Monthly Archives: settembre 2005

Nella vita…

30 settembre 2005

 

 

" … Ci sono persone che sanno come potresti vivere la tua vita, anche se non sanno affatto come vivere la loro … Ci sono persone che sanno come parlare, rispondere, essere perfette in tutto, insegnare, sapere … Ci sono persone che sanno come ferire,  fare del male, offendere, denigrare … Ci sono persone che sanno come dimenticare, di chi è la colpa, qual’è l’errore … Ci sono persone che sanno come fingere, vantarsi, avanzare … Ci sono persone che sanno cosa vuol dire amare, quanto amore dare, quanto amore non dare … Ci sono persone che hanno capito come vivere, chi colpire, chi salvare … Ci sono persone per le quali il dolore è solo qualcosa da urlare … Ci sono persone che sanno restare, senza pensare … Ci sono persone capaci di tutto … Ci sono persone come te … Ci sono persone come me … "

Ombra e Luce..

29 settembre 2005

 

" … Resta un pò …
Avvolgimi di lucenti stelle
componendo piano
piccole tessere d’un mosaico,
piccole gocce di fresca rugiada mattutina.
Segna ancora il pensiero
di lunghe scie del ricordo
foderate del lieto e soave rosa
di un’alba
Resta ancora…solo un attimo
e poi vola via
non rimpiangerò d’averti perduto …"

C’era un tempo…

29 settembre 2005

 

 

 " … < … Se abbiamo una forte identità non dobbiamo temere nessuna contaminazione …> Sono le parole del vicepremier in visita a Malta … C’era un tempo in cui eravamo noi ad essere derisi e compianti … In cui le bancarelle ai lati delle strade erano le nostre, un tempo in cui eravamo noi i vù cumpra … < … Cheap! Cheap! Cheap! oh, yes! checcè, càndi,scrìma! oh yes! …> … sorrisi smaglianti e strane parole appena masticate … e la speranza di qualche cent da riportare a casa … Un tempo in cui eravamo noi a riempire altre carceri in giro per il mondo. Eravamo noi i comunisti. Eravamo noi a sporcare le loro strade. Eravamo noi i "non visibilmente negri". C’era un tempo non molto lontano …  abbastanza, forse, per dimenticarlo …" 

Lettera ad un Fratello _ 17 Maggio 1878

" Caro fratello

Dopo la mia dipartenza da genova io vi ò scritto una lettera che stavo a Gibilterra in dì 17 Dicembre, adesso vi fo sapere lo rimanente de lo viaggio. Partiti che siamo da Gibilterra e che lo nostro bastimento se ne andava alle golfie velle, giorni bonissimi e tempo placido fino allo 23 di Dicembre ma in questo stesso giorno che era le quattro e mezzo o poco più de lo pomeriggio che stavamo a cuperta a cena pacifichi ecco che si sente una voce che strilla a  fogo a fogo e vedendo solo lo cielo e acqua ecco che diventiamo tutti scoloriti della gran pena e tutti nello momento di mille colori. Che per tutto si sentiva a piangere chi piglia in brazio il figlio chi piglia in brazio la moglie chi buttava ordegni in mare chi recitava le litanie alla Madonna chi stava in ginochio a mani giunte. Concluzione erimo tutti rassegniati allo volere de lo altissimo Dio e poi graziando Dio non è suzesso nulla. E cosa era? avevano acciso fogo alla sala dei manzi e non è stato nulla. Navigando sempre uno bonissimo giorno il giorno di Santo Natale e pure lo giorno di Santo Stefano quando si alza una burasca che ecco erino in pericolo che a vedere lo nostro bastimento scombatere contro le onde che faceva terore è durato trenta ore o molto di più e poi si è fatto tutto pazifico e sereno quando abbiamo passato lo ultimo de lo anno abiamo strapassata la linea il locatore e avemo sofferto tre giorni di grande calore ma un calore sopportabile e i rimanenti dei giorni li abiamo passati pacifichi. Quando poi una lunga navigazione di trenta giorni finalmente di bel mattino si è principiato a vedere le montagne del brasile alora tutti siamo messi a urlare  e viva e viva la merica e viva e viva la merica. Sempre mi ricordo di voi

Mizzan Giobatta "

Oltre…

27 settembre 2005

 

 

" … Là, lontano … oltre questa luce di luna …un sogno forse s’avvera …"

Colpe…

27 settembre 2005

 

 

