CRISI SPLINDERIANA

17 dicembre 2011

Sono in crisi post-splinderiana! Tra poco più di un mese Splinder chiuderà per sempre e ancora non sono riuscito a trovare una valida piattaforma per blog con cui sostituirlo.
Avevo già una pagina su Blogger e per prima cosa ho attivato il blog http://carlomenzinger.blogspot.com/
Ho visto poi che si poteva cercare di salvare i vecchi post di Splinder con tanto di commenti e quindi ho cercato di trasferire il vecchio blog http://menzinger.splinder su Blogger seguendo la procedura riportata qui http://maniedigrafica.blogspot.com/2011/11/trasferire-blog-da-splinder-blogspot.html?spref=fb, ma a un certo punto mi sono inceppato e non sono riuscito a completare il trasferimento.
La procedura che ho trovato prevede i seguenti passi per andare da Splinder a Blogger:

1) Registratevi su Logga.me e createvi un blog
2) Importate post e commenti dalla piattaforma splinder a logga.me seguendo questa guida: Clicca qui per la guida
3) Una volta importati tutti i post e commenti su logga.me andate su Strumenti—>Esporta e salvate il file sul vostro pc.
4) Una volta salvato il file, caricatelo qui, al punto 6. per convertilo:

http://wordpress2blogger.appspot.com/

Salvate il file sul vostro pc.
5) Andate sulla piattaforma blogspot: Se volete importare i post in un blog già esistente:
Impostazioni—> Importa blog —> caricate il file precedentemente convertito —>Inserite il codice di sicurezza richiesto —>spuntate la casellina “Pubblica automaticamente tutti i post importati” —>Importa
Il problema l’ho trovato al punto 4. Se entro su http://wordpress2blogger.appspot.com/ trovo infatti un software con cui caricare il mio file per la conversione. Il problema è che a fine pagina c’è scritto: NOTE: This hosted application will only allow downloads smaller than 1MB. Ovvero non si possono trasformare file più grandi di 1 megabyte. Il mio è decisamente più grosso!

A questo punto ho un blog moribondo http://menzinger.splinder, un blog con un solo post http://carlomenzinger.blogspot.com/ e un neonato blog di passaggio http://logga.me/carlomenzinger/ aperto solo per consentire la migrazione e contenente tutti i vecchi post di Splinder, completi di commenti (moltiplicati per mio errore nel seguire la procedura, dato che mi pareva che non li avesse presi tutti, ho duplicato i passaggi. Avevo notato che in questo modo i post non si moltiplicano… però i commenti sì!).

Avendo conosciuto Logga.me come piattaforma da usare per il trasferimento dei blog, non l’ho considerata come una possibile soluzione definitiva e ho allora tentato il trasferimento su WordPress, dove ho aperto il blog http://carlomenzinger.wordpress.com/.
Wordpress è molto simile come strumenti a Logga.me. Per importare basta andare su Strumenti- Importa e selezionare WordPress Ci verrà chiesto di importare il file WXR (.xml) che abbiamo creato esportando il blog già importato su Logga.me.
Purtroppo a un certo punto la procedura si è inceppata e non sono più riuscito ad andare avanti.
Il software mi ha chiesto di contattare l’assistenza, cosa che ho fatto, ricevendo una risposta in tempi rapidi. Mi hanno chiesto di inviare il file esportato da Splinder, cosa che ho fatto e il giorno dopo mi hanno comunicato di avere esportato tutto su WordPress. Avevano però importato solo i post fino al 7 giugno 2009. E tutti gli altri? Non c’erano neppure i commenti! Ho scritto di nuovo all’assistenza di WordPress, ma questa volta non ho avuto risposta.
E ora che faccio?
Ho 4 blog:
http://menzinger.splinder che sta morendo.
http://logga.me/carlomenzinger/ praticamente una copia di quello su Splinder, ma senza un Template personalizzato.
http://carlomenzinger.blogspot.com/ con un Template già personalizzato ma con solo due post.
http://carlomenzinger.wordpress.com/ con i post di Splinder fino al 2009.
Il più completo è Logga.me, ma non riesco a capire quanto sia affidabile come piattaforma. Oltrettutto ogni volta che faccio qualche modifica, lo schermo si oscura e devo cliccare sopra per farlo tornare luminoso!

Con quale blog continuo? Il problema principale e che nessuno degli ultimi tre mi pare avere una Community degna di questo nome. Come si fa a farsi leggere su Blogger, WordPress o Logga.me?
Qual è il migliore per avere un blog non solo funzionale e modificabile facilmente in tutti gli aspetti, ma anche che venga letto, perché inserito in una Community vivace?
C’è qualche altro sistema per salvare i vecchi post?
Potrei anche rinunciare a salvarli, se sapessi di trovare da qualche parte un ambiente vivace come lo era Splinder ai vecchi tempi.
Chi sa suggerire qualcosa?

Ciao mondo!!

10 dicembre 2011

Benvenuti su logga.me!

Questo è un esempio di un primo post, puoi modificarlo, cancellarlo o iniziare ad utilizzare il tuo blog entrando direttamente sul vostro pannello di controllo.
Potete accedervi dalla sidebar qui a destra alla voce “amministra sito“, sotto meta, oppure digitare il vostro nome blog sulla barra degli indirizzi seguito da wp-admin (es: http://logga.me/demo/wp-admin).
Qui sotto un primo video sul come utiizzare il pannello di controllo, il vero cuore di questa piattaforma.

