cancro

Avrei potuto chiamarlo, dall'altra parte del marciapiede. Il suo nome, così si sarebbe girato per forza.
Sto sdraiata sul divano, pronta a dormire, così, un riposino pomeridiano ed invece mi partono le fantasie a tutta e i rimpianti. Perchè non ho fatto questo, perchè non ho fatto quello.
Avrei potuto fare duecentomila cose in un secondo ed invece l'ho perso, ma come ho fatto esattamente?
Potevo esser lì a parlare con lui, toccargli il braccio, anche solo quello mi basta per sentire se è vero, per il suo calore corporeo, allora è umano, esiste. Poi chi lo sa. Magari mi sarebbe sfuggito con farfugliamenti e "devo andare", cose così, ma non poteva lasciarmi lì.
Devo tornare, stavolta non devo nascondermi, devo farmi vedere, devo essere lì all'uscita da scuola, che pensi pure quel che vuole. Non devo lasciarlo scappare. Dovrà chiedermi scusa per quello che mi ha fatto ed io scusa per quello che ho fatto a lui. Devo sentire la sua presenza, capire, cosa voglio, cosa non voglio.
Voglio dirgli basta, ma prima voglio capire tante cose.
Questa è la cosa più brutta che mi sia capitata fin ora e sono confusa, amareggiata, pentita, innamorata, stanca, disgustata, affranta, e tutti, ma proprio tutti i sentimenti di questo mondo, tutti insieme.
Nulla accade per caso, e allora perchè?
Avrei potuto guardarlo negli occhi, dopo tanto, tantissimo tempo.

Mi faccio rabbia da sola. Chiedo scusa, io non ce la faccio a non dire nulla, a far finta di niente. Parlarne è molto più difficile, scriverlo per me stessa è un giochetto da ragazzi in confronto.

Voglio che finisca?
Forse voglio vederti prima che uno di noi due muoia.
Sei un' ossessione, sei una vera ossessione. Il silenzio è un' ossessione, la tua depressione è un' ossessione, i tuoi libri sono un' ossessione, la tua voce è un' ossessione, il tuo odore è un' ossessione, sei il mio cancro.

Sento crescere la rabbia mentre lo scrivo e vorrei che fossi qui e dirtelo in faccia una volta per tutte. Vomitare parole, cascate di parole amare, amarissime parole, fiumi, oceani, universi interi fatti delle mie parole e del mio dolore.
Non serve proprio a niente. Non serve a niente.
Tu, sei il mio cancro.

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eeehhh però!

Il ciclo è veramente bastardo e infido e tutte le robe negative che esistono! Eeeehhiiii vuoi arrivare per favore? Tanto la vacanza me la rovini, tranquillo, quindi puoi anche arrivare quando me lo aspetto! Invece di sorprendermi nei momenti meno opportuni, tipo durante la notte -.- bastardo! Odio il ciclo, odio i dolori fortissimi e amo il moment act che mi risparmia questo supplizio!

Amo affaticarmi e dannarmi per preparare da mangiare! Mi piace, mi diverte, amo cucinare! Mi rilassa e mi innervosisce al tempo stesso, ahahah!
Mi piace darmi da fare per i miei ospiti, preparare la casa, essere ospitale! Mi piace!
E' un po' da casalinga forse, ma che ci posso fare? Mi piace!

Sarà il mio ultimo post, credo! Martedì si parte: Barcellona! Aurevoir cari lettori, ci vediamo al mio ritorno!

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ti odio

Da te vorrei solo un bacio, una carezza e qualche parola di conforto.
Invece mi ritrovo ad odiarti per come mi tratti, per lo sprezzo che mi dimostri. Piango da sola, così neanche pensi che tu mi faccia star male. Odio il tuo fottuto orgoglio… e se mi sono allontanata è solo colpa tua, perchè non hai voluto capire. Sei tu l'egoista, non io, sei tu l'egoista, non io, sei tu l'egoista non io.

Lo giuro: vorrei solo una carezza da te, che mi faccia sentire amata e benvoluta.

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nuovo desiderio

Nuovo desiderio… non facile, ma passo dopo passo arriverò a spuntarlo!

Il problema è che quando mastico carne, mi sembra di mangiare un mio amico.
 

