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	<title>Commenti per Franciscu Sedda in blog</title>
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	<description>Con occhi asciutti e cuore saldo.    Con occhi asciutti e cuore sardo.</description>
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		<title>Commenti su Mettere insieme di enricopiras</title>
		<link>http://logga.me/franciscusedda/2012/02/02/mettere-insieme/#comment-222</link>
		<dc:creator>enricopiras</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 18:17:51 +0000</pubDate>
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		<description>Dal mio blog, una domanda come spunto di riflessione, scaturita dal seminario di Casteddu dello scorso 20 gennaio: http://inlibertade.blogspot.com/2012/01/quanto-produce-la-sardegna-e-quanto.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dal mio blog, una domanda come spunto di riflessione, scaturita dal seminario di Casteddu dello scorso 20 gennaio: <a href="http://inlibertade.blogspot.com/2012/01/quanto-produce-la-sardegna-e-quanto.html" rel="nofollow">http://inlibertade.blogspot.com/2012/01/quanto-produce-la-sardegna-e-quanto.html</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Appuntamenti “I sardi sono capaci di amare” di utente anonimo</title>
		<link>http://logga.me/franciscusedda/1970/01/01/appuntamenti-i-sardi-sono-capaci-di-amare/#comment-221</link>
		<dc:creator>utente anonimo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 12:57:00 +0000</pubDate>
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		<description>Complimenti per la presentazione! Bellissima serata, sorprendente Sedda che non conoscevo... un pezzo da 90!
approfondir&#242; gli studi sulla Sardegna grazie a questo libro e all&#039;entusiasmo travolgente dell&#039;autore</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti per la presentazione! Bellissima serata, sorprendente Sedda che non conoscevo&#8230; un pezzo da 90!<br />
approfondir&ograve; gli studi sulla Sardegna grazie a questo libro e all&#039;entusiasmo travolgente dell&#039;autore</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Sedda indica la via dell’indipendentismo: “L’unica possibile per la felicità dei sardi” di utente anonimo</title>
		<link>http://logga.me/franciscusedda/1970/01/01/sedda-indica-la-via-dellindipendentismo-lunica-possibile-per-la-felicita-dei-sardi/#comment-220</link>
		<dc:creator>utente anonimo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 10:38:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Professore

Provo a fare a Lei una domanda, che ho fatto a tanti altri sardi che parlano di indipendentismo, ma che non sono riusciti a trovare una risposta.

La domanda &#232; la seguente: come?

Raggiungere l&#039;Indipendenza, come? Con un referendum? Con un atto di sovranit&#224; nazionale? Inoltrando una domanda alle Nazioni Unite?

Come?

La risposta non pu&#242; essere pura demagogia, non pu&#242; essere il solito trito e ritrito appello alla comune sensibilit&#224; accresciuta eccetera. Dire &quot;come&quot; &#232; l&#039;unica possibile chiave per uscire dalla totale demagogia che -involontariamente suppongo come nel Suo caso- si fa quando si parla di Indipendentismo.

La domanda porta con s&#233; alcune considerazioni, tutt&#039;altro che marginali.

Siamo proprio sicuri che, democraticamente, Nazioni Unite, Nato, gli altri consessi internazionali cui siamo volenti o nolenti legati, sarebbero ben disposti a riconoscerci l&#039;Indipendenza?

Catalogna e Scozia, che Lei ricorda nel suo intervento, risulta che abbiano ottenuto l&#039;indipendenza? A me no. E se non ricordo male, la chiedono -inutilmente- da parecchio tempo.

Temo purtroppo che continuando a parlare di Indipendenza si faccia esclusivamente il gioco di chi ci tiene il tallone sulla testa da decenni. Quel tallone appartiene a una gamba e a tutto il resto di un qualcosa che sa perfettamente come una simile aspirazione, nel contesto attuale ma anche storicizzato da qualche decennio, sia materialmente impossibile da raggiungere, a meno che prima non ci sia una disgregazione dello stato nazionale. Dunque, a inseguire una chimera, siamo del tutto innocui. E ci lasciano stare.

Mi domando, Professore, cosa potrebbe essere la Sardegna se avesse la forza di imporre un nuovo patto autonomistico, basato su uno Statuto riscritto non da loro, ma da noi. Uno Statuto che delinea contorni di grande e ampio diritto sovrano, per decidere cosa fare, quando farla, e come farla, in Sardegna. Non &#232; necessario, ove vi fosse davvero questa compattezza (per l&#039;Indipendenza ne servirebbe una totale) della popolazione sarda, perseguire altre forme di affrancamento dallo stato italiano. Essere realmente autonomi, e comportarci da tali. Fra una chimerica identit&#224;, che pure non rifiuto sia chiaro, di indipendenza sarda e una nuova condizione che d&#224; benessere e sviluppo ai sardi e alla loro terra, sia pure in una regione federata allo stato italiano, preferisco di gran lunga la seconda soluzione.