   

Vi consigliamo comunque (in caso di dubbi o richieste) di visionare la sezione di supporto, vi darà la possibilità di controllare problematiche attive sul forum oppure di scriverci in caso di richieste specifiche.

Ricordiamo inoltre che, nel pannello di controllo di del vostro blog c’è una sezione video tutorial da poter interpellare quando volete, contenente tutte le guide d’utilizzo di questo sistema ed altre succulente novità!

L’agonia di Splinder

27 novembre 2011

In home page della piattaforma blog Splinder si legge: 

ATTENZIONE!
A partire dal 31 Gennaio 2012 il servizio Splinder verrà dismesso.
A breve verrà inviata una comunicazione con le indicazioni da seguire per recuperare tutti i contenuti dei blog ospitati. Sarà inoltre possibile attivare un redirect su un nuovo indirizzo web
.”

Credevo fossero solo voci da splinderiani pessimisti, ma purtroppo il giorno si avvicina: il pianeta Splinder sta morendo e il popolo web ha iniziato la sua diaspora.
Anche io ho così abbandonato mestamente la mia tana digitale degli ultimi anni http://menzinger.splinder per migrare nella galassia Blogger.
Già nel 2008 avevo aperto una pagina su Blogger, ma senza svilupparla, così l'ho riattivata, implementata e avviato da ieri il mio nuovo blog http://carlomenzinger.blogspot.com 
dove continuerò a parlare soprattutto di libri.
Spero che Splinder lasci almeno una versione statica del sito da usare come archivio dei vecchi post, che non mi sembra abbia molto senso esportare in massa e che impegherei troppo a trasferire poco per volta.
Spero di trovare presto molti di voi su Blogger. In ogni caso fatemi sapere dove vi siete rifuggiati per sfuggire al collasso di Splider.
Spero che questo sia un arrivederci e non un addio.

  
 

L’UCRONIA EVOLUTIVA DI WILSON

20 novembre 2011

Darwinia - RObert Charles Wilson Tempo fa diedi nel mio blog la seguente definizione di ucronia: L’ucronia o allostoria o fantastoria o storia controfattuale, è un genere letterario intermedio tra la fantascienza e il romanzo storico, in cui il racconto si differenzia dalla storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti altri eventi immaginari.
Si differenzia dalla fantascienza, perché riguarda sempre fatti del passato e non ricorre, di norma, ad artifizi per modificare la storia. Le mutazioni descritte devono avere un grado accettabile di probabilità di verificarsi. L'ucronia può descrivere il momento in cui la storia muta o gli effetti di questo mutamento.”
Non si può dire che “Darwinia”, il romanzo di Robert C. Wilson, pubblicato per la prima volta nel 1999, rispecchi in pieno questa definizione.
La narrazione si svolge in quattro epoche storiche: 1912, 1921,1945, 1965 con un epilogo nel 1999.
Non c’è dunque dubbio che tratti fatti “storici” antecedenti alla sua stesura. Se dunque “1984”, il romanzo di Orwell, non può essere considerato un’ucronia (ma una distopia), narrando di un futuro ipotetico (essendo stato scritto nel 1948), questa obiezione non vale per “Darwinia”.
Non solo: gli eventi ucronici descritti si differenziano dalla realtà conosciuta perché nel 1912 è successo qualcosa che ha cambiato il mondo, ma questo qualcosa si è generato in una remotissima preistoria. È li che dovremmo collocare la divergenza allostorica.
Nel 1912 l’Europa viene cancellata e sostituita da un mondo alternativo in cui tutta l’evoluzione del pianeta ha seguito un percorso diversissimo, con una divergenza presumibilmente da collocarsi in corrispondenza della comparsa dei primi insetti sulla terra (probabilmente 225 milioni di anni fa, se sono vere le recenti teorie che ne vedono l’apparizione 100 milioni di anni prima delle angiosperme).
Si può parlare dunque di ucronia preistorica (o “preucronia”, termine da me coniato in precedenza) come per “Il libro degli Ylané” di Harrison, “Il mondo perduto” di Conan Doyle o “Viaggio al centro della terra” di Verne.
Quello che Wilson descrive è, tra le altre cose, la reazione del resto del mondo a questo Robert Charles Wilson misterioso sconvolgimento, con pesanti impatti sulla religione e la scienza, al punto che il mutamento verrà definito “Miracolo”.
Di Miracolo però non si tratta, ma di una tecnologia evolutissima (al lettore scoprire cosa sia successo).
Bisogna dire, dunque, che un qualche artifizio qui è stato usato. Non una macchina del tempo (il cui uso fa di solito propendere per un’esclusione dal campo ucronico), ma l’ipotesi di una civiltà superiore che governi l’universo.
Se dunque l’allostoria è sempre in precario equilibrio tra romanzo storico e fantascienza, qui si può dire che Wilson, ancor più di Turtledove con i suoi alieni che interrompono la Seconda Guerra Mondiale, ci sta portando nel mondo ipotetico della fantascienza.
Quando al grado accettabile di probabilità di verificarsi, beh, credo che dovremmo mettere una lunga serie di zeri dopo la virgola!
Fantascienza o ucronia che sia, questo è comunque un romanzo affascinante, soprattutto perché ci mostra l’uomo impotente davanti alla vastità e inesplicabilità della Natura, l’uomo che arranca e fatica a capire, ma non si arrende. Il protagonista Guilford si pone allora sulla scia di Robinson Crusoe, mentre attraversa le foreste aliene dell’Europa rinnovata, è un naufrago volontario su un continente intero, uno straniero nella culla dell’umanità resa all’improvviso il luogo più selvaggio e inospitale che si possa immaginare.
Wilson coniuga dunque con maestria la miglior avventura con i grandi quesiti del “se”, interrogandosi, con la leggerezza dei grandi narratori, sulla religione, la politica e il senso dell’esistenza dell’umanità. Tutto questo creando un mondo alternativo trai più fantasiosi e originali che siano stati mai prodotti.
 