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e se non lo sogno…

Stanotte l'ho sognato, dopo tanto tempo che non succedeva. E' stato bellissimo e sembrava la realtà, il che mi porta ad esser triste ancora di più quando mi tocca svegliarmi.
Ero non so dove a fare non so cosa, ricordo solo che avevo una parannanza, forse cucinavo qualcosa. Io ed altre persone eravamo in cerchio ad osservare un qualcosa (che bello ricordarsi i dettagli -.-) ed un certo punto, con la coda dell'occhio lo vedo spuntare alla mia destra. E' lui non c'è dubbio: porta i jeans neri la camicia bianca con le righe infilata dentro, è lui. Indietreggio facendo finta di niente, emozionatissima, poi lo guardo lui mi guarda e si lascia abbracciare.
Non riesco a piangere, ma sussurro il suo nome, poi lui mi dice una cosa strana come << Mi va bene la tua compassione, ma non voglio farti pena>> il senso è questo ed ora che ci penso credo che voglia dire molto.
Non gli scrivo da mesi e mesi… sarà da febbraio, addirittura. Me ne pento. Mi ricordo di scrivergli solo quando lo sogno.
Mentre lo abbracciavo pensavo al mio blog e al mio desiderio di potergli riparlare un'ultima volta. Pensavo << ora posso spuntarlo, quel desiderio>>. Poi mi sono svegliata mentre ero ancora avvinghiata al suo busto. E' stato molto triste, come ogni volta che lo sogno. Sarà così per molto tempo, per tutto il tempo in cui non avrò sue notizie e mi dispiace dovermi lagnare ogni volta, ma è la verità.
In questi tre anni non ho fatto altro che costruirmi una sua immagine, mettendo insieme i pezzi di una persona che ho conosciuto relativamente poco. E' sbagliato, sbagliatissimo direi, perchè l'ho modellato – quasi – a mio piacimento.
Mi dispiace per tutto quello che non potrò mai fare per te, E.

 

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racconto erotico…

ATTENZIONE, POST CON CONTENUTI EROTICI, v'ho avvisato quindi non rompete!

Spero vi piaccia il mio racconto. Ho tolto i nomi perchè non sono ancora sicura di quelli che voglio utilizzare, questo è solo un pezzo di tutta una storia che sto buttando giù. Mi diverto, spero di continuarla presto e spero che questo piccolo estratto vi piaccia :)
P.S. per Giacomo che tanto prima o poi leggerà: già lo so che troverai qualche errore grammaticale, per favore non farmi senti un'ignorante -.-" Grazie!
P.P.S. non è colpa mia se ogni volta c'è uno spazio fra un capoverso ed un altro, è colpa di questo Mac, della malora -.-"
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Mi ero svegliato nel cuore della notte, come al solito. Lei dormiva accanto a me, voltata dall'altra parte a darmi le spalle. L' orologio segnava appena le 4: troppo presto per alzarsi, troppo tardi per ricadere in un sonno profondo. Mi aspettavano un paio d'ore di rigirii nel letto e sogni lasciati a metà.

Guardavo la sua schiena avvolta dalla stoffa e pensavo. Le mani cominciavano a sudarmi al solo pensiero. Sentivo la testa che mi si scaldava e i brividi su tutto il corpo.

Era troppo presto per alzarsi.

Era troppo tardi per dormire.

La rabbia fu il motivo che mi spinse, prima di qualunque altro: la odiavo, perché mi aveva rovinato la vita, la odiavo perché continuava a chiamarmi con un nome che non era il mio e nonostante tutto mi ero deciso a farla stare con me; provavo pena, forse, o ne ero innamorato. O tutti e due.

Prima di tutto la mia mano passò sopra il suo corpo, scivolando sotto la maglietta e cominciai a toccare il suo seno. Era così morbido e fresco. Ma lei non si accorse di nulla, dormiva ancora.

Avvicinai la mia testa alla sua e da dietro iniziai a morderle il lobo dell'orecchio. Scivolai con la lingua verso il collo e continuai a stuzzicarla. A quel punto si svegliò, emettendo qualche verso irritato. Poi si rese conto di quel che stava succedendo, s'alzò di scatto girandosi verso di me e guardandomi spaesata.

Non vado fiero di quel che accadde dopo. Ero in collera e volevo punirla: la tirai dai capelli e cominciai a baciarla violentemente. Non vi fu un attimo in cui si lasciò andare. Rimase rigida mentre la mia lingua spingeva a fondo, come se volessi soffocarla. Quando la mollai cominciò a dire – no, che vuoi fare? Smettila ti prego. Era come se non parlasse, per me, ascoltavo solo il mio istinto animale e la sua debole carne non poteva nulla. Non poteva sottrarsi.

