- “Genesi di una rissa è una messa di requiem rock!” … “il pulp non è mai morto, anzi è diventato arte!” e ascolta, questa è la mia preferita: “Irvine Welsh a Milano è diventato sadico ma non ha perso genialità”.
L’aveva notata subito, appena entrato nel locale, come se sapesse già dove guardare, come se lei non potesse che stare lì.
I capelli, sempre quelli, anche in una nuova pettinatura, i bracciali enormi, tribali, gli occhi, due sassetti verdi e scuri, intensi come una litigata. Bella. La fede al dito gli aveva ricordato perché con lei le cose non avessero funzionato. Era innamorata di un altro, lei, come tutte d’altronde.
- Io non sono di Milano e che cazzo significa “messa di requiem rock”???
- Significa che i critici ti adorano, che vuoi di più?
Da grandi volevano fare gli scrittori entrambi, poi una era diventata ingegnere e l’altro no.
Quella col talento però era lei, anche se adesso aveva talento per costruire ponti e gallerie.
- È un libro orribile, tu non avresti mai scritto una cosa così.
- No? Volevamo scrivere libri, è un libro.
- È orribile … parla di un serial killer che colleziona bulbi oculari, Baricco dorme sonni tranquillissimi.
Quante mail innamorate della scrittura e della lettura si erano scritti, raccontati, letti?
E perché lui poi aveva tradito tutto? Perché certa gente non sa essere un minimo coerente?
- Come ti vengono certe idee?
- Pensi che Baricco sia invidioso della mia verbosa prosa?
- No, dico … quelle cose dei serial killer? Pensavo fossi spostato, ma non così tanto.
Scherzava, con quel suo sorriso da spiaggia calabrese.
Eppure ci aveva colto.
Lui era feroce dentro.
Mentre lei era limpida e coglieva nel segno come solo i limpidi sanno fare: anche scherzando, quasi senza farlo apposta.
- Vuoi la verità?
Lo domandò con la forza di chi non vede l’ora di sentirsi rispondere di sì.
Sì, cazzo.
Voleva dire la verità.
Perché certe volte nella vita non sono le risposte a mancarti, ma le domande.
Quanto avrebbe pagato per ricevere la domanda giusta.
Per questo ora gliela stava estorcendo.
- Certo …
E tirò fuori tutto. Tutto. Tutto.
- È che c’era una foto davvero. Una foto che guardavo e riguardavo. La foto di una persona che non riuscivo e non riesco a non vedere. Perché era … è … come se fosse ovunque. Qui adesso con noi, in libreria in mezzo ai libri che vorrei comprare e in un negozio di dischi tra i dischi che vorrei ascoltare, al cinema nei film che desidero vedere, in tutte le cazzo di cose migliori che vorrei fare. Un’ossessione. Da trovare in giro per le strade e dentro casa. Una di quelle donne che non puoi scordare perché … due settimane prima avresti potuto legittimamente desiderare di prenderla, appoggiata ad un muro, farla tua con le borse della spesa appena appoggiate tra i vostri i piedi, contro lo stipite della porta, con la foga di chi proprio non può aspettare … e poi due settimane dopo no, no, no. La devi dimenticare …
Buttò giù un sorso di birra, lungo e ancora freddo. La stessa birra che era stata l’unica cosa che era riuscito a fissare mentre parlava, con le dita, giusto dolo gli indici, a picchiettare sul bordo.
- Dimenticare perché che altro puoi fare con una donna che non ti vuole e non solo te l’ha detto, ha anche detto chiaro di aver scelto un altro? Dimenticare, passare oltre, soffocare! Ecco cosa devi fare … solo che tu guardi quella cazzo di foto, e c’è lei nella foto, che fissa l’obiettivo, e l’unica cosa che riesci a fare è metterti nella posizione di chi quella foto l’ha scattata, e non fai in tempo a spostarti in quella direzione, ad assumere quella che dovrebbe essere solo una minchia di posizione nello spazio che … lei ti sta sorridendo davvero. E tu sei felice, ti senti l’uomo più felice del mondo, ad essere l’uomo a cui lei sorride. E invece non lo sei, lei non sta sorridendo a te … e tu devi andare a fare posto.
E la birra era finita.
- Oppure prendere e scrivere un libro in cui un serial killer strappa occhi a fotografi che hanno fatto fotografie troppo belle.
- Perché certe cose sono così belle che dovrebbero essere riservate a pochi, sì.
Alzò la mano per attirare l’attenzione del cameriere. “un’altra” diceva inequivocabilmente la sua mano aiutata dal movimento delle labbra.
- E ovviamente lei e la foto non esistono ed è tutto inventato, no?
Non aspettò, lei, neppure la risposta, aggiunse subito, finendo la sua birra e ordinandone una a sua volta, ma con più stile e grazia, aggiunse subito …
- Ma come fai a trovarle tutte tu?
Era la voce di un’amica critica o di un’amica che vorrebbe essere compassionevole? Chissà …
- Sai quando ti metti in testa quelle strane idee del tipo: “non importa che casino sia ma importa CHI lei sia”? … se poi ci aggiungi che le cose difficili mi garbano, e mi garbano ancor di più le donne matte, che sono brutto ma ogni tanto capita che ad una oggettivamente figa io piaccia (magari mai abbastanza, ma sì, un po’) … che io son fatto proprio male e 9 su 10 stroio tutto … se prendi tutto questo e mescoli, neanche troppo bene, beh … finisce che ho combinato tutto io, lei mica c’entra.
Dovette prendere il respiro prima di riguardarla negli occhi. Quando faceva la vittima si odiava, ma le cose stavano così, non era vittimismo, solo una adeguata rappresentazione della realtà.
E mentre rialzava lo sguardo aggiunse …
- Patetico vero?
Le sorrideva, nuovamente limpida.
- Poetico. Che è abbastanza diverso. Io credo che i tuoi modi e la tua testa siano attraenti. Ma purtroppo non restano mai solo per quelli. E tu resti poetico. Poeticamente solo.
Non era certo di averlo capito … ma gli sembrò un complimento.
Era un buon passo per smettere di scrivere cazzate.
E cercar di iniziare a capire se un’altra vita fosse possibile.
(grazie S.)
(grazie di cuore)