Firenze, 29/06/2010
 
Leggi anche:


§ Preucronie
§ Il mondo perduto di Conan Doyle
§
Jacopo Flammer e il Popolo delle amigdale
§ Ucronie preistoriche di Harrison 
§
Parliamo di ucronia
§
Cos’è un’ucronia?
§ Quali sono i principali romanzi ucronici?
§ Una rivista sull’Ucronia
§ Giovanna e l'angelo
§
Il Colombo divergente
§
Ucronie per il terzo millennio
§ Ucronie sul fascismo
§ Ucronie sul nazismo – Fatherland
§ Ucronie sul nazismo – La svastica sul sole
§ Roma eterna
§ L’ucronia sul Vangelo di Saramago
§ L’ucronia sul Vangelo di Kazanzakis
§ L’ucronia di Borges
  


 

 

 

 

 

§

CARMILLA E ALTRE STORIE: QUANDO IL VAMPIRO DIVENTA DONNA

12 novembre 2011

Joseph Sheridan Le Fanuè nato a Dublino (Irlanda) nel 1814 e morto nel 1873. A lui dobbiamo un interessante rivisitazione della figura del vampiro in un racconto del 1872 intitolato “Carmilla”, scritto dunque venticinque anni prima della pubblicazione di “Dracula” di Bram Stoker e cinquantasei anni dopo “Il Vampiro” di Polidori.
Si tratta probabilmente della prima versione femminile di questo non-morto apparsa in un’opera di narrativa moderna. Il racconto si presenta più articolato e psicologicamente evoluto del racconto di Polidori ma, non essendo un romanzo, ha una struttura più semplice di “Dracula”, e sviluppa la natura particolarmente sensuale della (apparentemente) giovane donna-vampiro.
Bisogna però dire che gli elementi fondamentali di questa figura sono gli stessi che avevamo notato in Polidori, solo che volti al femminile: è di aspetto e origini nobili, ha modi misteriosi (nasconde il proprio passato), ha un grande fascino e un incredibile potere di seduzione, cerca il sangue di una giovane donna, inganna un’altra fanciulla (in Polidori un gentiluomo) che si illude di poter essere sua amica.
In Polidori è meno chiaro, ma qui la donna-vampiro ha chiaramente la capacità di rimanere giovane e immutata per vari decenni e, infatti, viene ritrovato un ritratto antico la cui somiglianza con Carmilla stupisce la protagonista (ma non suo padre).
Compaiono però alcuni elementi nuovi, che ritroveremo in seguito, ad esempio in Dracula: i denti aguzzi, il fatto di dormire in una tomba, di assentarsi per lunghe ore, una dieta che comincia a essere sospetta.
Carmilla non sembra avere un particolare bisogno di sangue umano, nel senso che Le Fanu non dice che le sia impossibile vivere senza, ma se ne nutre, a volte colpendo velocemente, altre volte seducendo lentamente la propria vittima.
L’ambientazione, questa volta, è la Stiria (in Austria) e ci avviciniamo dunque un po’ ai Carpazi di Stoker, rispetto all’Inghilterra di Polidori.
 
Quello che rende particolare questo racconto è una certa natura lesbica del rapporto di Carmilla con le propria vittime. Si tratta di un racconto ottocentesco, percui non aspettatevi scene di sesso né passioni travolgenti, però Carmilla bacia teneramente la sua vittima, si infila nel suo letto e questa è affascinata da lei, anche se il padre della protagonista non vede in questo rapporto nulla di più di un’intensa amicizia femminile.
 
Ho letto “Carmilla” in un volume edito da Newton Compton, (nella collana Biblioteca Economica Newton, che vanta prezzi davvero competitivi) intitolato “Carmilla e altri racconti di fantasmi e vampiri”. Edizione curata da Gianni Pilo, che riunisce oltre alle 55 pagine del racconto principale, che chiude il volume, altri quattordici racconti che parlano di fantasmi (“Il testamento del gentiluomo Toby”, “Il dissoluto Capitano Walshave di Wauling”, “Il fantasma della signora Crowl”), non-morti e morti viventi (“Schalken il pittore” e “La notte alla Locanda della Campana”), case infestate (“Cronaca di alcune stranezze occorse in Augier Street”), quadri che prendono vita (“Il fantasma e il conciaossa”), una strana mano, che mi ha fatto capire da dove, forse, derivi la famosa Mano della Famiglia Addams (“Racconti di fantasmi della Tiled House”), misteriosi animali (“Il gatto bianco di Drumgunniol”), assassini (“La cugina assassinata”), demoni (“La persecuzione”, “Il Patto con il Diavolo”), visite all’inferno (“Il sogno dell’ubriaco”) e processi onirici infernali (“Il Giudice Harbottle”).
 
L’intero volume è ancora oggi una piacevole lettura per gli amanti del genere, anche se lo stile è decisamente quello del XIX secolo, con frasi introduttive e rassicurazioni al lettore sulla veridicità dei fatti raccontati e l’attendibilità delle fonti, e per noi risulta ormai difficile spaventarsi.
 