Leccai il suo seno mentre lei cercava di spingermi via e cominciava a piangere, piano piano all'inizio, poi sempre più forte, forse consapevole del fatto che non mi sarei fermato finché i miei bisogni non fossero stati soddisfatti.

- Mi hai rovinato la vita, ora devi pagarla. Fu quello che le dissi prima di sfilarle via pantaloncini e mutande, voltandola ancora verso il muro. Le allargai le gambe, tenendole bloccate con le mie, mentre dal mio cassetto tiravo fuori quei preservativi che avrei voluto utilizzare con la donna che amavo, che avevo preparato apposta per occasioni come queste, piene d'amore e affetto. Non c'era nulla di tutto ciò in quel momento e non me ne dispiaceva. Cominciai a penetrarla, da dietro, tirandole sempre più forte i capelli non curandomi del suo pianto straziato e delle sue suppliche. Era asciutta come il deserto, non c'era nulla in me che la eccitasse, mentre a me, solo a toccarle i seni, era venuto duro ed incredibilmente vorace.

Era come se il mio furore vendicativo mi tappasse le orecchie, perché non riuscivo a sentire altro che i miei pensieri, le ragioni per cui ero felice di star violentando una ragazza: la odiavo, lei non aveva rispetto per me, perché dovevo averlo io per lei allora? Piangeva e mi pregava, poi buttandosi sul cuscino cominciò a chiedermi il perché?

- Perché mi fai questo (…)? – e piangeva.

- Io non mi chiamo (…), lo vuoi capire? – E spingevo con più forza.
- (…)… mi avevi promesso che non m' avresti mai fatto del male…

Ero vuoto. Non l'ascoltavo, non mi importava, mi importava solo di farle male e di godere e stava funzionando alla grande. Lei si ostinava a chiamarmi con quel nome, io mi infuriavo, le tiravo i capelli, spingevo, gridava, piangeva e continuava ad usare quel nome.

(…), riecheggiava per tutta la stanza e nelle mie orecchie. Non so chi sia questo stronzo di (…), ma non sa che cazzo ci sta facendo passare, pensavo.

Mi sporsi verso la sua schiena sudata e cominciai a baciarla e leccarla: sapeva di salato e mi ricordava il mare. Gridava troppo e le tappai la bocca con la mano che si bagnò subito di lacrime e saliva. La misi in piedi, con la schiena poggiata sul mio petto, aiutandomi con l'altra mano le muovevo i fianchi e io godevo, mentre lei piangeva.

Sentivo il suo odore così vicino. Mi muovevo su e giù, mentre il viso mi affondava nei suoi capelli umidi e mi inebriavo di quel profumo. Ci scambiavamo il sudore e mi bagnavo del suo dolce umore che, per forza di cose, prima o poi sarebbe dovuto uscire da lì sotto. Spinsi ancora in quella posizione poi i sentimentalismi svanirono ancora e la spinsi in avanti mettendola di nuovo a quattro zampe. Ancheggiai violentemente, fino a che con un grido non caddi sopra di lei, stremato.

Le tolsi la mano dalla bocca, mi buttai a pancia in su e ad occhi chiusi cercavo di riprendere fiato.

Lei era rimasta distesa a piangere sul cuscino. Rimanemmo così per diversi minuti. Lei, poi, smise di piangere e cadde nel silenzio totale. Io mi alzai dal letto, gettai il profilattico nel secchio e andai in bagno a darmi una sciacquata.

Mentre facevo scorrere l'acqua per farla uscire più fredda ripensavo a quel che era appena successo. Mi chiedevo quanto c'avrebbero messo i sensi di colpa a farsi sentire. Mi bagnai la faccia, m'asciugai e tornai a stendermi nudo sul letto. Lei non aveva proferito parola, forse dormiva, ma credevo impossibile un'ipotesi del genere.

- Ti ho violentata. Fu l'unica cosa le dissi e la mia voce rimbombò nella stanza come un colpo di gong. Non disse niente e i miei occhi si stavano chiudendo, piano piano. Mi voltai appena per leggere l'ora: quasi le 5.

Era ancora troppo presto e ancora troppo tardi.

Mi addormentai mentre cominciavo a sentire un sapore amaro.

