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" … Essere ciechi non è una sventura, la vera sventura è non essere capaci di sopportare la cecità …"
John Milton
" … Essere ciechi non è una sventura, la vera sventura è non essere capaci di sopportare la cecità …"
John Milton
" … Sull’albero di fronte
avrò fatto sistemare un altoparlante con cui gli uccellini
amplifichino i loro canti allegri per il tuo languido risveglio.
Ti sveglierai felice sotto il lenzuolo di lino antico
con un raggio di sole che gioca nell’incavo dei tuoi seni
e mi darai la bocca in fiore.
Le mie mani amantiti cercheranno a lungo
e tu verrai da lontano, amica
dal fondo del tuo essere di sonno e piume per accogliermi.
Il nostro godimento sarà sereno e lento,
riposerò in te come l’uomo sul suo tumulo,
poiché nulla ci sarà al di fuori di noi.
Il nostro amore sarà semplice e senza tempo.
Poi saluteremo il chiarore.
Tu dirai buongiorno al soffitto che ci ripara
e allo specchio che raccoglie la tua rapida nudità.
Dopo avremo fame: ci sarà tè dell’India
per saziare la nostra sete e miele
per raddolcire il nostro pane.
Soddisfatti, resteremo come due fratelli
che si amano al di là del sangue
e fumeremo insieme la nostra prima sigaretta del mattino.
Solo allora ci separeremo.
Tu mi domanderai ed io ti risponderò, ù
guardando con tenerezza le mie gambe
che l’amore ha placato,
ricordandomi che esse hanno camminato molte leghe di donne
fino a scoprirti.
Penserò che tu sei l’ultimo fiore
di questa mia disperata ricerca,
che in te si è fatta l’unità.
All’improvviso, sarò triste e solo come un uomo,
vagamente attento ai rumori distanti della città,
mentre assurda ti affaccendi nel tuo quotidiano, smarrita.
Ah! così smarrita da me.
Sentirò qualcosa che si chiude nel mio petto
come una porta pesante.
Sarò geloso della luce che ti configura
e di te stessa che ti lasci vivere,
quando dovresti seguire con me
come il giovane albero lungo la corrente di un fiume
in cerca dell’abisso.
Mi viene l’angoscia del limite che ci rende antagonisti.
Vedo la calotta d’aria che ti circonda,
lo spazio che separa i nostri tempi.
La tua forma è un’altra: troppo bella, forse, per poter
essere totalmente mia.
Il tuo respiro ubbidisce a un ritmo diverso.
Tu sei donna. Tu hai seni, lacrime e petali.
Intorno a te l’aria diventa profumo.
Fuori di me sei pura immagine,
in me sei come un uccello che io soggiogo,
come il pane che mastico,
come una segreta fontana socchiusa in cui bevo,
come un residuo di nuvola su cui riposo.
Ma nulla riesce a strapparti alla tua ostinazione
di essere, fuori di me, ed io soffro, amata
che tu non mi sia di più.
Ma tutto è nulla.
Guardo all’improvviso il tuo volto, dov’è incisa
tutta la storia della vita,
il tuo corpo che dirompe in fiori,
il tuo ventre fertile. Ti muove un’infinita pazienza.
Nella nicchia del tuo sesso ci sono io,
le mie poesie, i miei dolori, le mie resurrezioni.
I tuoi seni sono brocche di latte con cui sazi la fame universale.
Sei donna come foglia, come fiore e come frutto
e io sono semplicemente solo.
Schiavo di te mi accomiato da me,
continuo a camminare alla tua grande piccola ombra.
Ti vedrò fare il bagno e laverò da te ciò che è rimasto del nostro amore
mentre cerco nella mia mente qualcosa da dirti di stupefacente.
Ma tutto è nulla. Sono i tuoi gesti a parlare,
la contrazione delle labbra in modo da stirare meglio la pelle
per darti la crema, la bocca
lievemente socchiusa con cui mistificare meglio l’eterna immagine
nell’eterno specchio.
E allora, disperato parto da te,
sono cacciatore di tigri nel Bengala
alpinista sul Tibet,
monaco a Cintra,
speleologo in Patagonia.
Passo tre mesi in una zattera in pieno oceano per
provare l’origine polinesiana dei maia.
Mi nutro di plancton, parlo con i gabbiani, affido al mare poesie in una bottiglia,
finisco per naufragare sulle coste di Antofagasta.
Time, Life e Paris Match mi dedicano grandi servizi.
Mi fanno l’Uomo dell’Anno" e candidato sicuro al Premio Nobel.
Ma ecco che mangi una pesca. Il tuo labbro
inferiore si piega sotto la polpa, il succo
scorre sul tuo mento, cade una goccia sul tuo seno e tu ridi.
Il tuo riso disgrega gli atomi.
Lo specchio si polverizza, il tubo di scarico si fonde
quantità insospettate di stronzio-90
si accumulano negli strati superiori del bagno
solo i geni dei miei pronipoti potranno dare
una prova precisa della tua immensa radioattività.
Tu ridi, amica e mi baci sapendo di pesca.
Ed io ti amo da morire.
Dentro di me cerco di allontanare le mie paure:
"No, lei mi ama…".
Me lo dico per convincermi, mentre sento
i tuoi seni sbocciare nelle mie mani e contrarsi le tue natiche.
Vuoi rimanere incinta immediatamente.
