THE LOVECATS.
martedì, agosto 7th, 2007Tre anni fa, di questi giorni, se ne andava il mio micione.
Gli dedico questo simpaticissimo video.
E pure questo video.
E questa cover.

Tre anni fa, di questi giorni, se ne andava il mio micione.
Gli dedico questo simpaticissimo video.
E pure questo video.
E questa cover.
Qualche anno fa giunsi ad una conclusione. L’aria che esce da una confezione di palle da tennis quando viene stappata, ha lo stesso profumo/odore dell’aria emessa da un gatto quando sbadiglia.
Almeno quella emessa dal mio (r.i.p.) gattone.
Stamattina ho salito la valigia da viaggio. Ci sto prendendo gusto a dire salire e/o scendere le cose anche se non so sia corretto. Fino allo scorso anno quando salivo la valigia, uguale a questa ma di colore giallo acido, venivo accolto da uno sguardo pieno di ‘odio’ del mio micio. Il mio micio la odiava quella valigia. Il mio micio capiva benissimo che quando la valigia entrava in casa significava il suo abbandono settimanale. Stamattina per la prima volta dopo dieci anni nessun sguardo odioso. Life goes on (da agosto 2004).
Ciao Roky…
Potrei ringraziare Dio per la bella serata. Ieri sera, una cena che univa in pratica l’Italia attraverso l’asse Milano Palermo Vicenza. Potrei ringraziare Dio perchè, se oggi non fosse il compleanno di mia madre, non esisterei. Non posso ringraziare Dio perchè, sempre ieri sera prima della cena, un povero cagnolino, forse, è arrivato anche lui nel paradiso degli animali. Investito dal solito pirata della strada. Attirato dal suo guaìto, ho bloccato l’auto e mi sono fermato a soccorrerlo. Non posso ringraziare Chi ha deciso che agosto sarebbe stato il mese in cui avrei dovuto soffrire. Ancora.
Sveglia. Ore 5.35. Rendersi conto che anche oggi, e per sempre, non sarai più svegliato dal gatto-sveglia ma dal rumore della porta che qualcuno, colei che dorme dall’altra parte del letto, se ne esce per andare al lavoro. Sollevare la tapparelle. Preparare il caffè. Mangiucchiare un plum cake. Decidere se è il caso di radersi. No. Posso aspettare domani. Accendo il pc. Nell’attesa che windows espleti le sue consuete operazioni di caricamento esco in poggiolo. È l’alba. Meno bella di altre. Qualche nuvola copre il sole. Silenzio. Nemmeno l’asino raglia più in queste mattine d’agosto. Non vola una mosca. Mi faccio accarezzare qualche minuto dalla brezza mattutina al terzo piano. Un fischio. È pronto il caffè. Scarico la posta. Navigo un po’. Ore 9.35 è ora di andare. È tempo di iniziare un altro giorno lavorativo. Ordinario.
P.s.: grazie a Clio (qui il suo blog) per avermi ispirato.
Oggi verso la fine di un episodio del Giudice Amy, una canzone in sottofondo. Amy Brenneman, brava e simpatica attrice che potreste aver visto nelle pellicole Le cose che so di lei, Heat oppure Amici e vicini di Neil LaBute. Can’t take my eyes off of you, la canzone. Allora ho realizzato. Domenica pomeriggio ero a passeggiare nel centro di Verona. Forse mi stavo trascinando. Non che fossi stanco o meglio forse ero stanco di tutta quella gente che ti passa accanto, ti sfiora, quasi ti tocca, fa casino, urla, dei capi gite organizzate con l’ombrello colorato per aria, di quelli che fotografano l’insegna della casa di Giulietta. Poi entro nel megastore Fnac prendo il libro dei/sui Denovo, lo passo da una mano all’altra e lo rimetto giù. Poi prendo in mano il dvd a 9,90 euro de ‘La cena dei cretini’ lo passo da una mano all’altra e lo rimetto giù. Poi prendo in mano un libro della Fandango, Pop di Louis-Marie Jourdain, con lo sconto del 15% lo sfoglio e lo rimetto giù. No, non ero a corto di spiccioli. Non avevo esaurito i prelievi giornalieri col bancomat. Alla fine esco ed incrocio lo sguardo di un cagnolino che portava a spasso il suo padrone. E realizzo.
Probabilmente fra qualche mese l’anno sarà ricordato per il terrorismo, il governo, uno sputo qualsiasi, le olimpiadi. Io nel mio piccolo, per ora e incrociamo le dita, lo potrò ricordare per due cose: la conclusione positiva di un procedimento iniziato tre anni fa e la dipartita del mio batuffolo di pelo. Vorrei sinceramente parlare di musica, dei libri che sto faticosamente leggendo, dei film che non ho voglia di vedere, della calda estate, ma non ci riesco ancora. Ho lasciato la ciotola dell’acqua al suo posto, ogni tanto lo vado a cercare sotto il letto, aspetto di sentirlo miagolare al mio ritorno a casa. E insomma, dieci anni ha vissuto con me, mica bruscolini. Per cui, se ancora mi ‘intestardisco’ a metterlo in ogni discorso che faccio, vi prego, lasciatemelo fare, almeno per un po’. Io non lo avevo formalmente richiesto.
L’anno del gatto.
Mah. Non so da dove cominciare. Non avrei voluto che quello che sto per scrivere diventasse argomento per un post. Sicuramente è la pagina più triste di questo mio neonato blog. Ieri in tarda serata il mio amatissimo e coccolatissimo gatto Roky mi ha lasciato. Ha deciso, dopo tante peripezie, che era ora di non far più fede alla traduzione italiano del suo nome, roccia. Roccia, come lo chiamava un mio carissimo amico. Sicuramente la sua destinazione è un’infinita vacanza nel paradiso dei gatti. Sicuramente mi mancheranno tante cose di lui, chessò le sue salite sulla tastiera del pc, le dormite accoccolati assieme nel letto matrimoniale tra me e Roberta. Ma sicuramente, la cosa che di più mi mancherà sarà non avere in giro per casa questo batuffolone di otto chili con quello sguardo più che umano. Adesso vado, c’è un poggiolo che mi aspetta. Mi restano un po’ di lacrime da versare. Ieri in tarda serata gli ho augurato buon viaggio, ora gli dedico la canzone del titolo di questo post presa in prestito da Costello & Bacharach. Questa casa è vuota ora.