
Farò del mio corpo un letto di rose.
Le mie labbra saranno guanciale
dove i tuoi baci avidi riposeranno.
Ci inebrierà il profumo .
Ci stordirà l’essenza
e smarriremo alfin i sensi in quel
Paradiso in cui ci condurrà la dolce
danza di questo nostro sublime
tantra d’Amore.







Bellissima! ricercatissima l’immagine.
Stupendi i versi.
Bacio:))
Buongiorno!:))
il poeta usa la poesia per donarsi all’uomo che ama usando metafore quasi orientaleggianti
Il sorriso di una stella
( Manon)
Quella ragazza lo ossessionava. Era trascorso del tempo da quando lui, noto e facoltoso uomo d’affari di Parigi l’aveva presa con sé.
Lo faceva ardere continuamente.
Era affascinato dalla sua pelle liscia e dal suo modo di rannicchiarsi sul letto quando egli entrava con la sua grassa mole nella stanza.
I pudori di lei, la maniera di stendere le gambe, e quello sguardo spesso assente ed agitato lo esaltavano.
Sapeva che lei aveva dovuto lasciare quel suo coetaneo in bolletta.
Così come sapeva che si era legata a lui non certo per amore.
L’amore…..
Mentre si spogliava spesso borbottava sorridendo che l’amore è solo un’invenzione dei poeti e degli scrittori. Un modo pittoresco di questi ultimi per riempire la testa di donne dallo sguardo ormai spento ….per confonderle tra ricordi e illusioni. Un modo tra l’altro originale per riempirsi la pancia spesso vuota. E quando andava bene anche le tasche con qualche moneta d’oro.
La fissava sempre mentre si svestiva.
Era come se esercitasse un sadico potere non tanto su di lei, quanto sul tempo, sull’età che avanzava inesorabile. E perfino sulla morte.
Tutto di Manon lo rendeva pazzo.
A lui non importava che ella emanasse allo stesso tempo qualcosa di caldo e di freddo quando la possedeva.
Come fosse fatta di …..si!…di zucchero gelido. Segno della sua irriducibile indifferenza perfino verso sé stessa.
Egli divorava il suo corpo con assalti che per lo più erano brevissimi.
Seguiti da lunghe carezze che l’uomo pretendeva sul suo corpo dalle quelle dita delicate…..nell’illusione del possesso e del trionfo di un padrone che saccheggia gioventù e bellezza come proprietà personale.
E con la stessa arroganza e brutalità con cui affondava le sue grasse dita nei sacchi di granaglie nei suoi magazzini per essere sicuro che non stessero andando a male e che non vi fossero topi.
Aveva voglia di lei giorno e notte.
Manon era la sua colpa. Che teneva nascosta.
Era la sua decadenza. Di cui si accorgeva al mattino quando si alzava e la guardava dormire.
Ed era anche il suo peccato. Che lo attanagliava ogni domenica quando andava in Chiesa e sentiva il prete tuonare.
Diviso quindi tra il suo desiderio ed il suo senso di colpa
egli tentava di allontanare l’uno e l’altro facendo di quei loro momenti di sesso
non solo una manifestazione del suo potere,
ma perfino un’esecuzione.
Il desiderio insano per cui ogni notte tentava di alienare la sua anima cercando con la sua perversione di affondare nell’abisso. E tentando di portarvici anche lei.
Ma essendo così giovane la ragazza non era pronta.
Non avrebbe capito. E infatti non capiva.
Altre volte tentava di raggiungerla nel profondo del suo essere cospargendola di premure e di costosissimi regali.
Avrebbe voluto che la ragazza si infiammasse per lui, che lo amasse.
E che la sua semplice presenza la facesse vibrare rendendola dipendente di quei moti e di quelle sensazioni che non ricordava di aver mai avuto.
E allora ecco che anche lui assoldava uno di quei poeti.
Per allietarle i pomeriggi e le sere d’autunno.
E mentre questi cantava ciò che sentiva nell’animo, l’uomo fissava solo il viso di lei. Lo vedeva diventare radioso. S’illuminava. E quei suoi occhi diventavano il pentagramma celestiale su cui scivolava una musica indefinibile.
Come fosse stata la cosa più naturale del mondo.
Erano quelli i momenti in cui il vecchio capiva il suo delitto peggiore.
Che l’amore dello schiavo per il tiranno
è l’oltraggio più terribile della natura umana.
E quando si rendeva conto di questa oscenità veniva preso dal panico. Dal terrore. Tremava terrorizzato dalla vendetta di dio.
Lentamente poi si addormentava con quel suo cruccio.
Incurante di lasciarla a sé stessa, vuota, distrutta, ferita, passiva.
