
Giuseppe Biasi, Mattino in un villaggio sardo
Cosa lega le dichiarazioni di Giuliano Amato sulla Sardegna, Tuvixeddu, i fondi europei per l'agricoltura, l'energia alternativa? Il paesaggio sardo, o se preferite, la Terra: insieme contraddittorio e dinamico di fattori umani e ambientali, di beni materiali e immateriali.
La Regione ha speso solo l'1% (sic!) del miliardo e mezzo messo a disposizione dall'Europa per l'ammodernamento di aziende agricole e per nuovi giovani agricoltori. Più di mille progetti ritenuti ammissibili restano insabbiati mentre l'Europa si riprende i suoi soldi. Un giorno ci commuoveremo per il paesaggio sardo, così selvaggio e naturale, silenzioso e vuoto d'uomini, e ci scorderemo che è il frutto dell'incapacità della politica e dell'abbandono dei campi, segno della sovranità alimentare e del patrimonio di sapere millenario che abbiamo perso.
Nel mentre, mostrano le inchieste di Sardegna Quotidiano e ha scritto il sociologo Nicolò Migheli, l'improduttività indotta apre le porte al “land grabbing”, alle speculazioni di affaristi che ottengono concessioni di terre a prezzi stracciati su cui impiantare centrali che spesso nascondono riciclaggio di denaro sporco e interessi estranei al bene dei sardi. Un giorno il nostro paesaggio sarà costellato di impianti d'energia alternativa che finiremo per odiare come nuove servitù, scordandoci che è stata la mancanza di coscienza e sovranità a impedirci di gestire noi una grande occasione economica. Pensiamoci. Si può ritener bella anche una distesa di pannelli solari se, messi nel posto giusto, producono energia pulita e creano lavoro e ricchezza per noi e la nostra terra.
Intanto all'Unesco la proposta di Tuvixeddu come patrimonio dell'umanità non è nemmeno arrivata e lo Stato italiano, non pago del territorio sardo sottoposto a servitù militare, si accaparra i pezzi del demanio. Chissenefrega! Quasi ci siamo stupiti che Su Nuraxi di Barumini nel '96 sia entrato nel gota della cultura mondiale: non ci crediamo neanche noi che il nostro patrimonio storico-archeologico è la più grande risorsa su cui possiamo investire. A noi (forse) interessa il turismo. Ma certo non quello della Costa Smeralda che tanto dispiace ad Amato (che tristemente lo identifica col paesaggio dell'intera Sardegna) e a molti sardi (che a quella parte di Sardegna già hanno rinunciato). Eppure anche quella è la nostra terra, e se i grandi gruppi che ci lavorano pagassero le tasse in Sardegna risulterebbe forse già un po' più nostra.
Franciscu Sedda
"Il commento" sulla prima pagina di SardegnaQuotidiano 25 agosto, 2011
pubblicato con il titolo "Difendiamo il paesaggio per salvare la Sardegna"
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