Monumento del bambino non nato

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Il 28 ottobre 2011, nella località Nova Ves Bardejovske, in Slovacchia, è stato inaugurato il monumento del bambino non nato di un giovane scultore di questo paese: Martin Hudáčeka.
L’artista è di Banska Bystrica, al centro della Slovacchia. 


Il giorno dell'Immacolata sono nuovamente diventata zia, è nato il piccolo Giovanni, (piccolo si fa per dire é lungo 55 cm.) e guardando questa bellissima opera mi sono commossa profondamente pensando al dolore della madre, dove è ben espresso non solo il pentimento delle madri che hanno abortito, ma anche il perdono e l’amore del bambino non nato verso sua madre.
L'artista ha saputo coniugare un rara sensibilità e una forma estetica eccelsa data da semplici gesti, la madre inginocchiata in preghiera con il volto tra le mani che si domanda: mio Dio cosa ho fatto! il bambino che sembra volerla rassicurare e quasi la benedice. Ma anche la materia dell'opera è stupenda, il colore del marmo con queste venature tra rosa e sangue, la fragile inconsistenza del bambino anch'esso mostra le venature rosacee.

Sono state un gruppo di giovani donne, del Movimento di Preghiera delle Mamme, che hanno avuto l’idea di realizzare un monumento ai bambini non nati, madri che sono consapevoli del valore di ogni vita umana e dei danni che subiscono sia i bimbi non nati, ma anche le donne che decidono, spinte da infinite motivazioni, ad abortire un figlio; questa decisione peserà come un macigno per tutta la loro vita.

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Gli auguri di Natale da padre Aldo Trento

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L'Opera di padre Aldo Trento – Parrocchia San Rafael ad Asuncion in Paraguay


Cari amici,
mai come in questi tempi sono cosciente del mio niente, della verità di quanto affermava S.Caterina da Siena quando rispondeva a una sua domanda rivolgendosi al Signore: Chi sono io Signore? Nulla, e chi sei Tu Signore? Tutto. Più uno vive intensamente la realtà più entra in questa meravigliosa e drammatica sproporzione fra il proprio essere finito e Lui, l’Infinito.

Per cui quando la gente dice per esempio: “le opere di P. Aldo” non fanno altro che aumentare la coscienza di questa mia sproporzione fra il mio niente e Lui che è il tutto. E come vorrei che almeno gli amici vibrassero con me di questa sproporzione perché sarebbe il segno più evidente che ci apparteniamo gli uni agli altri. La corresponsabilità ha qui la sua origine. Uno mi appartiene se con me vive questo “io, Signore sono niente” e “Tu Signore sei tutto”. E questa è una grazia, è un cammino dove il mendicare è continuo per cui se manca questa domanda si può essere insieme da anni, si può essere padri e figli, superiori e sudditi e rimanere estranei l’uno all’altro pur vivendo gomito a gomito.

Ciò che mi sostiene in queste opere che non ho mai cercato, perché, come ripeto non sono venuto in Paraguay per questo, è solo questa sproporzione in cui è evidente la Presenza del Mistero che mi chiede tutto. Ma se non fosse evidente questo me ne andrei oggi stesso, perché un uomo non può con le sue forze sostenere neanche un filo d’erba. Solo che c’è come un fuoco ardente, direbbe il profeta, nelle mie ossa e non può impedire che arda.  Il solo pensiero che Dio si è fatto carne per me mi fa esultare dalla gioia e per questo non posso non farmi tutto per tutti, accogliendo su queste povere spalle sostenute dalla Madonna quanti bussano alla porta carichi di dolore. Ed è il motivo per cui busso alle porte di tutti perché la Provvidenza che governa il mondo dentro un disegno di amore si serve della realtà, realtà che è tutto il nostro essere, tutta la nostra umanità.