Spero di ottenere una risposta, e mi scuso per aver abusato del Suo tempo.

Cordiali saluti

Vincenzo Sardu
(se desidera, pu&#242; raggiungermi anche su Facebook)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Professore</p>
<p>Provo a fare a Lei una domanda, che ho fatto a tanti altri sardi che parlano di indipendentismo, ma che non sono riusciti a trovare una risposta.</p>
<p>La domanda &egrave; la seguente: come?</p>
<p>Raggiungere l&#039;Indipendenza, come? Con un referendum? Con un atto di sovranit&agrave; nazionale? Inoltrando una domanda alle Nazioni Unite?</p>
<p>Come?</p>
<p>La risposta non pu&ograve; essere pura demagogia, non pu&ograve; essere il solito trito e ritrito appello alla comune sensibilit&agrave; accresciuta eccetera. Dire &quot;come&quot; &egrave; l&#039;unica possibile chiave per uscire dalla totale demagogia che -involontariamente suppongo come nel Suo caso- si fa quando si parla di Indipendentismo.</p>
<p>La domanda porta con s&eacute; alcune considerazioni, tutt&#039;altro che marginali.</p>
<p>Siamo proprio sicuri che, democraticamente, Nazioni Unite, Nato, gli altri consessi internazionali cui siamo volenti o nolenti legati, sarebbero ben disposti a riconoscerci l&#039;Indipendenza?</p>
<p>Catalogna e Scozia, che Lei ricorda nel suo intervento, risulta che abbiano ottenuto l&#039;indipendenza? A me no. E se non ricordo male, la chiedono -inutilmente- da parecchio tempo.</p>
<p>Temo purtroppo che continuando a parlare di Indipendenza si faccia esclusivamente il gioco di chi ci tiene il tallone sulla testa da decenni. Quel tallone appartiene a una gamba e a tutto il resto di un qualcosa che sa perfettamente come una simile aspirazione, nel contesto attuale ma anche storicizzato da qualche decennio, sia materialmente impossibile da raggiungere, a meno che prima non ci sia una disgregazione dello stato nazionale. Dunque, a inseguire una chimera, siamo del tutto innocui. E ci lasciano stare.</p>
<p>Mi domando, Professore, cosa potrebbe essere la Sardegna se avesse la forza di imporre un nuovo patto autonomistico, basato su uno Statuto riscritto non da loro, ma da noi. Uno Statuto che delinea contorni di grande e ampio diritto sovrano, per decidere cosa fare, quando farla, e come farla, in Sardegna. Non &egrave; necessario, ove vi fosse davvero questa compattezza (per l&#039;Indipendenza ne servirebbe una totale) della popolazione sarda, perseguire altre forme di affrancamento dallo stato italiano. Essere realmente autonomi, e comportarci da tali. Fra una chimerica identit&agrave;, che pure non rifiuto sia chiaro, di indipendenza sarda e una nuova condizione che d&agrave; benessere e sviluppo ai sardi e alla loro terra, sia pure in una regione federata allo stato italiano, preferisco di gran lunga la seconda soluzione.</p>
<p>Spero di ottenere una risposta, e mi scuso per aver abusato del Suo tempo.</p>
<p>Cordiali saluti</p>
<p>Vincenzo Sardu<br />
(se desidera, pu&ograve; raggiungermi anche su Facebook)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su LA CONFERENZA DI EDIMBURGO di Anonimo</title>
		<link>http://logga.me/franciscusedda/1970/01/01/la-conferenza-di-edimburgo/#comment-219</link>
		<dc:creator>Anonimo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 12:53:00 +0000</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su LA CONFERENZA DI EDIMBURGO di utente anonimo</title>
		<link>http://logga.me/franciscusedda/1970/01/01/la-conferenza-di-edimburgo/#comment-218</link>
		<dc:creator>utente anonimo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 09:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>
	Franciscu wrote:
	
	@Oliver. Grazie per le tue belle parole e il tuo intervento che aggiunge ulteriori spunti di riflessione.

	Come sai concordo pienamente con l&#039;idea che ci&#242; che conta &#232; la qualit&#224; del popolo: il suo livello generale di consapevolezza, di istruzione, di attenzione, di impegno, di protagonismo. Qualche anno fa, in una intervista a Sotziulimba, l&#039;avevo detta in questo modo:

	&lt;&lt;...vale la pena ribadire che dal mio punto di vista, non &#232; esistita e probabilmente non esister&#224; mai una classe dirigente perfetta. Credo tuttavia che per avere una classe dirigente dignitosa bisogna coltivare un buon popolo. Una buona classe dirigente nasce da un popolo consapevole, maturo, che vuole sapere sempre di pi&#249; e non ha paura a fare il giusto. &#8220;No timo ca so morinde, timo ca no so ischida&#8221;, pare abbia detto splendidamente una anonima donna sarda. C&#8217;&#232; bisogno di un popolo che sappia continuamente mettersi in discussione e migliorarsi, anche grazie agli altri.

