un pensiero da brividi. E il terzo ostacolo?
"Stando agli studi dell’agenzia internazionale per l’energia atomica l’uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta per raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su. Ciò si ripercuoterà sui costi per produrre energia togliendo ulteriori argomenti a questo malpensato progetto. Aggiungo il quarto punto. Si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è più facile costruire bombe. La Casa Bianca e molti altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell’atomica in mani nemiche. Ma i governi buoni di oggi diventano le canaglie di domani".
Siamo arrivati così all’ultima considerazione. Qual è?
"Che non c’è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell’acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori. L’estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l’acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l’erogazione di energia elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata"
Fonte: La Repubblica
L’intervista a Jeremy Rifkin la trovate qui
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