Per cui avvicinandosi il Natale voglio ringraziare quanti appartenendo a questa amicizia, a questa iniziativa divina ci accompagnano anche economicamente, seguendo le migliaia di esempi di cui è fatta la storia della carità nella Chiesa. Ora si serve delle nostre povere mani per compiere le sue meraviglie. Si serve di noi per mostrarci cosa può fare un popolo quando riconosce il Signore. La stessa Banca Mondiale attraverso due dei suoi direttori incontrati a Washington dove mi avevano invitato a parlare sulla crisi economica  (io che ho la quinta elementare per lo Stato Italiano. . . c’è proprio da ridere) è rimasto colpito dal fatto che il 76% delle risorse nostre per le spese ordinarie sono locali e il 24% straniere. E volevano capire il perché e il per come. Ed è stato bello perché ho potuto dire con la mia esperienza che cosa significa che la realtà è provvidenziale e che non c’è un uomo che quando si lascia educare non diventi protagonista del proprio destino.

Ma perché questo accada è necessario vibrare di quella passione di S. Caterina. Per cui mi permetto a nome dei volti di Gesù che soffrono di chiedere a chi mi è amico in occasione del Natale una piccola goccia della libertà per essere parte di quel 24% che aiuta quest’opera.

Ringrazio con tutto il cuore gli amici della ONLUS “da zero a uno” per lo slancio con cui ci accompagnano.
Mi permetto di allegare il codice IBAN della ONLUS e quella di sempre della UNICREDIT.
P.Aldo
 
DAZEROAUNO ONLUS
Banca Popolare di Milano
IBAN. IT 60 X 05584 01613 000000031365
__________________________________
             
TRENTO ANTONIO
UNICREDIT BANCA
FILIARI DI FONZASO, BELLUNO
CODICE IBAN
IT14 Z 02008 61120 000004701742

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Lupi Maurizio: La prima politica è vivere

A partire dalla lettura di un libretto ai tempi dell'università "Il potere dei senza potere" scritto da un dissidente russo, eccovi la splendida testimonianza di vita dell'onorevole Lupi. Anche se non vi occupate attivamente di politica, ve ne consiglio caldamente lettura, auguriamoci che ci siano sempre più politici con uno sguardo sulle persone e sulla vita così.


presentazione libro "La prima politica è vivere" from vietato parlare on Vimeo.


La prima politica è vivere - Clicca per visualizzare la scheda dettagliata del libroMaurizio Lupi è un cattolico impegnato in prima linea nella cosa pubblica. È stimato dai suoi elettori, ma anche dagli avversari politici. Eppure in un momento storico travagliato e difficile come quello che stiamo vivendo – che vede il riemergere della questione morale, la drammatica crisi economica e una politica percepita come sempre più lontana e luogo di privilegi – ci sono alcune scottanti domande che molti cittadini, critici, giornalisti gli pongono, attraverso articoli, lettere o negli incontri pubblici: cosa vuol dire essere morale per un politico? Vita privata e responsabilità pubblica coincidono? Quando una legge è giusta? È coerente che un cattolico faccia politica insieme a persone di diversa estrazione, stile e cultura? Per provare a rispondere a questi interrogativi, da lui stesso avvertiti con urgenza, Maurizio Lupi ripercorre il suo personale cammino, che si intreccia profondamente con la nostra storia recente, con i temi e le questioni fondamentali della politica e della società italiana. L'incontro con don Giussani e Comunione e Liberazione. Le esperienze manageriali in Lombardia nei primi anni Novanta, a contatto con il tessuto produttivo del Paese. I primi passi in politica come assessore comunale nella giunta Albertini, laboratorio del centrodestra che sarà. La battaglia per l'affermazione del principio di sussidiarietà che porterà, anni dopo, alla nascita di un gruppo parlamentare bipartisan. E poi, ancora, la nomina a vicepresidente della Camera…

Maurizio Lupi, La prima politica è vivere, Mondadori, 2011, pag.108, €17,50

Il sito dell'onorevole Lupi http://www.mauriziolupi.it/lupi/

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Anche quest’anno portiamo la colletta alimentare in carcere

Il 26 novembre torna la Giornata nazionale della colletta alimentare. Dopo la straordinaria esperienza della passata edizione, anche quest'anno i detenuti parteciperanno alla raccolta dei generi alimentari. Merito dell'Associazione Incontro e Presenza, che ha permesso ai carcerati reclusi a San Vittore, Opera e Monza di donare cibo ai più poveri e di sentirsi utili alla comunità.

