Lampi etilici

ore 0.19 inizio a scrivere

sono un po’ ubriaco

umore di merda

domani aereo per torino

mi chiedo chi cazzo me lo faccia fare di partire…

oggi vic chesnutt a manetta

domani beethoven

dopodomani chissà

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La sindrome di Bubka

Erano gli anni ’80, quelli della guerra fredda, dei film di Stallone, dei paninari e dei monclair. Craxi imperava in Italia e De Mita lo avversava nel pentapartito, il debito pubblico cresceva e tangentopoli era la regola. Fra i protagonisti di quel periodo ne ricordo uno in particolare: Sergej Nazarovyč Bubka, esponente di spicco della nazionale sovietica di atletica, campione nella specialità del salto con l’asta.

Bubka era un  atleta eccezionale. Aveva doti fisiche incredibili ed una grande capacità di concentrazione. Prima del salto osservava da lontano l’asticella con i suoi occhi di ghiaccio, poi partiva composto nella corsa, e, grazie alla sua grande tecnica e controllo, superava quasi sempre la prova del salto. Era un vincitore nato.

Dal 1983 in avanti fece più volte il record del mondo di salto con l’asta. Anno dopo anno, centimetro dopo centimentro, spostava sempre più in alto l’asticella, superandola. E ogni volta, dinanzi a un nuovo record straordinario, tutti pensavano o dicevano che difficilmente sarebbe stato battuto di nuovo. Il limite appariva insuperabile e regolarmente poco tempo dopo veniva superato. L’eccezionale diventava normale.

Oggi accade la stessa cosa ma con protagonisti diversi e "sport" diversi. L’asticella è la decenza. Giorno dopo giorno ci sono dei personaggi che superano il limite della decenza e della civiltà. Il giorno dopo tutti pensano e dicono "beh dopo questa è impossibile che vada oltre". Ma poco tempo dopo il limite viene superato ancora, di poco, ma ancora una volta.

Così si abitua il popolo ad accettare l’indecenza.

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Saturazione

Nonostante
la crisi economica, la recessione, l’export che crolla, la deflazione, il diffuso precariato, la cassa integrazione, i morti sul lavoro, la disoccupazione, la destituite istituzioni, le infinite prepotenze,
la corte dileggiata, il CSM sbeffeggiato, il Presidente annichilito, le arroganze, il dilettantismo, l’abuso di decreti, il carrierismo, le opere annunciate, le università svuotate, l’insana sanità, le scuole devastate, le strade incompiute, le rotaie abbandonate, l’aumento delle tasse, i conflitti, lo scontento, i diritti rovesciati,
i ricercatori in fuga, l’ambiente devastato, le troie, le menzogne, l’evasione, l’elusione, i ricatti e la corruzione, il deficit energetico, l’incoerenza morale, i favori alle cosche, All Iberian, Mills, lo Zimbabwe, il nucleare, l’assenza di riforme, la presenza di ingiustizia, le figure di merda internazionali, la cultura svuotata, le divisioni, l’egoismo, le bande di malaffare, gli appalti truccati, le regole aggirate, i magistrati assediati, il disavanzo non avanzato,le disuguaglianze, l’odio vomitato, il razzismo, la xenofobia, i killeraggi, la mafia, l’ndragheta, la camorra…

nonostante tutto questo
continuate a votare questa destra.

Qual è il punto di saturazione?

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Lampi

Volevo sfanculare qualcuno sul blog di grillo ma non si riesce ad entrare… troppo tardi.

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Appunti

Oggi mi è venuto in mente Bubka. Bisognerà parlarne

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Piero Ciampi le canzoni e le sue storie

Fino al 1995 non avevo mai sentito parlare di Piero Ciampi, poi ascoltai casualmente una sua canzone, interpretata dai milanesi "La Crus", dal titolo "Il vino". Ricordo bene che, da una parte, fui colpito dal dolore e dall’intensità del testo, "questa vita è corta, è scritto sulla pelle" canta infatti l’ubriaco alle stelle, d’altra parte mi sorprese come la semplicità melodica si legasse così bene con le parole. Se volete potete ascoltarla qua.

Folgorato volli saperne di più e iniziai a indagare sulla storia e le opere di Piero Ciampi. Non fu difficile trovare notizie sulla sua vita e leggere delle sue disavventure un po’ strane e bohemienne, fra eccessi, sbornie, risse, donne, litigi, riconciliazioni. Ebbi l’idea di un’anima tormentata, difficile e infelice e che le sue canzoni altro non fossero che lo specchio di quest’esistenza.

Trovare i suoi dischi però si rivelò un’impresa difficile, le case discografiche allora avevano messo fuori catalogo quasi tutto.

Riuscii dopo tantissimo tempo a trovare un disco a nome di Piero Litaliano ed una raccolta delle sue canzoni più significative con un audio improbabile.

Che Ciampi fosse un nome dimenticato della canzone italiana lo scoprii con certezza una dozzina di anni fa in un negozio di dischi di Livorno, città natìa del cantautore, quando alla domanda "Avete dischi di Piero Ciampi?" mi sentii rispondere "Chi?". Va bene che nemo propheta in patria, ma francamente mi sembrava ingiusto che un artista così venisse dimenticato.