C’è in te un improvviso desiderio di carciofi.
Vorresti un parto indolore alla luce della teoria
dei riflessi condizionati di Pavlov.
Poi, sorridendo, taci.
Odio il tuo silenzio che non mi appartiene,
che non è di nessuno:
il tuo silenzio popolato di ricordi.
Ti schiaffeggio e corro a tagliarmi le vene con una lametta-blu,
il mio sangue sgorga come una richiesta di perdono.
Apri la tua scatola del cucito e cuci col filo giallo il mio polso abbandonato,
che è per associare bene i colori.
Dopo mi fai succhiare la tua carotide, in una lunga, lenta trasfusione.
Io convalescente, cominci a uscire: sei stata dal parrucchiere.
Scruto il tuo viso. Mi sento tradito, deliquescente, sul punto di piangere.
Ma ti avvicini solo con la giacca del pigiama e posi
la mia mano sulla tua gamba.
E allora io canto! Tu sei la donna amata: distruggimi!
La tua bellezza corrode la mia carne come un acido!
Il tuo segno è quello della potenza, nulla dopo di te!
Nulla resta dopo di te se non rovine!
Tu sei il senso di tutto il mio inutile, la causa
della mia intollerabile permanenza!
Tu sei una contraffazione dell’aurora!
Amore, amata tu sia benedetta: tu e la tua impassibilità.
Benedetta tu sia, tu che crei la vertigine nella calma,
la calma in seno alla passione.
Benedetta tu sia, tu che lasci l’uomo nudo di fronte a se stesso,
che abbatti le fondamenta del quotidiano.
Magico è il tuo viso nella grande oscurità dell’esistenza.
Sì, magico è il viso di colei che non vuole se non l’abisso dell’essere amato.
Ci sia lei per smentire la falsa donna,
colei che si veste di inutili panni e inutili danni.
Lei possa, ogni giorno rinnovare il tempo,
trasformare un’ora in un minuto, per sempre.
Ella sia colei che nega ogni vanità,
colei che costruisce tutto il silenzio.
Cammini al fianco dell’uomo nella sua antica,
solitaria marcia verso l’ignoto, questa eterna coppia
con cui comincia e finisce il mondo.
Lei che ora lontano da me, vicino a me, mentre vive
della costante presenza della mia nostalgia
è più che mai la mia amata:
la mia amata e la mia amica, colei che mi sparge di olio santo
ed è la depositaria dei miei canti,
La mia amica mai superabile.
La mia inseparabile nemica …"
Vinícius de Moraes
" … Si chiama Roberta, semplicemente …
Nulla da invidiare.
Una laurea in ingegneria, una casa in periferia, il ricordo del Brasile, della sua vita, della sua gente … del suo Amore.
Si chiama Roberta, semplicemernte …
Nulla a pretendere.
240 euro dall’Inps, 160 dal Comune di Milano, un sacchetto pasto a Il Pane Quotidiano tutte le mattine … Un tumore.
Si chiama Roberta, semplicemente …
Nulla da chiedere.
Un lavoro onesto, la possibilità di vivere dignitosamente … la possibilità di lavorare, di pagarsi il cibo …
Si chiama Roberta, semplicemente …"
Dedicato ad una Donna, dignitosa, buona, onesta … Una piccola grande Donna
Una come tante, come tanti altri … Tutti in fila in Viale Monza, al 235.
Un bacio Roberta …
Interpretazione di Mercedes Sosa
" … Uno se despide
insensiblemente
de pequeñas cosas,
lo mismo que un árbol
que en tiempo de otoño
se quedó sin hojas.
Al fin la tristeza
es la muerte lenta
de las simples cosas,
esas cosas simples
que quedan doliendo
en el corazón.
Uno vuelve siempre
a los viejos sitios
donde amó la vida,
y entonces comprende
como están de ausentes
las cosas queridas.
Por eso muchacho
no partas ahora
soñando el regreso,
que el amor es simple
y a las cosas simples
las devora el tiempo.
Demórate aquí,
en la luz mayor
de este mediodía,
donde encontrarás
con el pan, al sol
la mesa tendida.
Por eso muchacho
no partas ahora
soñando el regreso,
que el amor es simple,
y a las cosas simples
las devora el tiempo.
Uno vuelve siempre,
a los viejos sitios,
donde amó la vida …"
Armando Tejada Gómez y César Isella
" … Pochissimi di noi hanno veramente imparato ad amare … ed, amando, amano la stupenda immagine di se stessi, riflessa negl’occhi dell’amato … "
" … Nada me detiene,
nada.
Nada me aleja del azul
de tus entrañas.
Nada del verde, nada
por mil llanos,
nada de negro nada
de tus montañas.
Nada por ríos
y sabanas,
y calles claras.
Nada me para
de mi carrera,
nada.
Así le cantaba
la negra
al muchacho.
Así mientras le hacía
una canoa
al Rio Santo.
Así le cantaba
la negra
al compadre.
Ay compadre!
llevele a las estrellas
mi canto!! …"
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" … Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
qui suivent, indolents compagnons de voyage,
le navire glissant sur les gouffres amers.
A peine les ont-ils déposés sur les planches,
que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
comme des avirons traîner à côté d’eux.
Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!
L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!
Le Poëte est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l’archer;
exilé sur le sol au milieu des huées,
ses ailes de géant l’empêchent de marcher …"
Charles Baudelaire
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