Giornata Nazionale della Colletta Alimentare

Per il secondo anno consecutivo la Giornata Nazionale delle Colletta Alimentare, giunta alla sua quindicesima edizione, potrà contare su un aiuto molto particolare. Il 26 novembre, infatti, tra coloro che parteciperanno alla raccolta dei generi alimentari da destinare ai poveri ci saranno anche i detenuti delle carceri di San Vittore, Opera e Monza. Gli stessi che lo scorso anno, entusiasticamente, donarono parte della loro spesa settimanale al Banco Alimentare.

A loro si uniranno i detenuti di Bollate, di Enna e di Torino. Un successo importante nato per iniziativa dell’Associazione Incontro e Presenza, come spiega a Tempi.it, il Segretario Generale Emanuele Pedrolli: «L'idea di coinvolgere i detenuti è nato grazie alla nostra precedente esperienza. Come associazione collaboriamo con le carceri da 25 anni, è una realtà che conosciamo molto bene. La spinta per un progetto come questo è nata grazie a due persone: Fabrizio e Said, detenuti di San Vittore. Parlando con loro ci siamo resi conto che forse potevamo coinvolgerli nella Colletta alimentare e che questo gesto avrebbe portato qualcosa a entrambi». E così è stato, e sono i numeri a testimoniarlo. Lo scorso anno sono stati raccolti 24 scatoloni colmi di generi alimentari a San Vittore, 30 a Monza e 96 a Opera. Numeri altissimi, soprattutto se paragonati alla raccolta tradizionale davanti ai supermercati (mediamente un supermercato di piccole e medie dimensioni raccoglie 30 cartoni).

Come funziona concretamente per i detenuti la colletta?

COLLETTA IN CARCEREI volontari dell'associazione, muniti di carrello, passano per il corridoio del carcere e tutti i detenuti lasciano la loro busta, rimanendo dietro le sbarre. Hanno acquistato i generi alimentari settimane prima, attraverso il sopravvitto, un sistema mediante il quale i detenuti scelgono da un catalogo i generi alimentari e li ordinano. Il costo del cibo è altissimo rispetto al supermercato e l'ordine impiega circa dieci giorni prima di arrivare. I detenuti hanno a disposizione una richiesta alla settimana, quattro al mese, ma si privano volentieri di una di queste per donarla allo colletta.

Gli ultimi che aiutano gli ultimi
E' proprio così ma mi creda, lo fanno con il cuore. Come voi di Tempi sapete benissimo, la condizione delle carceri italiane è ai limiti della sopravvivenza. I detenuti non navigano certo nell'oro, per non parlare di quelli stranieri e in attesa di giudizio, i più poveri tra i poveri. Eppure hanno tutti accolto l'iniziativa con entusiasmo, felici di poter fare qualcosa di concreto per chi ha bisogno. La verità è che queste persone hanno voglia di sentirsi presi sul serio da qualcuno, di non sentirsi dimenticati e, soprattutto, di dimostrare a chi è fuori di essere capaci di gesti generosi. Le riporto la testimonianza di una volontaria: «Un carcerato dandomi un pacco di pasta mi ha detto: “deve essere il segno che anche se siamo in carcere noi siamo buoni”. Io gli ho risposto: “Lo so”. Mi ha guardato stupito come se mai nessuno gli avesse detto che vale …» .