Firenze, 18 Giugno 2010
 
Joseph Sheridan Le Fanu è nato a Dublino (Irlanda) nel 1814 e morto nel 1873. A lui dobCarmilla - Le Fanubiamo un interessante rivisitazione della figura del vampiro in un racconto del 1872 intitolato “Carmilla”, scritto dunque venticinque anni prima della pubblicazione di “Dracula” di Bram Stoker e cinquantasei anni dopo “Il Vampiro” di Polidori.
Si tratta probabilmente della prima versione femminile di questo non-morto apparsa in un’opera di narrativa moderna. Il racconto si presenta più articolato e psicologicamente evoluto del racconto di Polidori ma, non essendo un romanzo, ha una struttura più semplice di “Dracula”, e sviluppa la natura particolarmente sensuale della (apparentemente) giovane donna-vampiro.
Bisogna però dire che gli elementi fondamentali di questa figura sono gli stessi che avevamo notato in Polidori, solo che volti al femminile: è di aspetto e origini nobili, ha modi misteriosi (nasconde il proprio passato), ha un grande fascino e un incredibile potere Carmilla - Le Fanudi seduzione, cerca il sangue di una giovane donna, inganna un’altra fanciulla (in Polidori un gentiluomo) che si illude di poter essere sua amica.
In Polidori è meno chiaro, ma qui la donna-vampiro ha chiaramente la capacità di rimanere giovane e immutata per vari decenni e, infatti, viene ritrovato un ritratto antico la cui somiglianza con Carmilla stupisce la protagonista (ma non suo padre).
Compaiono però alcuni elementi nuovi, che ritroveremo in seguito, ad esempio in Dracula: i denti aguzzi, il fatto di dormire in una tomba, di assentarsi per lunghe ore, una dieta che comincia a essere sospetta.
Carmilla non sembra avere un particolare bisogno di sangue umano, nel senso che Le Fanu non dice che le sia impossibile vivere senza, ma se ne nutre, a volte colpendo velocemente, altre volte seducendo lentamente la propria vittima.
L’ambientazione, questa volta, è la Stiria (in Austria) e ci avviciniamo dunque un po’ ai Carpazi di Stoker, rispetto all’Inghilterra di Polidori.
 
Le Fanu Quello che rende particolare questo racconto è una certa natura lesbica del rapporto di Carmilla con le propria vittime. Si tratta di un racconto ottocentesco, percui non aspettatevi scene di sesso né passioni travolgenti, però Carmilla bacia teneramente la sua vittima, si infila nel suo letto e questa è affascinata da lei, anche se il padre della protagonista non vede in questo rapporto nulla di più di un’intensa amicizia femminile.
 
Ho letto “Carmilla” in un volume edito da Newton Compton, (nella collana Biblioteca Economica Newton, che vanta prezzi davvero competitivi) intitolato “Carmilla e altri racconti di fantasmi e vampiri”. Edizione curata da Gianni Pilo, che riunisce oltre alle 55 pagine del racconto principale, che chiude il volume, altri quattordici racconti che parlano di fantasmi (“Il testamento del gentiluomo Vampira. Illustrazione di Luca Oleastri per Il Settimo Plenilunio - www.innovari.itToby”, “Il dissoluto Capitano Walshave di Wauling”, “Il fantasma della signora Crowl”), non-morti e morti viventi (“Schalken il pittore” e “La notte alla Locanda della Campana”), case infestate (“Cronaca di alcune stranezze occorse in Augier Street”), quadri che prendono vita (“Il fantasma e il conciaossa”), una strana mano, che mi ha fatto capire da dove, forse, derivi la famosa Mano della Famiglia Addams (“Racconti di fantasmi della Tiled House”), misteriosi animali (“Il gatto bianco di Drumgunniol”), assassini (“La cugina assassinata”), demoni (“La persecuzione”, “Il Patto con il Diavolo”), visite all’inferno (“Il sogno dell’ubriaco”) e processi onirici infernali (“Il Giudice Harbottle”).
 
L’intero volume è ancora oggi una piacevole lettura per gli amanti del genere, anche se lo stile è decisamente quello del XIX secolo, con frasi introduttive e rassicurazioni al lettore sulla veridicità dei fatti raccontati e l’attendibilità delle fonti, e per noi risulta ormai difficile spaventarsi.
 

Firenze, 18 Giugno 2010
 

  Leggi anche:

- Perché scrivere di vampiri e licantropi nel terzo millennio?
- "Il vampiro" di John W. Polidori
– "Il Vampiro" di Franco Mistrali
"Dracula di Bram Stoker
Tutti i post su "Il Settimo Plenilunio"
-
"Karpat Infinite Love" di Karinee Price
Vampiri – N. 5 di IF – Insolito & Fantastico
Oltretomba – N. 2 di IF – Insolito & Fantastico
"Il Settimo Plenilunio