	Magari un giorno, almeno per qualche anno, ci sar&#224; da qualche parte al mondo un popolo cos&#236;, un popolo che produrr&#224; una societ&#224; in cui non ci sar&#224; bisogno delle classi dirigenti come oggi le pensiamo. Chiss&#224;, forse un giorno qualcuno riuscir&#224; a distribuire il potere nelle maglie della societ&#224;, e dar&#224; l&#8217;esempio di una comunit&#224; in cui ciascuno sa essere responsabile di se stesso e di tutti.&gt;&gt;

	C&#039;&#233; tuttavia da dire che il riferimento alle classi dirigenti, nel reportage di Edimburgo, nasceva dal fatto che molti studiosi &#8211; soprattutto parlando dei Caraibi e del Pacifico &#8211; hanno mostrato come in isole con condizioni apparentemente simili una &#8220;classe dirigente&#8221; onesta e capace di imparare finiva per creare condizioni di autostima e di apertura sul percorso di sovranit&#224; incommensurabili rispetto ad un&#039;altra isola in cui questo meccanismo non scattava affatto.

	Infine, credo che proprio a partire dal tuo ragionamento dobbiamo ulteriormente approfondire, articolar e sfumare la questione. Provo a metterla in questo modo, facendo un solo esempio: Alex Salmond &#8211; l&#039;attuale primo ministro scozzese - &#232; in politica dagli anni &#039;70 ed in parlamento dal 1987. Insomma, quasi 40 anni di carriera politica. Perch&#233; questo non li percepisce come in contraddizione le cose giuste che dicevi a proposito della societ&#224; scozzese? Perch&#233; non &#232; diventato un esempio di leaderismo, nel senso negativo e all&#039;italiana della parola?

	Dal mio punto di vista, e per quanto ne so della vicenda politica scozzese, per il semplice motivo che Salmond &#232; stato alle regole, ha accettato di giocare secondo regole condivise: come quando nei primi anni &#039;80 &#232; stato sospeso dall&#039;SNP, il partito che oggi guida, di cui ha accettato la decisione prima di essere riammesso. Perch&#233; dopo essere divenuto leader nel 1990 attraverso delle libere e democratiche elezioni, dopo 10 anni, a causa di alcuni risultati poco soddisfacenti e della sua stessa elezione al Parlamento britannico, ha lasciato il passo. E solo nel 2004 si &#232; ripresentato e ricandidato al ruolo di guida. Insomma, credo che se guardiamo bene, il problema non &#232; che in paesi come la Scozia non c&#039;&#232; una classe dirigente, non ci sono persone che fanno politica per anni, o non esistono leader: il punto &#232; che tutto questo viene vissuto ed esercitato in modo molto differente. Ovvero concependo il proprio ruolo come temporaneo, come servizio al partito e alla comunit&#224; che si rappresenta, come posizione ottenuta e legittimata dal consenso democratico e dal proprio operare, cos&#236; che se si opera male e il consenso cala o svanisce se ne tirano le conseguenze, rimettendo il proprio mandato, accettando le sconfitte e, se proprio si vuole, rimboccandosi le maniche per riconquistare fiducia e ruolo guida. Infine, ultimo ma non ultimo, accettando le regole del gruppo di cui si fa parte, che si sia parte di una minoranza o una maggioranza. Accettando persino di essere sospesi, e dunque di fare autocritica, nel momento in cui il collettivo percepisce alcune scelte di un suo attivista come dannose per la collettivit&#224;. Mi sembrano esempi su cui riflettere per imparare, e per non cadere dalla padella del personalismo autoritario alla brace di una retorica anti-politica molto in voga in Sardegna e in Italia che, non sapendo pensare una politica ben fatta (il caso di Salmond, visto da qui sembra semplicemente impensabile!), finisce per buttare a mare il bambino con l&#039;acqua sporca. E alla lunga, magari senza neanche rendersene conto, prepara il terreno per nuovi autoritarismi.