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la mia identità

E' inevitabile, ora, l'invidia. La sento, che devo farci, è maledettamente normale, lo dico tranquillamente. Sono invidiosa, sono invidiosa di chi nella musica ci sta dentro, e ci studia, si trova bene. Io ho perso, semplicemente. Spero di superarla 'sta cosa. Spero di non portarmelo come un peso per l'eternità.
Mi prende la tristezza a fitte. Forse perchè ancora non mi sono resa conto di questa cosa, o forse perchè è normale anche questo.
Tutto normale, tutto normale. Almeno mi faccio forza.
Mi chiedo come glielo possa spiegare ai miei.
Specialmente a io – so – chi. Ahahahah!
Mi sono tagliata i capelli corti, come volevo io, e quando mi guardo allo specchio vedo lei.
Merda.
Merda.
Merda.
Vorrei tirargli un pugno a quel riflesso. Un pugno a spaccare tutto.

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in progress…



"Non so come chiamarlo, se destino, dio, madre natura, fato o quant'altro possa sostituire l'orrenda parola caso. Comunque non ci ho mai creduto a questa roba, prima di incontrare lei."

Torna la voglia di scrivere :D



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tra le braccia di Morfeo

Visto che ieri sera ho visto Fahrenheit 9/11 – che consiglio a tutti, ovviamente – stanotte ho sognato che passeggiavo con Giacomo su di una stradona deserta. Incrociamo due talebani con i fucili, che ci fermano e ci puntano l'arma in testa.
Giacomo, molto coraggiosamente, li prega di lasciarmi andare e di prendere solo lui. Io rimango paralizzata dalla paura, ed è una paura mai provata prima. Lo sento, è la paura della morte, ed è terribile.
Loro sparano in testa a Giacomo, che muore sul colpo.
Il resto del sogno è confuso e mi ricordo solo pianti isterici e disperazione. Senso di vuoto e dolore.

Poi mi sveglio, ed è notte fonda. Ringrazio il cielo perchè era solo un maledetto sogno.
Mi riaddormento e sogno le altre, siamo davanti Marè (il fornaio dietro casa mia), è sera e le saracinesce sono abbassate. Non so per quale stupida ragione ci mettiamo a parlare di libri, ed ecco che una di noi se ne esce dicendo "vi ricordate E.?" ed altre cose. Al che io mi irrito e comincio a tirare sassi alle finestre (chiuse), solo per fare rumore e sfogare la rabbia. Poi mi sveglio e rimane un senso di vuoto.

Quel che mi più mi impressiona, nei miei sogni, è il fatto di sentire le emozioni così come le proverei nel mondo "vero" (sempre ammesso che sia questo). Dalla paura della morte, al senso di disagio quando parliamo di E. e custodisco questo segreto, anche se ormai non è più un segreto, ma mi sento comunque sotto attenzioni particolari e un po' mi infastidisce. Poi delusione, rabbia, frustrazione.

Spero di non smettere mai di sognare, nel vero senso della parola, perchè per me i sogni sono davvero qualcosa di fondamentale e spesso mi hanno aiutata a prendere decisioni importanti o anche solo a cambiarmi la vita (vorrei appunto approfittare per raccontare che, se non fosse stato per un sogno, probabilmente il mio interesse verso Giacomo non sarebbe mai sbocciato… ma questa è un'altra storia).

Buoni sogni.

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punto e a capo

Hai presente quando non riesci a fare una cosa, perchè sai che non potrà mai essere la tua professione, o comunque la tua vita?
E' tutto così.
Ho perso la voglia di suonare di fronte gli altri. Anche di fronte me stessa. Non ci riesco, perchè tremo e mi viene da piangere.
Ho voglia di suonare Einaudi, che mi fa stare bene, poi però penso che dovrei studiare altre cose, e passa la voglia.
Sto mettendo da parte la mia angoscia per cercare di ragionare bene e di pensare al futuro.
Fra tutto, credo che quel che m'abbia fregato più di tutti è il fatto che mi piace suonare per me stessa. Forse è per questo che non riuscirò a far della musica la mia professione.
Beh… tutto questo è davvero strano, ma prima o poi bisogna capire quando è il momento di mettere un punto ed andare a capo. Ai miei figli racconterò che non ce l'ho fatta, cos' altro dire. E' di loro che mi preoccupo, anche. Sarò un fallimento ai loro occhi, ma sicuramente mi vorranno bene egualmente.
Sono frasi confuse, queste. Non so realmente cosa dire.
Lavoro o studio? Comincia l'avventura… per così dire.

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