LE AVVENTURE DI UN SOGNATORE

5 novembre 2011

Il Guardiano dei sogni - LovecraftFinalmente (nel aprile del 2010) sono riuscito a leggere un libro del mitico H.P. Lovecraft! Si tratta della raccolta di racconti che riunisce, come dice il sottotitolo, “Le avventure di Randolph Carter”. Il titolo del volume è “Il guardiano dei sogni” (Tascabili Bompiani) ed è stato curato da Gianfranco De Turris (che come me collabora alla rivista IF – Insolito & Fantastico).
L’aspettativa era tanta verso questo autore di cui molto bene avevo letto (avendo intere schiere di fan accaniti), la cui immaginifica fantasia mi aveva tanto incuriosito, e di cui avevo sentito parlare anche per aver creato uno dei più celebri Peudobiblion, il “Necronomicon”, che viene citato anche in queste pagine.
Ebbene devo dire che il primo approccio è stato un po’ deludente o forse “difficile”. Il volume si apre, infatti, con il lungo (138 pagine) racconto “Alla ricerca dello sconosciuto Kadath”, in cui la fantasia dell’autore di Providence si scatena mostrandoci mondi onirici da incubo, quali difficilmente altri autori sono stati in grado di creare. Il difetto di questo primo racconto però mi è parso nell’esilità della Gianfranco De Turris trama (sostanzialmente riducibile al titolo) e sebbene vi fossero alcune pagine d’azione, tutta la narrazione è concentrata nella descrizione di un viaggio tra esseri e luoghi di totale fantasia.
Pur avendo apprezzato l’incredibile capacità creativa di Howard Philps Lovecraft, devo dire di aver tirato un sospiro di sollievo leggendo il secondo, veloce, racconto “La Testimonianza di Randolph Howard Philps LovecraftCarter” assai più concreto e assimilabile a un classico horror cimiteriale.
Quando le peregrinazioni di Carter sono riprese con l’”Innominabile” ero già più preparato a perdermi in interminabili descrizioni ma Lovecraft mi ha sorpreso con una storia nuovamente più concreta, che comincia addirittura con alcune disquisizioni sulla letteratura fantastica, volte forse a difendere la precedente immaginifica creazione. Ci parla, infatti, di chi “sebbene avesse molta più fede di me nel sovrannaturale, negava che fosse un tema sufficientemente ordinario da meritarsi un posto nella letteratura”. In questa frase c’è tutta la contrapposizione tra due opposte concezioni della letteratura: da una parte chi crede che debba rispecchiare il reale e dall’altra chi, come Lovecraft sembra pensare che debba invece creare mondi fantastici e alternativi. Assurdamente la letteratura ufficiale sembra, infatti, dare maggior peso ad autori che descrivono “l’ordinario”, sebbene le capacità creative di chi descrive il “fantastico” siano indubbiamente maggiori.
mostro lovecraftianoLovecraft però sembra voler andare ancora oltre nel racconto successivo “La Chiave d’Argento”, in cui riesce ad affermare addirittura (ovviamente lo fa ai fini del racconto e non come affermazione a se stante) che “Carter aveva dimenticato che la vita è soltanto un a teoria d’immagini nella mente: che non c’è differenza tra quelle nate da esperienze reali  e quelle generate dai sogni più intimi, e che non c’è motivo di ritenere le prime più importanti  delle seconde”.
In questo racconto troviamo, infatti, un Randolph Carter invecchiato che non riesce più a essere un Sognatore capace di viaggiare negli universi onirici come da giovane, un Carter piegato, come tutti noi, al grigiore del quotidiano, orfano dei suoi fantasmagorici viaggi di sogno.
Troverà però la mitica Chiave d’Argento che apre le porte del sogno ed è capace di annullare il tempo e lo spazio e si perderà (o ritroverà?) nel suo amato mondo di sogno.
Sarà solo nell’ultimo racconto “Attraverso le Porte della Chiave d’Argento” che riuscirà incredibilmente a fare ritorno, per poco, dalle profondità dello spazio-tempo onirico ma non sarà più lo stesso Randolph Carter, essendo ormai stato privato della propria “unicità” e statua Lovecraft avendo imparato la magnifica e grandiosa schizofrenia di molteplici esistenze contemporanee.
È questa insomma una lettura in cui bisogna calarsi con attenzione e disponibilità per poterla apprezzare. Non ci si deve dunque far spaventare dalle 138 pagine del primo racconto ma andare avanti, perché queste sono in realtà essenziali per farci davvero capire i racconti successivi, per farci immedesimare con l’increbibile capacità immaginativa di questo irripetibile navigatore del sogno. Letti i racconti successivi si riesce poi a tornare indietro con la mente e ad apprezzare maggiormente anche il dettagliatissimo “Alla ricerca dello sconosciuto Kadath”.
 
