ATTENZIONE, POST CON CONTENUTI EROTICI, v'ho avvisato quindi non rompete!
Spero vi piaccia il mio racconto. Ho tolto i nomi perchè non sono ancora sicura di quelli che voglio utilizzare, questo è solo un pezzo di tutta una storia che sto buttando giù. Mi diverto, spero di continuarla presto e spero che questo piccolo estratto vi piaccia
P.S. per Giacomo che tanto prima o poi leggerà: già lo so che troverai qualche errore grammaticale, per favore non farmi senti un'ignorante -.-" Grazie!
P.P.S. non è colpa mia se ogni volta c'è uno spazio fra un capoverso ed un altro, è colpa di questo Mac, della malora -.-"
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Mi ero svegliato nel cuore della notte, come al solito. Lei dormiva accanto a me, voltata dall'altra parte a darmi le spalle. L' orologio segnava appena le 4: troppo presto per alzarsi, troppo tardi per ricadere in un sonno profondo. Mi aspettavano un paio d'ore di rigirii nel letto e sogni lasciati a metà.
Guardavo la sua schiena avvolta dalla stoffa e pensavo. Le mani cominciavano a sudarmi al solo pensiero. Sentivo la testa che mi si scaldava e i brividi su tutto il corpo.
Era troppo presto per alzarsi.
Era troppo tardi per dormire.
La rabbia fu il motivo che mi spinse, prima di qualunque altro: la odiavo, perché mi aveva rovinato la vita, la odiavo perché continuava a chiamarmi con un nome che non era il mio e nonostante tutto mi ero deciso a farla stare con me; provavo pena, forse, o ne ero innamorato. O tutti e due.
Prima di tutto la mia mano passò sopra il suo corpo, scivolando sotto la maglietta e cominciai a toccare il suo seno. Era così morbido e fresco. Ma lei non si accorse di nulla, dormiva ancora.
Avvicinai la mia testa alla sua e da dietro iniziai a morderle il lobo dell'orecchio. Scivolai con la lingua verso il collo e continuai a stuzzicarla. A quel punto si svegliò, emettendo qualche verso irritato. Poi si rese conto di quel che stava succedendo, s'alzò di scatto girandosi verso di me e guardandomi spaesata.
Non vado fiero di quel che accadde dopo. Ero in collera e volevo punirla: la tirai dai capelli e cominciai a baciarla violentemente. Non vi fu un attimo in cui si lasciò andare. Rimase rigida mentre la mia lingua spingeva a fondo, come se volessi soffocarla. Quando la mollai cominciò a dire – no, che vuoi fare? Smettila ti prego. Era come se non parlasse, per me, ascoltavo solo il mio istinto animale e la sua debole carne non poteva nulla. Non poteva sottrarsi.
Leccai il suo seno mentre lei cercava di spingermi via e cominciava a piangere, piano piano all'inizio, poi sempre più forte, forse consapevole del fatto che non mi sarei fermato finché i miei bisogni non fossero stati soddisfatti.
- Mi hai rovinato la vita, ora devi pagarla. Fu quello che le dissi prima di sfilarle via pantaloncini e mutande, voltandola ancora verso il muro. Le allargai le gambe, tenendole bloccate con le mie, mentre dal mio cassetto tiravo fuori quei preservativi che avrei voluto utilizzare con la donna che amavo, che avevo preparato apposta per occasioni come queste, piene d'amore e affetto. Non c'era nulla di tutto ciò in quel momento e non me ne dispiaceva. Cominciai a penetrarla, da dietro, tirandole sempre più forte i capelli non curandomi del suo pianto straziato e delle sue suppliche. Era asciutta come il deserto, non c'era nulla in me che la eccitasse, mentre a me, solo a toccarle i seni, era venuto duro ed incredibilmente vorace.
Era come se il mio furore vendicativo mi tappasse le orecchie, perché non riuscivo a sentire altro che i miei pensieri, le ragioni per cui ero felice di star violentando una ragazza: la odiavo, lei non aveva rispetto per me, perché dovevo averlo io per lei allora? Piangeva e mi pregava, poi buttandosi sul cuscino cominciò a chiedermi il perché?
- Perché mi fai questo (…)? – e piangeva.
- Io non mi chiamo (…), lo vuoi capire? – E spingevo con più forza.
- (…)… mi avevi promesso che non m' avresti mai fatto del male…
Ero vuoto. Non l'ascoltavo, non mi importava, mi importava solo di farle male e di godere e stava funzionando alla grande. Lei si ostinava a chiamarmi con quel nome, io mi infuriavo, le tiravo i capelli, spingevo, gridava, piangeva e continuava ad usare quel nome.
(…), riecheggiava per tutta la stanza e nelle mie orecchie. Non so chi sia questo stronzo di (…), ma non sa che cazzo ci sta facendo passare, pensavo.
Mi sporsi verso la sua schiena sudata e cominciai a baciarla e leccarla: sapeva di salato e mi ricordava il mare. Gridava troppo e le tappai la bocca con la mano che si bagnò subito di lacrime e saliva. La misi in piedi, con la schiena poggiata sul mio petto, aiutandomi con l'altra mano le muovevo i fianchi e io godevo, mentre lei piangeva.
Sentivo il suo odore così vicino. Mi muovevo su e giù, mentre il viso mi affondava nei suoi capelli umidi e mi inebriavo di quel profumo. Ci scambiavamo il sudore e mi bagnavo del suo dolce umore che, per forza di cose, prima o poi sarebbe dovuto uscire da lì sotto. Spinsi ancora in quella posizione poi i sentimentalismi svanirono ancora e la spinsi in avanti mettendola di nuovo a quattro zampe. Ancheggiai violentemente, fino a che con un grido non caddi sopra di lei, stremato.
Le tolsi la mano dalla bocca, mi buttai a pancia in su e ad occhi chiusi cercavo di riprendere fiato.
Lei era rimasta distesa a piangere sul cuscino. Rimanemmo così per diversi minuti. Lei, poi, smise di piangere e cadde nel silenzio totale. Io mi alzai dal letto, gettai il profilattico nel secchio e andai in bagno a darmi una sciacquata.
Mentre facevo scorrere l'acqua per farla uscire più fredda ripensavo a quel che era appena successo. Mi chiedevo quanto c'avrebbero messo i sensi di colpa a farsi sentire. Mi bagnai la faccia, m'asciugai e tornai a stendermi nudo sul letto. Lei non aveva proferito parola, forse dormiva, ma credevo impossibile un'ipotesi del genere.
- Ti ho violentata. Fu l'unica cosa le dissi e la mia voce rimbombò nella stanza come un colpo di gong. Non disse niente e i miei occhi si stavano chiudendo, piano piano. Mi voltai appena per leggere l'ora: quasi le 5.
Era ancora troppo presto e ancora troppo tardi.
Mi addormentai mentre cominciavo a sentire un sapore amaro.