Emanuele Pedrolli ci saluta svelandoci che sabato mattina prenderanno parte alla colletta nel carcere di San Vittore l'ex capitano del Milan, Franco Baresi e l'Assessore regionale alla Famiglia, conciliazione, integrazione e solidarietà sociale Giulio Boscagli e che alcuni detenuti del carcere di Opera hanno ottenuto un permesso speciale dalla direzione e lavoreranno come volontari all'interno del magazzino del Banco Alimentare. Tutti insieme per una giornata all'insegna della solidarietà.

di Paola D'Antuono, tratto da [Tempi.it]

tempitheme_logo

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trasloco blog graciete

Carissimi
purtroppo, viste le voci che girano sulla chiusura di splinder,
con mio grande dispiacere perché mi trovavo bene in splinder
piattaforma semplice, ma non semplicissima,
mi ha obbligato ad imparare qualche nozione di html
per avere un blog più personalizzato…

nonostante ciò,
ringrazio splinder per la strada fatta insieme,
ma ora

ho traslocato qui

http://logga.me/gracietegra/

gracietegra

perché qui vi domanderete?

per comodità!
grazie a un plugin di wp
ho potuto importare in blocco
tutti i post e i commenti senza perdere nulla.

Devo ancora guardare bene questa piattaforma,
non so ancora come funziona e cosa mi offrirà,
ma è probabile che questo non sarà l'ultimo trasloco,
quasi certamente migrerò definitivamente in

WordPress,

vi farò sapere
seguitemi

graciete

P.S. fino a che non chiude splinder resto qui

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Cinema: una buona scelta è una buona visione

Dalle vertigini metafisiche di "The tree of life" ai cine-panettoni di Neri Parenti. La guida "Scegliere un film 2011", giunta all'ottava edizione, analizza le migliori pellicole dell'ultimo anno. 160 schede scritte a partire da un'esperienza cristiana.
 

La copertina del libro.


Armando Fumagalli, Luisa Cotta Ramosino
Scegliere un film 2011
Ed. Ares
pp. 416 – € 19

C’è davvero bisogno di un nuova antologia di recensioni cinematografiche? Nell’era di Internet, dove il parere di chiunque ha la stessa visibilità del saggio accademico, parlare di critica cinematografica evoca l’inquietante immagine di un pendolo che oscilla tra l’analisi tecnica più astrusa e il proprio mal di stomaco eretto a metro di giudizio. La strada scelta da Armando Fumagalli e Luisa Cotta Ramosino per la collana Scegliere un film è un’altra: «Di una pellicola abbiamo considerato, anzitutto, il tipo di storia che viene raccontata, i personaggi e valori di cui la storia si fa portatrice».
Basta poi scorrere le schede per accorgersi che non viene mai meno la consapevolezza che il cinema è pur sempre un linguaggio con le sue regole, e fortunatamente l’impostazione è tale da evitare il terribile tranello delle recensioni che diventano più belle dei film recensiti. Ma è il secondo criterio seguito da Fumagalli e dal suo gruppo a determinare la fisionomia più originale di questo approccio all’esperienza filmica: «Quello di giudicare le storie da un punto di vista radicato in un’antropologia cristiana» e non «semplicemente “da un punto di vista cristiano“», tagliando così le gambe alla grande tentazione di far lanciare ai film messaggi che non esistono, erigendoli a campioni di un inesistente cinema cristiano o addirittura cattolico (e chi cercasse solo film autenticamente cattolici, forse sarebbe meglio che si dedicasse ad altro…).
«La visione cristiana della vita e dell’uomo, condivisa da tutte le persone che hanno collaborato a questo libro, è un patrimonio che ci ha aiutato molto a illuminare la nostra lettura dei film e lo offriamo come uno dei doni più preziosi che possiamo fare ai nostri lettori». La verifica di questo è che si può passare tranquillamente dalle vertigini metafisiche di Tree of Life all’ultimo cine-panettone di Neri Parenti, attraversando i cinque piani narrativi intrecciati di Inception in compagnia de La banda dei Babbi Natale, fino ad incontrare gli Uomini di Dio, senza dover scartare niente. Perché ogni racconto filmico diventa davvero interessante se affrontato nell’ottica di un paragone con la propria vibrante esperienza umana.

di Luca Marcora, tratto da [Tracce.it] 4 novembre 2011

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Liguria: dal fango emerge la speranza

Le piogge e le inondazioni, le vittime e i dispersi. Gli amici liguri del Movimento hanno scritto un volantino dove invitano a guardare i segni di speranza. Indicando anche come sostenerli.