	@Antonio: Grazie delle tue parole. Concordo con quanto dici. Come ho cercato di mostrare altrove &#232; proprio questo venir meno del senso del s&#233; collettivo (o se preferisci, di una definizione collettiva di s&#233;) che in epoca moderna coincide prima con la repressione della rivoluzione sarda e il processo che porta alla fusione perfetta e poi con l&#039;idea di &#8220;nazione abortiva&#8221; e &#8220;nazione fallita&#8221; fra le due guerre mondiali. Nel momento in cui smettiamo di sentirci una nazione distinta la porta &#232; aperta per immedesimarci con il dominante di turno (che a quel punto neanche pi&#249; viene identificato come tale!).
	
	un caro saluto a tutti
	Franciscu Sedda
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>	Franciscu wrote:</p>
<p>	@Oliver. Grazie per le tue belle parole e il tuo intervento che aggiunge ulteriori spunti di riflessione.</p>
<p>	Come sai concordo pienamente con l&#039;idea che ci&ograve; che conta &egrave; la qualit&agrave; del popolo: il suo livello generale di consapevolezza, di istruzione, di attenzione, di impegno, di protagonismo. Qualche anno fa, in una intervista a Sotziulimba, l&#039;avevo detta in questo modo:</p>
<p>	&lt;&lt;&#8230;vale la pena ribadire che dal mio punto di vista, non &egrave; esistita e probabilmente non esister&agrave; mai una classe dirigente perfetta. Credo tuttavia che per avere una classe dirigente dignitosa bisogna coltivare un buon popolo. Una buona classe dirigente nasce da un popolo consapevole, maturo, che vuole sapere sempre di pi&ugrave; e non ha paura a fare il giusto. &ldquo;No timo ca so morinde, timo ca no so ischida&rdquo;, pare abbia detto splendidamente una anonima donna sarda. C&rsquo;&egrave; bisogno di un popolo che sappia continuamente mettersi in discussione e migliorarsi, anche grazie agli altri.</p>
<p>	Magari un giorno, almeno per qualche anno, ci sar&agrave; da qualche parte al mondo un popolo cos&igrave;, un popolo che produrr&agrave; una societ&agrave; in cui non ci sar&agrave; bisogno delle classi dirigenti come oggi le pensiamo. Chiss&agrave;, forse un giorno qualcuno riuscir&agrave; a distribuire il potere nelle maglie della societ&agrave;, e dar&agrave; l&rsquo;esempio di una comunit&agrave; in cui ciascuno sa essere responsabile di se stesso e di tutti.&gt;&gt;</p>
<p>	C&#039;&eacute; tuttavia da dire che il riferimento alle classi dirigenti, nel reportage di Edimburgo, nasceva dal fatto che molti studiosi &ndash; soprattutto parlando dei Caraibi e del Pacifico &ndash; hanno mostrato come in isole con condizioni apparentemente simili una &ldquo;classe dirigente&rdquo; onesta e capace di imparare finiva per creare condizioni di autostima e di apertura sul percorso di sovranit&agrave; incommensurabili rispetto ad un&#039;altra isola in cui questo meccanismo non scattava affatto.</p>
<p>	Infine, credo che proprio a partire dal tuo ragionamento dobbiamo ulteriormente approfondire, articolar e sfumare la questione. Provo a metterla in questo modo, facendo un solo esempio: Alex Salmond &ndash; l&#039;attuale primo ministro scozzese &#8211; &egrave; in politica dagli anni &#039;70 ed in parlamento dal 1987. Insomma, quasi 40 anni di carriera politica. Perch&eacute; questo non li percepisce come in contraddizione le cose giuste che dicevi a proposito della societ&agrave; scozzese? Perch&eacute; non &egrave; diventato un esempio di leaderismo, nel senso negativo e all&#039;italiana della parola?</p>
<p>	Dal mio punto di vista, e per quanto ne so della vicenda politica scozzese, per il semplice motivo che Salmond &egrave; stato alle regole, ha accettato di giocare secondo regole condivise: come quando nei primi anni &#039;80 &egrave; stato sospeso dall&#039;SNP, il partito che oggi guida, di cui ha accettato la decisione prima di essere riammesso. Perch&eacute; dopo essere divenuto leader nel 1990 attraverso delle libere e democratiche elezioni, dopo 10 anni, a causa di alcuni risultati poco soddisfacenti e della sua stessa elezione al Parlamento britannico, ha lasciato il passo. E solo nel 2004 si &egrave; ripresentato e ricandidato al ruolo di guida. Insomma, credo che se guardiamo bene, il problema non &egrave; che in paesi come