Firenze, 24/04/2010

IL DONATORE DI CONOSCENZE

29 ottobre 2011

The giver- Il donatore - Lois LowrySono assai pochi i romanzi con il dono della semplicità e della profondità allo stesso tempo. Penso, ad esempio, a “Candide” di Voltaire, a “Il Piccolo Principe” di Saint-Exupery, a “Il Gabbiano Jonathan Livingstone” di Bach o a “L’Alchimista”di Coelho.
Un libro che, in qualche modo potrebbe essere aggiunto a quest’elenco è, forse, “Il Donatore” di Lois Lowry (Edizioni Giunti), romanzo pubblicato nel 1993 (all'inizio era intitolato "Il Mondo di Jonas")e che sta ancora continuando la sua strada di successi, arrivando finalmente, nel 2010, anche in Italia. È il primo capitolo di una trilogia ed  è prevista l’ uscita di un film ad esso ispirato (regia di David Yates, protagonista Dustin Hoffman o Jeff Bridges).
The Giver – Il Donatore” è un romanzo di formazione e iniziazione. Descrive un mondo alternativo che all’apparenza si presenta come utopico, ma che rivela, approfondendone la conoscenza, una realtà fortemente distopica.
Come tutte le storie “essenziali” fa venire in mente molte altre storie importanti. Il primo raffronto che mi è venuto in mente è con “La fuga di Logan”, il romanzo di Nolan e Clayton Johnson in cui l’umanità vive in un mondo dorato da cui sono bandite vecchiaia e malattia. Nel mondo del il piccolo Jonas, il protagonista de “Il Donatore”, i vecchi esistono ma come nella Fuga di Logan vengono eliminati (prima di invecchiare), anche qui vengono “congedati” e mandati Altrove (tutti lo ignorano ma questo vuol dire morire).
Come Logan, anche Jonas fuggirà alla ricerca di un mondo che viene dal passato.Lois Lowry
Mi ha poi fatto pensare a “Fahrenheit 451” in cui la conoscenza del passato (i libri) è stata cancellata. Nella storia di Bradbury alcuni ribelli imparano interi libri a memoria per preservarli, nel “Donatore”, l’Accoglitore di Memorie preserva per la Comunità tutte le memorie, piacevoli e dolorose.
La cerimonia dei Dodici Anni, per la scelta del mestiere futuro, mi ha invece fatto pensare al Cappello Parlante di Harry Potter.
Successivamente ho letto “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro, una distopia che mi ha a sua volta ricordato questo libro per l’ambientazione asettica e per la strana infanzia dei protagonisti.
Ma lasciamo da parte le somiglianze e diciamo invece cosa rende speciale questo libro: ci mostra un mondo forse immaginario, forse futuro, in cui tutto è reso uniforme e armonico, dove per cancellare il Dolore è però stato cancellato anche il Piacere, in cui persino i colori sono stati cancellati, in cui non c’è più la musica, in cui le passioni (le Pulsioni) sono state represse con apposite pasticche. Le famiglie sono costruite con precisione: a ogni coppia vengono assegnati un figlio maschio e una figlia femmina.
Ogni anno i bambini superano dei riti di passaggio, mediante i quali passano a uno stadio successivo, fino al dodicesimo anno. Dopo saranno adulti e gli anni non si conteranno più.
Chi però sbaglia o invecchia viene “congedato”.
Il protagonista Jonas, alla sua cerimonia dei Dodici Anni riceve l’onore di essere designato come il solo Accoglitore di Memorie della Comunità. Verrà istruito dal Donatore. Inizia così la sua formazione. Ed è un’iniziazione alla Vita, con tutti gli aspetti che agli altri membri della comunità sono preclusi: conoscerà le memorie perdute di un mondo simile al nostro, in cui ancora esistevano le variazioni del clima, le guerre, l’amore, le passioni, la fame, la solitudine, la tristezza.
 bambino che leggeJonas capirà che il suo mondo piatto e perfetto, in realtà non perfetto per nulla, perché non c’è piacere senza dolore.
Questo piccolo e veloce romanzo ci fa dunque riflettere sul senso del nostro mondo, del nostro vivere quotidiano, sul nostro desiderio di mondi migliori e ci insegna che questi non possono esistere, perché un mondo senza difficoltà, senza problemi è un mondo falso e vuoto e le vite che vi potranno esser vissute non avrebbero senso.
Solo riappropriandoci della piena conoscenza delle cose, possiamo davvero capire chi siamo e cosa vogliamo.
Come le grandi distopie, da “Il Mondo Nuovo” di Huxley a “1984” di Orwell, anche “Il Donatore” ci mette in guardia da quelle tendenze politiche che vorrebbero offrirci un mondo “ripulito”. I roghi di libri non c’erano solo nel romanzo di Bradbury, anche i nazisti fecero grandi falò in piazza per bruciare “libri comunisti”, anche l’Inquisizione ha messo al bando dei testi, anche l’Opus Dei ha elenchi di libri proibiti. La censura continua a essere una realtà che assume diverse forme.
Non dobbiamo, allora, mai smettere di leggere, di documentarci, di acquisire conoscenze, qualunque esse siano, perché anche noi siamo “Accoglitori di Memorie” e se smetteremo di accoglierle, queste moriranno. Ma anche questo non basta: dobbiamo poi diventare “Donatori” e avere la capacità di trasmettere le nostre conoscenze, di moltiplicarle e di farle germogliare, in modo che diano nuovi frutti.
 rogo di libriL’omogeneizzazione (la globalizzazione) uccide la cultura e con questa la creatività e la varietà del mondo. Quando una lingua muore, con essa muore una cultura e tutto ciò che in essa è stato detto e scritto. Stiamo andando verso un mondo in cui molta memoria sarà persa, perché le lingue e le culture che le hanno custodite sinora si stanno confondendo della cultura globalizzata, sempre più uniforme. Va fatto ogni sforzo per preservare la varietà, pur godendo dei benefici di un mondo in forte connessione, dove ogni messaggio può arrivare ovunque, diffondersi e germogliare.
 