" … «Vexilla regis prodeunt inferni
verso di noi; però dinanzi mira»,
disse ‘l maestro mio, «se tu ‘l discerni».
  Come quando una grossa nebbia spira,
o quando l’emisperio nostro annotta,
par di lungi un molin che ‘l vento gira,
  veder mi parve un tal dificio allotta;
poi per lo vento mi ristrinsi retro
al duca mio, ché non lì era altra grotta.
  Già era, e con paura il metto in metro,
là dove l’ombre tutte eran coperte,
e trasparien come festuca in vetro.
  Altre sono a giacere; altre stanno erte,
quella col capo e quella con le piante;
altra, com’arco, il volto a’ piè rinverte.
  Quando noi fummo fatti tanto avante,
ch’al mio maestro piacque di mostrarmi
la creatura ch’ebbe il bel sembiante,
  d’innanzi mi si tolse e fé restarmi,
«Ecco Dite», dicendo, «ed ecco il loco
ove convien che di fortezza t’armi».
  Com’io divenni allor gelato e fioco,
nol dimandar, lettor, ch’i’ non lo scrivo,
però ch’ogne parlar sarebbe poco.
  Io non mori’ e non rimasi vivo;
pensa oggimai per te, s’hai fior d’ingegno,
qual io divenni, d’uno e d’altro privo.
  Lo ‘mperador del doloroso regno
da mezzo ‘l petto uscìa fuor de la ghiaccia;
e più con un gigante io mi convegno,
  che i giganti non fan con le sue braccia;
vedi oggimai quant’esser dee quel tutto
ch’a così fatta parte si confaccia.
  S’el fu sì bel com’elli è ora brutto,
e contra ‘l suo fattore alzò le ciglia,
ben dee da lui proceder ogne lutto.
  Oh quanto parve a me gran maraviglia
quand’io vidi tre facce a la sua testa!
L’una dinanzi, e quella era vermiglia; 
  l’altr’eran due, che s’aggiugnieno a questa
sovresso ‘l mezzo di ciascuna spalla,
e sé giugnieno al loco de la cresta;
  e la destra parea tra bianca e gialla;
la sinistra a vedere era tal, quali
vegnon di là onde ‘l Nilo s’avvalla.
  Sotto ciascuna uscivan due grand’ali,
quanto si convenia a tanto uccello:
vele di mar non vid’io mai cotali.
  Non avean penne, ma di vispistrello
era lor modo; e quelle svolazzava,
sì che tre venti si movean da ello:
  quindi Cocito tutto s’aggelava.
Con sei occhi piangëa, e per tre menti
gocciava ‘l pianto e sanguinosa bava.
  Da ogne bocca dirompea co’ denti
un peccatore, a guisa di maciulla,
sì che tre ne facea così dolenti.
  A quel dinanzi il mordere era nulla
verso ‘l graffiar, che tal volta la schiena
rimanea de la pelle tutta brulla.
  «Quell’anima là sù c’ha maggior pena»,
disse ‘l maestro, «è Giuda Scarïotto,
che ‘l capo ha dentro e fuor le gambe mena.
  De li altri due c’hanno il capo di sotto,
quel che pende dal nero ceffo è Bruto:
vedi come si storce, e non fa motto!;
  e l’altro è Cassio che par sì membruto.
Ma la notte risurge, e oramai
è da partir, ché tutto avem veduto» …"

La Divina Commedia, XXXIV canto, i traditori

Il signore del cuore…

24 settembre 2005

 

 

" … Le era entrato nel cuore.

Passando dalla strada degli occhi e delle orecchie le era entrato nel cuore.

E lì cosa faceva?

Stava.

Abitava il suo cuore come una casa …"

Vivian Lamarque

 

Il signore del cuore…

24 settembre 2005

 

 

" … Le era entrato nel cuore.

Passando dalla strada degli occhi e delle orecchie le era entrato nel cuore.

E lì cosa faceva?

Stava.

Abitava il suo cuore come una casa …"

Vivian Lamarque

 

23 settembre 2005

 

 

" … Si Deux pro nobis, quis contra nos? … "

San Paolo

….

22 settembre 2005

 

 

" … Tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tener viva in noi qualche piccola follia …"

Marcel Proust

Equilibri…

21 settembre 2005

 

 

" … Puoi avere tutto ciò che vuoi dalla vita, prenderlo, usarlo … e poi buttarlo via … dimenticando cosa era, cosa è stato … cosa sarà … Tutto … tranne il mio spirito libero … "

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