la Scozia non c&#039;&egrave; una classe dirigente, non ci sono persone che fanno politica per anni, o non esistono leader: il punto &egrave; che tutto questo viene vissuto ed esercitato in modo molto differente. Ovvero concependo il proprio ruolo come temporaneo, come servizio al partito e alla comunit&agrave; che si rappresenta, come posizione ottenuta e legittimata dal consenso democratico e dal proprio operare, cos&igrave; che se si opera male e il consenso cala o svanisce se ne tirano le conseguenze, rimettendo il proprio mandato, accettando le sconfitte e, se proprio si vuole, rimboccandosi le maniche per riconquistare fiducia e ruolo guida. Infine, ultimo ma non ultimo, accettando le regole del gruppo di cui si fa parte, che si sia parte di una minoranza o una maggioranza. Accettando persino di essere sospesi, e dunque di fare autocritica, nel momento in cui il collettivo percepisce alcune scelte di un suo attivista come dannose per la collettivit&agrave;. Mi sembrano esempi su cui riflettere per imparare, e per non cadere dalla padella del personalismo autoritario alla brace di una retorica anti-politica molto in voga in Sardegna e in Italia che, non sapendo pensare una politica ben fatta (il caso di Salmond, visto da qui sembra semplicemente impensabile!), finisce per buttare a mare il bambino con l&#039;acqua sporca. E alla lunga, magari senza neanche rendersene conto, prepara il terreno per nuovi autoritarismi.</p>
<p>	@Antonio: Grazie delle tue parole. Concordo con quanto dici. Come ho cercato di mostrare altrove &egrave; proprio questo venir meno del senso del s&eacute; collettivo (o se preferisci, di una definizione collettiva di s&eacute;) che in epoca moderna coincide prima con la repressione della rivoluzione sarda e il processo che porta alla fusione perfetta e poi con l&#039;idea di &ldquo;nazione abortiva&rdquo; e &ldquo;nazione fallita&rdquo; fra le due guerre mondiali. Nel momento in cui smettiamo di sentirci una nazione distinta la porta &egrave; aperta per immedesimarci con il dominante di turno (che a quel punto neanche pi&ugrave; viene identificato come tale!).</p>
<p>	un caro saluto a tutti<br />
	Franciscu Sedda</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su LA CONFERENZA DI EDIMBURGO di utente anonimo</title>
		<link>http://logga.me/franciscusedda/1970/01/01/la-conferenza-di-edimburgo/#comment-217</link>
		<dc:creator>utente anonimo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 08:06:00 +0000</pubDate>
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		<description>Complimenti Franciscu e grazie per questo nuovo contributo al processo di formazione della coscenza&#160; della sardegna e dei sardi.
Non ho competenze per addentrarmi in considerazioni sul tuo intervento, che condivido in toto, ma credo che a noi sardi manchi quella coscenza collettiva come popolo, civilt&#224; e cultura che invece hanno saputo conservare altri popoli anche quando vivono sotto dominio. Il nostro limite, se cos&#236; posso dire &#232; che ci immedesimiamo col governate di turno; di essere sardi ci ricordiamo periodicamente , speriamo sia questa l&#039;occasione pi&#249; ampia e completa.
Antonio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti Franciscu e grazie per questo nuovo contributo al processo di formazione della coscenza&nbsp; della sardegna e dei sardi.<br />
Non ho competenze per addentrarmi in considerazioni sul tuo intervento, che condivido in toto, ma credo che a noi sardi manchi quella coscenza collettiva come popolo, civilt&agrave; e cultura che invece hanno saputo conservare altri popoli anche quando vivono sotto dominio. Il nostro limite, se cos&igrave; posso dire &egrave; che ci immedesimiamo col governate di turno; di essere sardi ci ricordiamo periodicamente , speriamo sia questa l&#039;occasione pi&ugrave; ampia e completa.<br />
Antonio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su LA CONFERENZA DI EDIMBURGO di utente anonimo</title>
		<link>http://logga.me/franciscusedda/1970/01/01/la-conferenza-di-edimburgo/#comment-216</link>
		<dc:creator>utente anonimo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 21:32:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Franciscu 