IL PICCOLO DRAGO DI STOKER

12 ottobre 2011

Dracula - Bram StokerIl romanzo “Dracula” di Bram Stoker, fece la sua comparsa nelle librerie il 26 maggio 1897, ottantuno anni dopo la scrittura de “Il vampiro” di Polidori e centotto anni prima di Twilight. Cronologicamente si pone dunque a metà della storia del romanzo gotico con protagonisti i vampiri, ma è sicuramente l’opera più nota di questo genere e quella cui maggiormente gli autori successivi si sono rifatti in seguito.
Dracula” (che significa in realtà “piccolo drago”) è diventato sinonimo di vampiro. Se Polidori aveva delineato molti dei caratteri fondamentali del personaggio, Stoker completa l’opera, dotando il Conte Dracula di poteri sovrannaturali quali la capacità di mutare forma (assumendo, in particolare, quella di pipistrello e di nebbia), la forza sovrumana e l’agilità estrema (è capace di arrampicarsi a testa in giù per i muri del castello).  Come per Polidori, anche per Stoker il vampiro necessita del sangue umano per sopravvivere. Le sue vittime sono attratte da lui e, alla fine, si mutano in Bram Stokervampiri.
Stoker ci mostra anche molte delle debolezze del vampiro: la sua mente è tornata infantile e impiega secoli per tornare a capacità intellettuali da adulto. I suoi poteri di trasformazione di giorno non esistono e dopo l’alba è costretto a tornare a dormire su terra sconsacrata. Vive, da non-morto, in eterno, ma si consuma per la mancanza di sangue e può essere ucciso mediante il taglio della testa e un paletto piantato nel cuore. L’ostia e le croci lo tengono lontano e gli impediscono persino di tornare nella sua terra sconsacrata.
Il romanzo di Stoker non è però solo interessante, come potrebbe essere il caso di Polidori, per la sua rilevanza nella storia di questo genere di romanzi, ma anche perché è una bella narrazione, che si legge con piacere ancora oggi, a oltre un secolo di distanza da quando fu scritta.
Certo ha molte delle caratteristiche del romanzo razionalista ottocentesco, ma si caratterizza anche per una struttura narrativa di un certo interesse, per l’alternarsi delle voci narranti e delle forme narrative. Si passa, infatti, dalle pagine del diario di Johnatan Harker, alle lettere di Mina e Lucy, ai diari degli altri personaggi. Non mancano poi alcuni brani che assumono addirittura la forma del telegramma o della nota.
 Il Conte DraculaDi discreto spessore poi sono i vari personaggi e memorabile rimane la figura del Dottor Van Helsing, al punto che ci si domanda chi sia veramente il protagonista di questa storia: il Conte Dracula o uno dei suoi avversari.
Mi ha colpito la forte razionalità di Stoker nel descrivere una vicenda così innaturale. Mi chiedo come avrebbe potuta descriverla un autore quasi contemporaneo ma più visionario come Lovecraft. La componente religiosa è importante e contribuisce a chiarire senza troppi dubbi dove sia il male e dove il bene, cosa che con vampiri a noi temporalmente più vicini si è un po’ persa: per Stoker il vampiro (e con lui le sue vittime) è un dannato, un essere per il quale la morte non può che essere un sollievo.
 
Un appunto in merito alla mia edizione (Barbera Editore): c'è qualche refuso di troppo e non sono stato troppo convinto dalla scelta di tradurre il cockney con sgrammaticature.
 
Firenze, 08/04/2010

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Il mio primo Camilleri

11 ottobre 2011

Camilleri è uno di quegli autori di cui ho sempre sentito parlar bene ma che non mi Andrea Camilleri ero mai deciso di leggere per una sorta di doppia repulsione verso i romanzi gialli, in specie quelli che hanno per protagonista un Commissario (come il celebre Montalbano ideato da questo autore), e verso i libri scritti in dialetto.
Scrivere in dialetto mi pare un’assurdità: perché usare una lingua che solo in pochi capiscono? La sola risposta logica mi è sempre parsa: per non esser letti altro che da chi quella lingua la conosce. Una scelta elitaria e snobistica che già mi rende antipatico l’autore, senza neanche averlo letto.
Se poi il dialetto è uno di quelli “estremi”, tipo il siciliano o il bergamasco, allora preferisco leggere un libro in spagnolo, che non ho mai studiato: il mio grado di comprensione è simile.
Oggi poi che anche l’italiano rischia di morire, sostituito dall’inglese o magari dal cinese, usare i dialetti, mi pare un po’ un modo per scavargli la fossa, per togliergli terreno sotto i piedi e far vacillare di più la nostra lingua madre sotto le spinte sempre più violente dei nuovi idiomi della globalizzazione.
Detto ciò però, siccome sono convinto che, se un autore piace a tanti, deve avere qualcosa percui merita leggerlo, approfittando del fatto di avere in casa una copia de Andrea Camilleri  - La pensione EvaLa pensione Eva” di Andrea Camilleri, mi sono infine fatto forza e ho deciso di leggerlo.
Se non altro non era uno della serie con Montalbano!
Come speravo, per fortuna, la lettura si è rivelata piacevole e agevole. Innanzitutto perché il dialetto usato non era poi così difficile da comprendere e, soprattutto, perché, in effetti, Camilleri è uno che sa scrivere.
La prima parte del romanzo ci racconta la scoperta dell’amore e del sesso (soprattutto di questo) da parte del protagonista Nené. Questa scoperta è legata ai misteri (per un ragazzino) che si celano in una casa d’appuntamenti come la Pensione Eva. Ho trovato queste prime pagine molto vivaci e intense.
Il romanzo poi, verso la metà, lascia un po’ in disparte Nené per occuparsi di altri avventori del bordello. Si trasforma quindi, purtroppo, in una raccolta di racconti (gradevoli e simpatici ma pur sempre racconti), facendo perdere al romanzo la sua unità narrativa.
È vero che il titolo del libro è “La pensione Eva” e non “Nenè” e che quindi la vera protagonista della storia è questa casa di piacere, ma dirottare una storia su personaggi secondari non mi è parsa una gran prova di stile. Questo però è un po’ un giudizio da addetto ai lavori, perché il libro, nel complesso, mi è piaciuto e l’ho divorato in poco tempo, sempre con il desiderio di riprenderlo in mano ogni volta che lo lasciavo.