Il tempo passa, le cose cambiano e oggi finalmente, in occasione del trentennale dalla morte avvenuta il 19 Gennaio 1980, è stata pubblicata dalla Sony una bella raccolta di alcune sue canzoni dal titolo "Piero Ciampi le canzoni e le sue storie". Diciotto canzoni in tutto, fra cui un inedito dal titolo "E il tempo se ne va" interpretato da Rosella Seno.

La raccolta copre bene la storia artistica di Ciampi, fatta di ironia, dolcezza, amarezza, situazioni estreme (Ma che buffa che sei) o grottesche e patetiche (Te lo faccio vedere chi sono io). A voler essere pignoli manca la splendida "Sporca Estate" (ascoltatela qua) o l’ironica "Il Merlo". Queste mancanze sono tuttavia colmate dalla presenza nel cofanetto anche di un dvd con un documentario dedicato al grande artista livornese.

Insomma finalmente un omaggio abbastanza completo e ben fatto, un disco da avere. Ascoltiamolo con attenzione e speriamo di non dover aspettare altri trent’anni per parlare di nuovo di Piero Ciampi .

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Le stesse cose

L’otto marzo festa della donna,

mimose ovunque, pizzerie piene e nemmeno un ricordo dei fatti di Chicago.

Poi arriverà la Primavera

e i telegiornali si riempiranno di ricerche spasmodiche delle prime rondini

che volerebbero volentieri su altri cieli

Poi Pasqua, il Papa,

pace e bene,

pace e pene,

strage di agnelli, gite fuori porta, un po’ di pioggia.

Il 25 aprile i fascisti non spariscono più

e c’é sempre qualche partigiano in meno,

quelli rimasti sono sempre più tristi.

E minzolini parlerà dei giovani di Salò. Non si può, non si può…

A Maggio tutti in piazza San Giovanni per la festa dei lavoratori,

la crisi, la crisi, la crisi, la crisi

sempre degli stessi però

i tetti, le occupazioni, i morti sul lavoro,

e la thissen brucia ancora,

tutto è condito con un po’ di sentimento, da dimenticare in fretta il lamento.

E ci si dimentica Falcone, vedi Luglio.

Giugno caldo,  i primi bagni in Sicilia e Sardegna.

Festa della Repubblica, parate, bandiere, Presidente della repubblica,

due polemiche, un po’ di banalità, La Russa che sclera e Berlusconi che impera.

Luglio, Borsellino,

uomini di stato, eroi, eroi,

di  eroi

piene le tombe

di delinquenti piene le poltrone.

E dimentichiamo ancora più in fretta,

ci sono i mondiali di calcio, finale inghilterra argentina, polemiche per l’eliminazione dell’italia agli ottavi.

Nel mentre un po’ di autobombe all’estero,

qualche morto italiano, tonnellate tonnellate tonnellate di retorica a seppellire i corpi.

Il nobel per la pace bombarda ogni tanto l’Afghanistan e Pakistan ma non si legge da nessuna parte.

Agosto

rimini riccione, liguria, porto cervo, corona e belen, giornali patinati per idioti non imbarazzati,

briatore e billionere, cafoni ovunque e le file sull’autostrada,

e la Salerno Reggio Calabria ancora non c’é.

Berlusconi a Villa Certosa, ospite putin e ho detto tutto.

Il PD festeggia non si sa che cosa ai vari raduni estivi,

la leadership in discussione, che passione,

D’Alema in barca, non affonda.

Ricomincia il campionato di calcio.

FInisce l’estate. Fa ancora caldo. Polemiche in tv durante la ripresa dei soliti reality.

1 Novembre tutti i santi aspettano woytila.

2 novembre tutti nei cimiteri e i fiori sempre più cari.

Poi arriva natale e ancora la crisi e i regali, quelli utili perché è meglio e non si sa mai,

ma è già finito e bisogna comperare lo zampone e le lenticchie

parla napolitano, tutti zitti,

ha finito, tutti parlano

e giù botti, fate attenzione, feriti a napoli

cazzo un altro anno così non lo reggo.

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Lampi ininterrotti

Non riesco a smettere di ascoltarla…

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Lampi musicali

L’etichetta canadese Constellation sta per pubblicare il nuovo album di Thee Silver Mt Zion Memorial Orchestra, monumentale e apocalittico post rock sinfonico di pregevole fattura. Ascolto vivamente consigliato.

 

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Lampi cinematografici: La prima cosa bella di Paolo Virzì

Erano anni che non vedevo un film italiano così convincente come "La prima cosa bella" di Virzì.

Convincente perché strutturato benissimo nelle sue diverse componenti: sceneggiatura, struttura del racconto, regia, immagini, prove degli attori, dialoghi… Ogni elemento del film combacia con gli altri rendendo la visione piacevole ed emozionante. Virzì mi ha ricordato molto un certo cinema italiano che definirei agrodolce, tipico di registi come Dino Risi, esplicitamente omaggiato nella pellicola.

Un cinema nel quale il ritmo narrativo è dettato tanto dalla struttura del racconto, ad esempio attraverso l’uso del flashback, quanto dall’alternarsi del registro comico a quello drammatico, cosa che avviene di continuo.

Un esempio di come si possa fare cinema puntando sulla forza delle idee, del racconto, della recitazione e della regia, piuttosto che sull’effetto speciale, che pur ha la sua dignità. Consiglio vivamente di andarlo a vedere, fa bene e riconcilia l’animo.

 

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