intanto complimenti, sono sicuro che la Sardegna e&#039; stata degnamente rappresentata :)

Mi trovo d&#039;accordo su quasi tutto. Per esempio, sono d&#039;accordo sul fatto che anche “piccoli” stati possano prosperare se riescono a sfruttare a proprio vantaggio le interdependenze negli scenari globalizzati  e trans-statuali (fermo restando che per essere inter-dipendenti bisogna prima essere indipendenti). 

L&#039;unico appunto che farei riguarda l&#039;enfasi che poni sul concetto e l&#039;importanza di “classe dirigente”.

Inanzitutto il termine stesso di “classe” dirigente richiama un gruppo sociale distinto e con qualche grado di coesione che lo diversifica da altre “classi”. Questo concetto, trovo  sia un concetto molto estraneo alla realta&#039; di piccole nazioni che stanno affermando la propria sovranita&#039;. 

Per esempio in Scozia, come del resto in tutto il mondo anglossassone, tradurresti “classe dirigente”  con  “ruling class”, un termine che immancabilmente richiama alla mente l&#039;aristocrazia e le oligarchie. 

Non avrebbe molto senso del resto parlare di “classe dirigente” in paesi come Scozia, Galles ecc. E questo per due ordini di  motivi:

Uno, I politici in queste nazioni provengono per lo piu&#039; da professioni, professioni a cui spesso tornano dopo aver prestato il loro servizio alla politica.
 Il secondo motivo per cui ha poco senso parlare di “classe dirigente” nei paesi anglossassoni e&#039; che i politici non hanno lo stesso potere incontrastato di dirigere che i politici hanno in paesi come l&#039;Italia, e questo perche&#039;  esiste un sistema di funzionari civili (civil servants) meritocratico, trasparente e indipendente dalla politica. Questo determina che i politici debbano rendere conto innanzittutto ai funzionari che hanno tutto l&#039;interesse  (e le competenze) per controllare e per indirizzare l&#039;attuazione di politiche da parte dei politici. Se questo e&#039; vero del sistema politico britannico, e&#039; altrettanto vero anche nei governi dei paesi devoluti, anche quelli piu&#039; “periferici” come il Nord Irlanda. 
In parole povere, un ministro in Scozia o in Nord Irlanda non avra&#039; mai il potere di fare e disfare come meglio crede perche&#039; la schiera di funzionari civili responsabili di delineare e mettere in pratica le disposizioni della politica dira&#039; al ministro che certe cose non si possono fare, o se si fanno succedono danni, e se il ministro insiste si opporranno e metteranno ostacoli. 


L&#039;enfasi sulla classe dirigente e&#039; secondo me sbagliata per un altro motivo fondamentale. In tutto questo resoconto sottolinei come una classe dirigente capace, in grado di imparare costantemente, ecc., sia il motore della prosperita&#039; di “piccoli” stati. Ma l&#039;enfasti sulla classe dirigente nasconde i processi fondamentali che portano alla formazione di politici e amministratori capaci e competenti come in Scozia. 
Come nascono aministratori capaci e competenti come in Scozia? Non nascono da una elite (la classe formata per dirigere) e non nascono nemmeno dal mettersi a disposizione della coscienza nazionale da parte di una elite. 
Amministratori capaci e competenti nascono da una diffusa e condivisa capacita&#039; di mobilitazione e organizzazione politica attraverso canali democratici. In Scozia, come in Galles e in Nord Irlanda (e in Inghilterra pure) esiste tradizionalmente questa capacita&#039; di mobilitazione e organizzazione politica. In Inghilterra questa capacita&#039; di organizzazione politica piu&#039; democratica si afferma gia&#039; durante la rivoluzione inglese (per esempio, movimenti come i Levellers e i Diggers, che chiedevano riforme radicali) e ha continuato a persistere anche dopo la restaurazione (per es. con i movimenti sindacali e quelli per le riforme elettorali).
In Scozia questa capacita&#039; di organizzazione si era gia&#039; affermata durante la Riforma, quando il movimento popolare dei Convenanters aveva creato una organizzazione per contrastare le autorita&#039; ecclesiastiche imposte dall&#039;alto. 
Questa capacita&#039; di organizzazione politica seguendo principi di partecipazione democratica ha contribuito a creare un popolo informato e attento, nonche&#039; in grado di far valere le proprie istanze attraverso la mobilitazione politica. Questo, a sua volta, ha contribuito a creare un sistema di funzionari civili trasparente e che premia la competenza. 
Da questi elementi nascono amministratori capaci e competenti come quelli scozzesi ma che alle spalle hanno un sistema democratico, inclusivo e meritocratico, che premia il talento e si fonda sulla tolleranza. 

Quindi per tornare a noi sardi, abbiamo bisogno di una nuova “classe dirigente”? Indubbiamente ci sara&#039; bisogno di un ricambio dei politici e degli amministratori. Ma il problema in Sardegna e&#039; che manca, ed e&#039; mancata per decenni (se non secoli), una reale capacita&#039; di organizzazione politica che segua principi e linee democratiche ed inclusive. La politica in Sardegna e&#039; stata troppo a lungo intesa come amministrazione di clientele. Oppure, quando ci e&#039; andata bene, e&#039; stata intesa come mettersi a disposizione del popolo da parte di una elite paternalista. Ma questo paternalismo dell&#039;elite (penso al pur valido Mario Melis, per esempio) non ha cambiato di una virgola la situazione generale della Sardegna perche&#039; non ha creato un circolo virtuoso di mobilitazione politica che determinasse un controllo e un ricambio degli amministratori. Anche quando una qualche capacita&#039; di organizzazione politica inclusiva sembrava affermarsi, per esempio con la nascita del Partito Sardo d&#039;Azione, questa era stata in qualche modo dirottatta da una elite che si pensava “classe dirigente” (i Lussu e i Bellieni) e molto paternalisticamente pensava di dover guidare la popolazione anche contrastando o annullando le istanze e la coscienza nazionale che si affermavano nella popolazione (come del resto hai ben illustrato nei tuoi libiri). 

In conclusione, io penso che quello che serve urgentemente in Sardegna non e&#039; una nuova classe dirigente, quanto una esperienza formativa diffusa di mobilitazione politica attraverso canali democratici e inclusivi, un vero esercizio dove si “agisce” la democrazia. Solo da questa esperienza  potranno venire amministratori e politici come quelli in Scozia, che altro non sono se non l&#039;espressione di un popolo capace e maggiormente consapevole di se&#039;.