 
Firenze 25/02/2010bordello 
 

Leggo mentre guido

1 ottobre 2011

Leggo IBSDue o tre settimane fa mi sono deciso ad acquistare un lettore di e-book. Per la cronaca ho scelto “IBS Leggo”, il modello distribuito da InternetBookShop. Era un po’ di mesi che pensavo di dover trovare un supporto per la lettura di testi elettronici e l’uscita dell’I-pad mi aveva molto stimolato in tal senso. Il prodotto della Apple però offriva troppi gadget rispetto alle mie esigenze. Ero infatti convinto che un simile strumento mi sarebbe servito solo per la lettura. Avevo però (ed ho ancora) un buon centinaio di libri su carta che ancora mi riprometto di leggere. Mi pareva dunque prematuro un simile acquisto. Contavo di smaltire prima la pila cartacea. Con il passare del tempo, pur senza volerlo, mi sono ritrovato ad avere anche una ventina di e-book. La lettura al computer non era l’ideale e ne ho letto in tal modo uno solo. Il loro crescere di numero mi ha così indotto a riflettere ancora sul prodotto. Escluso il mondo troppo raffinato dei tablet, mi sono allora concentrato sui più concreti e pratici e-reader (o ebook–reader).
Qualcuno li rifiuta con l’idea che la carta sia un’altra cosa, ma questo concetto romantico non mi ha mai turbato troppo. “IBS Leggo” non è certo il massimo della tecnologia. Ha uno schermo in bianco e nero (ma la tecnologia e-ink in effetti non affatica la vista più di un libro cartaceo), non dispone ancora del software per le note e le sottolineature (spero arrivi presto, perché è importante) e non aveva un dizionario (che ho installato da me in modo facilissimo). Ha però una caratteristica che conoscevo ma che al momento dell’acquisto avevo del tutto sottovalutato, non pensando l’avrei mai usata: la voce sintetica. IBS Leggo è infatti in grado di leggere ogni tipo di file (non solo i formati specifici come l’epub, ma anche i doc, i pdf e i txt)  e per leggere intendo come potrebbe fare una Vietato leggeremamma con il bambino, con una vocina sintetica che ricorda i più comuni navigatori satellitari. Anche qui ci sarebbe da lavorare sul software, perché ogni tanto ci scappa qualche accento del tutto sbagliato anche sulle parole più comuni (tipo “albéri” e “lampàda”) e le parole in altre lingue vengono lette alla “italiana”. Questo piccolo gadget però mi ha totalmente conquistato. Come lettore cerco di sfruttare tutti i momenti possibili della giornata e per vari anni ho letto nei mezzi pubblici, soprattutto corriere e autobus, in cui ho trascorso varie ore. Da circa un anno non avevo quasi più quest’opportunità dovendomi muovere ora in auto. La voce sintetica d’un tratto mi ha regalato quaranta minuti giornalieri di lettura in più!  Accendo il lettore e questo comincia a leggere per me mentre guido, senza ovviamente doverlo guardare. Dato che riconosce anche i testi word, posso farmi leggere anche relazioni o altri elaborati scritti per lavoro. Con un auricolare posso fare lo stesso camminando per strada.
Già questo è per me sufficiente a indurmi a mutare radicalmente i miei orientamenti nel tipo di leggere al volosupporto per i libri. Se poi si aggiunge la possibilità di aumentare la dimensione dei caratteri, per chi come me che, causa l’avanzare dell’età, deve ora usare due diversi tipi di occhiali a seconda che legga o cammini, significa poter continuare a leggere anche senza indossare gli occhiali corretti!
E che dire poi della possibilità di immagazzinare fino a 15.000 libri (1.500 senza la scheda micro SD) in un supporto con le dimensioni di un tascabile? Ne ho già sperimentato i vantaggi in un viaggio in treno: finito un libro ho potuto scegliere sul momento quale altro iniziare, senza dovermi appesantire portandomi dietro due volumi.
Quanto poi alla lettura di certi romanzi immensi che non si sa come reggere o che appesantiscono la borsa? Nessun problema: il supporto non cambia dimensioni con il crescere del numero delle pagine.
Temevo che scaricare i libri fosse operazione lunga, ma un romanzo si scarica nel tempo in cui  si fa il download di una singola canzone.
Immagino poi come potrà cambiare in meglio la vita per gli studenti delle scuole: un singolo e-reader in borsa invece di sette libroni e due vocabolari! In più potranno portarsi anche l’enciclopedia, senza nessun problema per la schiena.
Insomma, il mondo della lettura sta cambiando radicalmente, anzi è già cambiato del tutto. Tornare a leggere libri su carta per me è ora quasi difficile come tornare a guidare un auto con il cambio manuale, dopo averne guidata una con cambio automatico. E sono più di quaranta anni che leggo, figuriamoci chi impara ora a farlo. Le nuove generazioni non toccheranno carta e schiferano i vecchi libri come oggi, nell’era del 3D e degli effetti speciali, schifano i vecchi film in bianco e nero!
Si aprono nuove prospettive anche per gli autori, ma di questo parleremo un’altra volta.
 
 

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