Come ogni volta che l’aveva posseduta.
Non si accorse mai che in quei momenti di poesia
così come ogni notte la ragazza si alzava in silenzio e si avvicinava alla finestra.
Guardava in alto il cielo. E fissava la luna.
Cercava la stella che sicuramente anche il ragazzo dall’altra parte del mondo stava certamente guardando.
Era per entrambi il simbolo della speranza.
Di una speranza di cui non sapevano assolutamente nulla.
Ma tanto bastava a far nascere sul loro viso un sorriso.
Un sorriso mesto, certo. E anche amaro.
Ma pur sempre un sorriso….
….il sorriso di una stella.
è molto bella questa poesia….:)))
riecheggia tante cose…..
il tuo modo di amare
è questo?..
o è il tuo desiderio?……:)))
ci vuole arte per amare in questo modo…
arte…sensazioni particolari..
maestria…
ma sopratutto…
lasciarsi andare a qualcosa di particolare….
sono certo che scrivendo questi versi
sai a cosa alludo:))))
sei brava…
ovviamente…non si può parlare di cose di cui non si conosce l’origine e la portata… sarebbe un vaneggiare altrimenti…
molto li fanno Korus….
questo penso che lo vedi anche tu….:)))
sono contento che per te non sia così:)))
ciao:))
Come sempre il tuo tratto, è delicatissimo.
Come sempre versi bellissimi.
Distacchi
Non avevano dubbi quella notte che il destino sarebbe venuto a rapirli l’indomani.
E i loro respiri diventarono all’improvviso un atto forte. Violento.
Gioioso come un gesto di ribellione contro il tempo.
Non riuscirono a fare l’amore. Rimasero stesi al buio sui due letti adiacenti.
Tendendo la mano verso la mano. Un incrocio di ricordi e d’immaginazione d’un futuro che sapeva di vuoto s’intrecciò come loro stavano facendo con le dita.
Quel posto era stato gradevole.
E loro l’avevano reso pieno di fascino e di poesia.
L’avevano protetto come un paradiso.
Avendone ricevuto i doni che solo le emozioni sanno creare.
Simili a due raggi di luce
ciascuno aveva portato con sé
la propria freschezza e i loro sguardi profondi.
Sono quelli i momenti magici in cui ci si interroga senza alcuna solennità
sul destino della civiltà e dei grandi eventi che hanno trasformato il mondo.
Perché quei momenti vengono percepiti come la risposta a tutto ciò che è accaduto
ed accade.
Perché è come se ogni cosa,
ogni vita ed ogni morte,
ogni vittoria ed ogni sconfitta sembra avere un ‘ unica spiegazione…..
…la loro presenza insieme.
In quell’angolo di mondo….che diventa per incanto il centro del mondo.
La ragione del tempo e dello spazio.
Anche adesso,
in quel buio silenzioso
ciascuno per conto suo si poneva le stesse domande senza risposta.
La storia avrebbe dimenticato quella notte.
Ma loro no.
E più si lasciavano assorbire dal senso del distacco
più i loro movimenti diventavano lenti, difficili…”trascinati”.
Perché furono assaliti dalla consapevolezza di quanto fosse misera quell’ultima occasione di fronte a tutto il resto.
Di fronte a ciò che avevano vissuto.
Ed a ciò che non avrebbero vissuto mai.
Stava per cominciare una nuova vita.
Prima di loro erano stati soli.
Lo avevano capito in quei giorni.
Avevano parlato insieme con la rispettiva solitudine.
Avevano fatto in modo che quella si mettesse in disparte. A guardarli in silenzio.
Ed ora la vedevano rialzarsi dal suo angolo lugubre. Stavano per tornarvi in compagnia…
Ebbero paura delle parole.
Qualsiasi frase sarebbe stata come ostentata….usata quasi come mezzo di seduzione per il destino.
Ne avevano paura e la ritenevano perfino fuori luogo.
Perché sapevano che qualsiasi cenno sarebbe diventato lo spettacolo di sé stesso,
ripetitivo,
ma soprattutto privo di sostanza.
Come un mulinello aspirato dal suo stesso movimento.
Perciò non si dissero niente.
E quando giunse l’alba
essi guardarono per la prima volta il sole che saliva in alto
come qualcosa di inquietante.
E la luna che scompariva
come il centro di un paradiso
che da ora sarebbe stato relegato nella loro memoria.
Avrebbero dovuto trovare un senso a tutto questo.
Ma non ora……..
Ci avrebbero pensato dopo…
Avrebbero avuto tutto il tempo
per pensarci….
Ho letto un po’ dei tuoi componimenti e noto una penna leggera, delicata e sensuale.
I miei complimenti per te.
Un grrrrrande ciao
Cesare