Un caro saluto. 
Oliver Perra</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Franciscu </p>
<p>intanto complimenti, sono sicuro che la Sardegna e&#8217; stata degnamente rappresentata <img src='http://logga.me/franciscusedda/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Mi trovo d&#8217;accordo su quasi tutto. Per esempio, sono d&#8217;accordo sul fatto che anche “piccoli” stati possano prosperare se riescono a sfruttare a proprio vantaggio le interdependenze negli scenari globalizzati  e trans-statuali (fermo restando che per essere inter-dipendenti bisogna prima essere indipendenti). </p>
<p>L&#8217;unico appunto che farei riguarda l&#8217;enfasi che poni sul concetto e l&#8217;importanza di “classe dirigente”.</p>
<p>Inanzitutto il termine stesso di “classe” dirigente richiama un gruppo sociale distinto e con qualche grado di coesione che lo diversifica da altre “classi”. Questo concetto, trovo  sia un concetto molto estraneo alla realta&#8217; di piccole nazioni che stanno affermando la propria sovranita&#8217;. </p>
<p>Per esempio in Scozia, come del resto in tutto il mondo anglossassone, tradurresti “classe dirigente”  con  “ruling class”, un termine che immancabilmente richiama alla mente l&#8217;aristocrazia e le oligarchie. </p>
<p>Non avrebbe molto senso del resto parlare di “classe dirigente” in paesi come Scozia, Galles ecc. E questo per due ordini di  motivi:</p>
<p>Uno, I politici in queste nazioni provengono per lo piu&#8217; da professioni, professioni a cui spesso tornano dopo aver prestato il loro servizio alla politica.<br />
 Il secondo motivo per cui ha poco senso parlare di “classe dirigente” nei paesi anglossassoni e&#8217; che i politici non hanno lo stesso potere incontrastato di dirigere che i politici hanno in paesi come l&#8217;Italia, e questo perche&#8217;  esiste un sistema di funzionari civili (civil servants) meritocratico, trasparente e indipendente dalla politica. Questo determina che i politici debbano rendere conto innanzittutto ai funzionari che hanno tutto l&#8217;interesse  (e le competenze) per controllare e per indirizzare l&#8217;attuazione di politiche da parte dei politici. Se questo e&#8217; vero del sistema politico britannico, e&#8217; altrettanto vero anche nei governi dei paesi devoluti, anche quelli piu&#8217; “periferici” come il Nord Irlanda.<br />
In parole povere, un ministro in Scozia o in Nord Irlanda non avra&#8217; mai il potere di fare e disfare come meglio crede perche&#8217; la schiera di funzionari civili responsabili di delineare e mettere in pratica le disposizioni della politica dira&#8217; al ministro che certe cose non si possono fare, o se si fanno succedono danni, e se il ministro insiste si opporranno e metteranno ostacoli. </p>
<p>L&#8217;enfasi sulla classe dirigente e&#8217; secondo me sbagliata per un altro motivo fondamentale. In tutto questo resoconto sottolinei come una classe dirigente capace, in grado di imparare costantemente, ecc., sia il motore della prosperita&#8217; di “piccoli” stati. Ma l&#8217;enfasti sulla classe dirigente nasconde i processi fondamentali che portano alla formazione di politici e amministratori capaci e competenti come in Scozia.<br />
Come nascono aministratori capaci e competenti come in Scozia? Non nascono da una elite (la classe formata per dirigere) e non nascono nemmeno dal mettersi a disposizione della coscienza nazionale da parte di una elite.<br />
Amministratori capaci e competenti nascono da una diffusa e condivisa capacita&#8217; di mobilitazione e organizzazione politica attraverso canali democratici. In Scozia, come in Galles e in Nord Irlanda (e in Inghilterra pure) esiste tradizionalmente questa capacita&#8217; di mobilitazione e organizzazione politica. In Inghilterra questa capacita&#8217; di organizzazione politica piu&#8217; democratica si afferma gia&#8217; durante la rivoluzione inglese (per esempio, movimenti come i Levellers e i Diggers, che chiedevano riforme radicali) e ha continuato a persistere anche dopo la restaurazione (per es. con i movimenti sindacali e quelli per le riforme elettorali).<br />
In Scozia questa capacita&#8217; di organizzazione si era gia&#8217; affermata durante la Riforma, quando il movimento popolare dei Convenanters aveva creato una organizzazione per contrastare le autorita&#8217; ecclesiastiche imposte dall&#8217;alto.<br />
Questa capacita&#8217; di organizzazione politica seguendo principi di partecipazione democratica ha contribuito a creare un popolo informato e attento, nonche&#8217; in grado di far valere le proprie istanze attraverso la mobilitazione politica. Questo, a sua volta, ha contribuito a creare un sistema di funzionari civili trasparente e che premia la competenza.<br />
Da questi elementi nascono amministratori capaci e competenti come quelli scozzesi ma che alle spalle hanno un sistema democratico, inclusivo e meritocratico, che premia il talento e si fonda sulla tolleranza. </p>