Al lavoro per liberare le strade da fango e sassi.

Al lavoro per liberare le strade da fango e sassi.

«Una comunità cristiana autentica vive in costante rapporto con il resto degli uomini, di cui condivide totalmente i bisogni, ed insieme con i quali sente i problemi. Per la profonda esperienza fraterna che in essa si sviluppa, la comunità cristiana non può non tendere ad avere una sua idea ed un suo metodo d'affronto dei problemi comuni, sia pratici che teorici, da offrire come sua specifica collaborazione a tutto il resto della società in cui è situata». (Don Giussani)

Un'azienda genovese che chiude un'intera giornata per permettere agli operai di andare a spalare il fango nelle zone alluvionate. Un giovane volontario che, presentato dal giornalista come "ragazzo di buona volontà" risponde di getto: «Insieme al bisogno di spalare il fango siamo qui per condividere il bisogno di ripartire e di speranza». Una donna di Monterosso intervistata dopo l'alluvione che le ha portato via tutto afferma: «Ho perso tutto, ma sono viva, ci sono, e posso riniziare».

Sono solo tre testimonianze, fra le numerosissime, che documentano un movimento di popolo che afferma un dato tanto elementare quanto inestirpabile: la realtà è positiva, qualsiasi essa sia. Noi vogliamo educarci a questo giudizio, e pertanto invitiamo a sostenere questi gesti di carità, seguendo queste indicazioni:

Inviare la propria disponibilità, possibilmente raggruppandosi per nuclei di persone, al seguente indirizzo mail: sosalluvioneliguria@hotmail.it

Si consiglia di evitare qualsiasi tipo di iniziative personali. Per ragioni di sicurezza il gesto è rivolto a persone adulte.

Comunione e Liberazione Liguria

logo Tracce

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Mostra: Con avida, insistenze speranza. L’avventura del Beato don Carlo Gnocchi

Il 25 ottobre riccorreva la festa di don Carlo Gnocchi, nato il 25 ottobre del 1902 e beatificato il 25 ottobre 2009.
Invito tutti a vedere la mostra che si inaugura oggi a Cologno Monzese dove resterà aperta fino al 15 novembre. La mostra realizzata nel 2010 da una collaborazione tra la Fondazione don Gnocchi e il Meeting di Rimini, si colloca in uno spazio espositivo animato anche da video, dove è possibile incontrare la bellezza, il fascino, la statura umana di don Carlo Gnocchi e la testimonianza irriducibile del suo operare. Commozione. Questa è la parola chiave di chiunque si imbatta nella figura di don Carlo. Una commozione sincera, che nasce dall’incontro con un sacerdote – scomparso nel 1956 a soli 54 anni – che tanto fece per gli alpini e per i suoi “mutilatini”.
 
«Bisogna lasciarsi innamorare del don Carlo per conoscerlo e raccontarlo», afferma Emanuele Brambilla, responsabile del Servizio comunicazione e relazioni esterne della Fondazione. Racconta di questo sacerdote energico, profondamente legato al suo tempo, che invitava ad amare il presente, munito di una fede salda e di una grande concretezza. «Don Carlo era un prete da oratorio, un cappellano militare. Come tanti altri. Allora perché Beato? Perché non ha fatto altro che cercare Cristo sulla terra: nei vecchi, nei morenti sul fronte, nei suoi bambini malati. Sta qui la ragione della sua santità, che mi affascina: è una santità alla portata di tutti. E questo nella mostra emerge».