<p>Quindi per tornare a noi sardi, abbiamo bisogno di una nuova “classe dirigente”? Indubbiamente ci sara&#8217; bisogno di un ricambio dei politici e degli amministratori. Ma il problema in Sardegna e&#8217; che manca, ed e&#8217; mancata per decenni (se non secoli), una reale capacita&#8217; di organizzazione politica che segua principi e linee democratiche ed inclusive. La politica in Sardegna e&#8217; stata troppo a lungo intesa come amministrazione di clientele. Oppure, quando ci e&#8217; andata bene, e&#8217; stata intesa come mettersi a disposizione del popolo da parte di una elite paternalista. Ma questo paternalismo dell&#8217;elite (penso al pur valido Mario Melis, per esempio) non ha cambiato di una virgola la situazione generale della Sardegna perche&#8217; non ha creato un circolo virtuoso di mobilitazione politica che determinasse un controllo e un ricambio degli amministratori. Anche quando una qualche capacita&#8217; di organizzazione politica inclusiva sembrava affermarsi, per esempio con la nascita del Partito Sardo d&#8217;Azione, questa era stata in qualche modo dirottatta da una elite che si pensava “classe dirigente” (i Lussu e i Bellieni) e molto paternalisticamente pensava di dover guidare la popolazione anche contrastando o annullando le istanze e la coscienza nazionale che si affermavano nella popolazione (come del resto hai ben illustrato nei tuoi libiri). </p>
<p>In conclusione, io penso che quello che serve urgentemente in Sardegna non e&#8217; una nuova classe dirigente, quanto una esperienza formativa diffusa di mobilitazione politica attraverso canali democratici e inclusivi, un vero esercizio dove si “agisce” la democrazia. Solo da questa esperienza  potranno venire amministratori e politici come quelli in Scozia, che altro non sono se non l&#8217;espressione di un popolo capace e maggiormente consapevole di se&#8217;.</p>
<p>Un caro saluto.<br />
Oliver Perra</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Scozia: &#8220;Movimenti e partiti per l&#8217;indipendenza delle isole nell&#8217;epoca della globalizzazione e dell&#8217;integrazione europea&#8221; di utente anonimo</title>
		<link>http://logga.me/franciscusedda/-0001/11/30/scozia-movimenti-e-partiti-per-lindipendenza-delle-isole-nellepoca-della-globalizzazione-e-dellintegrazione-europea/#comment-215</link>
		<dc:creator>utente anonimo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 10:34:00 +0000</pubDate>
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		<description>Bravo... cerchiamo di fare qualcosa per restituire dignit&#224; alla nostra Sardegna. Mandiamo via i colonizzatori, come &#232; gi&#224; successo nella nostra storia. Ne siamo capaci, basta un po&#039; di volont&#224; e un leader capace!
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bravo&#8230; cerchiamo di fare qualcosa per restituire dignit&agrave; alla nostra Sardegna. Mandiamo via i colonizzatori, come &egrave; gi&agrave; successo nella nostra storia. Ne siamo capaci, basta un po&#039; di volont&agrave; e un leader capace!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Il Parlamento di Sardegna e quel palazzo di vetro opaco di utente anonimo</title>
		<link>http://logga.me/franciscusedda/-0001/11/30/il-parlamento-di-sardegna-e-quel-palazzo-di-vetro-opaco-2/#comment-214</link>
		<dc:creator>utente anonimo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 09:14:00 +0000</pubDate>
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		<description>Vergognoso! Anch&#039;io non ero informata e sono rimasta alquanto sorpresa dal &quot;meccanismo&quot; della nostra democrazia. Grazie Francesco per le informazioni. Elena Pes</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vergognoso! Anch&#039;io non ero informata e sono rimasta alquanto sorpresa dal &quot;meccanismo&quot; della nostra democrazia. Grazie Francesco per le informazioni. Elena Pes</p>
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	</item>
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		<title>Commenti su Il Parlamento di Sardegna e quel palazzo di vetro opaco di utente anonimo</title>
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		<dc:creator>utente anonimo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 09:14:00 +0000</pubDate>
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		<description>Vergognoso! Anch&#039;io non ero informata e sono rimasta alquanto sorpresa dal &quot;meccanismo&quot; della nostra democrazia. Grazie Francesco per le informazioni. Elena Pes</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vergognoso! Anch&#039;io non ero informata e sono rimasta alquanto sorpresa dal &quot;meccanismo&quot; della nostra democrazia. Grazie Francesco per le informazioni. Elena Pes</p>
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