 

MOSTRA 1- 15 novembre
Chiesa Antica piazza XI Febbraio – Cologno Monzese (MI)
"Con avida, insistente speranza.
L’avventura del Beato don Carlo Gnocchi"

organizzata da Associazione San Benedetto – Amici delle Opere di Carità -ONLUS

Inaugurazione 1° novembre, ore 18
interverrà Edoardo Bressan
professore ordinario di storia e biografo di don Gnocchi
 
ORARI DI APERTURA: da lunedì a venerdì 17-19 – sabato e domenica 10-12,30 / 16-19
INGRESSO LIBERO – Prenotazione visite guidate:
3343877676
Bookshop per tutto il periodo della mostra

Parcheggio MM Cologno centro
e-mail: info@associazionesanbenedetto.
eu

 
CORO
sabato 5 novembre ore 18
Chiesa Antica piazza XI Febbraio – Cologno Monzese (MI)
Canti di Montagna
con il coro “La biele stele Stefano Aletti” diretto da Simone Bassi

INCONTRO
sabato 12 novembre ore 18
 Chiesa Antica piazza XI Febbraio – Cologno Monzese (MI)
“La speranza costruisce”
Incontro-testimonianza con Silvio Cattarina
e alcuni giovani della Comunità terapeutica educativa l’Imprevisto
 


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Al mattino

Cercare di vivere, alzandomi tutte le mattine,
vincendo con la mia risposta la paura dell'essere,
la paura del vivere;
cercando di fare tutte le cose bene, nel miglior modo possibile,
come se Lui fosse lì a guardarmi;
correggere e lasciarmi correggere e quando sono stato cattivo,
provare dolore, un dolore acuto che tende a diventare lieto,
chissà come: tutto questo si chiama, in termini monastici che ripetono San Paolo, "Fare tutto per la gloria di Cristo, perché Cristo sia conosciuto nel mondo".
Tutto è, tutto io farò, tutto io cercherò di fare, "per la gloria di Cristo".
Ti chiedo, o Dio, di rendermi capace di risponderti in tutti i momenti della mia vita, perché quel che faccio, misteriosamente, serva alla gloria di Cristo, perché Gesù sia riconosciuto per quello che è, perché Tu, o Dio diventato uomo, sia riconosciuto, così che "pur vivendo nella carne - come ognuno di noi - io vivo nella fede del Figlio di Dio, il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me".

don Luigi Giussani

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Le rosette succulente e il mio pollice ‘verde’

GraptopetalumOrmai mi sono rassegnata, le uniche piante che prolificano e non muoiono a casa mia sono le piante grasse, e devo dire che mi sto appassionando al genere.
In particolare mi sono innamorata di un tipo di pianta grassa che recentemente ho scoperto essere il Graptopetalum paraguayense, fa parte della famiglia delle crassulaceae.
E' arrivata a casa mia per caso, ovvero mia madre ne ha raccolto un pezzetto sulla strada, staccatosi da non so dove. Me lo ha donato dicendomi: mettilo in un vaso, vedrai attacca subito. E così ho fatto.
Non potete neanche immaginare che cosa è nato da quel piccolo pezzetto trovato sulla strada.

La Graptopetalum è una pianta succulenta e semiarbustiva con gambi dapprima eretti che poi si reclinano (quelli sottili si contorcono anche). Questi sodi rametti, hanno sulla punta delle piccole graziose rosette con non più di 15-20 foglie. Le foglie, inizialmente piccolissime, arrivano intorno ai 5 – 8 centimetri di lunghezza, dipende dalla grandezza e dall'età della pianta. Le piante più mature producono delle sottili ramificazioni con delicati fiorellini bianchi a campanula. La cosa che più adoro e che mi affascina è il loro colore, è un bel grigio chiaro tendente al blu con sfumature rosse sulle punte delle foglie.

Questa primavera la grandine mi aveva bucato e smangiucchiato quasi tutte le foglie delle graptopetalum che avevo sul balcone. Con grande pazienza e poco alla volta, ovvero ogni volta che avevo cinque minuti per star sul balcone a respirare un po' d'aria fresca, ho iniziato a staccare le singole foglie rovinate dimezzando praticamente ogni rosellina e creando forme un po' strane, quasi monche, che dire, le piante si sono riprese e sono rifiorite più belle di prima, anzi qualche petalo che avevo lasciato appoggiato nei vasi ha messo radici, dando vita a nuovi arbusti. Così ho potuto donarli alle mie nuore e a qualche amica.
Sono molto soddisfatta della mie cure e finalmente posso dire di avere anch'io il pollice verde, anche se solo per le piante grasse.

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